Unabomber contro il pensiero scientifico - 14.11.97

Il seguente articolo è stato mandato, via e-mail, a numerosi media inglesi, italiani, tedeschi e svizzeri.

Il cosiddetto Unabomber sta per esser processato, negli Stati Uniti, per diversi omicidi di stampo terroristico. La sua motivazione, condivisa da una moltitudine di persone confuse, sostiene che la scienza e la tecnologia sono “innaturali e contrarie al Disegno Divino per l’Uomo”. Poichè la scienza e la tecnologia sono prodotti del cervello umano così come le perle sono il risultato del metabolismo delle ostriche, non ha senso descrivere tali prodotti come innaturali. Scienza e tecnologia sono un pre-requisito indispensabile per la propagazione della Vita Senziente oltre i limiti di un pianeta periodicamente interessato da estinzioni di massa. L’Universo, che sia stato creato o che sia cresciuto per evoluzione, è dimostrazione e prova di intelligenza ed iniziativa. Noi Umani abbiamo doti superiori al resto del regno animale: non usarle per la nostra sopravvivenza ed il nostro sviluppo come Specie Senziente sarebbe un vero, innaturale, tradimento! Dr. Michael Martin Smith, Presidente della Space Age Associates (Regno Unito) Adriano Autino, Tecnologie di Frontiera (Italia)


Il Fingitor Cortese

Gnomiz. Ricevo la lettera, ringrazio, mi lecco i baffi e poi rispondo: a mio parere Unabomber e Michael Martin Smith sono assai bizzarri, non perche' dicono cose diverse, ma perche' "pensano" nello stesso modo. Entrambi scaricano su una qualche "ragione" la responsabilita' di pensare. Al primo suggerirei un testo babilonese del secondo millennio Avanti Cristo: "cio' che si giudica bene per il Dio è abominevole, cio' che si trova cattivo nel proprio cuore, per il proprio Dio e' bene!" Al secondo consiglierei un verso di René Char: "L'uomo e' in grado di fare cio' che non e' in grado di immaginare. La sua testa solca la galassia dell'assurdo". Probabilmente per cercare di capire fino in fondo cosa sia "naturale" bisognerebbe mettersi a studiare seriamente "l'innaturalita'" dell'uomo. A questo riguardo si veda in Vox Inside "Il Fingitor Cortese"

a prestissimo Grazia Colombo


L'ecologismo contro l'Umanità? - 17.11.97

Cara Dottoressa Colombo, con la sua risposta lei entra direttamente nel dibattito (furioso) che e' in corso tra il sottoscritto (Adriano Autino), Michael Martin Smith (medico e biologo, UK), Marco Bernasconi (filosofo dell'Astronautica, CH), Arthur Woods (artista spaziale, CH), Daniel Christlein (astronomo, Germania) ed altri, in merito all'Opzione Spaziale, alla necessita' di superare i limiti del nostro mondo (della nostra attuale concezione filosofica del mondo) per continuare lo sviluppo umano.

Tutto cio' stiamo tentando di definire come concetti per un Nuovo Umanesimo, o Neo-Umanesimo. Neo nel senso che cerca di aggiungere concetti a quelli dell'Umanesimo tradizionale, partendo da premesse molto simili, poiche' mette al centro dell'interesse l'uomo, ed il suo diritto al futuro, in primo luogo, che nell'Umanesimo tradizionale era meno presente, poiche' al suo tempo non erano avvertiti, cosi' chiaramente come oggi, i limiti che la natura di questo pianeta pone allo sviluppo umano.

In questo dibattito si discute molto, ad esempio, del rapporto con le filosofie e posizioni ecologiste o maggiormente filo-natura, che ci riporta, se vogliamo, alla discussione del rapporto tra l'uomo (unica specie senziente) ed il resto della natura (di cui gli ecologisti possono essere visti, nel bene e nel male, come portavoce).

