Energia spaziale e trasporti terrestri
di Adriano Autino
Quale politica energetica per l'Europa del 21° secolo?
In risposta ad Adelia Bertetto, che da tempo sollecita che sia trattato questo tema, e ad un questionario dell'Unione Europea in materia di energia e trasporti trasmessoci da Adelia, proviamo a mettere insieme alcune considerazioni e ad azzardare alcune idee. Premetto che, mentre in materia di energia esiste, in ambito neo-astronautico-umanista, una discussione ed un'elaborazione abbastanza articolata (che cerchiamo di sintetizzare per quanto possibile in questo servizio), per quanto riguarda i trasporti terrestri (tema strettamente intrecciato con quello dell'energia) non escludo che possa esistere qualche elaborazione degna di interesse, pero' non ancora minimamente discussa ne' confrontata. Cio' che qui presentiamo, quindi, in materia di trasporti, sono poco piu' che intuizioni, o un tentativo di coniugazione delle esigenze di sviluppo dell'umanità e del nostro concetto di libertà individuale di movimento, nella congiuntura epocale - tremenda per la portata delle potenzialità e dei pericoli di annientamento della civiltà - che stiamo vivendo.
Il questionario dell'UE (che potete richiederci se interessati) ha, verso il tema energia e trasporti, un approccio limitato ai confini europei, pone qualche interrogativo in merito all'utilità ed opportunità della fiscalità e degli aiuti statali, e da' per scontato il quadro filosofico della cosiddetta sostenibilità. Del resto questo è il livello del dibattito politico, in cui si riflettono le critiche antistataliste, ma non si avverte ancora la presenza di una critica del concetto di sostenibilità, sinora discussa, per quanto ne sappiamo, solo in ambienti neo-astronautico-umanisti.
Il settore dell'energia, in Italia ed in molti paesi, è tuttora retto da aziende pubbliche, e vede un travagliato processo di privatizzazione. Più che ad astratti (ed utopistici) modelli pubblici o privati, la politica energetica dovrebbe orientarsi su alcuni requisiti fondamentali di eccellenza, soprattutto in favore degli utenti, che non dovrebbero in alcun modo essere penalizzati ne' da burocrazie e privilegi inamovibili, ne' da "furori rivoluzionari" che rischiano di distruggere l'esistente senza avere nulla di valido da mettere al suo posto. I requisiti sono almeno i seguenti:
Anche da questi pochi accenni, si vede come l'approccio che ritengo utile vada ben aldilà dei confini europei. Cio' non impedirebbe comunque all'Unione Europea, se ne avesse la volontà politica, di adottare un simile approccio e farne la propria linea guida. Il punto è, infatti, decidere di sviluppare oppure no le tecnologie necessarie. Una volta disponibili le tecnologie le imprese che le avranno prodotte potranno renderle disponibili a tutti gli utenti interessati. Che questo avvenga anche grazie ad aiuti ed incoraggiamenti fiscali da parte del governo europeo mi sembra tutto sommato logico. Per quanto noi neo umanisti siamo libertari e fautori dell'autogoverno, non pretendiamo infatti che lo stato si annulli da un giorno all'altro, mentre ancora non si vedono ipotesi credibili di iniziative private capaci di radunare le necessarie risorse finanziarie ed umane. Propendiamo, piuttosto, per un ragionevole programma di transizione, che cominci col mutare l'attuale sistema fiscale, generico ed opaco, in un sistema di tassazioni tematiche e sponsorizzazioni, che renda completamente trasparente l'impresa energetica, e permetta a chi lo desidera di investire in essa, traendone utili.
In primo luogo sono necessari due passi culturali decisivi. Ai paesi, ed alle multinazionali oggi produttrici di energia (leggi: petrolio), bisogna chiedere di pensarsi ormai come fornitori di energia, e non più come fornitori di prodotti petroliferi. Bisogna chiedere loro, quindi, di investire parte degli enormi patrimoni accumulati in ricerca ed in evoluzione del proprio know-how. Fra l'altro il know-how accumulato nella trivellazione di pozzi e prospezioni nel sottosuolo non va assolutamente dimenticato: saranno molto utili per imprese minerarie su altri pianeti del sistema solare. Fra l'altro, se si trovasse carbone o petrolio su Marte, sarebbe la prova inconfutabile dell'esistenza di vita organica su quel pianeta in passato! Suggerisco quindi ai petrolieri - nel loro interesse! - di affrettarsi su questa strada, che è anche l'unica che puo' consentire loro di mantenere la posizione di leadership acquisita, e di non essere travolti da crisi poltico-ambientali di cui abbiamo già avuto avvisaglie degne della massima attenzione.
Il secondo passo culturale (ma forse è il primo) è quello di rompere la gabbia ideologica del mondo chiuso. Se appena entriamo nell'ordine di idee di utilizzare risorse energetiche al di fuori del nostro pianeta, tutte le cifre di previsione cambiano di segno, e dal "rosso" planetario passano repentinamente al... "nero" dello spazio profondo! (Sia detto questo senza implicazioni per simpatie "rosse" o "nere" in campo
politico o ideologico... :-) ).
La realizzazione dei due passi sopraenunciati porterebbe anche, come importantissimo corollario, alla fine dell'opposizione lobbistica dei produttori di prodotti petroliferi nei confronti dello sviluppo di filiere alternative (si pensi alla tecnologia del motore ad idrogeno, disponibile da decine di anni, e bloccata dagli interessi di lorsignori).
Occorre finalmente prendere atto di una filiera energetica praticamente illimitata: l'energia solare spaziale, che puo' essere raccolta in orbita alta (SPS - Solar Power from Space) o sulla Luna (LPS - Lunar Power System), e trasmessa a Terra sotto forma di micro-onde. Una volta a terra, tale energia può essere in parte trasmessa tramite elettrodotti, in parte immagazzinata sotto forma di idrogeno. Nel giro di una quindicina d'anni l'intero pianeta (e non solo l'Europa) si scorderebbe di aver avuto problemi energetici e di effetto serra. Chi avrà il coraggio di perseguire per primo questa strategia ricoprirà posizioni di enorme vantaggio di mercato. Per loro natura, sia l'SPS che l'LPS hanno inoltre l'enorme pregio di combinare l'iniziativa locale con l'iniziativa globale: una volta installata una centrale solare spaziale, questa puo' fornire energia ad ogni regione del pianeta! Se l'Europa adottasse seriamente questo approccio, avrebbe la possibilità di dare un esempio altissimo, in materia di umanitarismo e di aiuto ai paesi poveri, fornendo energia a basso costo per tutti i requisiti più sopra enunciati: un contributo culturale ben diverso, rispetto alle bombe ed embarghi sull'Iraq e sul Kosovo!
Lo sviluppo dell'SPS-LPS comporta inoltre un grande impulso alle tecnologie spaziali orientate all'astronautica, in particolare l'abbattimento del costo terra-orbita mediante lo sviluppo di lanciatori riutilizzabili SSTO (Single Stage To Orbit), valide alternative allo shuttle, ormai pesante, vecchio e costoso (che la NASA sembra voler utilizzare per altri 20 anni). La costruzione di centrali orbitali e lunari presidiate e manutenute porterebbe rapidamente, oltre ad un mercato Space To Earth (STE), allo sviluppo di un mercato Space To Space (STS), conseguente all'ulteriore sviluppo della frontiera nello spazio geo-lunare. Lo sviluppo, non più ostacolato, del motore ad idrogeno, porterebbe all'azzeramento delle emissioni inquinanti, ed al rapido azzeramento delle emissioni inquinanti dovute alle attuali centrali a carbone e gasolio (tecnologie che saranno invece massicciamente utilizzate dalla Cina e da altri paesi emergenti, in mancanza di valide alternative a basso costo, con effetti devastanti per l'ambiente).
Lo sviluppo del solare spaziale potrebbe infine mettere pragmaticamente d'accordo i paladini di Kyoto (UE) con chi oggi non vuole sentir parlare di ridurre le emissioni di CO2 (USA).
Coloro che lamentano gli alti costi di avviamento di tale filiera energetica (dovuta in primo luogo ai costi attuali delle tecnologie spaziali) e la ritengono "prematura" riflettano su quanto segue:
È quindi sicuramente il caso di investire da subito, in tale epica impresa, chiamando molti individui liberi ad unire le proprie forze per contribuire alla sua realizzazione.
I sistemi di trasporto terrestri
Avendo a disposizione energia abbondante e pulita, ed avendo dimuito drasticamente l'emissione di gas inquinanti, l'unico problema che resterebbe, probabilmente accresciuto, se si pensa ad una fase di garnde espansione economica, è quello dell'intasamento delle vie di comunicazione. Ma questo è un problema di razionalizzazione.
Proviamo, anche per i sistemi di trasporto terrestri (intendendendo per terrestre cio' che viaggia per terra, per mare e fino al limite dell'atmosfera), a definire alcuni requisiti:
Per perseguire gli obiettivi di cui sopra, la ricerca andrebbe indirizzata verso sistemi di assemblaggio-disassemblaggio di unità di trasporto a seconda delle esigenze, o di sintesi fra ferrovia ed autostrada. Ad es.:
Analogamente, sullo stesso spunto innovativo, si potrebbe pensare all'integrazione di unità singole in sistemi di trasporto aereo e marino: si pensi alla maggior libertà, comodità e sicurezza che derivano dal poter disporre della propria unità di trasporto singola dopo un viaggio aereo, e del poter trasportare il proprio bagaglio sulla propria unità singola, invece di doverlo affidare a mani non sempre attente ed oneste. Una comodità e libertà simili a quanto oggi si sperimenta utilizzando un traghetto su cui ci si puo' imbarcare con la propria auto.
Il questionario UE termina con una domanda su "come evolvere verso un sistema di approvvigionamento energetico sostenibile": la sostenibilità -- gabbia filosofica in cui abbiamo voluto rinchiuderci, nel tentativo di espiare supposti "peccati" contro la natura -- è un non-problema, se si considera il mondo aperto, nel contesto di un'ecologia cosmica, e non chiuso come un guscio d'uovo che non riusciamo a rompere.
Il tema dei trasporti spaziali, ovviamente, ci interessa molto, ma è un altro capitolo.
[AA - TDF 2/2001 - 06/05/2001]
Vedere anche, in questo numero di TDF: