Il Cattolicesimo premia il sacrificio, 
il Protestantesimo premia il successo.

di Diana Baroni

Le due grandi religioni cristiane sono alla base di comportamenti sociali antitetici nelle società latine ed in quelle anglosassoni? 


Abbozzo un "confronto" fra cattolicesimo e protestantesimo per rilevare elementi di mentalità diverse che si traducono in comportamenti individuali e collettivi diversi e in "visioni" diverse del mondo. Non mi pongo per ora il problema di come e quanto pesi tutto ciò oggi. Infatti non so quanto sia lecito generalizzare, inoltre vi sono importanti concezioni che dovranno essere inserite nell'equazione: l'Islam e l'Ebraismo in campo religioso, ed (almeno) il marxismo e l'anarchismo in campo sociale.

Storia del Cattolicesimo, modelli coloniali, concezione dell'individuo e della donna  

Nel Cattolicesimo il clero è l'unica possibilità di contatto fra singolo e Dio. Il Cattolicesimo sopravvive nei paesi "latini" dell'Europa, che conoscono invasioni - "barbariche", arabe (ISLAM),il papato come potere anche politico, dominazioni imperiali, divisioni territoriali, guerre tra impero e papato, monachesimo, eresie, crociate, il declino del Mediterraneo come centro del commercio internazionale, Inquisizione, Umanesimo, Rinascimento, eserciti, pirati, burocrazie ecclesiastiche e civili, geni. La Chiesa si pone al di sopra dei credenti, come arbitro assoluto e unica depositaria di verità. Acquisisce sempre più valori feudali e potere terreno e il clero viene rigidamente gerarchizzato. Continua a usare il latino anche quando è ormai sconosciuto ai più, per perpetuare, col fascino di formula magica che dà ai riti una lingua misteriosa, il controllo del gregge. Il culto dei santi, le processioni, i tanti e obbligatori momenti collettivi del culto, la confessione, permettono un continuo controllo sul singolo. Si intende sempre più la chiesa come clero, il clero è al di sopra del giudizio dei fedeli e delle leggi civili, è l'unica possibilità di contatto fra singolo e Dio. Il risultato non può essere che un individuo senza grande valore in sé, solo e impotente, ignorante e sottomesso all'autorità. Oppure un ribelle, brigante o eretico o tutti e due. Individuo comunque pericoloso, da eliminare, perché possibile esempio (ci sono state crociate fatte contro eretici). Nei paesi cattolici si può scegliere il "bene" o il "male", ma non per sé soli, la dimensione collettiva è sempre presente. Ci sono individui creativi, geniali, eroici, ma la figura del "pioniere" causa e fine delle sue azioni, che si sente responsabile solo di sè stesso, è assente. I pionieri agiscono solo in campo culturale, in spazi non geografici. Pensiamo alla colonizzazione dell'America, il sud conquistato con eserciti e missionari con mentalità e metodi tipicamente cattolici, il nord (il West) colonizzato da singoli, i "pionieri", appunto. (Una doverosa riflessione collaterale potrebbe confrontare i risultati delle due colonizzazioni: quanti nativi ci sono oggi in America Latina? E quanti nel Nord? E come sopravvivono?)

Il cattolicesimo dà grande importanza al concetto di amore, ma è un amore filiale e subalterno: siamo figli della Chiesa che ci protegge dai mali del mondo. Si condivide una condizione, si è tutti inferiori alla gerarchia ecclesiastica, si condividono anche sacrifici, lutti, penitenze, il dolore, in questo ambito sono pubbliche le manifestazioni dei sentimenti (o la ritualizzazione di essi). Ci si aiuta a sopportare tutti i poteri che ci pesano addosso. Si conosce la solidarietà. Il concetto di felicità individuale in questo mondo è perlomeno strano se non peccaminoso, quello di successo è inesistente. Si capisce meglio il trionfo, il privilegio, la fortuna. Un capitolo a parte, nel cattolicesimo, è la donna. La Chiesa protegge i suoi figli (tutti maschi) anche da lei, che è vista come responsabile di tutti i mali, fin da Eva: la tentazione personificata. La donna è costantemente sospettata di natura diabolica o di complicità col Diavolo (streghe). Il culto mariano (Maria non donna, ma madre di Dio) rivela l'accettazione della Chiesa delle radici pagane del culto della Dea madre-Terra e, insieme, la paura della forza di queste radici, esorcizzata con la venerazione della Madonna e delle Sante da una parte, e con il rifiuto delle donne reali dall'altra. Nel cattolicesimo, le opere dell'uomo servono ad aumentare la Gloria di Dio, a farsi perdonare i peccati, come penitenza o ringraziamento, come richiesta di aiuto. Sono molto importanti le opere per la Chiesa, che ne gode i benefici in nome di Dio. Opere non destinate alla Chiesa sono inutili o peccaminose. L'individuo nel cattolicesimo ha la Chiesa come intermediario in ogni campo, in ogni luogo, fuori e dentro di sé, la nozione di bene comune, è spesso il bene della Chiesa. Avendo un intermediario anche con sé stessi, è difficile avere una coscienza di sé come pienamente compiuti nei confronti di tutto quanto è fuori da noi, è difficile pensarsi come "vincenti" e nello stesso tempo individui.

