Newsletter TDF 1.2002


Cari Co-Planetari,

eccomi a voi con un piccolo numero di Tecnologie di Frontiera. E' un numero molto limitato, benche' esca a molti mesi di distanza dal numero precedente. Cos'e' successo? Gli eventi degli ultimi nove mesi hanno fatto saltare qualsiasi nostra velleita' di frequenza regolare, anche trimestrale.

La primavera, inoltre, e' ricca di eventi "spaziali". Alcuni sono nell'immediato futuro: ad esempio il Futuristic Workshop ASI, cui il nostro Marco C. Bernasconi partecipa come oratore con un importante contributo sugli sviluppi della Space Economy nel corso del 21mo secolo. Ne daremo conto ovviamente fuori dalla frequenza regolare; e cosi' faremo per il workshop ESTEC sulle tecnologie Inflatables, che si terra' nel mese di maggio.

Confesso di essere rimasto - come dire? - ideologicamente stordito per mesi, dopo l'11 settembre 2001. Anche oggi mi domando se sia di qualche utilita' scrivere l'anno, vicino a quella data, come se qualcuno potesse avere dei dubbi.

Ma infine sono riuscito a mettere fine al turbine dei pensieri contrastanti ed a ritrovare il filo di una riflessione nostra, prima di tutto umanista, che pur dando a Cesare quel che e' di Cesare, rimetta al centro la prioritÓ della vita e dello sviluppo degli umani. Non e' cosa facile, nel fragore dei grattacieli e delle bombe che cadono.

Anche in seguito, gli eventi su cui riflettere e commentare si sono susseguiti, e non si fa a tempo ad esprimere un giudizio politico, che subito la realta' corre piu' avanti (o pi¨ indietro, o forse si agita in modo insensato). Infine, non essendo giornalisti di professione, e volendo evitare di sparare giudizi a raffica senza la necessaria riflessione, abbiamo deciso di pubblicare i materiali fin qui preparati, e non farci fagocitare dagli eventi piu' recenti, sui quali mi limito, per ora, a poche considerazioni.

Ad esempio: Bush mi aveva sorpreso in positivo, conducendo la guerra in Afghanistan effettivamente contro i terroristi ed il regime talebano, in modo ben diverso dal disastroso bombardamento sul Kosovo di due anni fa ad opera di Clinton. Ma recentemente ha dichiarato che Sharon sarebbe un uomo di pace! Come si fa a dire che il massacratore di Shabra e Shatila - ed oggi di Jenin - sia un uomo di pace, sinceramente impegnato contro il terrorismo? Dietro una simile dichiarazione si intuisce una volonta' politica ben diversa da quella che, cavalcando l'inevitabile e sacrosanto consenso popolare seguito all'11 settembre, ci aveva fatto credere: perseguire i colpevoli e liberare gli innocenti. Invece di cercare i colpevoli (Israeliani, Palestinesi, Arabi, Europei, Americani) della situazione attuale, qui si torna a definire colpevoli intere popolazioni, e "pacifico" chi spiana le case con dentro bambini, donne, vecchi. 

Altra notizia recente, che mi causa profonda vergogna: l'ONU ha rinunciato all'inchiesta sui fatti di Jenin, dopo il rifiuto di Sharon ed il conseguente veto di Colin Powell. Un'altra posizione completamente opposta alla giustizia internazionale, di ricerca dei colpevoli e protezione degli innocenti. Molte persone innocenti (non sapremo neppure quante) hanno perso la vita in modo atroce. La molla dell'odio disperato in quella disgraziata regione e' stata ulteriormente caricata. In questi giorni e' stata data la notizia del ritrovamento, in Canada, di un criminale nazista. In genere questi ritrovamenti si devono alla tenacia delle organizzazioni degli Ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio. E' confortante sapere che c'e' qualcuno, nel mondo, che non dimentica gli orrori, ed e' capace di perseguire i colpevoli anche a 60 anni di distanza. Perche' non si prende esempio da quella tenacia? Perche' non si punta decisamente ad assicurare alla giustizia tutti i responsabili di massacri contro persone innocenti? In questo novero rientrano certamente (per quanto riguarda l'area medio-orientale) Sharon ed i capi di Hamas e della Jiad islamica, ed altri. Certo, significherebbe mettere Sharon sullo stesso piano di un Milosevitch, ma cosa differenzia i due se non l'ideologia? Allora, finche' si giudicheranno ammissibili certi crimini perche' compiuti da persone "ideologicamente gradite", non si potra' parlare veramente di giustizia, ed il terrorismo sara' alimentato, e non sconfitto. 

In questo numero abbiamo scavato a fondo nelle convinzioni ideologico-religiose delle societa' monoteiste ed, a dispetto di quanti vedono millenni di scarto tra il mondo cristiano-giudaico e quello islamico, abbiamo ritrovato preoccupanti radici ideologiche comuni. Chiedendoci perche' sia le societa' islamiche che quelle "avanzate" continuano a ritenere l'infanticidio un mezzo di lotta come un altro, abbiamo riletto, con buona dose di sconcerto, le sacre scritture (comuni a cristiani, ebrei e musulmani)... vedere gli articoli: "Ma la cultura dell'infanticidio appartiene al mondo monoteista", "L'integralismo abita qui". E, per quanto riguarda la lotta al terrorismo, "La libertÓ Ŕ un'arma potente o un'arma moderna?".

Trovate anche, in questo numero, un articolo sul conflitto sociale riesploso in Italia, intorno all'articolo 18 "Articolo 18, un falso problema".

