Nostradamus, Nostradamus!

di Michael Martin-Smith


Nella prima metà del 1999, e soprattutto nel mese di luglio, c’è stata una sorta di furore causato dai versi oscuri di un guaritore ebreo/francese del sedicesimo secolo con un interesse collaterale in astrologia e divinazione, Michel de Nostradame, meglio conosciuto come Nostradamus. Le sue predizioni -- se tali sono realmente -- erano celate in versi criptici con molti anagrammi ed oscure allusioni alla contemporanea Francia del sedicesimo secolo. I suoi seguaci si sono tradizionalmente abbandonati ad una ridda sfrenata di interpretazioni tra il fantasioso ed il catastrofico. Alcuni rivendicano di avere scoperto, tra le altre cose, predizioni su Napoleone, Hitler, il bolscevismo, Saddam Hussein e la rivoluzione in Iran.

La sua profezia più famosa riguardava un evento eccezionale e terribile, che sarebbe accaduto a noi tutti nel settimo mese del 1999. Normalmente si ritiene che sia luglio, ma si può intendere anche settembre "Nel 1999, nel settimo mese, un Re paurosamente potente, discenderà dal cielo facendo risorgere il Grande Re dell’Angelmois, prima e dopo Marte regnerà incontrastato". Angelmois è visto come anagramma di Mongoli, e così qualcuno si aspetta un Gengis Kan risorto o un suo equipollente moderno. Una complicazione supplementare è rappresentata dall’eclissi solare totale dell’11 agosto 1999. Per questo, come per altri eventi astronomici, non si deve certo ricorrere a Nostradamus, per la predizione: la scienza astronomica è più che sufficiente! Tuttavia questo evento ha indotto alcune persone a vedere nella cometa Lee, scoperta all’inizio di quest’anno, il Re del terrore. Qualcuno sostiene che questa cometa, durante l’eclissi, lascerà improvvisamente la propria orbita -- che avrebbe evitato la Terra di 110 milioni di kilometri – per spostarsi su una rotta che la porterà, dopo circa 2 mesi, a collidere con la Terra. Alcune varianti aggiungono uno sciame di asteroidi alla coda della cometa, disposti in modo tale da colpire la terra.

Un’altra falsa pista è rappresentata dalla sonda spaziale Cassini, che viaggia verso Saturno facendo deviazioni, e prendendo energia mediante una sequenza di assist planetari (una specie di colpo di fionda), successivamente da Venere, Terra e Giove. Siccome Cassini ha una massa non indifferente, dal momento che trasporta il veicolo per la luna Titano, non può essere lanciato direttamente su Saturno da un razzo Titan 4 così, usando i metodi sperimentati da Mariner 10, Pioneers, Voyagers e Ulysses, sta utilizzando l’energia di rotazione di altri pianeti per prendere velocità. Cassini volerà in prossimità della Terra il 18 agosto, a circa 700 miglia dalla superficie, nel suo viaggio verso Saturno. Poiché Cassini trasporta plutonio radioattivo per far funzionare i suoi macchinari a un miliardo di miglia dal Sole, gli allarmisti si aspettano un rientro infuocato, con fughe di mortale plutonio sull’intero pianeta Terra. Il fatto che la posizione e la velocità di Cassini siano conosciute con precisione di diversi decimali conducendo alla previsione con un margine di errore di un miglio di altitudine nel suo passaggio dalla Terra, e che tali passaggi siano fra le più sicure e accurate procedure mai portate avanti dalla NASA nella sua storia e che il reattore radiotermico sia progettato per resistere al calore e allo shock delle esplosioni del lancio non sconfigge le profezie; solo la data del 19 agosto lo può fare!

Molti appassionati di Nostradamus si aspettavano davvero la Fine per il 4 luglio, una data che adesso è incontestabilmente passata. Tuttavia, non si può rifiutare di riconoscere che, se il 2000 arriva senza troppi eventi disastrosi, la maggior parte delle predizioni, delle profezie, dell’astrologia e anche gran parte delle predizioni contenute nella stessa Bibbia si possono tranquillamente buttare via. Ancora di più, questo è vero per Nostradamus, il quale è stato così avventato da proporre una data precisa! Possiamo sperare, dopo che i prossimi sei mesi saranno trascorsi senza orribili accadimenti, che allora il nostro inizio d’anno ci porti il rimborso delle tasse, e che la gente impari a non leggere la propria sorte negli astri; forse allora sarà tempo di pensare a costruire il nostro futuro fra le stelle.

Da quanto sappiamo adesso, anche il passaggio della cometa Lee avverrà con un buon margine di distanza, ma potrà anche venire un tempo in cui non saremo così fortunati. Nel luglio del 1994, la cometa Shoemaker-Levy ci ha mostrato in modo lampante come la civiltà potrebbe finire, se non ci saremo propagati in tempo oltre il nostro unico piccolo pianeta blu. Non saranno tuttavia i mistici o gli astrologi a prevedere questo evento, bensì gli astronomi addetti all’osservazione dello spazio. Costruire il nostro futuro nel cielo sarà un compito che graverà su molte genertazioni, che porterà grandi ricchezze, avventure ed opportunità, ma sarà compiuto tramite azioni e pensieri creativi e positivi, non dall’attesa passiva della Fine. Il divario tra astrologia e superstizione da una parte e scienza umanistica e creativa e tecnologia dall’altra, non potrebbe essere maggiore. Non dobbiamo attendere passivamente il nuovo millennio, ma costruirlo con le nostre stesse mani. La mia prossima pubblicazione, "Salto nello spazio" -- in corso di pubblicazione in Italia nei prossimi sei mesi, a cura dell’editore e giornalista dell’ANSA Giulio Gelibter della Tre Editori - Roma -- offrirà entro poco tempo una valida alternativa ai profeti di sventura. Essa comprende una personale visione dell’universo e del posto, nel presente e nel futuro, che l’umanità ha in esso. Non ci sono conclusioni predestinate, ma il puro scenario di una visione possibile del mondo e del nostro futuro e un forte monito alla nostra civiltà a raccogliere il segnale, mentre ancora disponiamo delle basi culturali ed economiche per agire in tal senso.

Come scrisse Shakespeare, "C’è una marea nelle faccende degli uomini, che se presa al momento giusto conduce alla Fortuna…" Ma tutte le maree poi rifluiscono e il nostro destino nello spazio non è un’eccezione. Dobbiamo afferrare noi stessi il toro per le corna.

[traduzione dall'inglese di Massimiliano Autino]

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