Assemblea Generale della Ricerca

Chi desidera aderire all' appello può farlo inviando un messaggio - in cui siano indicati nome, cognome e affiliazione - all'indirizzo: redazione@lescienze.it
L'appello dei ricercatori
La nostra adesione all'appello
AGGIORNAMENTI DALL'ASSEMBLEA GENERALE DELLA RICERCA
17.10.2002

Taglio al fondone scongiurato

15.10.2002 10 settembre: aggiornamento iniziative
19.10.2002

Rino Falcone - Dopo l'Assemblea Generale della Ricerca

01.09.2002 Verso una "Assemblea generale della Ricerca" 10/09/2002 - CNR - Roma 
  Appello dei giovani ricercatori per il finanziamento alla ricerca.


L'appello dei ricercatori italiani

Questo il testo dell'appello dei ricercatori, pubblicato da Le Scienze, che facciamo nostro e riproduciamo integralmente. 

Nelle ultime settimane gli enti pubblici di ricerca del nostro Paese si sono trovati al centro di una incredibile e preoccupante situazione.

Dopo varie voci sull'imminenza di una riforma ministeriale di cui nessuno poteva produrre una prova documentata ma i cui contenuti trapelavano da più parti e convergevano su più punti, molta parte dei media nazionali, anche a seguito di alcune interrogazioni parlamentari, ha dedicato a questa riforma "fantasma" vari approfondimenti.

Ne è seguita una smentita del Ministero ("voci totalmente prive di fondamento", Adnkronos del 29 luglio) che nei contenuti confermava tuttavia l'intenzione di rimettere mano all'intero sistema della ricerca ("sono stati avviati studi preliminari per continuare nella riforma già avviata degli enti di ricerca" stessa nota di agenzia) anche se, rispetto alle critiche di lasciar fuori da queste elaborazioni la comunità scientifica, precisava: "prima di arrivare a qualsiasi decisione, sarà data ampia informazione alla comunità scientifica, alle parti sociali e alle forze politiche, in modo da arrivare ad un provvedimento condiviso".
Tale balletto di voci e di contraddittorie smentite, subisce un'evidente evoluzione quando il quotidiano "La Repubblica" (2 agosto, "La ricerca commissariata") indica l'esistenza di un documento "ufficiale" in una versione ormai definitiva (anche l'assetto grafico del documento, riprodotto nella stessa pagina, evidenzia l'avanzamento del progetto) e ne descrive il contenuto.

In questo documento di riforma è prevista la SOPPRESSIONE di diversi Enti Pubblici di Ricerca (Istituto nazionale di diritto agrario, Istituto nazionale di alta matematica, Istituto nazionale di ottica applicata, Istituto nazionale di ricerca sulla montagna, Istituto papirologico "G. Vitelli", Istituto elettrotecnico "Galileo Ferraris", Stazione di zoologia "A. Dohrn", Istituto nazionale di oceanografia e geofisica) e la SOSTANZIALE TRASFORMAZIONE di altri (Consiglio nazionale delle ricerche, Agenzia spaziale italiana, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Istituto nazionale di astrofisica).

Come si vede è un profondo e stravolgente progetto che ridisegna completamente la mappa della ricerca pubblica nel nostro Paese.
Non si tratta soltanto di accorpare e smembrare istituzioni e indirizzi scientifici seguendo la composizione di un "puzzle" non si sa quanto approssimativo. La cosa che più preoccupa è l'introduzione di regole di accentramento e gerarchizzazione dell'autorità e delle decisioni (tutte affidate ai politici di governo e ai loro diretti fiduciari); regole assolutamente inapplicabili al mondo della ricerca. E di fatto mai applicate in alcun paese sviluppato dell'occidente.
Scompaiono del tutto i principi di competenza e di merito per l'assunzione degli incarichi di direzione negli indirizzi scientifici; principi sostituiti con quelli della fedeltà politica e della diretta controllabilità da parte del governo. Chiunque abbia un minimo di esperienza nel campo della ricerca sa benissimo che questo tipo di regole, adatte ad un'impresa economica o al commissariamento di un ente in crisi, sono totalmente inadatte al mondo della ricerca.

Che fossimo in presenza di un attacco all'autorevolezza e alla competenza della comunità scientifica lo si era già intuito dallo smantellamento o dalla mancata realizzazione (pure pianificata) di quegli organismi di consulenza che avrebbero dovuto svolgere il ruolo di alta guida scientifica per le scelte di governo (CEPR e Assemblea della Scienza; le voci sul CIVR indicano il rischio di una sorte analoga).

Quello che si delinea è un disegno che introduce pericolosissimi elementi di autoritarismo e di totale dipendenza dal potere politico/ministeriale. Un disegno che tende innanzitutto ad azzerare l'autonomia della ricerca e delle sue massime istituzioni - quell'autonomia (ribadita anche nella nostra carta costituzionale) che del lavoro di ricerca è uno dei fattori fondativi tanto che non a caso figura tra i principi fondamentali delle civiltà evolute e libere. Un disegno che, inserendo a cascata molti livelli di gestione selezionati non in base alla specifiche competenze ma solo in base all'appartenenza politica, farebbe lievitare la burocratizzazione e di conseguenza la farraginosità nell'organizzazione dell'intero sistema ricerca.
Una perdita netta di efficienza e una compromissione gravissima dell'attività scientifica!

Non basta a rassicurare la comunità degli studiosi la considerazione che un sistema di forte centralizzazione potrebbe facilitare l'orientamento delle istituzioni di ricerca verso specifici settori. Il metodo dell'autorità dall'alto può mostrare gravi manchevolezze nella programmazione scientifica perfino quando la direzione è in mano a competenti e riconosciute autorità scientifiche, ma nel caso di una direzione non selezionata sulla base del merito i rischi diventano davvero gravissimi.

Non si vuole qui mettere in discussione il diritto (e anzi il dovere!) della società - e della politica che ne rappresenta e organizza le profonde aspirazioni - d'individuare e suggerire settori e aree di intervento per la ricerca in cui operare con priorità; si contesta piuttosto l'idea che tutta la ricerca debba seguire le strade tracciate in sedi esterne ad essa (prescindendo da un rapporto dialettico e di confronto tra le varie esigenze); e più ancora si contestano le modalità di un rapporto inteso a defraudare tutti gli spazi di autonomia attraverso una sorta di commissariamento della scienza che va fatalmente ad intaccare alla base la natura e la qualità della ricerca stessa.
Va ribadito che il metodo dell'autonomia, della capacità di iniziativa e auto-indirizzamento nella ricerca è parte integrante e forza della stessa attività: non è pensabile altro modo di fare scienza senza l'attuazione di questo metodo.

E' evidente che questo disegno poteva originarsi solo fuori dalla capacità progettuale e dal "sentire" della comunità scientifica nazionale. Non era mai successo, da quando esistono istituzioni democratiche in questo Paese, che si pensasse di trasformare l'impianto complessivo del sistema ricerca senza avvertire il bisogno di coinvolgere la comunità scientifica, avviando un percorso di confronto, di discussione e di analisi.
Per quanto è dato sapere, l'incombente riforma sarebbe il risultato del compito affidato ad una società privata di consulenza, esperta nella ristrutturazione di aziende in crisi, forse integrato dal lavoro di una qualche équipe ministeriale. Così si è inteso procedere per metter mano ad uno dei più delicati settori del Paese.

Paradossalmente questo progetto va nella direzione opposta a quanto si sta facendo in Europa e nel mondo, umiliando e non incoraggiando l'"imprenditorialità" scientifica dei ricercatori, togliendo e non aumentando competitività al sistema, introducendo dei meccanismi burocratici e di controllo che possono solo frenare e non stimolare la produttivita? del sistema ricerca. Questo modello di organizzazione potrà solo fare aumentare il divario di sviluppo in campo scientifico, e quindi economico, tra l'Italia ed i partner europei.

