Newsletter 2/2001


Cari Coplanetari, 

eccomi finalmente a voi con TDF 2/2001! Questo numero era pianificato per aprile, ma ci siamo resi conto che per fare le cose con professionalità, se si ha a disposizione soltanto un budget di ... ore volontarie, occorre maggior tempo solare. Giudicherete dai risultati se è valsa la pena di aspettare (voi) e di lavorare tanto (noi). 

Come vedrete ci stiamo sempre più focalizzando su due, massimo tre temi centrali, intorno ai quali di volta in volta raccogliamo articoli ed interviste dai nostri redattori e corrispondenti. Ovviamente un trimestrale (probabilmente quadrimestrale) non puo' avere un taglio di attualità, ma inevitabilmente assume un carattere di riflessione, pur prendendo spunto da notizie di attualità. 

Mentre andiamo online si avvicina la data fatidica del 20 luglio, la data del summit dei G8 a Genova, e della prevista contestazione, da parte del movimento antiglobalizzazione. Non posso esimermi dall'esprimere qualche pensiero in proposito. 

Premetto che non ho molta simpatia per i potenti che si riuniscono a Genova, né mi fido della loro buona volontà di indicare vere soluzioni ai problemi dei terrestri: a bilanciare i buoni propositi intervengono sempre e regolarmente gli interessi miopi e meschini di chi teme di perdere ricchezza e potere se altri acquisiscono ricchezza e potere.

Innanzitutto occorre considerare l'ineluttabilità di movimenti di contestazione di questa portata. Nessuno invita la gente ad informarsi, discutere e votare sui grandi indirizzi di sviluppo della civiltà umana, su come assicurare la crescita dell'economia e dei mercati, a quali ricerche tecnologiche e scientifiche dare priorità. Poiché la gente, almeno nel mondo postindustriale, percepisce acutamente tali problemi, la volontà di esprimersi e contare trova le strade per emergere, in modo anche conflittuale, certo, se le istituzioni ed i partiti insistono nel non predisporre i canali adeguati.

La seconda considerazione, altrettanto doverosa, riguarda la pochezza politica di questo movimento, la genericità ed anche l'erroneità delle principali parole d'ordine. Che significato può avere, infatti, opporsi alla globalizzazione? La globalizzazione è in atto da decine di anni, ormai, e sui suoi canali si muovono agevolmente le multinazionali. La politica si esprimeva soltanto entro i confini nazionali, mentre l'economia (dei potenti) spazia assolutamente libera ed incontrastata (e non da ieri) a livello planetario. Oggi, grazie all'internet (vero fautore della globalizzazione), anche la discussione politica può svilupparsi liberamente tra tutti i terrestri. Perpetuando la vecchia favola del buon selvaggio sapiente, si vorrebbe far credere che le società preindustriali stavano meglio nel loro relativo isolamento. Niente di più falso ed antistorico: soltanto lo sviluppo industriale ha permesso la crescita civile e morale di alcune aree del pianeta, seppure pagando il prezzo dell'alienazione e dello sfruttamento. In tali aree i conflitti non si concludono, in genere, con il massacro dei perdenti, nelle aree preindustriali invece questa sembra essere la norma. Con le multinazionali, alla fine, si può ragionare (si vedano i casi Nike e tanti altri), con i signorotti feudali mafiosi locali, no. L'era elettronica -- che segue all'era industriale -- crea interfacce tra le società ed i vari sottoinsiemi sociali terrestri, l'informazione circola molto più liberamente, inizia l'era dell'informazione globale, e nessun "movimento" potrebbe fermare questo processo, posto che fosse un obiettivo etico (e non lo è).

