Ma la cultura dell'infanticidio appartiene al mondo monoteista

di A. Autino


In occasione del recente congresso mondiale di astronautica, tenuto ai primi di ottobre a Tolosa, riflettevo sull'enorme ritardo di elaborazione filosofica che scontiamo. L'education in materia spaziale si fonda infatti su premesse filosofiche non sufficientemente, o per nulla, approfondite. Finisce quindi col seguire il setup culturale generale, anziché proporne uno proprio, originale e risolutivo. Su questo tema (education e filosofia dell'era spaziale) TDF intende sviluppare molto, nel 2002, quindi ci torneremo.

Ma quanto è avvenuto l'11 settembre, ed il fatto che la nostra società - mentre ci pavoneggiamo nelle magnifiche sorti e progressive della globalizzazione - sia ancora così vulnerabile, rispetto alla cultura tribale, mi fa pensare che il ritardo filosofico sia generale, ed angosciosamente pesante.

TDF ha sviluppato nel 2001, prima dell'11 settembre, una ricerca sui comportamenti indotti dalle due culture religiose maggioritarie nella società cosiddetta avanzata: quella Cattolica Romana e quella Protestante. Ne abbiamo tratto alcune considerazioni, che si possono leggere online, su TDF. In generale la nostra ricerca ha confermato che la religione, almeno nelle società che conosciamo (Cattolica e Protestante) è la filosofia più profonda, che condiziona i comportamenti umani, sia dei credenti che dei non credenti, orientandoli ad alcuni valori dominanti. È quindi molto di più, rispetto alla definizione datane (oppio dei popoli) a suo tempo dal marxismo ateo, nel suo maldestro e brutale tentativo di eliminare la religione. La religione incarna il bisogno di spiritualità, probabilmente insopprimibile - posto che fosse interessante sopprimerla -, in una specie senziente e culturale come la nostra. In specifico, per quanto riguarda le religioni monoteiste, tale bisogno di spiritualità viene indirizzato ai seguenti valori dominanti: il premio al successo nelle società protestanti, il premio al sacrificio in quelle cattoliche, l'essere prediletta da Dio per la società ebraica. E, sarei tentato di dire, il premio al martirio nelle società islamiche, pur con tutte le cautele del caso, trattandosi di una società che conosco molto meno.

Ora, rispetto all'11 settembre, ed anche rispetto alla pluridecennale conflitto mediorientale, le uniche parole che mi verrebbe spontaneo dire, a Sharon e ad Arafat (ad altri non mi sento di rivolgere una qualsiasi parola), sono: "Basta! Vergognatevi! Avete stufato il mondo! Finitela di ritardare e di mettere in pericolo lo sviluppo di tutti! Datevi una mossa e concepite qualche filosofia, o religione, o strategia politica un po` più al passo con i tempi!"

È facile far lezione se non si è lì, mi si potrà obiettare. Non so se sia tanto facile. Certo è che chi è lì dovrebbe ascoltare di più i punti di vista esterni, visto che è molto facile, essendo lì, restare preda di faide etniche, e perdere la propria obiettività di giudizio.

Inoltre, il mondo non islamico non è poi così tanto più avanzato, filosoficamente. Alcuni concetti vorremmo fossero ormai molto più universalmente riconosciuti, e invece non lo sono. Ad esempio, discutendo della lotta e delle ragioni dei Palestinesi, in genere la gente ed i vari commentatori non avvertono alcuna discontinuità, alcun salto logico, tra forme di lotta quali l'Intifada  - ragazzi nelle strade armati solo di pietre -, le azioni di guerriglia contro l'esercito o le autorità israeliane, gli attentati contro i civili, gli scuola-bus fatti saltare da commando assassini e/o suicidi. A volte mi chiedo se sono il solo a notare la differenza sostanziale ed enorme che c'è tra le azioni di lotta e di protesta a viso aperto, condotte da persone che vogliono vivere ed essere libere, e l'infanticidio, accompagnato a volte dal suicidio, estrema vigliaccheria e scarico di responsabilità delle proprie azioni.

Sono intimamente convinto che ogni persona sia, o sia stata una volta, in grado di avvertire il disgusto profondo per le azioni anti-umane, e la commozione altrettanto profonda per le azioni nobili, in difesa dei deboli e degli innocenti. Tutti i pensieri integralisti (religiosi o laici) hanno tentato di appropriarsi di tali sentimenti, e di imporre il proprio monopolio ideologico sui sentimenti delle persone. Il sentimento di commozione viene così esaltato, manipolato ed indirizzato a favore della propria etnia, nazione o religione, comunque questa si comporti. Il sentimento di disgusto viene altrettanto indirizzato contro i raggruppamenti avversari. L'integralismo rende quindi le persone cieche e sorde, non più capaci di distinguere tra i comportamenti nobili e quelli disgustosi, al punto che qualunque componente del gruppo opposto suscita disgusto, compresi i bambini, che ancora non hanno potuto compiere alcun atto, né nobile né meschino. A questo punto, per le persone preda di un'ideologia integralista, l'infanticidio diventa moralmente accettabile.