Siamo di fronte a un'azione gravissima, a un'aggressione senza precedenti. Il mondo della scienza e della ricerca deve reagire.
Il sistema della ricerca che si poggia su università, ricerca pubblica extra-universitaria e ricerca privata, non può - dato che la ricerca privata in questo paese non è mai decollata - vedere smantellata anche la componente degli enti pubblici di ricerca; ne conseguirebbe un danno irrimediabile non solo per l'intero sistema ricerca, ma per la capacità del nostro Paese di mantenersi sulla frontiera dell'innovazione, della competitività economica, di accrescere il proprio potenziale di sviluppo sociale e di civiltà.
Non possiamo sottrarre un così rilevante patrimonio alle nuove generazioni di ricercatori, ai nuovi laureati e dottorati che intendono mettere il loro capitale di formazione e le loro intelligenze al servizio del Paese.
Non si vuole certo sostenere che il sistema esistente sia esente da critiche, ne' che questa comunità non sia disponibile a discutere nuove soluzioni e prospettive. Si vuole piuttosto tracciare un confine oltre il quale la Ricerca di questo paese verrebbe gravemente menomata.

Riteniamo quindi urgente che si apra una riflessione collettiva, una grande "Assemblea generale della Ricerca" aperta a tutte le forze della società civile che abbiano a cuore il destino della ricerca nel nostro paese; c'è bisogno che la nostra comunità si esprima pubblicamente, prenda posizione e si assuma la responsabilità di definire fino in fondo il suo compito nella società. È necessario riaffermare ruolo e prerogative della comunità scientifica, nell'interesse non di questa comunità ma del bene collettivo. C'è bisogno di un pubblico riconoscimento di questo ruolo, che può passare solo attraverso una consolidata auto-consapevolezza dello stesso.

C'è bisogno di chiamare a raccolta gli scienziati tutti: i giovani dottorandi, i ricercatori giovani e anziani, i prestigiosi scienziati di questo Paese.



Comitato Promotore (in via di composizione):

- Franco Bassani (Scuola Normale Superiore di Pisa, Presidente Società Italiana di Fisica - a titolo personale)
- Roberto Battiston (Università di Perugia)
- Carlo Bernardini (Università Roma "La Sapienza")
- Marcello Buiatti (Università di Firenze)
- Cristiano Castelfranchi (ISTC-CNR)
- Gianna Cioni (IASI-CNR)
- Rosaria Conte (ISTC-CNR)
- Rino Falcone (ISTC-CNR)
- Vincenza Ferrara (Università Roma "La Sapienza")
- Marco Gori (Univ. Siena e Presidente Associazione Italiana Intelligenza Artificiale - a titolo personale)
- Patrizia Grifoni (IRPPS-CNR)
- Margherita Hack (Università di Trieste)
- Francesco Lenci (IBF-CNR)
- Marina Montacutelli (ISSM-CNR)
- Giorgio Parisi (Università Roma "La Sapienza")
- Giulio Peruzzi (Università Padova)
- Francesco Polcaro (IASF-CNR)
- Lino Polito (IGB-CNR)
- Tullio Regge (Politecnico di Torino)
- Flaminia Saccà (Università Roma "La Sapienza")
- Francesco Tampieri (ISAC-CNR)
- Giuliano Toraldo di Francia (Università di Firenze)
- Carlo Umiltà (Univ. Padova - Presidente Associazione Italiana di Psicologia - a titolo personale)
- Cristiano Violani (Università Roma "La Sapienza")

Adesioni: consultate la lista

Chi desidera aderire al presente appello può farlo inviando un messaggio - in cui siano indicati nome, cognome e affiliazione - all'indirizzo: redazione@lescienze.it


Il nostro messaggio di adesione all'appello:

Cari colleghi,
 
Aderisco al Vostro appello, anche a nome di Tecnologie di Frontiera (http://www.tdf.it ).
La situazione della ricerca scientifica in Italia non e' piu' sostenibile. Durante i decenni di clientelismo della cosiddetta prima repubblica eravamo assuefatti all'esodo dei giovani ricercatori italiani, dovuto alla "borsa" della ricerca, in cui finivano pochi spiccioli, e l'Italia era la cenerentola dei paesi industrializzati.
I successivi governi, condizionati dalla presenza dei verdi e dalla burocratica mancanza di fantasia dei dirigenti ulivisti, hanno, se possibile, peggiorato la situazione. Ed e' continuato l'ipocrita pianto greco perche' l'Italia e' capace di aggiudicarsi -- come contributi europei alla ricerca -- soltanto una parte di cio' che versa alla Comunita` Europea, mentre altri Paesi (es. UK), si dimostrano molto piu' vivaci, e riescono a portare a casa piu' di quanto versano.
Questa situazione della ricerca in generale si riflette pesantemente anche sulla ricerca tecnologica: in molti settori (es. aeronautica) i contenuti qualificanti sono stati progressivamente portati all'estero, lasciando nel nostro Paese lavori puramente esecutivi.
 
Si potrebbe pensare che peggio di cosi' non possa andare. Ma non e' cosi'.
Con l'avvento del governo di centro-destra siamo oggi di fronte ad un salto nel buio.
In assenza di riforme e ristrutturazioni, che la portino almeno al livello di quella Europea, soprattutto per quanto riguarda i fondi, la ricerca italiana non potra' che indebolirsi ulteriormente e soccombere.
Ma le riforme necessarie devono essere funzionali agli interessi del Paese e della ricerca, e devono quindi essere frutto di uno straordinario impegno progettuale di tutto il mondo della ricerca scientifica e tecnologica.
 
Dopo tanto agitarsi a destra ed a sinistra -- divisioni sociali che hanno caratterizzato drammaticamente l'era industriale --, l'avvento dell'era elettronica ci permetterebbe finalmente di guardare in alto, e di cominciare a pensare di amministrare l'eccellenza, anziche' guardare sempre il suolo, spartendo litigiosamente la miseria!
 
Da parte mia, Vi propongo un obiettivo politico, che potrebbe, se realizzato, portare alla ricerca molti fondi, e dimostrare quanto realmente la ricerca stia a cuore della gente: sia data la possibilita` ai contribuenti, quando compilano la dichiarazione dei redditi, di destinare l'8x1000 ad un fondo per la ricerca.
 
Esprimo tutto il mio sostegno alla Vostra iniziativa.
 
Guardate in alto!
Adriano Autino
 
 
-- Adriano Autino
-- via Borgomasino, 25/A 13040 MONCRIVELLO (VC)
-- tel. +39.0161.433688 - fax. +39.0161.423605 - cell. +39.335.8244435
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President General Manager - ANDROMEDA s.r.l.
Real Time Systems, Tools, Methodologies, Technologies, Education for Aerospace Industry and Research
web:  http://www.andromeda-srl.com/
e-mail: adriano.autino@andromeda-srl.com
ANDROMEDA s.r.l. is a member of AIPAS (Associazione Italiana PMI AeroSpazio)
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President - Technologies of the Frontier
web: http://www.tdf.it/
e-mail: adriano.autino@tdf.it


Chi desidera aderire al presente appello può farlo inviando un messaggio - in cui siano indicati nome, cognome e affiliazione - all'indirizzo: redazione@lescienze.it

Da parte dei sottoscrittori dell'appello ricordiamo anche la manifestazione del 14 febbraio 2001, in difesa della ricerca, a cui abbiamo dato adesione (si veda Libertà per la scienza!, ed il nostro Comunicato Stampa). Segnaliamo anche l'iniziativa dell'autunno 2001 Appello dei giovani ricercatori per il finanziamento alla ricerca.

Liberta` per la Scienza!

8 X 1000 AD UN FONDO PER LA RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA!

[018.AA TDF.1/2002 - 21.08.2002]