Un’occhiata oltre Oceano

di Adriano Autino


Non c’è come allungare lo sguardo negli Stati Uniti per renderci conto del nostro (in Italia) essere periferia estrema dell’impero. Mi danno fastidio i luoghi comuni, ed è certamente da discutere quanto si possa ritenere culturalmente avanzato un Paese che conserva in molti stati la pena di morte, e la cui politica estera si basa principalmente sulla forza militare. Devo comunque osservare che:

  1. La nostra discussione politica è ad un livello talmente basso che, da qui, forse si può solo risalire (vedere anche l’articolo "La società elettronica in cerca di referenti politici").

  2. Siamo finalmente raggiunti dall’onda lunga della rivoluzione internettiana, che negli USA è in atto da anni (si veda anche l’articolo "L’internet, il poeta e l’astronauta")

  3. Siamo del tutto ignari (mediaticamente parlando, e come grande opinione pubblica) della rivoluzione spaziale, che in America è iniziata, e vede ormai parecchie aziende lavorare e svilupparsi in questo mercato.

Fa eccezione, in Europa, la Gran Bretagna, dove diverse organizzazioni pro-spazio si stanno organizzando per creare un polo politico visibile.

Un report della National Space Society ci informa sull’atteggiamento dei candidati alla Casa Bianca riguardo allo spazio. Il quadro che ne emerge testimonia di come tutta la società americana comunque discute della frontiera spaziale e lo ritiene un tema politico di grande attualità. Sembra di essere su un altro pianeta, appunto.

I candidati presidenti di parte democratica hanno un atteggiamento esitante e contraddittorio. Bill Bradley detiene il record dei pronunciamenti anti-spazio nel Congresso. Non è esagerato ritenere che l’intento di Bradley sia quello di eliminare qualsiasi progetto spaziale. Dal ’92 al ’96 ha sostenuto emendamenti e progettio di legge per cancellare la International Space Station ed impiegare i fondi risparmiati per la salute dei veterani e la ricerca protesica.

Il Vicepresidente Al Gore, al contrario, sembra sostenere l’impresa spaziale. Partecipando a manifestazioni in occasione del 30mo anniversario dell’Apollo 11, ha espresso l’auspicio che, "nel 21mo secolo, si prosegua il cammino iniziato, e ci si inoltri nel Sistema Solare ed anche oltre." Gore ha inoltre dichiarato di essere profondamente votato ad un programma spaziale aggressivo e rivolto in avanti, per la conoscenza ed il progresso che può derivarne per l’umanità. Celebrando il ritorno dell’equipaggio del Columbia, nel luglio 1999, il vice-presidente si è pronunciato contro il taglio dell’11% del budget NASA, proposto da alcuni congressisti. Come senatore, dall’85 al 93, Gore ha sostenuto coerentemente una linea pro-spazio, votando contro gli emendamenti soppressivi della Space Station di Bradley, e contribuendo a far passare vari emendamenti pro-NASA, sia politici che finanziari, in sostegno dei programmi dello Space Shuttle e di sistemi di trasporto spaziale.

Complessivamente, osserva tuttavia il report NSS, l’amministrazione Clinton/Gore ha visto, dal 1993, il budget della NASA in costante declino.

Per quanto riguarda i candidati di parte repubblicana, sia Gary Bauer che George W. Bush brillano per mancanza pressochè totale di posizioni sulla politica spaziale. Bush ha tuttavia collaborato con la commissione texana incaricata di sviluppare opportunità economiche in campo aerospaziale e dello studio di fattibilità per la costruzione di uno spazioporto in Texas. Bush è sostenitore del militare spaziale (non che questo me lo renda minimamente simpatico). Malcolm Steve Forbes, a sua volta, non ha posizioni inmerito allo spazio, a differenza del Senatore Orrin Hatch, attivo sostenitore della politica spaziale americana sin dal 1976, ha votato sempre contro gli emendamenti soppressori della Space Station, ed a favore di programmi di sostegno della NASA.

Il Senatore John McCain si occupa attivamente della questione spaziale. Nel 1998, preoccupato per l’incapacità della Russia di sostenere lo sforzo finanziario intrapreso per la Space Station, si è pronunciato per una maggior presa di responsabilità da parte della NASA. Sempre nel 1998 ha inoltre espresso l’opinione che, mentre le tecnologie NASA sarebbero pronte per sostenere le commesse commerciali in arrivo, il suo project management non lo sarebbe. Si è quindi espresso per un adeguamento delle capacità NASA, in previsione di cospicui aumenti delle commesse commerciali. Costante l’impegno di Mc Cain in difesa della Space Station al senato. A merito di Mc Cain anche l’introduzione del Commercial Space Launch Industry Indenification Act. Dopo il voto ha dichiarato: "Sono felice che il Comitato abbia approvato questo decreto, per rimuovere le barriere nell’Industria US del lancio spaziale."

Per maggiori informazioni, vedere http://www.nss.org/.

AA - TDF 2/2000 - 30/04/2000

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