Certo, noi neo-umanisti abbiamo esercitato la nostra attenzione a notare i comportamenti anti-umani. Ma non ci si potrebbe aspettare almeno altrettanto da parte della cultura cristiana, che proclama l'amore per il prossimo come principio supremo? O, più in generale, non potremmo aspettarci altrettanto dalle culture monoteiste, che pretendiamo moralmente superiori?

Se è vero che nelle società a religione monoteista si è maggiormente sviluppato il progresso tecnologico e culturale, è anche vero che nelle sue stesse fondamenta filosofiche vi sono dei concetti che, se non diagnosticati e debitamente storicizzati, possono vanificare qualsiasi progresso e causare il crollo e la regressione dell'intera civiltà, semplicemente inibendo l'altrettanto necessaria evoluzione etica.

Le religioni monoteiste - vale a dire il Cristianesimo (nelle sue varianti Cattolica e Protestante), l'Ebraismo e l'Islam - condividono la radice delle Sacre Scritture, l'Antico Testamento. È proprio in tale scrittura che l'infanticidio ha dignità, non solo di strumento di lotta contro l'oppressione, ma addirittura di strumento della giustizia divina. Non solo il Faraone trucida i bambini degli Ebrei (colpevoli di essere troppo prolifici e di minacciare con ciò il suo potere), ma è lo stesso angelo del Dio di Abramo che, in una terribile notte, passa di casa in casa ed uccide tutti i primogeniti egiziani (la porta della cui casa non è stata contrassegnata col sangue). Dunque lo sterminio dei cuccioli dell'antagonista (legge di selezione naturale che porta alla sopravvivenza della progenie del più forte) l'abbiamo non solo nei cromosomi, ma anche, ben codificata, negli stessi miti fondanti della nostra società. Sempre nelle scritture sono ben radicati i concetti di popolo, di nazione, di predestinazione e dell'essere prediletti da Dio.

È chiaro che il Dio di Israele non ha alcun riguardo per i diritti di popoli che non siano il suo popolo prescelto. Si tratta quindi di un Dio tribale, che difende la propria tribù contro le altre, quali che siano le "colpe" vere o presunte, di queste ultime. Promette a Mosè le terre ed i beni degli Ittiti, dei Cananei, e di altre tre o quattro etnie che avevano l'unico torto di abitare i territori (dove scorre latte e miele) adocchiati dal Dio padrino di Abramo e di Mosè.

La morale corrente arriva oggi a mostrare sensibilità verso i diritti degli animali, ma come stupirci se continua a considerare l'uccisione dei cuccioli umani come forma di lotta ammissibile, solo un po` più estrema? In questa logica le deliranti dichiarazioni di Bin Laden, che ringrazia il suo Dio (biblico) per aver armato la mano degli assassini-suicidi delle torri gemelle (Sodoma e Gomorra?), non appaiono poi così deliranti, solo azioni da commisurare ai torti subiti. Se questi sono tremendi, allora l'uccisione di migliaia di innocenti, fra cui vecchi e bambini, diventa giustificabile. E questo non è il credo dell'Islam, che qualcuno vorrebbe arretrato di 1400 anni rispetto alla Cristianità. No, signori, guardiamo in faccia la realtà: queste sono le sacre scritture delle società più avanzate del pianeta!

Pur condividendo pienamente le motivazioni dell'azione statunitense in Afghanistan, non posso fare a meno di osservare che il regime talebano si era già rivelato profondamente anti-umano ben prima dell'11 settembre 2001. La terribile oppressione delle donne, denunciata più volte dalle organizzazioni umanitarie, il disprezzo per testimonianze artistiche e culturale patrimonio dell'umanità (le statue del Buddha bombardate), le condizioni di intollerabile sottosviluppo economico e culturale cui il regime sottometteva il popolo afgano, tutto ciò non era sufficiente per scuotere l'indifferenza della nostra morale monoteista, pochissimo sensibile - nei fatti -- ai diritti delle donne ed alla sofferenza degli indigenti e degli oppressi in generale. E qui il discorso potrebbe allargarsi, ad esempio, alle aberranti pratiche (come l'infibulazione) cui vengono sottoposte le donne in molti paesi africani, sotto l'occhio tollerante delle missioni cristiane. Occorre forse anche ricordare che, nelle nostre scritture, si parla di sacrifici umani, di bambini in genere, che il nostro Dio (come del resto gli altri dei di quel tempo) talvolta richiedeva, e cui talvolta benignamente rinunciava, accettando in cambio un capretto o una giovenca. E che nelle stesse scritture la donna è spesso presentata come creatura impura, una via di mezzo tra animale e uomo.

Ovviamente questo non vuol dire che l'Antico Testamento non contenga anche insegnamenti validi e storicamente attuali, ma bene fanno quelle correnti che cercano gli insegnamenti umanisti e positivi in tutte le sacre scritture ed in tutte le religioni, anche in quelle non monoteiste o in quelle che neppure condividono l'idea dell'esistenza di un Dio (come ad esempio il Buddismo), o in culture laiche o agnostiche.

