La visita di Muhammad Yunus in Italia

di Adriano Autino


Muhammad Yunus è stato in Italia per una settimana, a settembre. È stato ricevuto dal Governo, ha illustrato la sua metodologia del microcredito, ha presentato il suo libro "Il banchiere dei poveri"(1), ha parlato della Grameen Bank, della Fondazione Grameen e del grande successo che Grameen sta avendo in tutto il mondo. Molte radio hanno dato la notizia, mentre le TV, sia di stato che private, hanno dato notizia dell'avvenimento soltanto in riferimento al Kossovo, come se il microcredito fosse uno strumento che è utile solo in casi di emergenza e quindi non per noi. Sylvie Coyaud, di Radio Popolare, ha avuto il merito, e certo il piacere, di intervistare il Prof. Yunus e di trasmetterne la straordinaria esperienza.

Quanto a noi di TdF, ci rammarichiamo di non aver potuto dedicare all’avvenimento tutta l’attenzione che avrebbe meritato. Su Yunus e sulla Grameen Bank torneremo presto, sia con una o più recensioni del suo straordinario libro, sia per dare riferimenti, di cui nel frattempo siamo riusciti ad entrare in possesso.

In due parole, per quanti non conoscessero ancora l’opera del Prof. Yunus. Muhammad Yunus è nato e cresciuto in Bangladesh, uno dei paesi più poveri e sfortunati del pianeta, dove la natura non ha certo regalato un paradiso tropicale, bensì una terra stremata da continue alluvioni, siccità e terremoti. Yunus ha scommesso sui poveri, ma non solo, sulle persone più povere della sua terra, ed ha vinto la scommessa. In circa vent’anni è risucito a dimostrare che:

  1. i poveri sono solvibili, e degni di credito, si può prestar loro denaro e ricavarne un profitto;
  2. l’elemosina non solo è inutile, ma è dannosa, perché annulla la dignità umana;
  3. le imprese guidate dall’impegno sociale possono rivaleggiare a pieno titolo con le imprese fondate sulla cupidigia e, giocando bene le proprie carte, possono piazzarsi bene sul mercato.

Quanto sopra sbugiarda definitivamente con la prova dei fatti tutta la politica bancaria basata sulle garanzie, e sul credito concesso solo a chi ha già capitali. Il metodo Grameen è molto semplice e, si può dire, scientifico: viene dato il prestito minimo, necessario e sufficiente ad una persona per mettersi autonomamente in affari. Se la persona restituisce il prestito può averne altri, altrimenti non c’e’ obbligo di restituzione, però non ne saranno concessi altri. Con questa semplice metodologia, Grameen recupera il 98% dei crediti, percentuale da cui le banche tradizionali sono ben lontane!

Negli ultimi anni, poi, Yunus ha dimostrato un altro principio importantissimo, che noi di TdF andiamo sostenendo da tempo: l’elettronica e le tecnologie spaziali possono essere di grande aiuto per i paesi sottosviluppati, e, se imboccano un cammino di emancipazione, le persone di quei paesi possono essere di grande aiuto per l’apertura della frontiera spaziale. Grazie alle tecnologie satellitari, Grameen ha creato una rete di telefonia mobile nei villaggi che avevano precendetemente sviluppato un’economia grazie al microcredito, accelerandone enormemente lo sviluppo! Utilizzando l’energia solare regioni poverissime si stanno dotando di strumenti tecnologici all’avanguardia. Pensiamo cosa vorrebbe dire, per quelle regioni, poter utilizzare l’energia solare raccolta nello spazio da centrali satellitari ed inviata a terra sotto forma di fasci di micro-onde (sul Solar Power from Space si veda anche l'eccellente reportage di Patrick Collins dal 50mo congresso IAF, tenutosi ad Amsterdam). E qui si dimostra un’altra delle nostre affermazioni: le persone che abitano nei paesi sottosviluppati non avranno bisogno di ripercorrere le tappe dello sviluppo industriale, essi possono entrare direttamente nell’era elettronica, e presto diventare maestri in tante discipline avanzate.

Ma ancora più importante, per noi, è la filosofia globale di Yunus e della Grameen: si tratta di una filosofia che punta decisamente sulla micro-impresa come strumento di emancipazione delle persone e di crescita economica. È una filosofia finalizzata a dare strumenti, in primo luogo il credito, alle persone, viste come sempre e pienamente capaci di intraprendere e di volere. Leggendo il libro di Yunus apprendiamo, ad esempio, che Bill Clinton e signora intervengono alle presentazioni della Grameen a Washington, e ne appoggiano le iniziative. Ma allora viene da chiedersi: come mai, se perfino l’imperatore e signore del pianeta e la sua signora si degnano di tanto, Yunus non è su tutti i giornali ed i telegiornali, CNN, BBC, ecc…? Perché l’informazione sulla rivoluzione del microcredito riesce a passare solo su alcune radio, e si propaga solo grazie al tam tam di pochi fan, quali la cara Sylvie Coyaud o il sottoscritto? Quando il microcredito avrà il riconoscimento che merita da parte della società, ai banchieri tradizionali non resterà che cambiar mestiere o andare umilmente a lezione… in Bangladesh! Più che lecito, quindi, sospettare che potentissimi interessi tentino di mantenere l’opinione pubblica, sinchè possibile, all’oscuro. Da parte nostra faremo il possibile per dissipare tali tenebre, affinchè il microcredito abbia il riconoscimento che merita e possa fare scuola in tutti i paesi, tanto post-industriali che pre-industriali.

(1) "Il banchiere dei poveri" - Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano - ottobre 1998

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