L'integralismo abita qui

di A. Autino


Al verificarsi di eventi terribili, quali quello dell'11 settembre 2001, all'orrore si accompagnano molte riflessioni. Le più ovvie, in questo caso, riguardano gli effetti nefasti dell'integralismo islamico. Ma forse dobbiamo riflettere più a fondo, senza attendere la morte di tanti innocenti, e guardare anche gli integralismi della nostra filosofia religiosa, che non sono pochi, e non meno nefasti. Anche il mondo cattolico ha i suoi Imam, che diffondono i loro messaggi magari attraverso la radio.

In tali discorsi sentiamo spesso esortazioni quali "rinunciare a Satana", o "rinunciare a Mammona" (dio del denaro e del possesso terreno). 

Prendiamo la prima espressione: "rinunciare a Satana". Guardate quanti concetti sono sottointesi in questa espressione. L'integralismo cattolico (come tutti gli altri integralismi) vede il mondo nettamente diviso in due: se non si è con Dio si è con il diavolo. O si sta col bene, monopolio della religione cattolica, o si è abietti sostenitori del male. Per estensione, chiunque non appartenga alla religione cattolica sarebbe un seguace del demonio, e chiunque abbia un'idea laica della morale e dell'etica segretamente indulge in messe nere! Chiunque abbia maturato una propria spiritualità (magari adottando concetti buoni ed umanisti da filosofie diverse) dovrebbe rinunciarci, ed aderire in toto a quella cattolica, pena l'essere considerato incapace di qualsiasi buona azione ed un seguace del demonio.

Per quanto riguarda l'atteggiamento nei confronti del denaro, non si fa alcuna distinzione tra il successo ottenuto lavorando ed applicando onestamente l'ingegno umano e la ricchezza ottenuta derubando e sfruttando il prossimo. È il semplice possesso di denaro ad essere condannato senza possibilità di appello. Chiunque possieda denaro, ed in ultima analisi lo stesso concetto di proprietà provata, appare quindi moralmente esecrabile. Che dire allora di chi lavora quotidianamente con il denaro? Ogni riferimento al World Trade Center è tuttaltro che casuale: sarebbe un po' dura, per un integralista cattolico approvare pubblicamente il crimine compiuto l'11 settembre, ma il giudizio morale sull'economia capitalista è negativo quanto quello pronunciato dagli Imam islamici, che quotidianamente tuonano dai loro campanili contro la cultura occidentale, secondo loro venduta a Satana ed al dio denaro. I comportamenti che derivano da tale impostazione non possono che essere settari, di chiusura e disprezzo nei confronti di intere etnie, popoli, paesi, classi sociali, che adorano dei diversi.

Di più, l'integralismo cattolico alimenta, all'interno della nostra società, un ribellismo cieco e sterile, che ha generato mostri a ripetizione, nel secolo scorso. L'integralismo, mescolato a frange critiche nei confronti dello sfruttamento in era industriale (frange staccatesi dal movimento operaio, che era nato per difendere le classi subalterne dallo sfruttamento), ha generato il terrorismo, una nidiata di mostri, che hanno divorato qualsiasi capacità di pensiero critico, aberrando la società con il loro delirante dualismo, distruttore di qualsiasi dialettica costruttiva. Figlie e nipoti di vari integralismi, le correnti ecologiste radicali che, in una delirante rincorsa di supposti diritti dei più deboli, e non trovando più interessante neppure la difesa dei diritti dei poveri, hanno eletto la natura a loro idolo, approdando ad una ideologia non dissimile da quella del nazismo. Anche il nazismo hitleriano, infatti, metteva insieme elementi di filosofie orientali naturiste, mitiche cosmologie del passato, privilegiando la natura contro l'umanità (in particolare alcune etnie, ritenute inferiori).

La mia posizione, per chiarezza, non è diametralmente opposta a quella dei diversi integralismi che hanno infestato ed infestano il pianeta. La mia posizione non è e non vuole esistere nello stesso spazio filosofico abitato da costoro, ed il mio pensiero si sviluppa non in relazione ai loro deliri, ma piuttosto nonostante le loro intimidazioni e violenze. Fra l'altro è proprio il pensiero integralista, che procede dividendo il mondo in bianco e nero, secondo il paradigma teista e dualista che ben conosciamo, a tutte le latitudini ed in tutte le temperie ideologiche o religiose.

Non ho mai pensato che il capitalismo sia un sistema sociale perfetto, ed il denaro sia un mezzo eccellente, perfetto, per regolare la collaborazione tra le persone ed i rapporti umani. Guai se rinunciassimo a criticare il nostro sistema sociale, e quindi a cercare di migliorarlo. Dobbiamo però renderci conto che il capitalismo ed il denaro sono, ad oggi - fallito l'esperimento socialista - le uniche forme di organizzazione sociale che permettono il progresso culturale e civile. Ovviamente non si può dire che il capitalismo favorisca in modo programmatico e progettuale il progresso, ma almeno non pone ostacoli insormontabili, come fanno invece, in genere, le dittature e gli integralismi religiosi, per quanto nobili siano state, all'origine, le intenzioni. Il capitalismo permette, ad esempio, che si eserciti la giustizia: perseguire il crimine, punire i disonesti e restituire ai legittimi proprietari quanto era stato loro rubato. Tutto ciò è certamente molto problematico, perché chi ha molto denaro e potere può pagare i migliori avvocati, e quindi la legge ben difficilmente è uguale per tutti. Ed in periodi come l'attuale in Italia, si rischia addirittura di tornare indietro, ad una giustizia anche istituzionalmente ineguale. Ma, dove vige la dittatura, il potere religioso o l'organizzazione feudale, la situazione è molto peggiore: lì la giustizia non è solo difficile, ma proprio non esiste. Chi non sostiene la dittatura semplicemente non ha diritti né libertà, com'era in passato, prima che si affermasse quella forma di governo, pure imperfetta e criticabilissima, che è la democrazia.

La democrazia permette - è vero - la corruzione, ma la dittaura e l'integralismo favoriscono e programmaticamente la corruzione. Chiunque sostenga che la democrazia deve essere migliorata o superata in avanti mi trova d'accordo. Ma chiunque sostenga che, per ottenere questo obiettivo, è sufficiente spazzare via l'esistente, e che un'organizzazione sociale illuminata ed avanzata, eticamente più giusta, emergerà facilmente dal caos, o è in malafede o è un inguaribile illuso: in ogni caso non fa che aprire la via a qualche integralismo, vecchio o nuovo.

Il limite da superare, la sfida, per noi che viviamo questa travagliato inizio di millennio, potrebbe essere proprio questo: riuscire ad introdurre, nella nostra società, dei meccanismi capaci di favorire il progresso culturale, tecnologico, e quindi civile, della nostra civiltà.

Si tratta ovviamente, in concreto, di una questione complessa, come è complessa la nostra società di più di sei miliardi di persone. È un problema di education e di ricerca scientifica. E, prima ancora, si tratta di ripensare la nostra filosofia, facendo piazza pulita di tutti gli integralismi, liberando la ricerca spirituale di ciascuno da qualsiasi tipo di catena ideologica, e portando lo stesso concetto di religione a quello che mi piace pensare sia il suo significato piu` vero ed orginario: unione spontanea, tra persone libere, che decidono liberamente, e senza alcuna coercizione morale o materiale, di condividere tanto o poco delle propria spiritualità e/o delle loro sostanze, per uno scopo meritevole e liberamente condiviso.

[003.AA.TDF.1/2002 - 12.01.2002]