Cosa chiedono i seattliani? Di erigere frontiere ovunque? Di impedire la diffusione dell'internet? Di impedire che si sviluppi un libero mercato industriale ed elettronico in aree preindustriali? Preferiscono vedere i bambini mendicare, prostituirsi e delinquere nelle strade piuttosto che produrre palloni da calcio? Non si può non vedere l'assurdità antistorica di tali parole d'ordine. Mi spiace per i sostenitori del movimento - ai quali va comunque la simpatia se non altro perché si muovono e si impegnano per un ideale, anche se confusamente, umanista ed umanitario - ma temo che le parole d'ordine più giuste siano quasi opposte alle loro. Intanto prendano atto che il loro è, ancora una volta (come i movimenti di fine del secolo scorso), un movimento che coinvolge ancora, soltanto, persone del mondo postindustriale, e non delle aree preindustriali. Si chiedano perché. Perché quei terrestri (che abitano il mondo pre-industriale) vogliono l'industrializzazione e l'allargamento dell'economia occidentale anche ai loro paesi: la vedono come un'opportunità, non come una sciagura, e non hanno torto. Tutte le politiche di rapina perpetrate sinora ai danni delle popolazioni pre-industriali sono state rese possibili, non già dalla libertà di movimento delle multinazionali, bensì dall'ignoranza commerciale in cui sono (colpevolmente) tenute quelle popolazioni. 

Ciò che occorre rivendicare è che i grandi profitti sinora accumulati sull'ignoranza commerciale dei terrestri pre-industriali siano ora reinvestiti per diffondere al massimo l'informazione e l'istruzione per tutti i terrestri.

SCUOLE ED UNIVERSITÀ OVUNQUE, INFORMAZIONE ECONOMICA OVUNQUE, BANCHE DI MICRO-CREDITO OVUNQUE: QUESTE SONO LE VERE PAROLA D'ORDINE! 

Quanto sopra e' largamente condivisibile, da parte di chiunque abbia a cuore una vera libertà di mercato e di impresa, e puo' veramente favorire uno sviluppo libero dei mercati globali. Signori che detenete il potere economico, la vostra "pacchia" non è finita, vi si chiede solo di investire per il futuro di tutti i nostri bambini: accettate oggi di guadagnare soltanto il giusto sul lavoro dei terrestri, e pensate a cosa potrà essere il mercato fra venti o trent'anni, quando saranno cresciute nuove generazioni scolarizzate, nelle aree oggi preindustriali. Allora vi rifarete, con gli interessi, e nel frattempo non andrete certo in miseria!

Per tornare a TDF 2/2001, tre sono i temi centrali, questa volta.

Con il servizio "Shuttles forever?" facciamo il punto sulla politica della NASA (che ha depennato il progetto X33, e pianifica di utilizzare la flotta degli shuttle per altri 20 anni) e sull'effettiva apertura della frontiera spaziale, in base alle possibilità di realizzazione di un lanciatore riutilizzabile (RLV). 

"L'oro della Luna" affronta il problema energetico, estremamente attuale, anche per la crisi energetica in corso negli Stati Uniti, ed a cui l'amministrazione Bush sembra voler dare risposte obsolete, ben al di sotto (in tutti i sensi!) delle possibilità tecnologiche di quel paese.

In tema filosofico iniziamo ad analizzare le differenze tra il Cattolicesimo (la filosofia del premio al sacrificio prevalente tra le popolazioni latine) ed il Protestantesimo (la filosofia del premio al successo prevalente nelle società anglosassoni). Si cerca inoltre di capire come le due diverse impostazioni influenzino i comportamenti sociali, e gli stessi orientamenti ideologici e politici.

Troverete inoltre articoli di commento sulle recenti elezioni politiche tenutesi in Italia, il programma politico che vorremmo (e che non c'è) sui quali punti potrete esprimere il vostro voto e commento, alcune idee per un inizio di discussione sull'8 x mille ad un fondo per la ricerca scientifica, altri articoli in materia di spazio e di scienza, e parecchi link ad articoli su siti a noi affini per finalità e missione.

Aim high!

Adriano Autino

[AA - TDF 2/2001 - 30/06/2001]