La libertà è un'arma potente o un'arma moderna?

di A. Autino


Quando ero molto giovane, alcune decine di anni fa, pensavo che l'invecchiare non mi sarebbe pesato, perché avrei vissuto i miei 50 anni nel nuovo millennio. Chi è stato, come me, adolescente negli anni del boom economico, aveva infatti grandi speranze per il 2000, basate, allora si pensava, sul progresso tecnologico e sociale.

Mai più avrei immaginato che l'avvenimento di maggior risonanza del nuovo millennio appena iniziato sarebbe stato la caduta delle Twin Tower di New York ad opera di terroristi.

Forse non automobili a levitazione o motori antigravitazionali. Ma una colonia lunare, o comunque uno stadio più avanzato di insediamento umano nel sistema solare; la fame ed il sottosviluppo, se non sconfitti, in via di superamento. Questo immaginavo e mi auguravo. Invece un manipolo di esaltati, indottrinati fino alla follia, hanno proprio compiuto quell'atto criminale, assurdo ed inimmaginabile, l'11 settembre del 2001.

E chiunque abbia sognato un futuro migliore, ad esempio un tempo di giustizia sociale, deve prendere atto che qualcosa non funziona, anzi qualcosa va decisamente a rovescio, rispetto alle nostre speranze ed ai nostri sogni. E non si tratta di qualcosa che possiamo ignorare, tirando semplicemente dritto per la nostra strada.

Le conseguenze non sono di poco conto: mentre noi analizziamo le possibilità che si sviluppi il volo suborbitale, come precursore del volo spaziale alla portata di tutti, si ha una contrazione senza precedenti dei viaggi aerei, e molte compagnie stanno in piedi solo grazie al sostegno statale. Ed ancora non è dato sapere quali saranno gli effetti di tutto questo a medio ed a lungo termine, su un'economia mondiale già tanto disastrata dalla mancanza di fantasia dei detentori del potere politico ed economico. Mentre noi discettiamo del libero mercato, di privatizzazione dello spazio, e di diminuzione dell'ingombrante presenza statale, siamo costretti ad adottare misure di sicurezza certamente lesive di quelle libertà e diritti individuali che sempre più - almeno noi occidentali - riteniamo fondamentali. I più libertari devono anche, una volta di più, fare i conti con una contraddizione macroscopica: le libertà individuali non possono che fondarsi proprio sullo stato, per tanti versi anacronistico, ma ancora l'unica struttura armata e coordinata, capace di difenderci dal medioevo di ritorno, dal tribalismo, dalle diverse mafie che infestano il pianeta.

Ma ce n'è per tutti, non solo per i libertari. Abbiamo infatti dovuto renderci conto che, senza strutture di difesa, senza sistemi d'arma ad alta tecnologia, tutti i nostri sogni di libertà e progresso possono rapidamente diventare aria fritta, farneticazioni senza alcun senso, sotto i colpi della cultura tribale che ancora ci domina.

Un'importante lezione che deriva da questi ultimi mesi di storia del genere umano, storia nostra (e guai a considerarli, come si sarebbe forse tentati, qualcosa di estraneo, in cui non c'entriamo per niente) è per i pacifisti, un insieme cui - in passato - ho spesso guardato con una certa simpatia. Se un aereo civile può essere usato come terribile arma di sterminio da parte di pochi fanatici, il disarmo totale non potrebbe che portare la società civile ad essere ostaggio di qualsiasi balordo la cui fantasia malata sia sufficiente a trasformare un qualunque strumento di uso comune in un'arma.

Il pensiero umanista deve quindi indirizzarsi in un'altra direzione: non tanto armi sì o armi no, ma quali armi, e per fare che cosa?