E gia' siamo incalzati dal caso liberta' di stampa, e saremmo tentati di ritardare ulteriormente l'uscita del numero per scrivere di questo. Ma allora non usciremmo piu'. Per ora mi limito a poche osservazioni, o domande provocatorie (benvenuto chi vorra' rispondere): chi, in Italia, ha effettivamente titolo per parlare di liberta', di stampa o anche di liberta' tout-court? Viviamo una stagione assurda, in cui chi esercita la liberta' di opinione e di stampa viene accusato di uso criminoso dei mezzi di informazione. Proprio nei giorni in cui e' stata pronunciata la famosa lista di proscrizione contro Santoro, Biagi e Luttazzi, circola timidamente la notizia (e nessun telegiornale nazionale ne fa menzione!) del "patteggiamento" (50 milioni di Euro) che Paolo Berlusconi, fratello del presidente del consiglio, ha condotto per evitare la galera! Allora, ben venga un movimento per la liberta' di stampa, e per la liberta' di giudizio dei magistrati, ma attenzione a mettere, alla testa di questo movimento, ancora i soliti che hanno gia' dato prova di estrema miseria ideologica e politica! Non dimentichiamo infatti come lo stesso TG3 tratto' Nanni Moretti, quando il suo ormai famoso pronunciamento non era ancora famoso. Abbiamo visto Moretti muovere la bocca in silenzio (pratica odiosa del giornalismo italiano, tanto di destra che di sinistra, che non fa sentire direttamente le parole delle persone, ma il commento del giornalista!). Secondo il commentatore del tg3, Moretti aveva espresso una blanda critica ai vertici dell'Ulivo, invitandoli ad ascoltare maggiormente la voce della base! Poche ore dopo si apprendeva che Moretti aveva accusato i vertici dell'Ulivo di completa inettitudine, invitandoli a dimettersi, altro che blanda critica! Ci fosse almeno un uomo politico, in Italia, capace di prendere esempio da Lionel Jospin. Invece no: tutti ben attaccati alle loro sedie, ad ingombrare le stanze della direzione politica con la loro insipienza e totale incapacita', soffocando sul nascere o cercando di fagocitare chiunque manifesti un'idea nuova.

Non posso tardare a completare questa lettera un paio di giorni, che subito i Francesi vanno a votare e decretano clamorosamente l'obsolescenza del partito socialista, regalando al razzista Le Pen il posto di sfidante di Chirac al secondo turno! Il solito coro di dotti commentatori vuol farci credere, come sempre, che e' colpa dei trotskisti cattivi, che avrebbero "disperso i voti"; che e' colpa del sistema elettorale... ma non era il maggioritario a due turni un sistema adatto al tanto auspicato bipolarismo? La sola cosa che vorremmo sentire finalmente ammettere non viene detta, perche' tutti lorsignori ne hanno il terrore: che la "colpa" e' dell'estrema debolezza delle proposte politiche; del fatto che le persone ed i loro diritti, i loro bisogni, la loro liberta', non hanno il posto che dovrebbero avere, nei programmi politici; che nessuno propone un vero programma di sviluppo, che sappia far fronte alle tremende sfide di quest'epoca storica; che tutti vivacchiano, puntando alla mera conservazione dell'esistente. Ecco perche' la gente rompe alla fine il comodo giochino del finto bipolarismo (tra due nullita' politiche) e... finisce per dar retta a chi grida piu' forte, dando  l'impressione di avere qualche risposta.

Ho l'impressione che la politica, nel vecchio continente, stia per fare un salto indietro di una cinquantina d'anni, in barba al tramonto dell'era industriale: le vecchie classi sociali sono in via di dissoluzione, ma non cosi' la meschineria e la protervia dei ladri, dei mafiosi, e dei collettivisti coercitivi, sia di destra che di sinistra. Qualsiasi tentativo di superamento dei fantasmi ideologici della destra e della sinistra, per guardare finalmente in alto, sara' dunque ricacciato indietro e rimandato a chissa' quando, e allora dovremo tornare a schierarci, in difesa della liberta' contro la tirannia.
Se si torna alle liste di proscrizione, all'istituzione di caste di persone "al di sopra" della legge, e ad intollerabili sottoculture razziste, cos'altro restera' da fare?

Nel numero oggi online trovate anche un piccolo servizio sulla cultura della sicurezza, ancora purtroppo la cenerentola, agli albori dell'era elettronica. L'invito e' a riflettere sulla seguente contraddizione: i divi dell'enterteinment e dello sport hanno redditi annui miliardari, ma la nostra vita non dipende da costoro. La nostra vita dipende piuttosto dall'etica di progettisti malpagati, che il piu' delle volte non hanno neppure un budget per poter progettare secondo requisiti affidabilistici. Un'invito ad un'ulteriore riflessione sul tema: il libero mercato deve essere anche selvaggio? Se lasciamo che il mercato si sviluppi secondo il modello naturale del primato della forza rispetto all'etica, non stupiamoci poi se gli aerei cadono ed i tunnel bruciano... A dispetto delle potenti correnti contrarie, continuo a pensare che la liberta' sia una conquista dell'etica e dell'ingegneria, e non frutto di semplici "rimozione di ostacoli", ed il tema della sicurezza ed affidabilita' dei sistemi e' un eccellente cardine esemplificativo di tale paradigma.

Riassumendo, l'indice di TDF 1.2002 e' il seguente:

Vi aspetto numerosi, come sempre, su http://www.tdf.it/, e vi invito, nonostante tutto, a:

guardare in alto!

Adriano Autino


[010.AA - TDF.1/2002 - 01.05.2002]