Scoperta l’acqua sulla Luna, e in Puglia?

di Adriano Autino


Quando si assiste alle consuete litanie, circa la presunta insolubilitÓ dei problemi del sottosviluppo del Meridione, come piu’ in generale del Sud del Mondo, inevitabilmente seguite dall’ennesima riproposizione di soluzioni assistenziali (o, peggio, dell’indifferenza), e’ piu’ che comprensibile essere assaliti da una sensazione di rabbia sorda, per la perdurante mancanza di capacita’ analitica e di fantasia dei nostri governanti. Il caso italiano, poi e’ veramente paradossale: Meridione deve proprio continuare a far rima con disoccupazione? Vediamo alcuni dati di partenza, ed alcune considerazioni.

Il nostro Paese possiede svariate migliaia di km. di coste marine, un clima invidiabile ed una natura incantevole: di queste condizioni naturali beneficia soprattutto il meridione. Abbiamo la piu’ alta concentrazione di beni culturali, forse nel mondo intero, e molti di questi beni culturali si trovano al sud. Ma non ricaviamo dal Turismo quel benessere e quell’abbondanza di lavoro che sarebbe logico aspettarsi.

Nel nostro fortunato Paese (cosi’ come in Grecia, in Spagna e in Portogallo) precipita energia solare in grande quantita’, specie al sud. A differenza di altre regioni del Mediterraneo, siamo un paese industrializzato, quindi possediamo la piattaforma tecnologica avanzata che consentirebbe di trarre profitto da queste condizioni, e di diventare forse il laboratorio europeo di ricerca, per quanto riguarda la sperimentazione di nuovi metodi per ricavare energia dal sole a minor costo. Invece compriamo energia elettrica dalla Francia. Non siamo neppure capaci di copiare dagli Israeliani, che queste ricerche gia’ le fanno.

Eppure ci converrebbe riflettere di piu’ ed esercitare la nostra tanto vantata creativita’ (popolo di inventori, poeti, ecc...) sul binomio acqua-sole, visto che abbiamo parecchi milioni di m3 di acqua eccellente che scorrono dai nostri monti e si gettano perlopiu’ in mare, passando talvolta per i nostri acquedotti vecchi di millenni. Ma non ci apprestiamo realmente a progettare un nuovo acquedotto, eppure questa e’ esperienza antica: tutte le civilta’ che sono passate alla storia lo devono in parte agli acquedotti, a cominciare dall’Impero Romano, per restare nel nostro Paese (ma si potrebbe parlare degli Assiri, degli Incas e degli Aztechi, e forse di popoli ancora piu' antichi). Come non immaginare, con un po’ di fantasia, pompe alimentate ad energia solare che smistano acqua dove serve? Come non immaginare impianti di desalinizzazione, dove fossero necessari, alimentati ad energia solare? La desertificazione avanza, nel meridione, come nel sud d’Europa, ma non ci decidiamo ad apprestare contromisure, nella dimensione che il problema richiederebbe. Noi no: continuiamo a lasciare che la gente del sud sia in miseria, dando la colpa al sole, invece di diventare ricca grazie al sole. Chiaramente questo discorso e' molto vasto, e coinvolge buona parte del cosiddetto Sud del Mondo, ormai energeticamente molto ricco, se vi fossero portate le nuove tecnologie. Neppure riusciamo ad intravedere le grandi possibilita’ imprenditoriali che si potrebbero sviluppare, trovando nuovi metodi e tecnologie per sfruttare il binomio acqua-sole. Perche' i grandi gruppi del petrolio non accettano di evolvere, diventando fornitori di energia, anziche' di solo petrolio? Chi impedisce loro di investire gli enormi capitali accumulati in tecnologie solari, e nel grande progetto di centrali satellitari ad energia solare? Verrebbero cosi' sbloccate enormi risorse, e tutta l'economia mondiale ne trarrebbe un formidabile impulso.

Siamo al centro del Mediterraneo, punto naturale di incrocio di diverse culture. Da qualche anno il nostro Pease e’ meta di povera gente, che affronta pericoli mortali e viaggi in condizioni disumane, pur di venire da noi. Tutto questo, se vogliamo vederlo (ma dovremmo prima toglierci le lenti razziste che ognuno di noi ha, anche i culturalmente piu’ aperti) esprime una domanda, da parte di molti popoli africani e del Mediterraneo: che l’Italia e l’Europa diventino punto di riferimento culturale, che accettino di condividere con loro quelle conoscenze e competenze che hanno fatto fiorire l’economia. E come rispondiamo a questa richiesta d’aiuto? Con infastidite alzate di spalle, galera, rimpatrio, navi colate a picco. Eppure l’Italia possiede fior di competenze tecnologiche, scientifiche ed artigianali, in grande quantita’.