Nella mia concezione la nascita di un pensiero neo-umanista e' indispensabile, in primo luogo, per contrapporsi nettamente al pensiero naturista, in difesa della specificita' e della "innaturalita'" (per usare la sua espressione) del pensiero e dell'azione dell'animale umano. Fatta questa scelta di campo (arbitraria e faziosa!), i partigiani neo-umanisti cominciano con il dichiararsi contrari al concetto di "Sviluppo sostenibile", infatti: - si tratta di una categoria non scientifica, poiche' la sostenibilita' non e' misurabile, ne' globalmente ne' localmente - si tratta di una categoria morale, dove il fine della moralita' non e' il benessere e lo sviluppo dell'uomo, bensi' la conservazione della natura, quindi non morale (per la nostra specie) bensi' a-morale - in quanto categoria a-scientifica ed a-morale, se continuasse a dirigere e dettare priorita' alla ricerca scientifica, potrebbe unicamente portare alla letargia, quindi all'estinzione della nostra specie per auto-rinuncia allo sviluppo - suggerisce un'idilliaca condizione di "equilibrio con la natura" impossibile a realizzarsi (anche se la lezione ecologista dovremmo averla ormai metabolizzata ed essere educati ad inquinare e sprecare il meno possibile): il successo culturale, tecnologico e numerico della nostra specie sono indissolubilmente legati; fermando uno qualsiasi dei vettori andra' in crisi irreversibile tutto il sistema - solamente superando in modo intelligente (scientifico) i limiti del nostro mondo si puo' progettare la continuazione del nostro sviluppo.

Tuttavia l'uomo ha pur sempre bisogno della natura per sopravvivere e se, grazie ad una visione finalmente allargata del nostro mondo, riusciremo ad accedere (per ora) al sistema solare, dovremo portarci dietro la natura di questo pianeta (nostra culla ed ambiente amniotico). Questa capacita', di riprodurre ecosistemi artificiali capaci di auto-mantenersi, decidera' in ultima analisi della nostra sopravvivenza come specie senziente.

Parlando di "innaturalita' dei sostenitori della natura" Michael Martin Smith (che conosco ormai abbastanza da considerarlo uno studioso, e non un idolatra, della natura) intende puntare il dito sulla maggior contraddizione del pensiero ecologista, secondo cui la specie umana dovrebbe essere l'unica specie animale a decidere coscientemente... la propria estinzione, rifiutando di crescere in un contesto piu' ampio. Cosa che tutte le specie naturali, appena ne hanno la possibilita', invece fanno. E perche', chiede Michael, proprio la nostra capacita' di pensare dovrebbe portarci al suicidio anziche' allo sviluppo? E questo, Grazia, non mi sembra uno scarico di responsabilita', anche se posso apprezzare, in tale giudizio, il suo intento apertamente provocatorio e, curiosamente, perpetrato nello stesso modo e quasi con gli stessi argomenti che avrei usato io (nello spirito di Tecnologie di Frontiera). Btw, dia pure il mio e-mail, che e' gia' pubblico, su "Tecnologie di Frontiera ". Per ora mi fermo qui (come dice Lilli Gruber).

A presto. Adriano Autino


Questo non è il "tono alto" di Internet - 19.11.1997

Luciano Simonelli Editore. E ora? Ora, dopo la scoperta del vecchio pedofilo e dei suoi compari che hanno violentato, straziato, ucciso e bruciato un povero bambino, spargendo poi i resti della sua innocenza su un pezzo di campagna altrettanto innocente, quale sarà la giustificazione intellettuale per inanellare altri sofisticati, "furibondi" dibattiti? Se per un terrorista omicida come Unabomber, dotte menti si misurano in mirabolanti singolar tenzoni, dando sostanza al "pensiero" di un criminale o forse nascondendosi dietro l'input delle sue farneticazioni per esprimere i loro pensieri, chissà quante altre dottissime menti si affronteranno ora per riempire di contenuti Internet sulle imprese dell'anziano pedofilo e dei suoi compari. E anche questa volta le vittime sia degli uni che dell'altro non conteranno più nulla. Si dissolveranno sullo sfondo di una ipocrisia intellettuale che, pur di soddisfare il narcisismo della parola e della mente, è disposta a dimenticare la più vera delle ecologie, quella del rispetto della vita degli uomini e degli animali perbene. («Chi sono gli uomini e gli animali perbene? Soprattutto: quando lo sono?»: domandine per sonni leggeri) Mi par d'esser tornato indietro in anni che considero i più foschi della nostra storia recente. Certamente in controtendenza generazionale, rivedo l'inizio di questa filosofia del giustificazionismo a oltranza, di questa trasformazione di ogni orrenda vicenda nel tema di un dibattito - preferibilmente in Aula Magna - alla fine degli anni Sessanta. Eh, già! E' proprio da quelle contestazioni di allora, cari fratellini e sorelline minori, che avete preso questa brutta abitudine di considerare la realtà esclusivamente come spunto di chiacchiere. E tra un infuocato bla bla e un altro, la realtà vi è parsa sempre più irreale. E' stata appunto questa scissione, alla radice delle autentiche gioie di certuni di fronte all'omicidio di un commissario e tante altre orrende imprese che hanno funestato una storia non ancora abbastanza lontana. Salvo poi risvegliarsi, i poverini, più di vent'anni dopo, davanti ai giudici, con occhioni increduli, arrampicandosi sugli specchi dell'inconscia illusione che tutto faceva parte di una specie di film generazionale... Finita la proiezione, tutti a casa a rifarsi una nuova vita. Balle! Finita la proiezione, i morti ammazzati e il dolore di chi li amava restano: loro non potranno mai più rifarsi una nuova vita. Allora, chi ha sbagliato, saldi davvero il conto con la galera o con la clemenza che eventualmente merita, e amen. No, io non mi lecco i baffi per gustosi dibattiti tipo "L'ecologia contro l'uomo?". Se partono da Unabomber e consimili, sono per me fasulli alla radice, intellettualmente immorali e totalmente detestabili.

