Michael Martin-Smith - Answer to the question "What will we eat in Space?" – 13/06/99

This will be decided, at least intially, by considerations of actual cultivation areas open to us; cattle and pigs for instance will be obviously impossible! High yield fish such as tilapia eating otherwise inedible but prolific greenery (for oxygen generation, perhaps) will be very attractive, giving high protein and with uncomplicated requirements. Japanese scientists are looking at closed cycle aquaria for fish farming for - you guessed it – sushi. Food technology could well apy attention to rasing single cwell protein eg algae, and then modifying the texture so as to simulate more familiar fare. Much else will be domne with spices and ingenious cooking. A major invention will be a wok which can work in space- I propose a sealable rotating( for centrifugal force) wok heated electrically- perhaps with a high power element built into the "floor" of the wok - but the engineering will probably be more complex than that. Having said that woks can turn simple fare with appropriate spices into healthy and tasty meals For many people vegetarianism is only a small step away anyhow, or grounds of economic land usage if nothing else. The challenge will not be production of food in Space - Mir cosmonauts have pioneered wheat germination and growth aleready- but devising new gourmet flavours and overcoming the blandness astronauts report in their cuisine. We need a new breed of chefs. The ethics is the same as here below- any modifications of food must be carefully researched and designed with nutrition in mind, not solely profit. But we must not be afraid to use science wisely- after all, 300 generations of humans have being modifiying food already- or did our Cro-Magnon ancestors live on pasta and forget to tell us!

Michael Martin-Smith - michael.martin-smith@tdf.it


Michael Phillips - We need to balance idealism with realism – 13/06/99

We need to balance idealism with realism. Of course, money spend on the Kosovo war could be used for other (constructive) projects. The space future will need to progress before all Earth-problems can be solved, as opposed to the Green doctrine that 'we need to solve all our problems on Earth, before we spend money on space'. Secondly, taking an anti-US stance will not achieve much...that was European money spent on the Kosovo war, not just US dollars. Finally, we should be careful of 'one world' idealism. Many in Europe believe that the full integration of Europe is a start towards a terrestrial unity. The European elections of the last few days show otherwise. What follows is my reply to Michael Martin-Smith, on the subject of European space and one world ideals.

Michael Phillips – e.mail: pm622@greenwich.ac.uk


Angel Bowen - Answer to the question "What will we eat in Space?" – 13/06/99

Forget about what we will eat in space.
The question that we should be asking is, 'when we will stop killing things for food?"
Only when we conquer the fact that we need matter to subsist, (and by that I mean, minerals, plants and animals) and replace it with the fact that we can create energy, can we say anything about what we are going to do in space.
I believe we can allow ourselves intra-solar travel, until we can answer that question. We will still be pretty close to our stellar mass, and objects that will allow us to eat our type of food.....
As long as we can grow our own food in space, we can live out there, but not real space, which is light years empty of nay mass that will be truly usable to us.

Angel - e.mail: kts104khid@prodigy.net


Bernardo Mattiucci - Progetti concreti... - 09/06/99

Alle soglie del nuovo millennio e soprattutto a 30 anni dalla pseudo conquista della Luna, la S.E.COL. COMPANY si prefigge come unico obiettivo, la vera conquista dello spazio ed il suo sfruttamento minerario. In accordo con quanto affermato dall'ASPS (Associazione Sviluppo Propulsione Spaziale) riteniamo che la propulsione di tipo chimico, oggi largamente utilizzata dalle maggiori compagnie aerospaziali mondiali, risulti decisamente poco potente ed estremamente costosa per le missioni di esplorazione e colonizzazione a medio e lungo raggio. Questo è il motivo principale che ci spinge allo studio di nuovi sistemi propulsivi, primo fra tutti la PNN (Propulsione Non Newtoniana). Per conseguire i propri risultati in tempi brevi però, la S.E.COL. COMPANY ha deciso di utilizzare la propulsione di tipo chimico, per iniziare la colonizzazione del Sistema Solare, puntando, in primo luogo, al nostro satellite naturale: la Luna. Non é fantasia, nè un gioco e neanche fantascienza. È la volontà di rinascita, di evoluzione e di progresso che accomuna i "secoliani", i membri effettivi della S.E.COL. COMPANY. Space Exploitation and Colonization Company vuol dire futuro. Una iniziativa portata avanti da semplici appassionati del settore che sfruttando i propri mezzi, effettua studi e ricerche atte allo sviluppo dell'astronautica moderna PRIVATA. Giunti a 30 anni di distanza dallo sbarco sulla Luna da parte della NASA, possiamo affermare con assoluta certezza che si è trattato solo di una conquista politica e non scientifico-tecnologica come ci si aspettava. Quanti di voi, da bambini, immaginavano e sognavano di sfrecciare tra lune e stelle con potenti astronavi? Io di sicuro. Immaginavo che nel 2000 le astronavi avrebbero soppiantato le automobili ed i voli spaziali sarebbero stati poco più che semplici passeggiate. Ad appena 2 anni da fine millennio invece, di astronavi in senso stretto non ne esiste neanche una. Nel "lontano" 1969 le mitiche astronavi Apollo, spinte in orbita dal possente Saturno 5, si spingevano fino alla Luna coprendo la distanza di 384.000 Km (distanza media Terra-Luna) in una settimana circa. Oggi, con i moderni mezzi di trasporto (il tanto amato Space Shuttle), si raggiungono al massimo i 1100 Km dalla Terra con elevatissimi costi di esercizio. Nella corsa allo spazio, americani e russi hanno tentato di tutto. Spetta agli americani il merito di aver spedito una sonda spaziale, il Voyager 1, il più lontano dalla Terra. Spetta però ai russi il merito di aver costruito e varato, nel 1986, la prima vera stazione spaziale orbitante: la MIR. Alle soglie del nuovo millennio, spetta alla S.E.COL. COMPANY colonizzare attivamente lo spazio e riaccendere in tutti quell'interesse per le imprese spaziali umane. La tecnologia esiste già da diversi anni. Basta un minimo di buona volontà e di seria collaborazione e, con l'aiuto di tutti, riusciremo a raggiungere quegli obiettivi che ci siamo prefissati e che abbiamo sempre sognato. È questo il nostro sogno. È questo il sogno di un bambino come tanti che desiderava andare nello spazio come facevano i suoi eroi di carta. È questo il sogno che, nato circa 15 anni fa, si stà concretizzando lentamente e sta diventando la ragione della sua vita. Reso possibile dalla Propulsione Non Newtoniana (PNN) e dall'ASPS, questo sogno di colonizzare lo spazio e sfruttarne le risorse, ha assunto sin dagli inizi degli anni ’90, il nome di S.E.COL. COMPANY, acronimo di Space Exploitation and Colonization Company. Un sogno che permetterebbe al genere umano di espandersi finalmente nello spazio in modo libero e veloce. Fino a qualche anno fa infatti, molti erano i progetti in avanzata fase di studio che però sarebbero rimasti tali per anni e anni, oppure, nella migliore delle ipotesi, solo pochissimi fortunati avrebbero potuto prendervi parte. Non è il nostro caso e non è utilizzando le tecnologie classiche che si andrà nello spazio. Saranno gli uomini, i mezzi, le tecnologie e le strategie rivoluzionarie a portare finalmente l'umanità là, dove nessuno è mai giunto prima.

Come strategia la S.E.COL. COMPANY ha optato per l’uso dei robot teleguidati. Semplici nel funzionamento ed estremamente maneggevoli grazie ad una serie di software ed hardware dedicati, i robot della linea ROBearth ci permetteranno di effettuare i lavori di rilevamento, primo sfruttamento ed installazione delle colonie sulla Luna e su Marte in modo semplice e veloce. Saranno l’estensione della nostra mente e delle nostre mani e ci permetteranno di lavorare in ambienti non adatti all’uomo, sulla Terra come nell'Universo. Nati per operare nello spazio, i robot delle linee ROBearth e ROBit andranno ad operare in tutti i settori dell’industria, della ricerca ed in generale del lavoro, dove sono richieste telepresenza e telelavoro. Ed infine, con ZEUS PROJECT ed il programma FUTURO REMOTO, la S.E.COL. COMPANY avrà finalmente aperte le porte al nuovo mondo, ai nuovi mondi. E come diceva Keplero a Galileo nella "Dissertatio cum Nuncio Sidereo ":

"...Dammi le Navi e Adattami le Vele al Vento Celeste; vi sara' gente che non tremera' per sé, nemmeno di fronte a quell'immensita'..."

mi sento di affermare con assoluta sincerità e sicurezza, che quella gente siamo noi. Noi secoliani. Noi, semplici appassionati di spazio, di avventura, di verità. Noi giovani ragazzi che abbiamo avuto il coraggio di dire basta alla falsità e alla menzogna, ai cover-up internazionali, alle finte ideologie, alla scienza che vuol sembrare fantascienza, senza rendersi conto che spesso è la fantascienza che fa la scienza. Il gioco di parole non è stato scelto a caso. Spesso, troppo spesso, si sentono di programmi esplorativi del pianeta Marte, di missioni al limite della realtà, di robottini lasciati al freddo delle notti marziane, di sonde solitarie che vagano nello spazio profondo. Sonde che impiegheranno centinaia di anni per giungere alla distanza di appena un anno-luce. È questa la realtà. Un castello di carte costruito e progettato da abili scienziati che tutto vogliono, meno che colonizzare lo spazio. Ma ad un tratto qualcosa non quadra. Il castello di carte inizia a vacillare. Non è più possibile mantenere in vita quel sogno, quella certezza che solo loro avevano. Solo coloro che seguivano fedelmente le orme dei saggi. Coloro che dopo anni e anni di duro lavoro, avrebbero potuto finalmente dire: "Anche io sono stato nello spazio con lo Space Shuttle, la famosa navetta riutilizzabile della NASA, l’agenzia spaziale governativa americana". Ebbene, io sono uno dei tanti che sta e vuole continuare a minare le fondamenta di quel castello di carte. Carte che iniziano a far intravedere l'interno. Quello che appare come un grande castello, ricco di ornamenti e rifiniture in oro zecchino, è in realtà solo una scenografia realizzata per uno studio cinematografico. E come accade spesso per le cose "vecchie" e logore, i pezzi più importanti dell'intera struttura, pian piano cadono e mostrano la vera debbolezza del castello, che è e sempre resterà un castello di carte. Ma chi siamo, cosa siamo, come siamo noi che pretendiamo di cambiare il mondo…… Chi siamo, beh, forse dei matti…,un gruppo di persone accomunate dallo stesso spirito di avventura, rivoluzione, voglia di uscire dal guscio che ci protegge. Come è normale per un ragazzo di 18 anni uscire con gli amici e divertirsi tra la gente, visitare posti nuovi e fare incontri particolari, è anche giusto per l'umanità uscire dal pianeta Terra ed incontrare, conoscere e convivere, nella realtà di un immenso universo popolato da miliardi di diverse razze simili a noi, razze che a volte sono uscite prima di noi dal guscio del loro pianeta, altre che invece sono e resteranno ancoro nel loro guscio per secoli. Fin dai tempi più antichi infatti, l'uomo ha sempre cercato di allargare i confini del proprio territorio, talvolta sottomettendo interi popoli. La moderna tecnologia però, potrebbe non permetterci di far questo passo. Tuttavia, la crescente necessità di espandere i confini del territorio umano oltre i limiti virtuali del pianeta Terra, ci costringe a trovare rimedio, non solo a questo problema, ma anche a problemi ben più immediati, come ad esempio un valido sistema propulsivo. Questo scritto non vuole eloggiare il nostro operato, vuole invece far riflettere sul fatto che la moderna tecnologia sta progredendo solo se la riferiamo a quella di uno o due secoli fa.

