Un regalo di Natale

ovvero

"Vai nel web ragazzo, vai nel web!"

di Dale M. Gray


Ho visto una luce a est che arrivava e portava con sé un dono. Mentre come storico non uso scrivere in prima persona, ho avuto un’Epifania e mi auguro di porgervela come un dono di Natale. Per porre le basi racconterò una breve storiella risalente al tempo dei vecchi campi minerari.

San Pietro stava facendo fare un giro in Paradiso a un vecchio cercatore d’oro che aveva in qualche modo oltrepassato i Cancelli di Perla. San Pietro spiegò al minatore che, malgrado tutti gli loro sforzi per espandere il Regno dei Cieli, il posto era diventato troppo affollato per mantenere la sua reputazione di Paradiso.

"Nessun problema" replicò lo stagionato ometto di pala e piccone, "Posso sfoltire questo posto in una settimana". San Pietro era scettico, fino ad allora alcune delle più brillanti menti della storia avevano lavorato sul problema senza successo. La soluzione, secondo il cercatore, era di mettere in giro la voce che ci fosse una miniera d’oro all’inferno. San Pietro rise di cuore e subito dopo l’uomo andò via.

Qualche giorno dopo San Pietro si accorse che, per la strada, non c’era più così tanta gente. Cinque giorni dopo, si dovettero cancellare le date del coro paradisiaco per scarsità di spettatori. Sei giorni dopo, San Pietro trovò la sua e-mail box vuota per la prima volta da quando il sistema infernale fu messo on-line. Cercò di contattare il system administrator, ma fu dirottato in voice-mail dove lo informarono che lo staff si era dimesso e si era diretto alla miniera d’oro dell’inferno. A questo punto San Pietro decise che le cose erano andate troppo lontano! Si risolse quindi a cercare il minatore per decidere sul da farsi. Con suo grande stupore, trovò il vecchio occupato a imballare il suo equipaggiamento e a partire per la grande miniera d’oro del regno sotterraneo.

"Aspetta un attimo!" tuonò il guardiano del cancello del Cielo. "Perché in nome del cielo stai scendendo all’inferno? Non eri tu che avevi messo in giro la voce?"

Scomparendo per le scale, l’esperto vecchio minatore rispose "Sì, certo, ma non si può mai dire!"

Ho iniziato con questo racconto per illustrare il potere carismatico delle frontiere. Attraverso il mio lavoro di storico so che le frontiere sono tutte collegate. Infatti, spesso le nuove frontiere sono la continuazione e la ricombinazione di quelle precedenti, con legami diretti. Quattro anni fa ho rilevato una frontiera del progresso testando e perfezionando le mie teorie derivate da vari significati storici, agricoltura e trasporti formarono frontiere. Ho provato a seguire una frontiera fin dalla sua origine. Ho scelto la frontiera dello spazio orbitante perché stava iniziando a mostrare tutte le caratteristiche di una frontiera attiva. Ma, come si è visto, c’era una frontiera più dinamica aportata di mano. Non dovrebbe sorprendere nessuno il fatto che io parli dell’Internet e della commercializzazione del world-wide web.

Al recente Space Enterprise Symposium, tenutosi a Seattle, tutti gli oratori hanno parlato dell’esaurimento degli investimenti privati nelle imprese spaziali emergenti, dal momento che tutti stanno investendo nell’Internet. L’insuccesso dell’Iridium non ha fatto che accelerare il processo. In un recente resoconto dei problemi con lo sviluppo del razzo Delta 3 della Boeing, fu appurato che Boeing aveva sofferto di un impoverimento intellettuale, poiché il personale esperto e di talento si è diretto a cercare la propria fortuna nel settore dell’Internet. Questo accade spesso sulle frontiere. Quando una società è si trova una frontiera in piena regola, tutta disponibile, ed ha una grossa percentuale di personale acquisito, abbandonerà le attività in corso per per velocizzare l’azione sulla nuova frontiera. Questo è successo con il Web negli ultimi due anni, con passo sempre più veloce.

Okay, capisco che non è molto come regalo per chi cerca uno spazio basato sulla frontiera, ma c’è di più.