Questo non è il "tono alto" di Internet. Luciano Simonelli

Luciano Simonelli


Il silenzio della tigre - 22.11.97

Caro Editore Simonelli, La ringrazio per avermi attribuito l’appellativo, insieme a Michael Martin-Smith (la ringrazio anche da parte sua), di “dotte menti”. Personalmente mi sento molto lusingato: io non sono che un tecnico, che si guadagna tuttora da vivere progettando sistemi di automazione, nel campo della ricerca spaziale. Dico questo per fugare ogni dubbio: non sono uno sciacallo, che specula sulle cattive notizie per vivere. La mia attività nel campo dell’informazione è del tutto volontaria. Poichè penso, calvinisticamente, che gli sforzi meritino alfine una ricompensa, neppure mi scandalizzerò se qualcosa prima o poi arriverà anche al sottoscritto. Per quanto riguarda Michael (lo difendo perchè mi costa comunque meno che tradurgli in inglese tutto il nostro dibattito), si guadagna il pane facendo il medico ed il biologo: tutto ciò che produce, in sostegno all’attività umana in campo spaziale, è a titolo volontario.

Detto questo, veniamo al merito. Non mi pare che nella lettera su Unabomber si esalti in qualche modo l’operato di quel fanatico, o si cerchi di nobilitare un assassino, attribuendogli un “pensiero”. Volendo proprio spaccare il capello, anche un assassino è un animale in grado di pensare anzi, quanto più l’assassino siede su sedie elevate, tanto più perde, agli occhi del mondo, i connotati dell’assassino per acquisire quelli dello statista, anche se i risultati delle sue azioni criminose aumentano con fattore esponenziale. Questo Unabomber ha dunque iniziato una sua, privata, guerra di religione. Essendo una persona di qualche mezzo intellettuale (prima di... prestare servizio militare era un professore di matematica) è capace di comporre un proprio manifesto ideologico, violentemente antiscientifico. Come ogni movimento terroristico, trova facilmente delle adesioni ideologiche, data l’enorme risonanza di cronaca di cui beneficia ogni atto terroristico, nel sistema informativo globale, e data l’abissale mancanza di elaborazione filosofica e di indicazioni di orizzonti di sviluppo, nel nostro tempo. Pescando in quel torbido di suggestioni autoflagellatorie, in quel terribile senso di colpa collettivo che ha iniziato a colpire il genere umano soprattutto dopo la tragedia di Cernobyl, va ad incrementare il numero delle opzioni anti-umane, che in qualche modo, più o meno esplicito, suggeriscono all’uomo di lasciar perdere, che, tanto, qualsiasi cosa faccia peggiora la situazione, e di lasciar fare alla natura (o ad un presunto “Disegno di Dio per l’uomo”).