La necessità di risolvere in modo completo e definitivo i problemi del nostro pianeta che ci assillano e che maggiormente assilleranno i nostri figli, ci spinge ad intraprendere questo percorso sicuramente non privo di ostacoli: colonizzare lo spazio e sfruttarne le enormi risorse minerarie. C’è chi ha seguito i passi dell’evoluzione, dell’ambientamento, dell’adattamento ai vari climi. Fare altrettanto per un nuovo pianeta, conosciuto o sconosciuto che sia, non sarà certo una impresa facile e alla portata di tutti. Il nostro banco di prova è il Sistema Solare. È strano parlare di questi argomenti standosene comodamente seduti in poltrona, con un portatile sulle gambe e sorseggiando un te freddo al gusto di pesca, ma mi sento di dover fare qualche cosa di utile per il genere umano e, sinceramente, sto trascorrendo sempre più tempo davanti a questo marchingegno, scrivendo, riscrivendo e correggendo i programmi di colonizzazione, i progetti di nuove astronavi, di stazioni spaziali orbitanti o di colonie planetarie. Sono trascorsi ormai più di 15 anni da quando il mio amore per l’avventura si è fuso con la voglia di emulare gli eroi dei cartoni animati ambientati nello spazio. È da allora che ho iniziato a pensare e ad immaginare un mondo in cui, navicelle, astronavi e missioni spaziali fossero all’ordine del giorno. I molti films e telefilms di fantascienza non sono bastati a placare la mia voglia di spazio. Anzi, hanno alimentato sempre più questa mia voglia, questo mio sogno. Grazie al computer prima e ad internet dopo, ho conosciuto gente che ha molta più voglia di me di andare nello spazio. Ho conosciuto persone che nel loro piccolo si impegnano nella speranza di coronare il loro sogno. Il nostro sogno. In un caldo mattino di quasi 10 anni fa, ho coniato un termine nuovo. Un nome. Il nome del mio sogno: S.E.COL. COMAPANY. Voi tutti conoscete il significato di questo nome. Bene. Oggi, questo sogno si sta concretizzando sempre più. Oggi è diventata una associazione di… "pazzi visionari". In un futuro spero prossimo potrebbe diventare una società vera e propria. In un futuro lontano, potrebbe diventare storia. Sono molte le organizzazioni che a livello planetario si occupano della colonizzazione dello spazio. Molte sono universitarie, sorrette da bilanci spesso miliardari e non hanno ancora colonizzato niente. Noi, al contrario, non abbiamo soldi. Non siamo ingegneri aeronautici, non siamo fisici o matematici. Siamo solo semplici appassionati e questo è il nostro punto di forza, non la nostra debolezza. A noi non interessa guadagnare soldi, miliardi, a noi interessa solo colonizzare lo spazio solcandolo a bordo di potenti astronavi. Questo è il nostro obiettivo. Perché dovremmo farlo? Perché dovremmo riuscirci? Spesso, quando mi metto a pensare a cosa accadrà un domani, ho paura. La mia non è paura di morire o di restare isolato su un pianeta lontano, o a bordo di una astronave. Piuttosto, paura di non riuscire a concretizzare il mio sogno. Paura di non riuscire a dare all’umanità quella ulteriore spinta che le serve per abbandonare definitivamente questo "mondo di ladri". La S.E.COL. COMPANY lavora a stretto contatto con l’ASPS, molti dei soci dell’una, li troviamo nelle liste dell’altra, il sogno di colonizzare lo spazio è comune in entrambe le associazioni. La maggiore differenza però è nel lavoro svolto. L’ASPS si occupa dello sviluppo di nuovi sistemi propulsivi concettualmente differenti da quelli già esistenti. La S.E.COL. COMPANY si occupa dell’utilizzazione di questi nuovi sistemi propulsivi e di tutto quello che ne consegue. Ci troviamo quindi uniti per una giusta e comune causa, a lottare contro il resto del pianeta. Contro un sistema che si rifiuta di guardare ai fatti, di pensare al futuro nostro e dei nostri figli. Il pianeta Terra è malato e affollato. L’effetto serra si inizia a far sentire e anno dopo anno andrà sempre peggio. Il pericolo di un terzo conflitto internazionale, questa volta nucleare, è imminente. In ultimo la minaccia dallo spazio di asteroidi in rotta di collisione con il nostro pianeta. Non mi va di pensare che non si possa fare niente per rimediare a questi pericoli. Certo, si potrebbe combattere restando qui sulla Terra. Diffondere la pace, aiutare i popoli malfamati. Ma non è così che si risolveranno definitivamente i problemi. La sovrappopolazione e l'innata voglia di nuove avventure ci porta ad ipotizzare un lungo periodo di conquiste spaziali mai fatte prima nella storia dell'astronautica spaziale mondiale. Con la Luna prima, Marte dopo, per continuare poi con Europa, Titano, Mercurio e con gli altri satelliti e pianeti del Sistema Solare, l'umanità espanderà i propri confini aumentando, al contempo, il proprio bagaglio di esperienze, la tecnologia, la conoscenza e la possibilità di nuove scoperte in tutti i campi coinvolti in queste grandi imprese spaziali. Questo non significa che non dobbiamo pensare più al nostro pianeta di origine, anzi. Non significa fuggire davanti al primo pericolo. Non significa essere "codardi". La nostra scelta di colonizzare nuovi mondi darà al pianeta Terra la possibilità di rinascere e di essere convertito non ad un pianeta pieno di industrie, ma ad un vero e proprio enorme villaggio vacanze. Darà poi la possibilità di scelta ai nostri figli e ai figli di nostri figli. Immaginate di spostare tutte le più grandi ed inquinanti industrie sulla Luna o comunque nello spazio. Immaginate di vivere in un mondo dove non serve più il petrolio. Dove le automobili sono state sostituite da piccole e silenziose astronavi e dove il lavoro manuale è stato sostituito da quello robotizzato e dal telelavoro. Un mondo fantastico direbbe qualcuno. Un mondo impossibile per qualcun altro. Un mondo fattibile per noi della S.E.COL. COMPANY. Realizzare questo sogno richederà certamente moltissimo tempo e denaro. Forse non saremo noi gli abitanti di questo fantastico mondo. Forse non lo saranno neanche i nostri figli. Ma tra qualche centinaio di anni forse, ci sarà qualcuno che, dalla più lontana colonia umana nello spazio, si sposterà a bordo di velocissime astronavi di linea per raggiungere il pianeta Terra, pianeta d'origine dei suoi avi, sul quale trascorrere il proprio periodo di vacanze. Ma veniamo a noi!!!

