Non si potranno mai utilizzare i battelli a vapore per le traversate oceaniche

di Luisa Spairani


Da "Calma di vento" di W. Golding premio Nobel per la letteratura 1983. Il romanzo e' ambientato nel 1814 su un veliero salpato dall'Inghilterra per l'Australia.

Scena nel salone sotto coperta: il comandante e alcuni gentiluomini stanno discutendo sui battelli a vapore che in alcuni porti inglesi si stanno sperimentando. Un passeggero chiede al comandante perche' questi non ritenga possibile l'utilizzo di battelli a vapore per le traversate oceaniche.

Qui di seguito la risposta di Sir Herry, uno dei gentiluomini presenti:

"Buon Dio, se dovessimo arrivare ad avere di quei rimorchiatori in dimensioni tali da ingaggiare combattimento con il nemico, avremmo bisogno di equipaggi raddoppiati per tenerli puliti, per non parlare delle quantita' di carbone necessarie per farli andare!"

... e del comandante Anderson: "La vera obiezione, se occorre una risposta a una domanda senza senso, e' questa. Noi (i velieri) possiamo rimanere in mare per mesi. Un bastimento spinto dal vapore, invece consumerebbe il carbone muovendosi. E mentre la possibile lunghezza di una nave e' limitata da quella del legname disponibile per la sua costruzione, la suddetta nave non potrebbe mai andare oltre la distanza fissata dalla quantita' di carbone che essa pu˛ trasportare nel proprio scafo. In secondo luogo, se fosse una nave da guerra, una ruota a pale su entrambe le murate ridurrebbe la sua bordata, ovvero il peso in metallo che sarebbe in grado di scagliare. E, terzo, durante un ingaggio, se una sola palla dovesse colpire gli elementi fragili della ruota a pale, verrebbe resa ingovernabile."

Tutte le ragioni sopraelencate sugli aspetti negativi dei battelli a vapore sono corrette e vere in base alle conoscenze dell'epoca e di conseguenza tutti i gentiluomini a bordo ne rimangono convinti.

Quindi, non essendo convenienti dal punto di vista economico, ne' tecnologicamente semplici, non c'e' futuro per i battelli a vapori, almeno secondo il punto di vista di esperti capitani di inizio '800.

Invece sappiamo che negli anni successivi il progresso nelle nuove tecnologie ha cambiato sostanzialmente la marineria: i battelli a vapore hanno soppiantato i velieri.

Viene quindi naturale fare un'analogia con i "battelli" spaziali, attualmente antieconomici ed ancora tecnologicamente troppo complessi. In base alle conoscenze tecnologiche attuali e' molto lontana la meta per battelli spaziali commerciali, ma le difficolta' tecnologiche sono superabili. Chi teorizzasse l'impossibilita' di un vero sviluppo di navicelle spaziali sbaglierebbe, come accadde ai capitani di velieri di inizio '800.

LS


E' quasi d'obbligo osservare che, se l'analogia proposta da Luisa calza a pennello, nel caso dei battelli spaziali ci sarebbe una facilitÓ in pi¨, che oggi non viene quasi mai considerata, dato l'ancora alto costo del raggiungimento dell'orbita. Il costo ipotizzabile per la navigazione spaziale, in assenza di gravitÓ e di attriti, Ŕ bassissimo, e molti pensano di poter utilizzare per la navigazione (almeno laddove la velocitÓ non fosse un requisito essenziale) vere e proprie vele solari. Col che si potrebbe dare un po' di ragione, mutatis mutandi, anche ai capitani di velieri dell'800. Ogni ulteriore considerazione sul carattere di "scuola" della navigazione marina, rispetto alla navigazione spaziale, Ŕ ovviamente altrettanto possibile.

AA

[LS - TDF 1/2001 - 28/01/2001]