Tacere, di fronte a tali bestialità, significa non contrastare il loro proselitismo. Tutte le ideologie anti-umane, compreso il nazismo, sono nate e cresciute su simili suggestioni e sul silenzio complice dei benpensanti. La notizia è di questi giorni, ma è dello stesso segno: quasi 500 contadini sono morti in India, dall’inizio dell’anno, sbranati dalle tigri (che beneficiano di un programma di ripopolamento). I contadini poveri trovavano qualcosa da mangiare, nella foresta, ma oggi più spesso vengono mangiati, senza che le autorità facciano qualcosa in merito. Forse che questo è meno orribile della violenza sui bambini? Non testimonia forse dello scarso valore della vita umana, specie se è quella dei sottoprivilegiati? Le fa forse meno orrore il commercio di organi di bambini brasiliani, solo perchè sono lontani da casa nostra?

Perchè non dovremmo difendere il diritto dell’Umanità (quest’umanità concreta, vivente, tutta, e non un’umanità astratta ed a-dimensionale) al proprio futuro? Perchè dovremmo soggiacere alla nefasta illusione che la natura (o chi per essa) riparerà i nostri errori nel nostro interesse? Al tempo del terrorismo nostrano, era forse un esercizio inutile, o di puro sciacallaggio, quello di polemizzare con l’ideologia delle bande armate? E perchè i, per ora, sparuti sostenitori di un pensiero neo-umanista non dovrebbero cogliere, anche, l’occasione per uscire un poco dall’anonimato e far sentire la loro proposta?

Il cammino del pensiero e della cultura dell’Umanità si basa da sempre su un algoritmo di sperimentazione e correzione degli errori, e sembra che dovremo servirci ancora di questo, in un contesto in cui pagheremo i nostri errori sempre più cari. È quindi del tutto logico che si discuta per cercare le cause profonde di tanti errori ed orrori ed, eventualmente, proporre soluzioni, senza con questo voler giustificare proprio nessuno, visto che la scelta di percorrere oppure no determinate strade attiene pur sempre, in ultima analisi, al libero arbitrio personale. Così come è del tutto logico che chi commette crimini paghi con la galera, e chi invece è innocente, ne stia fuori.

Certo, di fronte ad episodi come quelli che la cronaca ci sta proponendo, e che Lei cita, viene da chiedersi se l’Umanità meriti comunque un futuro. Ma, se rifiutiamo questa facile istigazione all’eutanasia della specie, è più che lecito cercare di dare delle spiegazioni, giacchè la diagnosi di un male deve per forza preludere al rimedio.

È importante parlare, ed è proprio l’indicazione di obiettivi e proposte ciò che differenzia un dialogo utile da uno sterile bla bla.

Qual’è, allora, la sua spiegazione della ferocia che gli umani rivolgono contro i propri figli, cioè contro il proprio futuro? Che non ci sono più “i valori di una volta?”. Ma quanti potevano permettersi i valori, una volta, e a spese di chi? Ce ne sarebbero altri, di valori, che una volta non c’erano, e che forse non faranno a tempo ad affermarsi, se lasciamo che una crisi senza precedenti ci rotoli addosso e ci sommerga. Mentre l’Umanità ha un successo numerico senza precedenti (quasi 6 miliardi di intelligenze dotate di mani con pollice opponibile, una ricchezza enorme, capace, se ben utilizzata, di aprirci la via per le stelle), ed il sistema ecologico del pianeta comincia a vacillare sotto tale peso, noi ci gingilliamo ancora con una visione del mondo che risale a 500 anni fa, subito dopo la scoperta dell’America.

Come dire che un pulcino, una volta esaurito il nutrimento contenuto nell’uovo, rifiutasse di nascere, venisse assalito dai sensi di colpa per essersi nutrito e per essere cresciuto, e cercasse in qualche modo di ingraziarsi la natura perchè gli consentisse di rimanere nell’uovo.

La madre Terra non ne può più di questo animale troppo cresciuto, ingombrante, che fuma e sporca dappertutto. Come tutte le feroci madri naturali (la ferocia non è un retaggio umano, bensì naturale), la Terra ucciderà i suoi figli, se una volta cresciuti insisteranno nel succhiare alle sue mammelle. Quella di rifondare finalmente la filosofia, accedendo ad una più ampia visione del mondo, è una decisione che l’Umanità dovrà valutare e prendere. E le decisioni non si prendono se nessuno ne parla.