Fu nel lontano 1961, precisamente il 12 Aprile, che con la navicella Vostok lanciata con un razzo A-1, Yuri Gagarin raggiunse per la prima volta lo spazio. Era stata un missione di "appena" 1 ora e 48 minuti, ma segnò la storia umana aprendo una nuova frontiera: lo spazio. Gli americani seguirono a ruota il 5 Maggio dello stesso anno con la navicella Mercury MR-3 "freedom 7" pilotata da Alan Shepard che restò in orbita per soli 15 minuti ad una altezza di 187.5 Km (l'altezza dell'orbita della Vostok russa variava da 181 a 327 Km). Numerosi sono stati i successi e gli insuccessi che si sono susseguiti fino alla più famosa data della storia dell'astronautica: 20 Luglio 1969. In quel famoso ed indimenticabile giorno l'uomo mise piede per la prima volta su un pianeta diverso dalla Terra. L'avventura nello spazio era cominciata e si stavano percorrendo tappe sempre più lunghe in tempi sempre più brevi. In quello storico giorno, Neil Armstrong disse:

"Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un passo enorme per l’umanità".

A soli 8 anni dal primo lancio dell'uomo nello spazio e a 12 dal primo satellite (Sputnik 1, URSS, 4.10.1957), l'uomo aveva raggiunto il suo massimo obiettivo in oltre 40 anni di imprese spaziali. Escludendo infatti le 4 sonde interplanetarie (Pioneer 10 e 11, Voyager 1 e 2) ancora in corsa verso l'esterno del sistema solare, per il resto possiamo dire di essere rimasti agli albori dell'era astronautica o quasi! Nel corso degli anni successivi alle missioni Apollo, si erano ipotizzate missioni umane su Marte e qualcuno accennava anche ad altri pianeti o satelliti. In breve tempo (10 o 20 anni), si sarebbero raggiunti traguardi importantissimi ed inimmaginabili. Uno fra questi poteva essere quello della stazione spaziali orbitante, ipotizzata già al tempo di Regan (Stazione Spaziale Freedom). Adesso sono passati 30 anni dalla conquista della Luna e non si è fatto più nulla di simile. Andiamo si nello spazio con un mezzo riutilizzabile, lo Shuttle (che altro non è che un piccolo aereo dalle caratteristiche leggermente differenti dal normale), ma questa riutilizzabilità è andata a discapito della quota raggiungibile e delle possibilità, oltre che dal costo decisamente elevato. Lo Space Shuttle infatti, oltre ad utilizzare il 95% circa del carburante alla partenza e ad immettere in orbita satelliti o cose simili, non può fare nient'altro. Non posso fare a meno di ricordare però, che esattamente 30 anni fa l'uomo camminò per la prima volta sulla superficie lunare (missione Apollo 11, USA, 20.7.1969). Nei mesi successivi si ipotizzò, forse spinti dall'entusiasmo del grande evento, che negli anni '85-90 l'uomo avrebbe camminato anche su Marte. Avete visto qualche cosa? La NASA ha già effettuato vari rimandi per questa grande impresa…..rimandi che hanno portato la data di partenza a non prima del 2050. Con questo comportamento mi sembra quasi sicuro che non si voglia effettuare questa grande impresa. Il motivo però non è dato saperlo. Si può ipotizzare che questo continuo rinvio a data da destinarsi sia condizionato dalla legge internazionale che vieta lo sfruttamento economico dei pianeti "conquistati" (forse è meglio visitati) da parte dei governi. Essendo quindi la NASA un'agenzia governativa, forse i suoi scopi rispecchiano quelli del governo degli Stati Uniti. Forse!!! Le nostre intenzioni invece sono leggermente differenti da queste, anche perché noi siamo privati. A noi non interessa la missione incredibilmente bella, lunga e che ci fa guadagnare a publicità una montagna di soldi….interessa la riuscita delle piccole missioni che ci porteranno, a passi estremamente piccoli, ma veloci, allo stesso traguardo ipotizzato dalla NASA e, possibilmente, spendendo meno. Il programma di colonizzazione della NASA infatti prevede l'arrivo su MARTE di almeno due astronavi non prima del 2050. Noi ci potremmo arrivare anche con 10 o 20 anni di anticipo. Il come ha un nome in codice: Zeus Project.

All'interno del nostro sito (http://www.secol-company.arcmedia.it) e' possibile trovare sin da ora informazioni riguardanti questo come altri progetti che stiamo sviluppando. Tra alcuni giorni verra' messo "on-line" l'aggiornamento completo del sito che conterra', tra l'altro, la nuova versione dello ZEUS PROJECT.

Per ulteriori informazioni potete contattare: Bernardo Mattiucci S.E.COL. COMPANY www.secol-company.arcmedia.it e-mail: secol-company@arcmedia.it

Cordiali Saluti Bernardo Mattiucci (Presidente)


Alcuni temi di riflessione

A. COSA MANGEREMO NELLO SPAZIO?

La vicenda belga dei polli alla diossina porta alla luce il problema dell'alimentazione nel terzo millennio:
- per i mangimi animali vengono utilizzati residui organici di ogni genere: sterco, residui secchi di depuratori, scarichi industruiali
- la chimica viene usata in modo antietico, si puo' quindi prevedere una nuova ondata di furore antiscientifico
- si profila un doppio regime: costosissimi alimenti biologici per fasce alte di mercato, cibo 'di plastica' (nella migliore delle ipotesi) per gli altri
- sulle basi lunari e sulle citta' orbitali dipenderemo ancora di piu' dalla tecnologia, dalla chimica, da tecnologie di riciclo e di utilizzo intelligente degli scarti
- necessario un approccio etico al problema dell'alimentazione e dell'industria alimentare, sia spaziale che terrestre: la scienza e' indispensabile, se piu' di 6 miliardi di persone voglione sperare di  alimentarsi, l'etica e' indispensabile per un uso umanista della scienza.

