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"Il banchiere dei poveri" di Muhammad Yunus

di Diana Baroni

Titolo: "Il banchiere dei poveri"
Autore: Muhammad Yunus.
Editore: Giangiacomo Feltrinelli Editore Editore Milano
Collana / Serie / Edizione: Prima edizione in "Serie Bianca" ottobre 1998, Quinta Edizione febbraio 1999
Numero di pagine: 268
Prezzo: Lit. 35.000
ISBN: 88-07-17030-2
Recensito da: Diana Baroni
Data: 23/01/2000

"Il banchiere dei poveri" di Muhammad Yunus è un libro estremamente gradevole da leggere. Con una prosa chiara e in modo garbato, racconta la storia personale di Yunus e dei suoi molti tentativi di sconfiggere la povertà. Racconta del suo approccio analitico e pragmatico ai problemi, degli esperimenti portati avanti in prima persona, delle prove e degli errori, della capacità di imparare dall'esperienza fino a mettere a punto un metodo efficace di lotta contro la povertà da proporre al mondo intero.

Tutto nasce dalla ferma convinzione di Yunus che la povertà si può eliminare e che, se ci si pone l'eliminazione della povertà come obiettivo concreto, si ottengono risultati ottimi a tutti i livelli: condizioni di vita, condizioni economiche, grado di istruzione, consapevolezza personale, dignità, indipendenza, libertà. Si superano nella pratica quotidiana consuetudini sociali e religiose di discriminazione, ingiustizia e corruzione e si restituisce alle donne dignità umana e peso sociale. Naturalmente all'origine c'è una concezione della specie umana che non ha niente da spartire con l'usanza di considerare le persone, soprattutto i poveri, come pedine di un gioco altrui o nel migliore dei casi come esseri minori da gestire.

Yunus vede i poveri come persone molto capaci, perché, nonostante abbiano tutte le condizioni avverse, riescono a sopravvivere, e soprattutto li vede come esseri reali, singoli individui, ognuno con le proprie particolarità e con la propria dignità a priori, per diritto di nascita. Yunus dimostra che i poveri sono solvibili, che si può prestare loro del denaro e ricavarne un profitto. Secondo Yunus ogni essere umano che nasce, grava sulla società in quanto CONSUMATORE, ma come IMPRENDITORE può avere incalcolabile importanza per la società. Chi visita TDF e ne condivide l'impostazione umanista, troverà questo libro illuminante, potrà godersi la prospettiva universale che propone e la fiducia nell'umanità e nel futuro.

Una delle regole di Grameen, la banca dei poveri, è che chi aderisce al programma del microcredito ed ottiene un prestito, si impegna a mandare i figli a scuola. E' evidente l'importanza che si dà all'istruzione come strumento per affrancarsi dalla povertà, dalla passività, dalla dipendenza. Nei paesi in via di sviluppo l'analfabetismo è ancora molto diffuso, soprattutto fra le donne, ma anche nei paesi avanzati ci sono bambini che abbandonano la scuola, c'è sfruttamento minorile, magari da parte di organizzazioni criminali. Pensiamo a cosa potrebbero fare soltanto un paio delle sedici regole di Grameen nelle realtà di degrado sociale, di emarginazione, regno di spacciatori e magnaccia, che tutti conosciamo; basterebbero queste due: "si devono mandare i figli a scuola" e "non si devono fare né subire ingiustizie". Chissà, magari si scopre che, la famosa "arte di arrangiarsi", con cui molti sopravvivono, con un facile accesso al credito e con le regole di Grameen, potrebbe diventare in poco tempo crescita, imprenditorialità diffusa, lavoro indipendente e creativo.

Anche chi si occupa di volontariato e partecipa alle iniziative di aiuto ai paesi poveri, magari in collegamento ad istituti religiosi, potrebbe vedersi schiudere insospettate prospettive di autentica solidarietà umana, non la solita perniciosa elemosina, che serve al benessere di chi la fa e non a quello di chi la riceve, quando mai la riceve. Yunus è assolutamente contrario agli aiuti internazionali ed alle diverse forme di elemosina e spiega in modo molto chiaro come e perché siano proprio un danno per i più poveri, perpetuandone la condizione.

Yunus ha scoperto che in moltissimi casi la differenza fra schiavitù e libertà, fra lavoro disperato per non morire di fame e lavoro dignitoso per migliorare la propria vita, si gioca su pochi dollari, e che ciò che rende un povero povero a vita, è la mancanza di quei pochi dollari. L'economia mondiale, la grande economia, quella che detta le regole per tutti, anche in campi che economici non sono, si basa sul credito. Si prestano, a spese di tutti i cittadini, cifre astronomiche alle grandi imprese, ma al singolo povero si negano prestiti di pochi dollari, ovunque nel mondo. Yunus dimostra che una banca può guadagnare, in economia di mercato, che ha un profitto, e non fa l'elemosina, prestando quei pochi dollari ai poveri.

L'accesso al credito, per sviluppare lavoro indipendente, permette a molta gente di rimanere nei villaggi, frenando l'estendersi delle baraccopoli ai margini delle grandi città e arginando così il diffondersi di ulteriore disperazione e miseria. Invece dello spostamento delle persone, Yunus incoraggia in ogni modo lo spostamento delle risorse e delle più attuali tecnologie. Con l'accesso al credito e con le attuali tecnologie, si può entrare nel mercato con un lavoro indipendente praticabile ovunque. Ed anche su questo punto TDF e Yunus sono sulla stessa lunghezza d'onda. TDF sente molto la necessità di seria analisi economica, sociale, politica di realtà sempre più diffuse come le micro-aziende, dei micro-imprenditori che si affacciano sul mercato con grande spirito d'iniziativa e spesso idee innovative, ma con poco denaro e con difficile accesso al credito, e rischiano di continuo di essere cacciati in una condizione di povertà nonostante siano in grado di sviluppare ricchezza. Serve proprio un'analisi a tutto tondo della precarietà delle microimprese, del lavoro indipendente, ed una seria analisi della povertà. La povertà non nuoce solo ai poveri, ma appiattisce le potenzialità di tutta la specie umana, è uno dei limiti del nostro mondo, da valutare e superare.

Yunus è originario del Bangladesh, ha studiato lì ed anche negli USA, ha vissuto negli USA ed avrebbe potuto restarvi, come tanti, fare una carriera universitaria, integrarsi egregiamente. Ma Yunus voleva tornare a casa, voleva essere utile al suo paese, contribuire alla sua crescita economica. Anche nel suo paese avrebbe potuto integrarsi, ha dimostrato di essere un valido industriale, facendo nascere e prosperare una fabbrica di contenitori e di scatole di vari tipi, ma non gli interessava arricchirsi lasciando tutto come stava. Avrebbe potuto vivere nella sua condizione privilegiata di insegnante universitario, ma voleva davvero aiutare il suo paese e così ha impiegato tutta la sua imprenditorialità per sconfiggere la povertà. Ha impegnato la sua propria, privata, personale, individuale, eccellente capacità imprenditoriale per un obiettivo di interesse generale, collettivo, di solidarietà umana, di impegno sociale. Questa è forse la lezione più importante che possiamo ricavare da Yunus e la più divergente dalla comune mentalità di mercato, che vuole le persone agire sempre e soltanto per proprio tornaconto, per il proprio profitto. Yunus dimostra che, se ci stanno a cuore gli esseri umani, è possibile creare imprese basate non sulla cupidigia ma sull'impegno sociale e che queste imprese possono essere competitive e dare profitto, possono inserirsi a pieno titolo in un'economia di mercato, migliorando la vita dei più deboli e non sfruttandoli.

Anche qui è evidente la convergenza di Yunus e TDF. TDF sostiene la fattibilità di imprese etiche e la necessità di scuole che accolgano al meglio gli immigrati e diano una formazione che metta in grado chi vuole tornare al proprio paese d'origine, di saper usare mezzi tecnologici avanzati, di saper insegnare ed intraprendere.

Yunus ci trasmette la consapevolezza delle grandi difficoltà che il microcredito incontra ovunque, perché il lavoro indipendente è osteggiato in tutti i paesi del mondo, non piace alle multinazionali, alle grosse imprese, ai governi tutti. Se il microcredito non riuscirà ad eliminare la povertà, non sarà a causa dei suoi intrinseci difetti, ma per volontà politica di chi ha potere: se il neonato non sopravviverà, non sarà perché è nato morto, ma perché verrà ucciso nella culla. Il libro serve a farlo vivere, perché altri mezzi d'informazione non ne parlano, e non dicono, per esempio, che Clinton e signora ne sono sostenitori.

Il microcredito è, alla fine, uno strumento internazionale, globale, per l'indipendenza delle persone, per la libertà ed anche TDF fa molto affidamento sulla libertà, per poter scegliere la via che crea futuro. Questo libro è fondamentale per chi sta dalla parte dell'umanità.


Riferimenti:

riferimenti
email: g_trust@grameen.net
website: http://www.grameen.com/gtrust/dialogue.html
website: http://www.citechco.net/grameen/trust/dialogue.html
website: http://www.grameen.com/grameen/gtrust-replication.html

Altri scritti di Diana Baroni su TDF: Il Nobel per l'Economia ad Amartya Sen, un Filosofo economista , Voci, Venti referendum? forse due.....

 

TDF 1/2000-09

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