Francamente capisco poco la sua esortazione al silenzio. Strano che provenga da un editore. Sembra quasi, il suo, un livore contro chi, nonostante tutto, prova ad immaginare un futuro per l’Umanità. Il pensiero può nascere nel silenzio, ma è funzione della comunicazione. E la comunicazione avviene nonostante, e spesso contro, la burocrazia (pubblica o privata, non ci trovo poi significative differenze) e la sua sottocultura timorosa, da sempre, di tutto ciò che nasce al di fuori del suo controllo. Era già così, era il “tono basso”, anche ai tempi in cui noi, fratellini e sorelline (se minori è del tutto opinabile), facevamo la contestazione. Non so se qualificarla come “tono alto”, ma apprezzo invece molto l’attitudine di chi si muove alla ricerca delle “incredibili tracce del pensiero”.

Mi limiterò quindi a risponderle con una frase che Konstantin Tsiolkovskij, pioniere russo del volo spaziale, scrisse intorno al 1920: “La Terra è la culla dell’Umanità, ma uno non può vivere nella culla per tutta la vita”. Tsiolkovskiy è vissuto molto prima di Unabomber. Semmai è da lì che parte la nostra elaborazione per un pensiero Neo-Umanista, o anche da prima, da Giacomo Leopardi, per esempio, nella speranza che l’Universo sia davvero “Infinito”, o almeno molto, molto grande.

In tutta umiltà, senza alcuna pretesa di “toni alti”, e senza alcun giustificazionismo di azioni efferate, di cui ho orrore, e che combatterò, per quanto posso, con i mezzi del pensiero e della comunicazione, con o senza il suo permesso.

Adriano Autino


La discussione continua, con le ulteriori considerazioni di Luigi Granetto, dell'Editore Simonelli, di Grazia Colombo e di altri. A tutti esprimo la mia stima, al di là degli eccessi polemici, ed il mio ringraziamento per aver contribuito a far conoscere questo foglietto elettronico. A Grazia Colombo va, in più, la mia simpatia.

Chi non volesse limitarsi a dissertare di comunicazione e di internet, ma volesse invece entrare nel merito dei temi filosofici proposti da questo sito, non abbia timore di essere pesante, dotto, puntiglioso o addirittura scientifico (!). Abbiamo le spalle grandi, ci piace il rigore scientifico ed ancor più la sincera volontà di approfondire i problemi, invece di fermarsi all'autocompiacimento, nel sentire come suonano bene se enunciati in modo arguto.

Non abbiate neppure il timore di essere troppo pragmatici o "terra-terra". Un approccio del tipo "a cosa serve" è più che benvenuto. Abbiamo un concetto molto pragmatico e concreto, e non certo accademico, della filosofia e della ricerca. Pensiamo infatti che la filosofia sia il motore dello sviluppo umano, e che il discorso possa e debba quindi essere impostato in modo più pragmaticamente "ingegneristico" che letterario. Pensiamo che tutti (6 miliardi di persone), poco o tanto, applichino nelle loro attività il metodo scientifico sperimentale, e che non ci sia bisogno di avere 18 Lauree per fare della ricerca e per discutere di filosofia.

Qui potete esporre tranquillamente il vostro pensiero. Sono sicuro (come Grazia Colombo) che esiste, ed in qualche punto della rete forse si manifesta. Mi piacerebbe che questo diventasse uno di quei punti.

Adriano Autino


Forum su Scienza e Neo-Umanesimo su diversi siti interlinkati!

Un altro sito, molto interessante, è stato investito dalla discussione su Scienza, Nuovo Umanesimo, Nuovi Rinascimenti. Si tratta di Golem, una rivista on-line promossa da Umberto Eco, a cui collabora, tra gli altri, Sylvie Coyaud.

Sul nostro provider non abbiamo, per ora, molto spazio, quindi ci limitiamo a linkare i passi più salienti della discussione, invece di riportare qui tutti gli articoli ed i commenti per intero:

Anche se, a nostro avviso, un vero e proprio brain stormy sull'argomento tarda a svilupparsi (ci piacerebbe vedere gente che osa e si sbilancia di più, parlando di futuro) non possiamo lamentarci dell'interesse sin qui suscitato frontiere del nostro mondo!