B. E' POSSIBILE UN PASSO OLTRE LA GUERRA DI STERMINIO?

La guerra nel Kosovo richiede ai neo-umanisti una riflessione attenta ed uno sforzo di creativita' futurista:
- In questa occasione, come gia' nel caso dell'Irak, la guerra si e' dimostrata uno strumento inefficace, incapace di punire i colpevoli, ma capacissimo di sterminare e/o rovinare centinaia di migliaia di innocenti
- I miliardi di dollari usati per distruggere avrebbero potuto essere usati per aiutare, educare, formare
- Mai come in questa occasione lo slogan "NO ALLA GUERRA" ha mostrato tutta la sua inconsistenza ed insufficienza
- I conflitti esistono, i despoti, gli sfruttatori, i mafiosi esistono;  l'esigenza di aiutare popolazioni oppresse a liberarsi della loro oppressione esiste
- Il problema non e' abolire la guerra, bensi' che cosa cominciare a fare, invece della guerra, per risolvere i conflitti, in un'ottica di maggior attenzione ai diritti umani delle persone?
- Anche una sola vita di innocente soppressa rappresenta il fallimento di qualsiasi operazione di intento "umanitario"
- Anche i militari di leva sono persone: sono ragazzi di vent'anni, sono figli nostri. I 10.000 soldati morti in Kosovo ed in Serbia vengono commentati con un cinismo niente affatto umanitario.
- Intanto le armi di Milosevich sono intatte, e Milosevich adesso se la tira da capo di stato negoziatore della pace...
- Anni fa si era parlato di un filone di ricerca: le armi anti-armi, strumenti capaci di neutralizzare le armi, immobilizzare un esercito senza uccidere ne' far male a nessuno. Una simile tecnologia sarebbe uno strumento formidabile di lotta contro qualsiasi tirannia, mafia, pulizia etnica...

C. ECONOMIA = GESTIONE DI RISORSE SCARSE.

- L'apertura della frontiera spaziale significherebbe quindi LA FINE DELL'ECONOMIA.
- Infatti al concetto di RISORSE SCARSE si sostituirebbe il concetto di RISORSE INFINITE.
- Tuttavia sembra che questa visione sia oggi condivisa da un numero molto esiguo di persone.
- La recente campagna per le Elezioni europee, centrata esclusivamente sulle persone, ha completamente snobbato il tema della Frontiera Spaziale. Dimostrazione che il personale politico non e' all'altezza dei compiti.

D. SINISTRA E DESTRA ERANO ESPRESSIONE DELLA DIVISIONE DELLA SOCIETA' IN CLASSI...

- La Rivoluzione Elettronica ha fatto, per l'emancipazione delle persone, molto piu' di tutte le rivoluzioni socialiste messe insieme
- La classe operaia e' pressoche' dissolta
- Molti tecnici sono diventati piccoli imprenditori, compiendo un salto formidabile di emancipazione sociale
- Gli operai restanti lavorano per commesse ed obiettivi
- La dialettica tra destra e sinistra e' obsoleta e non piu' propulsiva
- Sarebbe giunto il tempo di guardare in alto, ben oltre le nuvole....

E. LA DISOCCUPAZIONE E' DAVVERO IL PROBLEMA PIU' PRESSANTE?

- Il modo di produzione ripetitivo ed alienante e' finito insieme al taylorismo
- Lavoro per vivere ed hobby sono sempre piu' compenetrati
- La creativita' individuale entra massicciamente nelle attivita' umane a tutti i livelli
- Il concetto stesso di orario di lavoro e' sempre piu' obsoleto
- Dotare milioni di micro-imprese dell'informazione necessaria e di strumenti per accedere piu' facilmente al mercato e' il vero problema urgente

F. LO STATO DEVE AUTO-ESTINGUERSI. IN QUANTO TEMPO?

- Meno Stato esattore e piu' Stato coordinatore, marketing manager delle competenze di milioni di micro-imprese
- Abolire i Ministeri, in favore di Imprese Etiche, produttrici di prodotti indispensabili ma sinora non commerciabili
- Abolire le Tasse generiche ed opache, in favore di tasse tematiche, ampliando ed estendendo l'istituto dell'8 per mille

G. I TERRESTRI DEL COSIDDETTO TERZO MONDO SONO UN PESO O UN'OPPORTUNITA'?

- La politica della chiusura delle frontiere e' cinica e spietata. In un pianeta globalizzato gli emarginati non potranno emanciparsi senza aiuto.
- La politica assistenzialista e' lesiva della dignita' di essere umani perfettamente capaci di imparare e di negoziare
- Una seria politica di FORMAZIONE e' l'unica che permette la crescita dei fuori-mercato ed il loro ingresso nel mercato
- La nascita di nuovi mercati significa nuova ricchezza per tutti, in un'ottica di mondo aperto

H. LA GLOBALIZZAZIONE FA CARTA STRACCIA DELLE COSTITUZIONI NAZIONALI

- E' necessaria una costituzione terrestre (magari evoluta dalla carta dei diritti umani dell'ONU)?
- Chi dovrebbe poi incaricarsi di farla applicare?
- Dovrebbe applicarsi solo ai paesi che vi aderissero? Questo significherebbe pero' lasciare mano libera a comportamenti anti-umani nei paesi non aderenti?
- L'apertura della frontiera spaziale suggerirebbe la creazione di una Costituzione Umana, applicabile ovunque vi siano rapporti umani...

Adriano Autino


Per una leadership Europea nello sviluppo spaziale!

È opinione crescente che il clima e l’ambiente terrestri siano minacciati dalle attività industriali e di sviluppo umano; la scorsa generazione ha visto crescere un movimento politico popolare che, prendendo le mosse da tali considerazioni, esercita ormai una considerevole influenza sulla cultura planetaria e sullo stesso sviluppo. Il Movimento Verde, invero, deve molto della propria forza alla famosa visione della piccola, meravigliosa Terra che si allontanava dalla capsula Apollo. Quella visione racchiudeva in sé, allora, tutta la nostra storia ed esperienza geografica.
L’idea della Terra come Cosmonave chiusa, unico sistema ecologico disponibile per gli umani è molto diffusa e pervasiva, e rispecchia il più limitato, ma non meno drammatico, caso dell’isola di Pasqua. Gli abitanti di Pasqua si moltiplicarono per 1000 anni, ed alla fine distrussero il loro ambiente abbattendo tutti gli alberi dell’isola. Noi dovremo andare oltre i confini della nostra Terra, se non vogliamo ripetere la stessa tragedia umana, culturale ed ecologica.
Non è ancora abbastanza riconosciuto e compreso che esistono cause di forza maggiore, che rendono molto precaria la sostenibilità a lungo termine della Civiltà sulla Terra, al di là delle nostre migliori intenzioni di buona amministrazione. Tra tali cause annoveriamo periodi di vulcanismo estremo, virus epidemici emergenti, Ere Glaciali, effetti solari periodici, collisioni con asteroidi e comete vicini alla Terra. Nessun grado di politica verde corretta o di autorestrizione dei consumi può difendere la civiltà da tali minacce: solamente la crescita scientifica e tecnologica offrono una speranza per un ulteriore sviluppo umano, in tale contesto.
È evidente che noi viviamo in una ecologia cosmica, piuttosto che in una ecologia puramente terrestre, e che la gestione intelligente del nostro ambiente dipende in maniera crescente dall’attenta sorveglianza del nostro clima e delle interrelazioni con il Sole ed il vento solare, delle nubi di polvere interstellare e dallo studio dei nostri turbolenti vicini spaziali.
Ne consegue che, come i ricercatori dell’ESA hanno da tempo suggerito, abbiamo necessità di 'Strumentare la Grande Macchina' dell’atmosfera terrestre, degli oceani, della magnetosfera, e dello spazio tra la Terra ed il Sole. Per farlo bene, ed a lungo termine, saranno necessari centinaia di satelliti, meteorologici, interplanetari, di sorveglianza delle risorse terrestri, di smistamento dati. E, per l’interpretazione e disseminazione dei dati, satelliti per la comunicazione e l’istruzione. Tanto per fare qualche esempio.
Non si tratta di un compito facile. La nostra capacità di sopravvivere dipenderà in maniera crescente da una solida industria spaziale, da robuste strutture accademiche e da un accesso allo Spazio affdiabile ed a basso prezzo. Lo sviluppo di lanciatori riutilizzabili, con la capacità di mettere in orbita satelliti con breve preavviso diventerà sempre più importante, al fine di 'modellare' la complessità del nostro mondo.
Nei decenni futuri notevoli benefici deriveranno al nostro ambiente se alcune industrie inizieranno ad utilizzare energia e risorse spaziali. Questo porterà, più avanti, alla dispersione delle attività umane e di parte della popolazione oltre la Terra, come una assicurazione, se non altro. La diaspora è una comprovata strategia di sopravvivenza, sia nell’Evoluzione che nella Storia.
Uno sviluppo così massiccio dell’economia genererà nuova occupazione, nuove industrie ed una nuova visione per i nostri giovani, oggi così gravemente privati di grandi idee per il futuro a lungo termine dell’Umanità. La nostra cultura scientifica potrà essere di molto maggior aiuto a ciò da cui così tanto del nostro futuro dipende se si svilupperanno l’istruzione spaziale ed un’industria spaziale - poiché, come è risaputo, l’astronomia e lo spazio attraggono i giovani allo studio nel campo intellettualmente impegnativo delle scienze fisiche.
Come l’educazione è il seme del domani, la conoscenza ed i programmi spaziali ne sono il fertilizzante. Così vi è un enorme profitto nascosto, di conoscenze e di crescita economica da raccogliere, dalle attività spaziali. Ma prima il campo deve essere seminato...
L’Europa, con la propria storia di successi nello sviluppo spaziale (Ariane 1-5 ed i molti satelliti scientifici ed applicativi) è nella posizione giusta per guidare l’evoluzione di una Civiltà Spaziale che poggi su una pacifica e responsabile collaborazione per il bene di tutti. L’unica alternativa è una regressione dolorosa e distruttiva ad uno stile di vita peggio che medievale, con perdite enormi, ed un costo incalcolabile per la cultura e i valori dell’umanità.
Questa è, invero, un’idea che potrebbe dar vigore all’ideale dell’Europa quale forza dinamica e lungimirante per uno sviluppo ed una crescita costruttivi - finalizzati ad un più grande vantaggio per tutti.
Sarebbe meraviglioso vedere il Parlamento Europeo impegnato in un aumento a più vasto raggio di un programma spaziale europeo come antidoto al militarismo, alla mentalità ristretta e parrochiale. Non possiamo vivere sugli allori e le grandezze del passato ancora per molto, ma dobbiamo farne tesoro per il futuro.

Sinceramente Dr.Michael Martin-Smith

BSc MRCGP, FBIS, Presidente di Space Age Associates, http://www.astronist.demon.co.uk/index.html
Co-Fondatore della Greater Earth Initative, http://www.greaterearth.org/

Adriano Autino
Presidente di Tecnologie di Frontiera, http://www.tdf.it/
Co-Fondatore della Greater Earth Initative, http://www.greaterearth.org/

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PS: chiediamo a quanti condividono i contenuti della lettera di darne la massima diffusione. Grazie!


Ieri sera, i leoni.

La vecchia leonessa anche questa volta ha procurato il cibo. I maschi, giovani e prepotenti, si azzuffano e mangiano. Le giovani leonesse mangeranno gli avanzi. La vecchia leonessa restera’ a bocca asciutta. Ogni giorno dimagrisce di piu’. Il grosso maschio si aggira pigro e strafottente, adocchia una giovane femmina. La femmina lo guarda come mettendosi i pugni sui fianchi, e sembra dirgli: 'Ma guardati, cosa fai per la comunita’? Non fai che azzuffarti, giocare e riposare, tutto il tempo! Tutto il lavoro dobbiamo farlo noi femmine: cacciare, procreare, aiutare i membri del branco in difficolta’!' La femmina fa un mezzo ruggito, e alza una zampa come per colpire, ma senza colpire veramente. Il maschio si ritrae, poi pigramente avvicina la femmina da tergo e la monta. La femmina alla fine sembra dire: 'Va be’, dammi il tuo seme, fai l’unico lavoro che sai fare!' e ci sta. Accoglie il maschio dentro di se’, e rinnova il miracolo della vita.
Uno dei tanti documentari sulla natura che vediamo in TV ogni settimana. Anche questa volta mi viene da riflettere sulla sopraffazione, sulla gerarchia, sulla prepotenza e strafottenza del piu’ forte, comportamenti sociali ben radicati in natura, retaggio anche dei nostri comportamenti. Ma la mia reazione e’ diversa dal solito. Di solito sono un po’ infastidito dalla riproposizione continua di documentari che sembrano invitarci a considerare etica (in quanto 'naturale', secondo la mistificazione oggi di moda) la legge del piu’ forte. Mi sorprendo invece, questa volta, ad una reazione quasi consolatoria, come una boccata d’aria in un’atmosfera pesante ed irrespirabile.
Dopo un po’ il motivo mi appare chiaro. Il documentario mi sta in realta’ dicendo: 'Guarda che la guerra, la legge del piu’ forte, non e’ strana, e’ nei nostri geni'. Curiosamente, nella situazione attuale, in quest’aria di fine millennio resa irrespirabile da conflitti tra fantasmi, assurdi e fuori della storia, questo suona vagamente consolatorio. C’e’ una ragione, di questa follia: e’ il retaggio animale di noi Terrestri, da cui faticosamente cerchiamo di evolverci.
Chi la fa questa guerra, chi la decide? Siamo ancora noi, i maschi della nostra generazione, quella che ha fatto il ‘68. Non sono ancora i nostri cuccioli. Rimangono quindi due speranze: la prima, che i decisori di questa guerra siano colti dal dubbio su quanto stanno facendo, anche per la immeritata fiducia che, nonostante tutto, le nostre donne continuano ad accordarci. La seconda, che i nostri cuccioli saranno un po’ piu’ umani, e meno animali, di noi.

Adriano Autino


WAR

"Avere senso storico significa essere consapevole non solo che il passato e' passato, ma che e' anche presente." T.S. Eliot

Partendo dal presupposto che la guerra come diceva Eraclito e' la madre di tutte le cose e quindi anche ovviamente della stupidita' dobbiamo pure ricordarci che in questa terra desolata piena di uomini vuoti, a volte, per dirla con Eliot, distruggere non significa altro che creare o per usare un'accezione forse piu' scientifica trasformare. In ogni caso alla fine chi vincera' sara' sempre il verme conquistatore, che gia' prima di Poe fece dire a Shakespeare: "La guerra uccide piu' cornuti di quanto non la pace generi uomini"; dunque e'forse anche per questo che l'India ha messo a punto un nuovo missile nucleare dalla gittata di 2000 km, e Francia, Germania, Svezia e Italia, per non parlare degli Usa, stanno investendo 50.000 miliardi in armamenti. Fatta questa breve premessa e considerato anche il fatto che la scienza non sa ancora spiegarsi cosa siano la materia, la massa, l'energia e le varie cariche e che dunque appare ancora una volta sempre piu' ridicolo che degli ingenui filosofi si mettano a legiferare sulla tecnica, la razionalita' e l'irrazionalita', bisogna chiarire che il tutto combacia perfettamente con la logica della cultura dominante, della falsita', dell'indottrinamento, della pigrizia intellettuale e del facile guadagno. Cosi' mentre nel vano tentativo di durare oltre il tempo si ammassano fesserie su fesserie nella vana illusione di sopravvivere persino alla propria banalita' e con il fantastico aiuto dei mass media i soliti sicofanti del potere si arricchiscono parlando a vanvera delle disgrazie altrui c'e' da dire che almeno il destino ci fa venir meno dei solidi personaggi anche in territori di pace, alla mancata approfondita conoscenza dei quali la sorte per fortuna ci ha fatto frequentare delle sobrie puttane che una volta di piu' ci hanno rincuorato confermandoci che la nostra magnanima facolta' di fare peneficenza e' ancora intatta.
Alla fine dunque la sana moralita' per volere divino trionfera' e mentre tutte quella facce da culo che imperversano nelle varie "magic boxes" fanno persino snervare la molla dello slancio vitale di bergsoniana memoria, noi affranti per tutte quelle foto di bambini sbattute in prima pagina accanto alle pubblicita' degli imperi senza senso della caducita' ci rammarichiamo della nostra misera condizione e come al solito chiudiamo il nostro breve intervento con un'umile riflessione: "Di certo e' stato un peccato che quando gli Europei, futuro e glorioso popolo degli Stati Uniti, stavano sterminando gli Indiani d'America non ci fosse sul posto nemmeno una fottuta e sterile forza internazionale di pace, magari guidata da un discendente di quelle masse di schiavi che hanno costruito le nostre splendide e antiche civilta', a difendere quei poveri pellerossa, o a bombardare gli invasori, che per di piu' avevano come generosa alleata persino la stupidita' che, del resto si sa, come al solito si schiera sempre dalla parte del potere con più autorita'! Amen, since in God we Distrust! Anche perche' se le armi sono sempre piu' intelligenti e' anche pur vero che l'uomo, il quale ha ormai da tempo deciso di lasciarsi superare dalle macchine, e'ancora un bel po' ignorante, e lo dimostra il fatto che, nonostante l'ammonimento di quel re che ci aveva svelato di avere un esercito proprio perche' i suoi soldati non avevano un cervello, anche ai nostri giorni abbiamo sempre piu' gente affascinata dalle varie divise, oltre che, naturalmente, dal senso della patria, della giustizia, del comando, del business, della pulizia e delle azioni umanitarie. F.T.P.
A chi non fosse poi d'accordo con le mie osservazioni, o magari le trovasse un po' contorte dico subito che gia' Einstein tempo fa ci ha insegnato che tutto dipende dal punto di vista, ed io essendo un seguace di Derrida, e non solo, amo decostruire; e poi ci sarebbe ancora molto da dire sull'ermeneutica, sul teorema di Bruner, su Gorgia, sull'incomunicabilita', ecc. ecc., ma da buon pragmatico mi limitero' a constatare che anch'io come Bacon, Eliot e gli americani distruggo per costruire, solo che le mie armi non sono cosi' tecnologicamente avanzate, non costano 23 milioni al minuto come e' costata la guerra fino a questo momento, non finiscono nel lago di Garda come la bomba, per ora inerme, sganciata da un aereo Nato che stava rientrando alla base, non hanno convocato 33 mila riservisti come ha fatto Clinton, e potrei continuare, ma per ora visto che la mia produzione si limita ad un breve assaggio, e visto che al momento sono piu' impegnato a progettare che a fare altro, mi fermo qui. Nel salutarvi ricordo solo a tutti che noi italiani a parte l'epoca dell'impero romano in guerra abbiamo sempre fatto ridere, naturalmente nello stesso tempo qualcuno ha anche pianto, ma del resto il riso e il pianto come sosteneva Baudelaire non sono che due facce della stessa medaglia, forse proprio come la guerra e la pace. E' superfluo aggiungere quale sia la medaglia in questione. Business is business! Comunque sono in ogni caso contento che qualcuno mi critichi, infatti un mio aforisma recita appunto: "Che la critica mi critichi, e non la critichero'." Ciao, ciao.

Carlo William Brown


La casa in cielo

Papa Giovanni Paolo II oggi ha parlato della Fine del Mondo. Riferendosi alle catastrofi possibili, capaci di distruggere il nostro ambiente vitale, ha pronunciato poche frasi significative. Cito a memoria:
(i) "La nostra casa in questo mondo non è sicura."
(ii) "Dobbiamo aspirare ad una casa in cielo."
(iii) "Non sappiamo quando verra' la fine del mondo, ma dobbiamo attenderla con speranza."
Circa le affermazioni (i) e (ii) sono pienamente d'accordo. La probabilita' di estinzione per la specie umana sono enormemente piu' elevate, finche' essa rimarra' confinata su un solo pianeta.
Per quanto riguarda l'affermazione (iii) sono d'accordo solo per quanto riguarda la speranza. Non credo infatti ci convenga aspettare passivamente una catastrofe planetaria. Dobbiamo invece darci da fare, smetterla di sprecare assurdamente risorse ed energie ingenti in conflitti fuori della storia. Ogni sforzo va invece dedicato all'apertura della Frontiera Spaziale, per costruire le nostre case in cielo, come ha detto il Santo Padre.

Adriano Autino - TECNOLOGIE DI FRONTIERA - http://www.tdf.it


Shuttle vampiro

Ho dato una rapida occhiata al vostro sito: non nego che gli argomenti mi interessino parecchio, tuttavia non posso fare a meno di notare che si rivolgono completamente ad un pubblico specializzato. Potrebbe essere una buona idea, a parer mio, ampliare il discorso dimostrando che un piano di colonizzazione dello spazio esterno è realizzabile confrontando, ad esempio, le risorse economiche riservate alle spese militari e quelle destinate ai programmi spaziali.
Focalizzando l'equazione Aumento della popolazione + Sistema chiuso = Collasso sociale... Possono essere tutti argomenti di cui noi non sentiamo la necessità ma che potrebbero servire ad aggregare persone attorno a questo tema. Inoltre un tema interessante che potrebbe essere lanciato è la progettazione (e realizzazione) di un vettore spaziale drasticamente più economico di una capsula o di uno Shuttle 'Vampiro', in cui vengono consumati, se ricordo bene, sei grammi di costosissimo e pericolosissimo carburante per ogni grammo da far entrare in orbita: questo è forse l'ostacolo più grave che tiene fuori il settore privato dalla corsa allo spazio. Ho anche notato una certa attinenza tra la vostra filosofia e quella del Movimento Umanista (già nel nome: Neo-Umanesino e Nuovo Umanesimo)... nel vostro caso, tuttavia, essa trova sfogo totalmente sul piano intellettuale.

Ciao, Alex.


R: Shuttle Vampiro - risposta della redazione

Caro Alessio, grazie per l'interesse, e ben vengano proposte di allargamento del discorso. Alessio Cecchin fa parte del Partito Umanista, una formazione politica che sta avendo una  rapida crescita in Italia. A conferma, se mai ce ne fosse bisogno, dell'esigenza sempre piu' sentita di dare priorita' all'uomo ed alle sue esigenze. Al di la' del comune riferimento  all'Umanesimo, a priori non scommetterei di avere molto in comune sul piano teorico o ideologico. Per quanto ci riguarda, ci siamo definiti Neo-Umanisti perche' pensiamo che l'Umanesimo classico vada integrato con un salutare tecnologismo post-ecologista (ben oltre i pecceiani 'Limiti dello Sviluppo'), mentre i nostri amici del Movimento Umanista mi sembrano abbastanza acritici verso il pensiero verde dominante.
Ci siamo anche definiti Astronautico-Umanisti, perche' pensiamo l'espansione umana nello spazio come unica speranza di liberta', in alternativa alla spartizione autoritaria dell'esistente (sempre meno, in un Mondo Chiuso).  Del problema di un lanciatore riutilizzabile a basso costo si discute ormai in ogni simposio o congresso di astronautica. Per ora nei Sancta Sanctorum si discute, appunto. Noi pensiamo di avere qualche proposta per passare dalle parole ai fatti. Anche di questo discuteremo in un nostro Seminario di Redazione, che si terrà il 5 e 6 di giugno.
Per quanto riguarda il trovare 'sfogo' sul piano intellettuale, ritengo giustamente, e mai troppo presto, finito il tempo delle contrapposizioni tra teoria e pratica: non puo' esserci nessuna buona pratica senza un'eccellente teoria. Come del resto dimostrato dal fallimento di molti roboanti esperimenti sociali che pretendevano di privilegiare la pratica rispetto alla teoria...

AA