Perche’ non diamo vita ad un grande progetto di Universita’ del Terzo Mondo? In questi centri si potrebbero condurre, per esempio, ricerche per tecnologie da applicare in ambienti desertici, impervi ed a forte insolazione, agricoltura di frontiera, per selezionare ed ingegnerizzare piante piu’ resistenti alla siccita’, capaci di creare humus piu’ velocemente, capaci di corrodere piu’ velocemente componenti inorganici quali la roccia e la sabbia: tra l’altro molte di queste tecnologie sarebbero poi preziose per i primi insediamenti umani sulla Luna e su piattaforme orbitali. Insomma, il nostro Paese si collocherebbe all’avanguardia della ricerca scientifica mondiale. Nelle Universita’ del Terzo Mondo potremmo accogliere, con borse di studio, togliendoli cosi’ dalla strada, molti immigrati che accettino di aderire ad un progetto di formazione e conseguente ritorno nel loro Paese, ove applicare, insieme ad imprese italiane, le conoscenze acquisite. Il motto potrebbe essere: “Non mandiamoli via a mani vuote, ma con il bene piu’ prezioso che ci sia al mondo: la conoscenza tecnologica”.

Non solo non ci passa neppure per la testa di dar vita a programmi come quello sopracitato, ma continuiamo ad avvilire i lavoratori anziani, e piu’ esperti, con il prepensionamento, con lo spettro dell’inutilita’ sociale, con l’invito piu’ o meno velato a togliersi di mezzo per far posto ai giovani. Salvo poi a volerli far lavorare fino alla morte, per non dover corrispondere loro la pensione. Scusate la franchezza, ma messe insieme le due esortazioni suonano come un invito a morire prima. Nel contempo, priviamo la nostra societa’ delle loro competenze, che gettiamo, stupidamente, a piene mani, come se il bene piu’ grande, la conoscenza, non avesse alcun valore. Eppure ci sarebbero tante esigenze da soddisfare. Un lavoratore, un professionista, un esperto in qualsiasi campo, superata una certa soglia di eta’, non dovrebbe piu’ lavorare a tempo pieno: dovrebbe essere messo in condizioni di trasmettere il proprio sapere e la propria esperienza a chi ne ha bisogno, vale a dire i giovani e le popolazioni dei Paesi sottoprivilegiati. Questo non solo libererebbe ore di lavoro (molto piu’ della settimana lavorativa di 35 ore), non solo eviterebbe la dispersione di preziose competenze artigianali, ma darebbe un formidabile impulso all’inziativa imprenditoriale dei giovani. Perche’ non istituire dei Fondi per la Formazione, che diventassero rapidamente istituzioni “di casa” nelle scuole e nelle imprese? Signori Bancari, perche’ non la smettete di pensare esclusivamente al vostro interesse? Non e’ un invito, badate bene, a non pensare piu’ al vostro interesse, che in parte (ma molto in parte) e’ anche quello dei milioni di vostri correntisti, ma a pensare anche a qualcosaltro. Perche’ non cominciamo a costruire Database Universali delle Competenze, cui possano accedere facilmente coloro che abbisognano di formazione?

Noi Italiani non siamo soli, va tuttavia osservato, nella nostra mancanza di fantasia: non e’ che da parte europea ci vengano molti suggerimenti nelle direzioni citate, per non parlare di esempi d’oltreoceano, mentre l’Europa e’ molto attiva nell’invitarci a perpetuare un modello di Mondo Chiuso e frontiere invalicabili. Veniamo visti, in sostanza, come portinai e buttafuori. Eppure sono sicuro che, se fossero lanciate, con il dovuto rilievo, Sottoscrizioni o Tasse Tematiche, per avviare i progetti che ho brevemente elencato, la rispondenza sarebbe vastissima. E non dovrebbe neppure essere difficile avere finanziamenti europei, se l’Unione Europea deve servire a qualcosa (oltre a pagare gli agricoltori greci per abbattere ulivi ed a multare gli allevatori italiani perche' producono troppo buon latte). Nessuno che abbia il coraggio di tentare?

Per concludere (l’articolo, non certo la discussione), ai grandi detentori del potere economico, siano essi onesti o disonesti, e specialmente ai disonesti (ci sara’ pure una causa iniziale della loro disonesta’, che si possa ridiscutere), cosi’ come ai burocrati che per meschino calcolo personale ostacolano lo sviluppo e le idee innovative, voglio porre alcune domande molto semplici:


 

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