Fra la guerra d'Afghanistan da una parte, e quelle del Kossovo e dell'Irak dall'altra, sono passati secoli di storia: l'obiettivo riconosciuto e molto pubblicizzato è ora quello di punire i colpevoli, evitando il più possibile di colpire gli innocenti, (e devo dire che l'amministrazione Bush mi ha sorpreso in positivo, a questo riguardo). Ci si sta maggiormente orientando verso un concetto di polizia mondiale. I risultati di questa nuova impostazione politica sono sotto gli occhi di tutti: anche se i caporioni Taleban sono ancora latitanti, sono però stati completamente emarginati dalla posizione di potere assoluto nel breve volgere di tre mesi. Evidentemente è risultato sufficientemente chiaro, per la popolazione afgana (prima vittima del regime talebano), che l'azione militare non era contro di lei. Dopo la carneficina di civili perpetrata in Kosovo, Milosevic rimase in carica per lungo tempo, e ne uscì addirittura rafforzato. Saddam Hussein è ben saldo al potere, dopo più di 10 anni di guerre e di sanzioni massacranti per la popolazione irachena. Ora, una polizia che si rispetti avrebbe anche il dovere di proteggere gli innocenti che si trovano loro malgrado tra i cattivi e le pallottole. Per questo dovremo probabilmente ancora aspettare, ma non disperiamo. L'umanità, nonostante tutto, continua a muovere passi in avanti, per quanto incerti e penosamente lenti.

Bush non poteva, dopo un'evento assurdo e terribile come quello dell'11 settembre, che riscuotere un ampio consenso intorno alla propria azione militare, anche da parte dei molti che, tradizionalmente (e mi metto tra questi), sono critici nei confronti delle "soluzioni militari" ai conflitti sociali. E nessuno piange certo per la fine del regime taleban, una delle dittature più retrograde ed antistoriche che si siano affacciate sulla scena mondiale negli ultimi decenni. Adesso, pero', Bush si trova davanti ad un bivio: tentare di utilizzare politicamente il consenso ottenuto per muovere guerra ad altri "stati canaglia", anche se il loro collegamento con i fatti dell'11 settembre sono molto meno evidenti di quelli di Bin Laden e soci. Oppure amministrare saggiamente il consenso, e fare un passo avanti sulla strada di una leadership più illuminata, e più rispettosa dei diritti degli innocenti e degli alleati (sia nel suo paese che fuori). Da parte mia gli consiglio questa seconda strada. Nel caso della guerra afgana ha prevalso nell'opinione pubblica più attenta ai diritti umani il desiderio di punire i colpevoli dell'orrenda strage di New York e di veder finalmente sorridere le donne afgane. Confido che, se si cedesse alla tentazione imperialista, di considerare terrorista qualsiasi disgraziato terrestre che tenta, pur con mezzi inadeguati, di conquistare i propri diritti (come fa, ad esempio, l'israeliano Sharon, per altro pubblicamente contestato nel suo stesso esercito), la stessa opinione pubblica avrebbe molto da obiettare, e non concederebbe lo stesso consenso.

Non sarà sfuggito, ad un eventuale lobbista armaiolo che scorra questo articolo, che non gli sto consigliando di sparire o cambiare mestiere. Ti sto in realtà chiedendo (come altre volte ho fatto con i petrolieri), di non mortificare il tuo intelletto e la tua fantasia. Per quanto le bombe siano intelligenti e "chirurgiche", finiscono sempre con l'ammazzare molti innocenti, e le mine rendono il terreno impraticabile per decenni anche dopo la guerra: e basta! È una barbarie che noi avanzati, del mondo occidentale, non possiamo più sopportare, perché - sì - offende la nostra coscienza. Quanto agli altri, che non fanno parte del nostro ristretto club di cuori teneri ed ipocriti, li vediamo però in televisione: grandi e bambini mutilati per essere incappati in qualche mina, magari risalente a qualche guerra dimenticata.

È pur vero che le bombe danno un buon profitto: sono infatti totalmente spendibili, come una bottiglia di vino, come un razzo spendibile (contro uno riutilizzabile), come il petrolio (contro le energie rinnovabili, solare spaziale in primo luogo). Perché dunque complicarsi la vita? Semplice: perché l'umanità culturalmente più avanzata (probabilmente anche questa è un'illusione, ma le illusioni sono forse gli unici motori del progresso) non ne può più di vedere gente fatta a pezzi o che muore di fame, e tanto ti dovrebbe bastare, se vuoi continuare a fare affari con noi! Rimboccati le maniche quindi, investi un pò dei tuoi enormi profitti in ricerca per la vita, anziché per la morte. I temi sono: inventare sistemi d'arma capaci di rendere inutilizzabili le armi tradizionali, immobilizzare le persone senza danneggiarle, mettere i cattivi in condizioni di non nuocere senza danneggiare i buoni. Obiettivi decisamente raggiungibili, utilizzando l'ettronica, la chimica ed... il rispetto per la vita umana!

 


 [001.AA.TDF.1/2002 - 09.03.2002]