Perchè Neo Umanesimo

Caro dott. Farini, la ringrazio per la sua risposta diretta, che mi stimola a chiarire meglio alcuni concetti e motivazioni. Innanzitutto, non me ne voglia, ma mi pare di rilevare nella sua un garbato invito a lasciare che i filosofi professionisti elaborino la filosofia, e ad occuparmi invece con maggiore attenzione dell`ingegneria spaziale. Purtroppo la storia della filosofia, della scienza e dell`ingegneria si sviluppa non nel modo ordinato e ben settorializzato che lei auspica, ma secondo percorsi del tutto randomici. Qualche illustre esempio? Galileo Galilei e Leonardo da Vinci, ambedue scienziati che si impicciavano anche di filosofia. Ma per venire ad esempi più recenti, viventi e scomparsi - dove troviamo tra l`altro anche le radici più consistenti del Nuovo Umanesimo - Tsiolkovskij, Goddard, Ehricke, O`Neill, per non parlare di Asimov, Sagan, Clarke, Woods, Bernasconi, Martin-Smith ed altri, sono tutti scienziati, ricercatori, progettisti, che hanno sentito la necessità di rifondare la filosofia per una nuova visione del mondo, più ampia della precedente, visto che nessuno ci pensava. Ora lei si starà magari chiedendo: costoro hanno svolto sufficienti studi umanistici, prima di invadere un campo così dotto? In qualche caso forse sì, ma è lecito dubitarne. Non per questo il loro pensiero ed il loro lavoro è meno interessante ed utile.

Ciò non significa che la cultura scientifica, quando si mette a fare della filosofia, non abbia bisogno di aiuto, magari da parte del mondo della cultura umanistica. Come rileva Snow nel suo illuminante saggio “Le due culture” (ringrazio il mio amico Massimo Armeni, coordinatore del Pirelli Award, per avermelo fatto conoscere), tra i due mondi c`è invece frattura, diffidenza, barriere. Basterebbe anche questo, a motivare un Nuovo Umanesimo: considerare queste barriere inesistenti e cominciare a lavorare insieme, sul terreno comune della filosofia. Ma ve ne sono altre:

Continuare invece a ritenersi limitati al mondo attualmente abitato, in un modello di mondo chiuso, di cui il Club di Roma fu il primo teorizzatore coerente, significherebbe un rapido declino e la fine della nostra civiltà.

Le sembra che i concetti sopra esposti siano oggi largamente maggioritari nella società, e che non ci sia bisogno di prendersela poi troppo? Purtroppo non è così: l`ONU, per esempio, da` retta al WWF, e non certo ai Neo Umanisti. Qualche anno fa l`ONU ha recepito il documento “Prendersi cura del pianeta”, in cui il pensiero ecozista si concretizza nell`opzione di riduzione del genere umano. Tale direttiva è stata data, come il verbo della maggior autorità di governo del pianeta, a 60 paesi del mondo. Il programma di ricerca dell`Unione Europea è completamente basato sul concetto di “sviluppo sostenibile”, filosofia ascientifica ed immorale. Inoltre, nessuno viene chiamato a votare sugli indirizzi fondamentali di sopravvivenza e sviluppo, veniamo piuttosto impegnati a decidere chi deve rifondere i fondi pubblici rubati, se i pensionati, i lavoratori dipendenti o i lavoratori autonomi, quindi non c`è alcuna coscienza delle vere urgenze e di possibili soluzioni.

Mi permetto di mettere in un unico oggetto l`ideologia liberale e quella collettivista, in quanto motori di sviluppo nati dopo la scoperta dell`America, e che si basavano su risorse infinite. Non a caso sono in crisi insieme, e la scomparsa dell`uno non assicura la vittoria all`altro, perchè l`illusione dell`infinitezza delle risorse in un mondo chiuso è venuta a cadere. Non avendo più radiosi futuri da promettere, non sono più in grado di attrarre, le solette della politica si protendono quindi sul vuoto dell`elaborazione filosofica mancante.

Parliamo di Nuovo Umanesimo, come nuova elaborazione, perchè solo noi, cittadini della fine di questo millennio, riusciamo a vedere anche la desolazione di una prospettiva di diminuzione numerica del genere umano, o di un`umanità non più fertile che si riproduce per clonazione (neppure Ehricke ed O`Neill, nei loro stupendi scritti degli anni 50`-70`, riescono a vedere l`estrema criticità e l`impossibilità bio-psicologica della stabilità demografica). Per dare nuove possibilità all`impulso naturale della riproduzione (alla faccia dei verdi) è quanto mai urgente accedere, come specie, ad una nicchia ecologica più grande, una Greater Earth, appunto.