Un’ altra caratteristica della frontiera è che la velocità del suo sviluppo è direttamente collegata con la soglia di partenza -- la spesa minima necessaria per entrare nella frontiera. Nel 1849, questa spesa si componeva essenzialmente di due voci: il costo dell’attraversamento del continente ed il costo dell’equipaggiamento necessario per cercare l’oro. Oggi Internet ha una soglia ancora più bassa. Chiunque può entrare in gioco investendo 400 US$ in un computer usato e spendendo 20 US$ al mese per una linea ISP. Conosco allevatori che hanno trovato on-line nuovi mercati per vendere bestiame. Un’amica che dirige una casa editrice trovò un modo di sbarazzarsi di tutti i suoi libri restituiti e danneggiati mettendoli su e-Bay. Da queste integrazioni parziali a business esistenti, ad imprese che debuttano sull’Internet, a portali da 100 millioni di US$ come www.iwon.com -- sembra che ci siano opportunità a tutti i livelli.

Diversamente dalle frontiere precedenti, il nuovo pioniere non fronteggia una moltitudine di rischi mortali e suicidi fiscali. Le stime dei fallimenti nelle frontiere si aggirano intorno al 90%. Nella peggiore delle ipotesi, quando un’impresa ".com" di basso livello dovesse fallire, la famiglia del proprietario si triverà ad ereditare il computer che ha sempre desiderato! Effettivamente, ai livelli più alti, gli investitori potranno trovarsi a perdere la borsa quando le loro aspettative, poco realistiche, mancheranno di realizzarsi. Comunque, pochi siti Internet superano il milione di US$ di investimento iniziale. Confrontate questo dato con il comparto delle frontiere dello spazio fisico, dove la soglia minima si aggira intorno ai 100 milioni di US$ per un satellite, con cifre relativamente inferiori per affittare transponders su satelliti già in orbita. Benchè significative teste di ponte su certe frontiere orbitali siano ormai stabilite -- televisione, servizi GPS e remote sensing -- l’investitore medio può partecipare soltanto indirettamente, acquistando azioni di qualche aziende aerospaziale. La soglia d’ingresso elevata ha reso la frontiera spaziale goffa e lenta nei movimenti. Quando fallimenti come Teledesic implicano la perdita di miliardi di dollari, gli investitori più prudenti ci pensano bene prima d’impegnarsi. Questo, secondo sviluppi più recenti, potrebbe essere sul punto di cambiare.

Quello che noi, attivisti della comunità spaziale, abbiamo cercato è una frontiera ampia, popolare, basata sulle attività spaziali, preferibilmente con esseri umani nello spazio. Quello che abbiamo adesso è un’economia di frontiera dal lento sviluppo, che coinvolge grandi corporate, poche imprese emergenti di successo, e NON UNA PERSONA vive nello spazio. Se non fossi stato uno storico, mi sarei certamente scoraggiato.

Lo studio della storia mi permette di vedere due fattori, che emergeranno nel prossimo futuro e che avranno forte rilevanza pubblica, per la frontiera spaziale.

Il numero delle imprese di frontiera fraudolente, sia intenzionali che dovute alla sfortuna, tendono a scalare ed a fagocitare le frontiere dal ritorno monetario più facile. Nei primi 1880, molti allevamenti di pecore e bestiame, ben intenzionati ma sovracapitalizzati lavorarono in rosso per anni, nascondendo le loro perdite in bilanci gonfiati, che non potevano essere verificati dagli investitori. Dei falsi ranches furono registrati illegalmente per spillare quattrini agli investitori: il loro bestiame e le loro pecore esistevano solo nei libri contabili. Quando l’inverno 1883-84 colpì, il "bestiame di carta" fu il primo ad andare perduto. Le frontiere minerarie furono altrettanto impopolari, per gli iperinvestimenti subito seguiti da clamorosi insuccessi. Molte miniere esistevano solo sotto forma di opuscolo variopinto -- studiato per procurarsi la fiducia degli investitori -- che descriveva filoni d’oro con termini ampollosi e conteneva fotografie dell’impressionante equipaggiamento che forse era stato installato nella proprietà della compagnia. L’American West è ricordato come un insieme di tunnel lunghi 1000 piedi, finanziati da investitori che avevano comprato un sogno da cui non potevano estrarre niente. I boom delle miniere tendono a essere seguiti da lunghe decadenze, che permettono agli investitori stanchi di perseguire altri obiettivi e ad una nuova innocente generazione d’investitori di crescere. Pur non essendo uno storico dell’Internet, sarei sorpreso se anche l’Internet non subisse un fallimento generato dalla pratica di affari di etica povera nei prossimi anni.

L’Internet va incontro alla sovracapitalizzazione e le attività redditizie vengono rapidamente messe sotto controllo, man mano che il management delle grandi corporate capisce come far soldi usando il web e le piccole aziende basate sul web si uniranno per accrescere la propria efficienza.

Sia con rapide fiammate che con progressioni più ordinate sul nuovo terreno, la frontiera del ".com" si muoverà in avanti e questo succederà così rapidamente a causa della sovracitata bassa soglia di ingresso e del suo elevato tasso di sviluppo. La nuova famiglia d’imprenditori generata dall’Internet ha ammucchiato nuove ricchezze ed un desiderio d’investire in aziende high-tech.

Le aziende spaziali emergenti, allo Space Enterprise Symposium, concordarono sul fatto che l’Internet le stesse guidando al successo. Come storico, devo dire che senza il boom dell’Internet non ci sarebbero frontiere nello spazio. L’Internet sta creando e immagazinando nuove ricchezze, necessarie per le costosissime basi spaziali. L’Internet sta creando nuove tecniche di distribuzione dei profitti delle imprese di frontiera. L’Internet sta addestrando pionieri per le nuove basi spaziali.

Nessuna frontiera può esistere nel vuoto. Ogni frontiera è il prodotto dell’interazione della società con risorse allo stato selvaggio. Ogni frontiera contiene una ricombinazione degli elementi delle precedenti frontiere. Esperienza, capitale, tecnologia e sistemi sociali evoluti dalle frontiere precedenti sono utilizzati o adattati per essere utilizzati nelle nuove. Senza telegrafo, non ci sarebbe stata la radio. Senza radio non ci sarebbe stata la televisione. Senza televisione, non ci sarebbero stati i satelliti per le telecomunicazioni, nessun satellite direttamente connesso alla prpria casa, nessun satellite radio. Tali collegamenti si utilizzano per connettere radio a transistor, calcolatrici, orologi digitali, video games, personal computers ed i collegamenti all’Internet.

Se questo è il backgound, è ora di prepararsi per l’emergente frontiera spaziale e, francamente, c’è poco tempo da perdere. Ci devono essere collegamenti rapidi fra l’Internet e lo spazio. Ripeto: questo è molto importante, rapidi collegamenti tra l’Internet e lo spazio.

Così, dov’è la connessione che trasformerà il rivolo della partecipazione sociale nella frontiera spaziale in un torrente? O meglio, come potrà l’avvento dell’Internet essere indirizzato verso attività spaziali?

La risposta, per quanto possa sembrare strano, è che questo sta già succedendo, e l’evidenza è tutta intorno a noi. Tutti ricordiamo il sorprendente sito web di Pathfinder con il suo record di milioni di accessi. Il sito web di Mars Polar Lander ha registrato più di 57 milioni di accessi in tre giorni nonostante il fallimento della missione! Si può solo immaginare il valore pubblicitario dell’impresa -- JPL non ha venduto, che io sappia, pubblicità via web. Lou Dobbs ha lasciato la CNN per iniziare un nuovo servizio di notizie basato sul web, specificatamente finalizzato allo spazio. Infatti, il numero di nuovi gruppi che si occupano di spazio sta rapidamente crescendo sull’ Internet. La gente acquisisce quotidianamente la sua dose di notizie spaziali sull’Internet. Le riviste aerospaziali publicano con due-tre mesi di margine, ed i più entusiasti dello spazio li trovano anacronistici ed obsoleti. Gli appassionati dello spazio vogliono le loro notizie in tempo pressochè reale. Se un missile esplode in un territorio molto distante, la comunità spaziale ne discute nei forum prima che la prima squadra di ricerca si rechi sul luogo del disastro. Il web si è radicato nella discussione concettuale dei fans dello spazio, e ci sta addestrando per l’avvento della frontiera dello spazio.

Sebbene le notizie siano all’avanguardia nella frontiera, non sono mai (giustamente) il suo primo motore. Devono essere creati legami interattivi tra il mondo virtuale dell’Internet e il mondo dello spazio fisico. Non ci accontentiamo solo di guardare. Speriamo di interagire e controllare le nostre azioni nella frontiera in modo sicuro come controlliamo i nostri movimenti tramite il Web, di effettuare nuovi acquisti basati sul web e di creare nuovi regni virtuali.

Recentemente allo Space Enterprise Symposium ho visto un esempio di come ciò possa prendere piede. LunaCorp ed il Robotics Institute of Carnegie Mellon University hanno unito le loro forze per costruire una rover lunare interattiva. È vero, veicoli di questo genere sono state pianificati in quantità, in passato. Comunque, l’approccio di LunaCorp è in stretta connessione con il potenziale della frontiera di Internet. Nel 1993 e 1994, la compagnia pubblicò i CD-ROM "Return to the Moon" e "Mission to Planet Earth". Nel 1996, crearono un gioco virtuale che poteva essere controllato via Internet. Nel 1997, una piattaforma automovente ed un controllo web furono collegati ad una rover-robot Carnegie Melon che attraversò da sola 220 km del deserto Atacama in Peru. Ciò che vide il rover lo vide anche il guidatore. Ogni collina, duna o curva vista dal rover veniva percepita dal guidatore. Nel 1998, la compagnia produsse un gioco motion-based arcade chiamato Lunar Defense. In quest’anno passato la compagnia ha utilizzato un Voxel Renderer per la visualizzazione del paesaggio lunare che utilizzò la tecnologia già usata durante l’esperimento dell’Atacama rover per creare il gioco di una luna virtuale. La compangnia ora sta lavorando per piazzare avanzati simulatori Moon Rover nei centri scientifici ed in occasione di eventi delle grandi corporate. Continueranno a promuovere ed incrementare i loro esperimenti lunari via web con mini rovers virtuali individuali attraverso simulazioni del paesaggio lunare in modo sia cooperativo che competitivo. La compagnia spera di poter mandare un VERO rover sulla luna per il 2003. Le gare in corso sui loro siti web poi avranno maggior valore aggiunto, quando i vincitori del grande premio di tali gare otterranno il diritto di controllare e sperimentare il rover, mentre esso esplorerà la luna. Gli scienziati potranno acquistare tempo sul sistema per la ricerca lunare. Individui con più denaro che abilità potranno acquistare tempo per andare a spasso sulla luna. Ma il largo supporto economico-popolare per l’azienda arriverà principalmente attraverso i web-cast a banda larga delle rover lunari, in interazione con un rover-rider simulato sul Web. Ciò che è interessante, in tale contesto, è la soglai di lancio molto bassa, che produce profitto mediante un servizio in continua crescita. Per usare i termini dei minatori del vecchio West "i soldi si fanno prima di tutto con la pala".

Questo è un approccio del tipo paga-per-quanto-vai, alimentato direttamente dal potere di Internet -- infatti, si può classificare come impresa basata sul web. Non ha granchè bisogno, né si cura più di tanto, dei piani e dei supporti legislativi che interessano il business spaziale tradizionale. Avrà successo oppure fallirà come qualsiasi affare relativo a Internet. Mentre LunaCorp è attualmente finanziata da investitori privati, tendenze recenti hanno dimostrato che enormi somme di denaro possano essere generate da Initial Public Offerings (IPOs), ben superiori a ciò che serve per piazzare una rover sulla luna. Mentre è al di là dei poteri di uno storico pronosticare il successo di una singola impresa, LunaCorp si è già guadagnata un posto nella storia della frontiera spaziale. Questo ha dimostrato come le vampate della frontiera virtuale possano manifestarsi nella realtà e crescere sempre di più nella frontiera spaziale. Potrebbe servire molto bene come primo conduttore del potenziale della frontiera di Internet, in ascesa verso livelli più alti.

Questo è uno strano tipo di regalo di Natale, un dono che deve manifestarsi attraverso il duro lavoro! Horace Greeley una volta diede il seguente suggerimento: "Vai nel West ragazzo!" Mentre io difficilmente possiedo la stoffa di Greeley, i robusti pionieri della frontiera spaziale potrebbero fare di peggio, per iniziare la loro strada verso le stelle, che mettere piede nell’Internet. "Vai nel Web, ragazzo, vai nel Web!"


Dale Gray, storico delle frontiere, fa parte del Board of Directors di Tecnologie di Frontiera.

Riferimenti: Frontier Models, http://www.cortesi.com/frontier/Dale M. Gray is the president of Frontier Historical Consultants.  Frontier Status reports are free weekly annotated indexes chronicling progress of the emerging space frontier.  Send free subscription requests (subscribe or unsubscribe) mailto:  Frontier-list-request@i55mall.com

Altri articoli di Dale M. Gray in TDF: L'america e la frontiera spaziale, Rapporto sul primo lancio della Stazione Spaziale Internazionale, A Washington, un Simposio dul volo spaziale al giro di boa del millenio 

[traduzione dall'inglese a cura di Massimiliano Autino]

TDF 1/2000-04

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