Acqua
di Adriano Autino
L'eccellente articolo di Adelia Bertetto su Viktor Schauberger, che abbiamo il piacere di pubblicare su TDF 2/2000, rappresenta un esempio di cio' che io chiamo pensare con la propria testa, cercarsi riferimenti culturali aldilà delle suggestioni di tanto ciarpame mediatico, ed indicare alla discussione gli spunti che si ritengono fecondi ed attuali. Ringrazio quindi Adelia per aver focalizzato l’attenzione su questo ricercatore che, scartato dal media-business, ha dato inizio a filoni di ricerca molto interessanti ed originali, certo meritevoli di proseguimento.
Schauberger era un profondo osservatore e conoscitore dei processi naturali e biologici, ed i suoi studi sull'acqua e sull'energia costituiscono una delle pagine più affascinanti dell’avventura scientifica del XX secolo. Il fatto che preferisse passare il suo tempo nei boschi piuttosto che nelle aule universitarie gli valse l’odio dei ricercatori laureati e titolati. Le osservazioni compiute sul comportamento dell’acqua lo hanno portato a scoprire fenomeni e principi fisici che non sono ancora stati spiegati e, da una sommaria ricerca sull’internet, sembra che gli unici oggi impegnati su questa strada siano ricercatori con pochi mezzi, ai margini della Scienza ufficiale, quella con la S maiuscola.
Lo studio dell’acqua è invece di primaria importanza per noi, esseri formati in gran parte d’acqua. L’acqua è il più intimo degli elementi: essa precede, sostiene e segue la nostra vita, sia come singoli individui sia come specie. L’acqua è emozionale, e condivide il nostro spirito. Poiché il processo vitale terrestre, basato sul ciclo dell’acqua, dura da milioni di anni, ogni essere umano vivente condivide, attraverso l’acqua, la materia con ogni altro individuo, e con qualsiasi creatura animale o vegetale, vissuta in precedenza e di là da venire. L’acqua è comunione del corpo, quindi, per i Terrestri. Niente da stupirsi che influenzi tanto anche lo spirito.
Ma lascio all’ottimo
articolo di Adelia, che ha approfondito più di me lo studio della vita e delle opere di Schauberger, il compito di fornire le note biografiche e scientifiche essenziali a risvegliare una salutare curiosità. Mi preme invece puntualizzare alcuni concetti. Schauberger, come molti studiosi della natura, si presta a numerosi equivoci ed "annessioni" che certamente lo portano a rivoltarsi nella tomba. Niente di più falso, ad esempio, che ritenere Schauberger un "ecologista ante-litteram". Forse possiamo definirlo un ecologista in quanto studioso dell’ecosistema naturale, nell’accezione che tale termine aveva prima che assumesse un significato ideologico anti-umanista. Egli non idolatra la natura, bensì la studia per capirne il funzionamento e copiarlo. Uno dei suoi motti preferiti è proprio "Kapieren und kopieren". Lo scopo della tecnologia, sostiene, non è correggere la natura, bensì imitarla.Dunque V.S. non nega affatto la tecnologia, come strumento dell’uomo per modificare l’ambiente a proprio vantaggio, bensì vuole discuterne i requisiti, il metodo, la pratica. Prova ne sia che, accanto allo studio dell’acqua e dei bio-sistemi, Schauberger si è dedicato a costruire macchine per produrre acqua di fonte artificiale, all’energia nucleare, ed a costruire macchine volanti, sempre basandosi sui principi del vortice e dell’implosione (contrapposta al metodo dell’esplosione), da lui studiati ed approfonditi per tutta la vita.
Nei confronti della scienza, V.S. esercita una critica radicale (tra l’altro il mondo accademico non lo comprende, lo sbeffeggia e lo boicotta, mentre in mezza Europa si adottano le sue tecnologie per portare a valle il legname da costruzione), ma non per negare qualsiasi idea di ricerca, bensì per proporre un altro approccio, che dia più peso all’osservazione dei fenomeni naturali, in nome di un fare più consapevole e responsabile, meno superficiale e meno incurante dei processi naturali. Al metodo dell'esplosione in linea retta, utilizzato dalla Scienza, egli contrappone l'implosione in modelli spiraliformi, più conformi ai sistemi naturali.
Sulla conservazione di ambienti naturali incontaminati (oggi elevata a dogma mistico dall’ecologismo anti-scientifico), Schauberger si pronuncia in modo inequivocabile: "i fenomeni naturali non disturbati dall’uomo indicano la via per la realizzazione di nuove tecniche". È chiara quindi la sua impostazione: all’uomo conviene mantenere alcuni ambienti incontaminati, al fine di poterli studiare e ricavarne tecnologie che permettano di modificare il resto dell’ambiente a proprio vantaggio, e non conservare tutto l’ambiente incontaminato, per contemplarlo in attesa della morte. Il pensiero corre, logicamente, alle possibilità di trasformare mondi desertici, come Marte, in giardini adatti alla nostra vita (possibilità indagate dal bellissimo dossier di
Le Scienze "L’esplorazione dello spazio", in edicola da aprile 2000).Per essere vissuto nella prima metà del ‘900, Schauberger è quindi molto in anticipo sui tempi: se il mondo gli avesse dato retta 50 anni fa, lo sviluppo industriale poteva forse prendere un sentiero un po’ meno devastante? D’altro canto va tuttavia osservato che, come altri geni anticipatori, neppure Schauberger intuisce l’importanza della crescita numerica del genere umano su tutti i processi planetari, ed ancor meno è in grado di spingere il proprio sguardo fino a scenari, anche più preoccupanti, di decrescita (ma questo appare ancora, per i più, inarrivabile anche ai giorni nostri).
In sintesi, ritengo che il mondo della ricerca scientifica e tecnologica dovrebbe far tesoro del pensiero di Schauberger, e la linea di interfaccia, feconda, potrebbe proprio essere la seguente.
È evidente che la natura di questo pianeta non condivide i nostri obiettivi specifici di crescita culturale, tuttavia ha permesso e supportato lo sviluppo della nostra specie sino a questo punto.
Quindi i sistemi biologici funzionanti su questo pianeta rappresentano un valido punto di partenza e, se siamo capaci di estenderli, possono funzionare per molto tempo ancora, come supporto vitale della nostra specie.
Prima di cercare di far meglio della natura (e, con estrema superficialità, per tanto tempo, abbiamo fatto peggio), dovremmo cercare di capire a fondo il funzionamento dei bio-sistemi, e metterci in grado, almeno, di riprodurli come sono.
Non da ieri, noi di TDF sosteniamo l’importanza primaria dello studio degli ecosistemi naturali, al fine di riprodurli fuori del nostro pianeta ed in ambienti sterili del nostro pianeta. Mi pare che il lavoro di Schauberger vada nella stessa direzione, e che, una volta conosciutolo meglio, possiamo riferirci a lui come ad un precursore. Non è infatti in discussione il fine filosofico ed etico dell’agire e ricercare di Schauberger: è l’uomo e la sua crescita, e non la natura fine a se stessa. Ben venga quindi il suo sguardo critico e duro, fuori dal coro conformista. Cercheremo di far buon uso della sua critica e del suo pensiero.
Vedere anche la pagina dei link a siti interessanti su Schauberger e la ricerca sull’energia dei Vortici.
AA - TDF 2/2000 - 30/04/2000