Per noi neo-umanisti l'infanticidio, e più in generale l'uccisione di persone innocenti, così come le torture, non sono mai giustificabili né ammissibili. Il terrorismo è l'azione dei vigliacchi, di coloro che non osano affrontare la tirannia (vera o supposta), ed allora colpiscono gli inermi, e chi non può difendersi.

Chi uccide od opprime un bambino o un innocente può aver avuto tutte le ragioni di questo mondo, ma le ha perse nel momento in cui ha alzato la mano contro un innocente. Non ha e non potrà mai più avere la dignità di combattente per la libertà. Ecco perché non perdonerò mai a Sharon il massacro di Sabra e Shatila, e tutti gli atti di brutale assassinio, repressione ed oppressione compiuti in decenni di storia di quella travagliata regione.

Quanto ad Arafat, da tempo avrebbe dovuto distaccarsi completamente da Hamas e dagli altri gruppi terroristi, quando hanno cominciato a tirare missili contro gli scuola-bus. Arafat avrebbe dovuto prendere le distanze da costoro, rivendicare con forza la libertà per le persone che rappresenta, e richiedere espressamente la protezione dell'ONU per le persone che vogliono lavorare e crescere in pace i propri bambini. Palestinesi? Israeliani? Ittiti? Cananei? Non sarebbe ora di piantarla con questi steccati biblici, nazionalisti ed etnici, che finora hanno portato solo lutti, faide e disgrazia a tutti i terrestri? Quando vedo in televisione la scena di una strage di bambini, io non voglio neppure sapere se si tratta di bimbi Palestinesi o Israeliani: vedo solo, una cartella qua, un giocattolo là, le povere cose di bambini che, nonostante tutto, cercavano di guardare il mondo con fiducia. E, con la fiducia innocente dei bambini (ma come può questa fiducia, signori falchi d'Israele e signori di Hamas, non commuovervi e non farvi ragionare sulle vostre scelte folli ed antistoriche?), cercavano di imparare ciò che i grandi avevano detto loro di imparare. Certo non la morte.

Al posto di Arafat, se non avessi ottenuto la protezione dell'ONU per gli innocenti, allora avrei lasciato gli Israeliani da soli a costruire le loro "piramidi", rinnovando un'altra tradizione biblica: quella dell'esodo, forse la meno cruenta, quando non finisce per andare a razzolare sulla terra abitata da qualcun altro. Ma vogliamo che in terra araba -- per la maggior parte deserto che nessuno si sogna neppure di bonificare -- nessuno abbia da offrire un fazzoletto di terra ai Palestinesi, anche solo per mettersi in pace con la propria ipocrisia? Arafat, leader frastornato e stanco, forse potrebbe ancora trovare la fantasia necessaria per stupire il mondo in positivo.

Confesso di non avere molta simpatia per la cultura araba medio-orientale contemporanea. Per quello che ho potuto conoscere, in alcuni viaggi di lavoro, si tratta di gente ricca ed arrogante, culturalmente seduta sui propri pozzi di petrolio, come se non dovessero finire mai. Sprechi e lussi assurdi, nessun interesse per la scienza e per la tecnologia: ad un passo dalle città (con palazzi costruiti in marmo ed oro), ad un passo da autostrade a 10 corsie, illuminate a giorno e percorse sì e no da un'auto all'ora, vi sono villaggi di beduini dove l'economia è ancora costituita da cammelli e capre. E pensare che si tratta di regioni a fortissima insolazione: basterebbe investire un po' in ricerca, e potrebbero essere tra i fautori del rinascimento prossimo venturo. Ma in genere ho visto gli Arabi, nella loro industria petrolifera, occupare esclusivamente posizioni burocratiche e di potere, certi di poter comprare il sapere tecnologico, che considerano con palese disprezzo.

Ebbene, nel contesto arabo, i Palestinesi sono una mosca bianca: quelli che ho conosciuto personalmente avevano preparazione e lauree tecniche, erano persone aperte, amanti del lavoro e desiderose di progresso. Forse anche per questo sono malvisti dal resto del mondo arabo, che si sente in colpa per averli difesi sempre solo a parole. Ma sarebbe un crimine insopportabile se dovessero essere sterminati, secondo il progetto (biblico) dei falchi d'Israle. Invece sono convinto che, se mettessero un po` da parte le proprie tradizioni etniche, Ebrei e Palestinesi avrebbero grandi benefici, da una collaborazione finalizzata allo sviluppo di quelle regioni. Signori, che abitate in quella parte del mondo: è ora di finirla, trovate un modo, quello che volete, ma fateci arrivare finalmente qualche buona notizia! E che non si debba sentire mai più parlare di auto-bomba, bombardamenti ed attentati suicidi!

Quanto a noi tutti, la nostra società sarebbe più che matura per un messaggio più umanista e moderno, anche religioso - dal latino religo=unisco, nel senso di trovare finalmente un modo per unire liberamente gli sforzi di persone libere.

Non serve, ovviamente, alcuna abiura: solo consegnare finalmente alla storia ciò che non poteva che essere espressione del carattere tribale della società di qualche migliaio di anni fa, e cominciare a modellare dei principi eticamente più adatti alla nostra epoca.

[002.AA.TDF.1/2002 - 12.01.2002]