Per iniziare una discussione sull'8 per 1000 alla ricerca scientifica.

di Adriano Autino


Come è ormai noto, ci battiamo nel nostro piccolo contro il sistema fiscale opaco e generalista, in cui il contribuente getta denaro senza avere mai un riscontro ne' un ritorno. Così siamo anche contrari ad accumulare fondi per la ricerca in genere, senza che sia data piena pubblicità e trasparenza delle linee strategiche e degli obiettivi su cui si intende utilizzare i fondi e di quale può essere il ritorno per il contribuente. Nella nostra concezione, il contribuente è visto sempre più come un investitore, anche se in modalità venture capital, quindi senza alcuna certezza di ritorno positivo, ma che investe su un numero di iniziative sufficientemente ampio da bilanciare risultati negativi e risultati positivi. 

Lungi dal voler rendere immediatamente redditizia la ricerca pura - cosa che equivarrebbe a decretarne la morte - tuttavia si vuole dare una possibilità di avere un ritorno, a chi investe il suo danaro in ricerca. Il ritorno può assumere diverse forme, alternative o complementari. Una prima modalità di ritorni potrebbe essere un sistema di royalty, molto trasparenti e veloci da costituire, che garantisca ritorni al primo che ha avuto un'idea, ed a coloro che ne hanno permesso la realizzazione indirizzandovi dei contributi.

Il secondo modo di garantire ritorni ad investimenti in ricerca è quello delle sponsorizzazioni. Temi di ricerca particolarmente sentiti, come quelli in materia di salute umana, rimedi contro malattie terribile come il cancro e l'AIDS, la stessa BSE possono essere sponsorizzati. Ad esempio parte del prezzo di vendita di beni di larghissimo consumo può essere indirizzato ad un fondo particolare per la ricerca. L'insieme dei fondi sponsorizzati, e dei ritorni provenienti da royalty sui prodotti successivamente realizzati grazie ai risultati della ricerca, sarebbero le voci di bilancio in positivo, detratti delle voci negative (costi della ricerca) costituirebbero il bilancio attivo dell'ente di ricerca che potrebbero pagare così dei dividendi agli investitori. 

Ma un'iniziativa forte, che potrebbe garantire alla ricerca scientifica il respiro necessario per affrontare i compiti di grande difficoltà e complessità della nostra epoca, è quella di istituire un fondo per la ricerca scientifica che possa fruire dell'8x1000 del contributo fiscale, come attualmente è per le chiese e confessioni religiose. E proprio a proposito del regime attuale dell'8x1000, che ne consente la destinazione ad alcune chiese e confessioni religiose, abbiamo già avuto qualche obiezione: secondo tali critiche, consentendo destinazioni diverse dell'8x1000, si toglierebbe la carità ai bisognosi. Comincio quindi la discussione proprio rispondendo a questa critica.

In primo luogo occorrerebbe verificare se queste organizzazioni fanno effettivamente opere di carità o di sviluppo. La carità è cosa diversa dall'aiuto allo sviluppo: l'una mantiene (a volte) in vita le persone negandone la dignità, l'altra stimola ed incoraggia la crescita della dignità delle persone. Vendere la carità in cambio dell'adesione ad un credo religioso, ad esempio, è cosa ancora più moralmente discutibile. E purtroppo molte delle missioni cattoliche in Africa operano in questo modo, per non parlare della moralità dei missionari, spesso molto discutibile: si vedano ad esempio le testimonianze delle suore missionarie stuprate da preti missionari, quelle delle ragazze indigene accostatesi ingenuamente alla missione, stuprate e, successivamente, cacciate come indegne. Si veda anche la tolleranza che le missioni cattoliche mantengono per pratiche indegne e disumane, come la mutilazione dei genitali delle bambine, meglio nota come infibulazione. Ovviamente, non vogliamo far torto alle tante persone oneste che cercano di vivere il Vangelo di Cristo, o anche ispirate da altre dottrine religiose, dedicandosi ad aiutare a chi ha bisogno. L'azione della chiesa cattolica per i poveri ed i sottosviluppati nel mondo vede anche casi di eccellenza, e di aiuto reale ed effettivo allo sviluppo. 

Dando la possibilità di destinare l'8x1000 alla ricerca scientifica, si toglierebbe la carità che permette ai diseredati di sopravvivere? Come dire che, finché i contribuenti hanno soltanto la "scappatoia" dell'8x1000 alle varie chiese, si rassegnano ad utilizzare questa pur di non dare l'8x1000 allo stato. Domani che avessero la possibilità di scegliere una destinazione diversa, ad esempio la ricerca, sarebbero ben contenti di deviare il loro contributo su questa destinazione, togliendolo alle confessioni religiose. Si tratta di un ragionamento basato sulla coercizione, anziché sui diritti: si pensa che la gente faccia il bene solo se costretta a sottostare a meccanismi "automatici". E questo è completamente falso: la gente non vede l'ora di fare buone azioni, come è dimostrato dalle raccolte di fondi televisive (Telethon, Lady D., Live Aid, etc...). Tutte le burocrazie, compresi i sindacati, si basano sul principio di adesione automatica, salvo smentita. Lo stato, poi, non consente neppure la smentita: si deve pagare per il solo fatto di esistere sul "suo" territorio. Il discorso deve quindi essere allargato: è l'intero sistema fiscale che si basa sulla coercizione, e non da' modo al contribuente di individuare la destinazione del denaro che versa. L'8x1000 è un piccolo spiraglio in tale sistema, poiché da' modo al contribuente di finalizzare un'infima parte del proprio contributo su obiettivi, oggi confusamente e speranzosamente umanitari, visto che poi non c'è modo di verificare né la consistenza né l'effettivo utilizzo di questi fondi. 

