Recensioni

Fusione fredda – è possibile l’energia nucleare senza rischi?

di Massimo Barbieri

 

Titolo: "Fusione fredda – è possibile l’energia nucleare senza rischi?"
Autore: A. Basile
Editore: Avverbi Edizioni
Collana / Serie / Edizione: 1999
Numero di pagine: 156
Prezzo: Lit. 12.000
ISBN:  
Recensito da: Massimo Barbieri
Data: 09/08/2000

Angelo Basile, ingegnere chimico impiegato presso l’Istituto di ricerca su membrane e modellistica dei reattori chimici del Cnr, cerca di spiegare, in questo breve ma efficace volume costituito da cinque capitoli, perché da ormai dieci anni il tema della fusione fredda sia al centro di polemiche e discussioni.

Dopo una breve panoramica (capitolo 1) sulle fonti di energia rinnovabili (solare, geotermica, eolica idroelettrica, etc.) e non (carbone, gas naturale e petrolio), l’Autore descrive (capitolo 2) i processi di fissione e fusione nucleare ed in particolare i tipi di confinamento dei due tipi di fusione: calda e fredda.

Nel primo caso la temperatura del plasma, che raggiunge i milioni di gradi centigradi, non permette il contatto con le pareti di un reattore e quindi "è necessario confinare la reazione nucleare in appositi ambienti, dotati di pareti non materiali". Le tecniche di confinamento a cui si ricorre sono due: inerziale, con uso di raggi laser e magnetico, realizzato per mezzo di campi magnetici.

Nel caso della fusione fredda le reazioni nucleari sono condotte a temperatura ambiente e a pressione atmosferica e avvengono tramite catalizzatori; si parla di confinamento muonico quando è il muone, una particella elementare a vita breve, a catalizzare l’avvicinamento dei nuclei di trizio e deuterio, mentre si definisce confinamento chimico l’interazione dell’idrogeno e dei suoi isotopi con il palladio.

Nei capitoli successivi si entra finalmente nel tema del libro, ovvero perché la scienza ufficiale ostacoli sistematicamente l’attività di ricerca di coloro che occupano di fusione fredda.

L’annuncio del 23 marzo 1989 da parte degli scienziati Martin Fleishmann e Stanley Pons della "scoperta di una strada per arrivare alla fusione in modo semplice ed economico" ha senz’altro suscitato un certo clamore nella comunità scientifica, dal momento che, come sostiene Emilio Del Giudice, "intorno alla fusione calda ci sono interessi economici colossali e migliaia di persone che ci lavorano".

La polemica nasce già quando l’editore di Nature rifiuta di pubblicare l’articolo dei due ricercatori, i quali danno l’annuncio della scoperta tramite conferenza stampa. Il dispositivo da loro utilizzato è molto semplice; si tratta di una cella elettrolitica dotata di un elettrodo di platino e uno di palladio e contenente una soluzione elettrolitica a base di deuterio. Nel reticolo cristallino del palladio, sostengono i due scienziati, avviene la fusione degli atomi di deuterio.

Le principali critiche da parte del mondo scientifico riguardano la "mancanza di riproducibilità dei risultati sperimentali e, secondo le attuali teorie fisiche, incoerenza del calore in eccesso generato e il numero di particelle nucleari prodotte."

La reazione di fusione tra due nuclei di deuterio in condizioni di quasi-vuoto da luogo ai seguenti prodotti: neutrone + elio-3; protone + trizio e infine elio-4 + raggi gamma + calore. La probabilità che si formi elio-4 è molto bassa in queste condizioni, mentre negli esperimenti di fusione fredda questa è la reazione principale; inoltre l’assenza di raggi gamma è ulteriore motivo di polemica.

La produzione di un eccesso di calore, confermata anche in esperimenti successivi a quello di Fleishmann e Pons, significa che "otteniamo dal sistema più energia di quella che forniamo e questo per la legge di conservazione non è possibile", ovvero il bilancio di energia non può essere trascurato.

Inoltre, come sottolinea l’Autore, "ciò che ha creato più confusione è stata la vicenda dei neutroni mancanti, che in una fusione che si rispetti devono invece essere presenti: niente neutroni, niente fusione. Fleishmann e Pons pretendono di avere ottenuto una fusione senza neutroni?".

Le critiche della scienza ufficiale sono pertanto ragionevoli e le accuse di boicottaggio sono vere solo in parte, in quanto i "fusionisti freddi" comunque pubblicano i loro lavori su riviste internazionali, organizzano congressi e ricevono finanziamenti.

[MB - TDF 3/2000 - 04/10/2000]