Ma non sarà l’individualismo raziocinante, da solo, a portarci nello spazio

Editoriale del Consiglio del Vettore TdF


Disponendo di un apparecchio capace di fotografare la situazione sociale delle società post-industriali, in modo oggettivo, avremmo più o meno il seguente risultato (mi si perdoni la schematizzazione, che qui è d’obbligo).

a)      L’era industriale è terminata. Ciò non significa che sia finita l’industria, ma solo che il modo di produzione industriale non è più quello trainante, né socialmente né economicamente.

b)      L’era elettronica è in pieno sviluppo, con tutti i suoi corollari sociali più volte analizzati.

c)      Il modo di produzione è frammentato, e non più concentrato nelle grandi fabbriche del passato.

d)      Il numero delle persone giuridiche (almeno in Italia, di cui abbiamo dati certi) è in vertiginoso aumento rispetto a 40 anni fa, ed il rapporto tra imprese e popolazione evolve in continuazione.

e)      Risultano vincenti le tecnologie informatiche orientate alla comunicazione ed all’entertainment.

f)      Milioni di persone operano direttamente sulle borse tramite l’internet, senza più la mediazione dei professionisti. Il mercato assomiglia sempre più ad un mare in perenne tempesta emotiva. Mai l’espressione “giocare in borsa” è stata più veritiera.

g)      Gli iscritti alle facoltà scientifiche, in tutto il mondo post-industriale, sono calati di più del 10% negli ultimi 10 anni (si veda il numero di gennaio 2001 di Le Scienze), mentre è più o meno stabile il numero degli iscritti a biologia ed informatica.

h)      I recinti ed i muri ideologici sono saltati. È iniziato il confronto tra le diverse filosofie, premessa delle ideologie che hanno dominato in era industriale.

i)        Eliminate le lenti deformanti delle vecchie ideologie, possono venire alla luce le vere differenze di pensiero, e si possono gettare le basi per nuove ideologie, basate sulla realtà presente.

j)       Scopriamo così che c’era un intento etico comune tra cattolicesimo latino e marxismo, basato sul sacrificio dell’interesse del singolo a favore di quello della comunità. Da qui derivano le ideologie della solidarietà sociale, della produzione di beni sociali, della protezione dei più deboli. Il governo è paternalista, familiare, ed i cittadini, più che adulti e sovrani, sono figli eternamente minorenni.

k)      Scopriamo anche che c’era un intento etico comune tra liberalismo e calvinismo anglosassone, basato sulla libertà individuale e sui diritti inalienabili dell’individuo. Da qui derivano la concezione virtuosa del premio al successo, del riconoscere i meriti degli individui, del dare un grande peso alla sovranità individuale. Il governo è l’ente cui il singolo cede parte della propria sovranità per lo svolgimento di compiti comuni. I cittadini sono sovrani, a loro rischio e pericolo.

Fin qui la fotografia. Nell’identificazione delle vere filosofie che stanno alla base delle ideologie industriali, va riconosciuto un gran merito all’ing. Luciano De Crescenzo, un filosofo napoletano che ha lavorato per anni in IBM. Ma, prendendo atto dell’obsolescenza di vecchie dicotomie, ci accorgiamo anche del tremendo ritardo della discussione su quelle recenti. Sarebbe interessante sviluppare una nuova dialettica tra l’etica della ragione (il razionalismo individualista) e l’etica del cuore (il solidarismo sociale), come suggerisce De Crescenzio, ma l’urgenza dei problemi in essere ci spinge già verso altre dialettiche. Chiunque si attardi in discussioni arretrate, tra fantasmi ideologici come destra liberale e sinistra collettivista, non fa che aumentare le possibilità di rapida estinzione del genere umano. Così anche chi continuasse a demonizzare l’uno o l’altro pensiero come responsabile di tutti i mali del mondo, perché respinge coloro che hanno creduto in buona fede, ed erano animati da un sincero intento etico, e sarebbero quindi più che disposti a lasciare – o hanno già lasciato -- i vecchi ormeggi, per riprendere la navigazione ideologica.

Per sopravvivere e continuare a svilupparsi, l’umanità dei sei miliardi di individui ha bisogno del meglio delle filosofie della ragione e di quelle del cuore (ed ovviamente intendo includere anche altre filosofie, non europee e non americane, che molto hanno da contribuire sia sul piano spirituale che su quello umanistico, e che da bravi bianchi occidentali continuiamo a trascurare). Basta osservare la realtà per accorgersene. Il razionalismo individualista (che ha comunque le sue radici nell’illuminismo, nella rivoluzione francese e in Niccolo’ Machiavelli, passando per Thomas Jefferson) ci ha portati alle soglie del cosmo, e senza tale filosofia non saremmo certo arrivati fin qui, ma ho ragione di credere che non ci porterà oltre. Interessante anche notare (ed il 12 aprile di quest’anno ricorre il 40° del primo volo spaziale, compiuto dal sovietico Yuri Gagarin), che comunque il razionalismo individualista non ha agito da solo, ma in competizione con il collettivismo. E poi, venuto meno l’avversario, l’occidente liberista ci sta mettendo parecchio a capire che, per continuare, occorrono motivazioni etiche, oltre alle (e forse più che) giustificazioni economiche.

Isolando l’interesse e la felicità dell’individuo qui ed ora da ogni contesto sociale, il razionalismo individualista puo' portare l’umanità in un vicolo cieco, dove la società è dominata dall’economia, e l’economia non seleziona gli intenti più etici, ma solo quelli apparentemente più redditizi a breve termine. Poiché gli individui sazi amano divertirsi, i circenses assicurano il miglior ritorno d’investimento, e quindi si arriva a credere (vedere la tendenza già citata delle iscrizioni all’università) che le tecnologie di telecomunicazione possano sopravvivere nel vuoto, senza il sostegno strutturale dell’industria e della ricerca scientifica multidisciplinare. Ancor più assurdamente si arriva a credere che lo sviluppo possa continuare basandosi all’infinito su nuovi orizzonti virtuali, senza un reale allargamento di orizzonti fisici. Le punte più “avanzate” del pensiero individualista non considerano più lo spazio un affare redditizio per l’individuo, e propagandano… il ritiro nei paradisi fiscali, al riparo dall’occhio rapace di qualsiasi Big Brother, come massima espressione di libertà individuale!

Tuttavia, se aveva ragione Krafft Ehricke, nel formulare il suo Imperativo Extraterrestre (e crediamo che avesse decisamente ragione) tutte le ideologie, comprese sia quelle individualiste che quelle solidariste, potranno avere una chance di continuare a confrontarsi solo se verrà aperta, in tempi ravvicinati, la frontiera spaziale e l’umanità potrà giovarsi di un vero, grande, nuovo orizzonte di sviluppo strutturale. Ora, questo non è un obiettivo per pionieri isolati, né per francescani poverelli (figure comunque di grande dignità, se rapportate alle loro epoche storiche), ma può essere perseguito solo mediante un grande impegno coordinato, di tutti coloro che sono in grado di aiutare.

Dove trovare, allora, un pensiero abbastanza ampio da comprendere l’interesse dell’umanità intera, e capace di mobilitare le energie e le forze lavoro necessarie, e di valorizzare al massimo le competenze, le capacità ed i diritti delle persone, come individui e come esseri sociali?

Il neo-umanesimo astronautico è una necessità, per noi, più che un’alternativa. È come un bus, una grande arca, o un vettore, su cui invitiamo a salire tutte le ideologie, così come sulla mitica arca di Noè salirono lupi ed agnelli, tigri e gazzelle. Ovviamente non vogliamo imbarcare ciò che ha già dimostrato ampiamente la sua non validità. Del pensiero individualista imbarcheremo volentieri il rispetto per i valori ed i diritti individuali, il concetto del cittadino sovrano, la valorizzazione dell’intelligenza, la libertà d’impresa e di mercato, l’alta concezione della scienza e della tecnologia, il pensiero razionale, e non certo aspetti deteriori come il razzismo, il campanilismo esasperato, il nazionalismo ed il militarismo, il disprezzo per i deboli ed i perdenti. Del pensiero solidarista vorremmo imbarcare l’amore per l’umanità intera, l’aiuto dei deboli, l’internazionalismo e la concezione della persona rapportata alla società (già presente del resto in Machiavelli), la capacità di pensare e perseguire grandi obiettivi, l’amore. Non certo il premio al sacrificio, il cittadino eterno suddito o minorenne, la corruzione, l’egualitarismo come appiattimento delle competenze, la burocrazia, il fiscalismo generalista ed incontrollabile, il soffocamento dell’iniziativa privata. Stiano alla larga anche tutti gli aspiranti Big Brother, sia collettivisti che liberisti.

Con quegli ecologisti che non fossero filosoficamente nichilisti, né prigionieri della gabbia ideologica del mondo chiuso dai limiti invalicabili, e che riconoscessero eticamente il primato dell’interesse umano, nei confronti di un supposto interesse del resto della natura, discuteremmo volentieri di qual’è il modo più responsabile e meno sciupone di amministrare ed utilizzare al meglio il patrimonio naturale del Sistema Solare. Tenenendo conto che l’uomo del terzo millennio, nel contesto di una Civiltà Solare, non potrà più essere né un francescano che vive secondo filosofie di sacrificio in un idilliaco quadretto naturale, né un individualista felice (?) isolato in qualche paradiso nascosto.

Per parte nostra, noi aggiungeremo il nostro contributo filosofico originale: i principi del neo-umanesimo astronautico. In estrema sintesi: la nuova concezione del mondo aperto (nuova weltanschauung); la comprensione del valore speciale del patrimonio umano, sia qualitativo che quantitavivo, in quest'epoca storica; la comprensione del ruolo determinante ed insostituibile della scienza, per la continuazione della civiltà; la concezione della vita intelligente come massima espressione della natura; il compito-destino dell'umanità, di diffondere la vita intelligente nel cosmo. Questo per limitarci ai valori che sono per noi discriminanti. Nel corso dei mesi a venire cercheremo, anche attraverso questionari online, di aprire l'arca ideologica del neo-umanesimo astronautico, per sviluppare la ricerca ed arrivare ad una prima sintesi efficace. Invitiamo fin da ora chiunque abbia un buon principio etico, ed è disposto a confrontarsi, a salire a bordo del vettore neo-umanista.

[V.TDF - TDF 1/2001 - 21/01/2001]