Comunico ergo sum

Ovvero, l'indirizzo della ricerca scientifica e tecnologica

di A. Autino


Il tema è complesso e difficile e noi, come del resto su molti altri terreni, ci troviamo a muoverci ben lontani dal filo della corrente. Questo, che segue, non è che un primo approccio. Da tempo ne discutiamo, anche cercando un angolo di attacco non troppo altisonante, che ci permetta di discutere ed avanzare insieme, nello sbrogliamento di una matassa che appare molto intricata. Ne abbiamo parlato al seminario di Tecnologie di Frontiera, che si è svolto il 25 Novembre scorso. Il seminario ci ha anche permesso di mettere a fuoco una modalità di lavoro diversa dalla ancora imprecisata aspirazione progettuale che ci ha animati nel corso del 2000. Abbiamo quindi elencato i temi che vogliamo sviluppare quest'anno (si veda Il nuovo setup della rivista Tecnologie di Frontiera)  ed uno di questi è l'indirizzo della ricerca scientifica e tecnologica. Partiamo da una considerazione: oltre le nobiltà e le miserie dei singoli Paesi, vi sono tendenze che si sviluppano in modo globale. Anche a causa della prevalenza professionale interna a TdF (siamo per la maggior parte informatici) il nostro discorso è iniziato da questo settore. Del resto l'informatica, e la sua tecnologia di supporto, l'elettronica, influenzano da più di 30 anni tutte le attività delle società post-industriali, svolgendo un ruolo decisamente trainante. Non da ieri analizziamo i profondi cambiamenti sociali indotti dalla rivoluzione elettronica, e ci siamo spinti a dire che l'era industriale è ormai terminata, per lasciare il posto all'era elettronica.

Ma qual'è il prossimo passo evolutivo, in quella che Krafft Ehricke definì con grande preveggenza l'era del metabolismo dell'informazione? Leggiamo su La Repubblica che "Larry Smarr, uno dei più stimati informatici del mondo, guiderà un centro di ricerca con obiettivi rivoluzionari". Il sogno di questo entusiasta della rete è un pianeta interamente cablato, "sfruttare la vocazione della Rete ad evolvere verso un singolo, vasto computer, composto di miliardi di processori interconnessi, per gestire infiniti sensori che rivestiranno il mondo reale e forniranno informazioni preziose su ogni genere di attività.". Per chiunque abbia qualche nozione di automazione è chiaro che quanto sopra sarebbe il sistema più inaffidabile ed insicuro che l'uomo abbia mai concepito, poichè completamente stocastico, incontrollabile, gli antipodi del determinismo, cui un buon sistema di automazione deve tendere. Tale assurdità fa il paio solo con quella di un altro "rivoluzionario" (l'ho intravisto in TV e me ne è sfuggito il nome, ma lo ritroverò prima o poi) che sta pensando di popolare Marte con automi capaci di auto-riprodursi. A questi signori non passa neppure per la mente che, prima di costruire un'intelligenza artificiale capace di decisioni completamente autonome, occorrerebbe affrontare e risolvere un problemino che migliaia di anni di studi filosofici non hanno potuto dipanare: definire un'etica oggettiva e "giusta". Forse una volta che fosse risolto, ci accorgeremmo che il risultato, proprio perchè assolutamente oggettivo, è comunque ingiusto, e ci troveremo in un incubo peggiore di quelli immaginati dalla fantascienza più catastrofista. L'etica non può mai essere disgiunta dalla sensibilità umana. Essa è il dominio ed il campo di crescita degli umani: dimentichiamo questo, ed avremo davvero consegnato tutta la nostra storia ad un Jolly Joker ridanciano, che tira i dadi del nostro destino.

Per dirla in tre parole, a noi sembra che la ricerca sulla comunicazione abbia preso una via fine a se stessa, sviluppando una cultura sovrastrutturale monodimensionale, che rischia di sopprimere culture indispensabili alla sopravvivenza ed allo sviluppo della nostra specie. Nella dialettica interna al mondo informatico, ad esempio, il tandem telecomunicazioni-entertainment la fa ormai da padrone, costringendo in un angolo la cultura dei sistemi real-time deterministici. La maggior parte delle persone (che sa ormai benissimo cos'è l'internet) non sa neppure di cosa sto parlando: bisogna avere a che fare almeno da lontano con l'automazione per saperlo. Bene, anche se la gente non lo sa, i sistemi di controllo di processo in tempo reale sono quelli da cui in molti casi dipende la nostra vita, quando viaggiamo, quando mangiamo, quando siamo curati in ospedale. Se vogliamo avere qualche speranza di sopravvivere, la cultura della regolazione, o del loop continuo in controreazione, è qualcosa che dovremo studiare a fondo, e studiarne a fondo l'applicabilità in molti campi. Non vorrei  banalizzare, ma che succederà se tutti i giovani vorranno lavorare all'internet, e nessuno si interesserà più dell'automazione? Nulla di importante, per i molti che giudicano il genere umano alla stregua di un cancro che divora la natura: occupati a giocare ed a comunicare, manco ci accorgeremo quando il guscio dell'uovo ci si affloscerà addosso, e noi non saremo ancora nati nel cosmo! Sull'argomento pubblichiamo i materiali preparati per il seminario di novembre già citato:

Per noi umanisti il problema è ben più vasto e la posta in gioco è molto più alta delle alterne fortune della new economy. Fra i rami che rischiano di seccare senza possibilità di rinverdire ci sono molte discipline universitarie, come sottolinea il prof. Tullio Regge nel suo editoriale sul numero di gennaio di Le Scienze. Ed il sistema d'istruzione è quindi il secondo tema che affronteremo, dal nostro punto di vista, beninteso. Ci interessano davvero poco le discussioni eterne sulle riforme e sui finanziamenti alle scuole private. Ci interessano i metodi ed i contenuti: la scuola dovrebbe preoccuparsi di sistematizzare l'esperienza di coloro che, nel mondo del lavoro, sono stati protagonisti della rivoluzione elettronica. La scuola dovrebbe attrezzarsi per i prossimi trent'anni, per preparare le nuove leve della rivoluzione spaziale. Comiceremo ad occuparci di questo tema a partire dal prossimo numero, TDF 2/2001.

Non abbiamo la pretesa di sparare giudizi su temi scientifici pure molto importanti, per la sopravvivenza e lo sviluppo di noi, sei miliardi di bipedi senzienti, ma vogliamo capire ed orientarci, e quindi abbiamo chiesto aiuto a chi ne sa più di noi. In tema di scienza dell'alimentazione, ricerca biogenetica, OGM,  pubblichiamo un'intervista con il prof. Tullio Regge.

AA - TDF 1/2001 - 08/01/2001