E c'è molto da discutere sulle strategie e sulla validità delle azioni di aiuto ai popoli pre-industriali, visto che, nel migliore dei casi, le azioni di aiuto lasciano lo status quo, e sono rarissimi i casi in cui chi è stato "aiutato" ne ha un effettivo giovamento (questo sia per le organizzazioni religiose che per quelle non religiose non governative). Il fatto è che è estremamente difficile aiutare davvero gente di cultura molto diversa dalla nostra, ed in condizioni economiche molto diverse. Non si può fare, se non ci si dispone con umiltà ad analizzare e capire il loro modo di vivere e la loro cultura. Non si può fare, se si da' per scontato che la loro filosofia è, per definizione, inferiore alla nostra. E questo approccio è molto frequente, soprattutto in chi va in quei paesi con l'intento di catechizzare, prima che di aiutare.

Destinare l'8x1000 ad un fondo per la ricerca scientifica e tecnologica sarebbe un modo per garantire una maggior visibilità sui fini del contributo fiscale. Si tratterebbe quindi dell'aggiunta di un grado di libertà al contribuente, ed in nessun modo una sottrazione di diritti o benefici a qualcuno.
Aiutando la ricerca scientifica e tecnologica si aiutano in definitiva molto di più i popoli pre-industriali che non facendo loro la carità o, peggio, vendendo loro la carità, in cambio di sottomissione a verbi religiosi, quale che sia il valore etico intrinseco di tali credenze. 

La ricerca scientifica può coinvolgere i popoli dei paesi pre-industriali, può aprire scuole ed università in quelle regioni, può fornire nuovi mezzi e strumenti di sviluppo, può accrescere le possibilità di tutti quanti, creando nuovi mercati e nuova ricchezza. Come esempio, si pensi a cosa ha voluto dire lo sviluppo della telefonia mobile - basata su tecnologia satellitare -- per la creazione di economia in zone povere, che non avevano la possibilità di avere impianti di telefonia fissa. Valga per tutti l'esempio della rete di telefonia mobile messa in piedi dalla Grameen Bank di Muhammad Yunus in Bangladesh. Tale rete ha dato inizio ad un notevole sviluppo economico in zone precedentemente ben al di sotto del livello di sopravvivenza.

La ricerca per lo sfruttamento del fotovoltaico, potrebbe essere una risorsa strategica, per regioni che hanno una grande insolazione e che sono mantenute povere, da chi finora ha eretto barriere ed ha voluto impedire lo sviluppo di possibili competitori. Si pensi alla ricerca sul fotovoltaico spaziale, cosa potrebbe voler dire per zone del mondo che non possono avere energia elettrica in altro mondo. La ricerca medica ed alimentare avrebbero una enorme importanza, per sconfiggere le malattie e la fame in zone sottosviluppate. 

Sulla metodologia di aiuto al terzo mondo delle confessioni religiose, mi permetto ancora di discutere i risultati degli sforzi della chiesa cattolica, di gran lunga la più ricca e potente chiesa che esiste al mondo. Da secoli la chiesa cattolica mantiene missioni in regioni sottosviluppate, e non abbiamo visto un nuovo fiorire dell'economia in quelle zone. Per quanto mi riguarda, io darei più volentieri l'8x1000 alla Grameen Bank, che in pochi anni ha dimostrato come far fiorire economie dal nulla, con il metodo del microcredito. Gesuiti e tutti quanti, buoni fratelli, vogliono sinceramente operare per lo sviluppo (e non per guadagnare proseliti poveri, riconoscenti e sottomessi) vadano a scuola da Muhammad Yunus (un Musulmano!), per imparare come si possono veramente aiutare individui poveri a diventare imprenditori, e ad avere la possibilità di vivere onestamente del loro lavoro! Imparino anche da Chiara Lubich (fondatrice del movimento cristiano dei Focolari, che, pur da laico, ammiro molto), un po' di umiltà, e di capacità di individuare i principi umanisti in altre religioni. 

Se proprio siamo preoccupati che, dando al contribuente una scelta in più sull'attuale 8x1000 si possa togliere qualcosa a qualcuno, lasciamo l'attuale 8x1000 così com'è - destinabile solo alle confessioni religiose -- ed istituiamo un altro 8x1000, aggiuntivo, da poter destinare alla ricerca o ad organizzazioni o imprese laiche che fanno di più per lo sviluppo di beni non commerciabili. In questo modo avremmo sottratto un altro 8x1000 al calderone fiscale opaco e trasparente per consegnarlo alla libera scelta dei cittadini: un'opera certamente meritevole!

[AA - TDF 2/2001 - 12/05/2001]