Il Protestantesimo, dottrina della felicità individuale

Il Protestantesimo si diffonde in paesi con uno spirito nazionale forte e governi locali. Si vuole anche accedere in proprio a ricchezze prima destinate alla lontana Chiesa di Roma. Si vuole decidere con attenzione alla realtà locale, l'universalità di Roma è qualcosa di vago, costoso e corrotto. Si vuole un rapporto più diretto e semplice con ogni forma di autorità. Si vuole che i fedeli capiscano la religione che professano e si usa per la fede la stessa lingua usata per tutte le altre relazioni umane. Si cerca il rapporto diretto fra singolo e Dio. C'è una rivalutazione della persona umana, dell'opera umana, il rapporto diretto di ogni singolo con la Sacra Scrittura, senza interferenze e controllo, è un grande stimolo all'istruzione. Il singolo è responsabile di fronte a Dio e agli altri del suo operato. La libertà dell'individuo, non soggetto a venerare altre persone, o a pratiche di penitenze e sacrifici, in grado di affrontare con pari dignità ogni forma di autorità, diviene non solo importante come concetto, ma praticabile in concreto. Le persone si abituano ad agire con indipendenza e non solo e sempre da sudditi. Il contesto che si crea coinvolge anche la figura femminile, le donne reali vi possono avere cittadinanza e dignità, anche se non pari. Mentre nel cattolicesimo si è sudditi della Chiesa, qui si è "cittadini" della Chiesa. Formalità e burocrazie hanno molto meno peso nell'esistenza dei fedeli. Non si è figli, ma artefici, responsabili della Chiesa e di conseguenza del mondo. Dal momento che si subisce meno coercizione, meno potere istituzionale, in libertà si progetta e con efficienza si agisce. Si condivide anche meno la dimensione collettiva, si fa beneficienza senza forti legami di solidarietà. L'individuo può avere successo, cercare la propria felicità (la propria felicità individuale soltanto) e ritenersi completamente non responsabile della sofferenza e/o felicità altrui. 

Il successo è la manifestazione della propria predestinazione alla salvezza, le opere sono utili a sé e al mondo terreno, sono il "certificato" dell'essere prescelti. Non si ha l'individuo suddito impotente o ribelle, si ha l'individuo consapevole del proprio diritto di cittadinanza, convinto della legittimità del proprio agire. E fin qui tutto bene, ma ecco il problema: il confine fra potenza e pre-potenza, fra consapevolezza dei propri diritti e priorità sempre di ciò che è noi, rispetto a tutto ciò che è altro da noi, fra la libertà rispetto agli altri e la nostra libertà anche sugli altri, vedo un pericolo di onnipotenza che per me va eliminato come l'impotenza. Sarà forse perché, a me, tutti quelli che pensano di essere "eletti", non da elezioni democratiche, ma dall'alto, o dall'Altissimo, o di avere particolari "meriti" o "buoni sconto" etici, o si autoproclamano "al di sopra" della "gente comune", proprio non mi finiscono di piacere, ma non proseguirei il viaggio né col feudalesimo del cattolicesimo, né con l'arroganza del protestantesimo. 

Una crescita etica possibile

Non vorrei continuare a sacrificarmi per il bene comune, che poi non è mai anche il mio. E non vorrei, anzi non potrei, pensare al mio bene contro quello di altri. Vorrei vincere, e la mia vittoria dovrebbe essere libera dalla vergogna della sconfitta altrui. Vorrei vincere il dualismo, presente in moltissimi, troppi aspetti della vita, in questo caso fra amore e libertà.

L'aspirazione di cui sopra è realizzabile solo attraverso un'analisi comparativa dei modelli etici esistenti, almeno nelle società postindustriali, finalizzato a valorizzare gli aspetti etici (cioè favorevoli alla libertà eticamente matura delle persone) esistenti in tali modelli, ripulendoli delle incrostazioni e della ruggine dei secoli e dei millenni, ed integrandoli con acquisizioni etiche più recenti.

[DB - TDF 2/2001 - 17/06/2001]


Vedere anche:

È possibile un'interfaccia feconda tra culture cattolico-latine e culture anglofone-protestanti? - di A. Autino

e: