Il paradosso della Frontiera Spaziale

di Dale M. Gray


"Perchè", chiese il Cappellaio Matto, "un corvo è uguale a una scrivania?" Alice, pur non avendo capito bene la domanda, cercava la soluzione. Non glie ne veniva in mente nessuna, ma il Cappellaio assicurò ad Alice che se avesse ignorato il problema, questo non le avrebbe dato preoccupazioni.

Leggende su Alessandro Magno raccontano che, al suo arrivo in Asia Minore, vide la cosa più straordinaria del mondo, il nodo Gordiano. In verità, gli antichi enigmi erano tutti piuttosto difficili, e il nodo di Gordio era il più difficile di tutti. I Michael Jordans e Babe Ruths di quell’antico mondo di enigmi, rimanevano impigliati in quella corda che nessuno era riuscito a sciogliere. Alessandro, dopo aver osservato il nodo, invece di cercare di scioglierlo, estrasse la spada e lo tagliò in due.

Paradossi come la domanda del Cappellaio e il nodo di Gordio hanno sfidato l’umanità attraverso il tempo. La loro soluzione si riferisce più alla lotta con questi problemi che non ai problemi stessi. Le soluzioni si trovano ignorando il problema, o risolvendolo con la forza bruta. Tuttavia questi stupendi giochi letterari, queste soluzioni, non sono adatte a noi che viviamo nel mondo reale. La realtà richiede soluzioni logiche, abilità e duro lavoro. Un pochino di fortuna aiuta. Questa è l’essenza della storia, non letteratura.

Noi, la space community, siamo stati un paradosso per molti anni. Come possiamo spostare in orbita la nostra civiltà? Con la spada politica di Apollo, pensavamo di aver trovato la soluzione nei tardi anni ’60. Ma, pur essendo la Luna a portata di mano, i politici, per continuare a restare al potere, si tirarono indietro. Per molti, la politica spaziale dagli ultimi anni ’70 ai primi anni ’90 sembrò un ricevimento a casa del Cappellaio Matto, finché non si trovò una soluzione razionale al problema. Nel 1993, le cose cominciarono a cambiare. Lo spazio iniziò a fungere da frontiera per i trasporti tradizionali. Invece delle ferrovie, canali e strade, lo spazio orbitale diventò il nuovo sistema per il rapido scorrimento di informazioni elettroniche. Si può immaginare un numero infinito di vagoni pieni d’informazioni sfrecciare intorno al pianeta in numero e varietà sempre crescenti. Gli increduli diano un’occhiata al fatturato delle compagnie che commerciano in telecomunicazioni e TV satellitare.

Eccoci quindi, circa 40 anni dopo la nascita dell’era spaziale, con una frontiera del trasporto orbitale da molti miliardi di dollari. Per molti aspetti è simile al West Americano nel periodo tra il 1840 e il 1863. Più precisamente, lo spazio orbitale oggi sembra ciò che una volta veniva chiamato il Great American Desert del diciannovesimo secolo. Questo "Deserto", allungato fino al Nebraska, a est delle Blue Mountains in Eastern Oregon ed esterno alla Sierra Foothills in Nevada a ovest. La pista Oregon / California servì ai trasporti attraverso quello che era ritenuto un deserto arido con poche risorse utilizzabili. Energia, sotto forma di erba, permise ai viaggiatori di attraversare la landa deserta il più velocemente possibile. Gli esperti sostengono che, date le condizioni di cento anni fa, posti come l’Idaho sarebbero stati colonizzati solo dopo un secolo [cioè ai giorni nostri - ndr], in assenza di quella pista di frontiera.

Questo non significa che non siano stati fatti tentativi di insediamento. Un buon numero di postazioni puramente commerciali fu allestito lungo i corsi d’acqua o sulla California / Oregon Trail. Le compagnie americane e inglesi che commerciavano pellicce acquistavano pelli di castoro tramite accordi con le tribù indiane locali e i cosiddetti Uomini della Montagna. Alcune postazioni furono situate lungo la pista dove si poteva usufruire di certi servizi e si potevano ricavare beni per le famiglie e per i minatori. Quando, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 dell’800, gli Indiani causarono problemi al transito sulla pista, le postazioni cominciarono a sparire. Solo in pochi casi si erano sviluppate infrastrutture o comunità.

Alla fine del 1860, un massacro di immigranti in Idaho (a circa 5 miglia dalla casa dell’autore) obbligò il Congresso US a rivedere la gestione delle truppe di scorta, inviate a proteggere coloro che viaggiavano sulla pista. Fu fatta una richiesta formale al congresso per la costruzione di Fort Boise, come garanzia di sicurezza per i viaggiatori della frontiera dell’Oregon, ma sopravvenne la guerra civile e tutti i piani furono tralasciati. Durante questo rinvio, la corsa all’oro dell’Idaho divampò per le montagne a nord della pista dell’Oregon. Dal 1863, alcuni fruttuosi campi di cercatori d’oro lavoravano a circa un giorno di cavallo a nord ed a sud della pista dell’Oregon, nel sud-est dell’Idaho. Mentre la sicurezza dei viaggiatori era ancora un problema per il Congresso, i piani per Fort Boise ebbero una spinta quando si fece appello alle leggi nazionali sulla sicurezza. Fort Boise avrebbe garantito che l’oro dell’Idaho finisse nei forzieri dell’Unione. Di conseguenza, Fort Boise fu fondato il 4 luglio 1863. L’esercito prese posizione alla confluenza fra l’Oregon Trail e la pista di Bannock City, fino alle miniere di Boise Basin. Tre giorni dopo, la città di Boise iniziava a prendere forma tra Fort Boise e il fiume Boise.

Fu un successo fin dall’inizio. I bisogni principali delle comunità lungo la pista trovavano soddisfazione nella città di Boise. La presenza di una fortezza garantiva sicurezza per un lungo periodo, sia in termini di protezione fisica che in termini di garanzia dei beni e dei servizi locali. Città e fortezza beneficiavano delle infrastrutture comuni. I trasporti, diretti verso est sulla pista dell’Oregon dal fiume Columbia verso le miniere dell’Idaho, trovarono un naturale punto di distribuzione a Boise. Rapidamente le industrie locali e le fattorie si impegnarono a provvedere ciò che sarebbe servito, ma senza la spesa del trasporto dei beni per migliaia di miglia.

Anche se non ci sono due frontiere simili, il modello d’insediamento di Fort Boise presenta tratti in comune con l’attuale situazione nell’orbita spaziale. Entrambe erano e sono frontiere di trasporto consolidate. Entrambe sono state rallentate a lungo da problemi politici e burocratici. Entrambe sono state rivalutate in seguito a considerazioni di sicurezza nazionale (togliere quei Russi esperti di razzi dalle grinfie del governo terrorista). Entrambe hanno reso e renderanno, in ambienti di frontiera, servizi completamente diversi da quando furono inizialmente concepite (è comico che nei primi anni di servizio Fort Boise abbia sempre speso più energie per proteggere gli Indiani dai minatori assetati di sangue che viceversa). L’International Space Station viene costruita nel bel mezzo di una "corsa all’oro" delle telecomunicazioni orbitali. Le frontiere della trasmissione TV diretta da satellite, del GPS, del remote sensing e quella del telefono satellitare non si potevano neanche concepire quando gli Stati Uniti pensarono per la prima volta alla Freedom Space Station.

Dunque, come può l’International Space Station avere successo sulla frontiera alta? Per molti versi è già sulla buona strada. SpaceHab/Energia ha ipotizzato la prima città spaziale con il suo Enterprise Module. Imprenditori come Dennis Wingo's SkyCorp cercano di creare industrie stanziali nello spazio. SkyCorp propone di assemblare i componenti di satelliti di comunicazione sulla stazione per ridurre radicalmente il costo della produzione delle telecomunicazioni via satellite e dei lanci. Boeing, SpaceHab, DASA, Alenia-Spazio, e Bigelow Aerospace hanno stilato un accordo preliminare (Memorandum of Understanding –MOA-) per la costruzione di un "TransHab" gonfiabile che servirà da alloggio e quartier generale per il personale -- un hotel di frontiera.

Quelli che desiderano ardentemente vedere la civilizzazione dello spazio, si ispirino alle famiglie che hanno viaggiato sulla pista dell’Oregon negli anni '60 dell'800. La civiltà era lontana e le promesse del Congresso per la costruzione di una fortezza significavano poco in mezzo ai pericoli immediati. Eppure la versione del diciannovesimo secolo di una stazione spaziale fu creata nel deserto solo tre anni dopo. Fort Boise ebbe un effetto significativo per la sicurezza della pista, ma le impreviste ramificazioni superarono ben presto tutte le previsioni originali. Boise City fu fondata il 7 luglio 1863. Entro 18 mesi diventò la capitale del territorio dell’Idaho. Seguirono strade, canali d'irrigazione, ponti, telegrafi, ferrovie e linee elettriche. La città, alla fine del diciannovesimo secolo, non era più un avamposto nel deserto, bensì parte integrante della civilizzazione americana. A quelli che vorrebbero alzare il sipario sul futuro di International Space Station, raccomanderei di visitare l’Idaho per immergersi nei suoi enormi spazi vuoti, osservare le sue comunicazioni via network e vedere da soli cosa è diventata la città, nata dalla fondazione di Fort Boise.

La soluzione di un paradosso, nella vita reale è tutt'altro che facile, e stabilire una civiltà umana nello spazio non fa eccezione. Quelli che sperano di passare da una società terrestre a una spaziale senza troppe complicazioni, farebbero bene a sognare sui libri di letteratura. La vita reale è per lo più piena di errori, valutazioni sbagliate, corruzione e sfortuna. Ecco di cosa c'è stata abbondanza durante lo sviluppo della stazione spaziale. Il problema più grande e il primo da risolvere. Pensando all'ascesa a LEO, non c'è un cambiamento ambientale come quando si discese dagli alberi delle pianure africane; dobbiamo aspettarci che il viaggio sia alquanto più duro.

Ci troviamo nel bel mezzo di un cambiamento epocale della civilizzazione umana. Gli storici futuri studieranno quest'epoca e discuteranno sulle implicazioni della fuga dei cervelli sullo sviluppo del software, il controllo di qualità del motore a protoni e, infine, il declino dell'economia russa come fattore effettivo della velocità con cui la civiltà si sposta nello spazio. Col passare degli anni, la conquista dello spazio sarà paragonata alla scoperta del Nuovo Mondo di Colombo e probabilmente messa negli annali degli eventi cruciali dell'umanità. Mentre adesso ci angosciamo per ogni nuovo ritardo del modulo di servizio, nella scuola del futuro, i bambini studieranno che la costruzione dell’International Space Station sarà avvenuta in un battito di ciglia. Non possiamo impedire gli avvenimenti futuri; non possiamo cambiare il nostro passato. Noi abbiamo il grande privilegio di essere nel presente, per affrontare la sfida del superamento di ostacoli enormi, così da cambiare il corso degli eventi dell'umanità.

Questo articolo si trova anche all'indirizzo www.spacepolicy.org

 

DMG TDF 2/2000 - 30/04/2000 

[Traduzione dall’inglese: Diana Baroni]

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