Caro Dott. Farini, sono 10 anni che mi rigiro in testa confusamente questi concetti, e che cerco di capire quale venga prima, quale dopo, e quali possono contenere e riassumerne altri. Da poco ho trovato gente che ha elaborazioni simili ed è entusiasta di sistematizzarle insieme. Lei pensa che dovrei smettere di affannarmi? Io ho appena cominciato: Lei vorrebbe aiutarmi?

Adriano Autino


Preoccupazione non Catastrofe Pietro Farini 13/12/97

Egregio signor Adriano Autino, ho letto quello che scrive ma non riesco a comprendere con chiarezza i presupposti e l'elaborazione del suo pensiero. Mi sembra accettabile la sua definizione di "ideologie di sviluppo" per alcune idee nate dopo la scoperta dell'America, ma non vedo come le si possa raggruppare in un unica categoria filosofica. Non definirei l'utilità di nuovi modelli interpretativi "una drammatica esigenza", bensì limiterei a parlare di una necessaria conseguenza imposta dalla modernità. Sono d'accordo con lei nel giudicare conservatrici talune prese di posizione degli ecologisti, ma per fortuna queste idee non godono di grande successo. Anche il movimento dei Verdi in Germania, che fa leva su vecchie abitudini culturali di quel popolo, non rappresenta un reale pericolo per l'evoluzione scientifica di quel paese. Forse sarebbe più necessrio che Lei, invece di affaticarsi a "elaborare nuove correnti filosofiche" si adoperasse a studiare le implicazioni che il suo importante lavoro nell'ingegneria aerospaziale può avere per tutti noi. Con stima e a risentirci. Dott. Pietro Farini

Catastrofismo? Adriano Autino 12/12/97

Su Gnomiz manca un pezzo. Se non lo si riporta, poi non si capisce con quale oscuro catastrofismo se la prende il Dott. Farini. Il pezzo e`: A cosa serve"scatolo"?, per la cui lettura rimando al sito di Tecnologie di Frontiera oppure a quello di Golem. Perche`, Dott. Farini, legge il mio intervento come catastrofistico? Semmai sono Lester Brown ed il WWF ad essere catastrofisti, con il loro puntuale elenco di disastri ambientali imminenti, come rimedio ai quali sanno solo indicare la riduzione del genere umano sic et simpliciter. Pur essendo in totale disaccordo con la loro filosofia del mondo come sistema chiuso, io non nego in toto la loro analisi della situazione. Una concezione estremamente politicizzata della dialettica negava invece puntualmente l`analisi degli avversari politici per partito preso, come se le strategie proposte fossero sempre una inevitabile ed immutabile conseguenza dell`analisi. Ritengo invece che, data un`analisi oggettiva, possano essere indicate diverse soluzioni. Provo quindi a calarmi (come Robin Williams) nei panni di un Peter Pan piuttosto cresciuto e ad indicare un`alternativa: una nuova visione del mondo, come sistema aperto. Se questo appare catastrofista vorra` dire forse che il mio modo di discutere e` probabilmente troppo ruvido (sono sposato da molti anni con una signora toscana ;-) e finisce per offendere le persone con cui tento di comunicare. Non volevo offendere nessuno, se questo e` comunque successo me ne scuso, e comincio con il ricambiare gli auguri di Buon Natale di Granetto e Colombo. Li estendo a tutti gli amici di discussione e baruffa. Non prometto pero` nulla, riguardo al futuro. Per quanto riguarda Golem, ringrazio per l`ospitalita` data ai miei interventi, ma personalmente comincio a trovare un po` irritante il silenzio delle dotte penne ivi operanti. Probabilmente in Golem vige una rigorosa separazione tra gli articoli, scritti dai professionisti della testata (forse pagati :-) ed i forum dove vengono benignamente pubblicati i commenti dei "lettori". Mi sembrava di aver capito che l`internet, se da un lato si rivela un moloch divoratore di ore gratuite, dall`altro si differenzia dagli altri media, perche` professionisti e non vi accedono su un piano di quasi-parita`: un luogo dove viene definitivamente annullata la distanza culturale tra produttori e consumatori. Il non voler "scendere nel forum", da parte delle firme della testata, mi pare andare nella direzione opposta, di ristabilire le distanze e le differenze. Che la realta` mi smentisca, e che la rete ( come dice Annacarla Albertini) ci sostenga (voglio proprio vedere come). A presto. Adriano Autino

Una sintesi chiara - Pietro Farini 11/12/97

Invidio la capacità di sintesi di Granetto e trovo piuttosto oscuro il catastrofismo di Autino. In poche righe, Granetto, ha saputo comunicarci, con chiarezza e ironia, idee conosciute ma poco divulgate: 1) la ragione, sia come luogo comune che come oggetto filosofico, è strumento vecchio e, talvolta, pericoloso; 2) per conoscere il pensiero, l'uomo ha bisogno di elaborare una sintesi fra discipline diverse quali la medicina, l'antropologia. la linguistica etc. 3) i fenomeni nuovi suggeriscono sia i linguaggi che li rappresentano, sia i modelli che li esperimentano; 4) la paura ad affrontare i fenomeni nuovi dipende spesso dall'incapacità che l'uomo ha d'interpretarli; 5) il declino di una visione del mondo costruita su opposizioni dialettiche, oggi prive di senso scientifico, concorrerà a riavvicinare, anche i cosiddetti razionalisti, a comportamenti più vicini al sapere poetico che all'analisi scientifica. Forse la grande arretratezza culturale che ancora sussiste fra noi e i popoli anglosassoni si può sintetizzare in due episodi emblematici: il processo a Galilei e la fuga in america di Hume. Il pensiero di Galilei verrà tradito da Descartes e dalla filosofia tedesca, la politica di Hume dal giacobinismo e dal comunismo. Per concludere, vorrei essere anch'io un bambino in pigiama in attesa di Peter Pan, ma ho paura di sembrare ridicolo. Dott. Pietro Farini

A cosa serve "scatolo"? Adriano Autino 10/12/97

A cosa serve "scatolo"? Amici, scusatemi, spero che nessuno si offenda se sarò un po` provocatorio, ma che cos`è questo dotto cincischiare? Ragione o istinto? Cultura umanistica o cultura scientifica? Filosofia o politica? Potrei aggiungere altri dilemmi su cui discutere nelle lunghe sere invernali davanti ad un caminetto virtuale. Il famoso asino che non riusciva a decidere tra il fieno e non so più che cosa, alla fine morì. Ci aiuterà la ragione, ci aiuterà l`impulso... Non credo che Claudia Winkler, con il suo intervento, intendesse neppure suscitare risposte consolatorie. Ed ancor meno io, quando ho gettato lì alcune opzioni sul futuro. Una delle cose peggiori che avevamo imparato, nel `68, era che se soffriamo, è sempre colpa di qualcun altro. Il che, per i giovani, in qualche misura è vero. Ma quando giovani non siamo più, se abbiamo un presente di m...., significa che anni fa non abbiamo saputo sognare e progettare un futuro migliore. Questa consapevolezza mi ha colpito come un pugno nello stomaco, nel 1990, quando sono stato più volte nella ex-URSS per lavoro. Le persone, discutendo di politica (era l`era gorbacioviana della perestroika) si riferivano continuamente a "loro", intendendo il potere burocratico, da cui si aspettavano più o meno tutto, compresa la rivoluzione. Vi era, in quell`approccio, una sfiducia totale nelle proprie capacità intellettuali veramente scoraggiante. In Italia abbiamo attraversato fasi di critica e rivendicazionismo, ma la "fantasia al potere" veramente non l`abbiamo vista mai. Il coraggio di proporre opzioni per il futuro sembra una merce molto rara. Perdonate la mia propensione un po` ingegneristica a smontare e vedere "a cosa serve scatolo", ma in che cosa consiste la nostra cultura umanistica? Nel saper discettare elegantemente intorno alle questioni senza mai sporcarci le mani entrando nel merito? Allora torniamo ad interrogarci sui nostri obiettivi: ci interessa conversare o progettare un futuro? L`editore Simonelli almeno si è espresso (e lo ringrazio), giudicando il tema della Greater Earth interessante e condivisibile. Io rinnovo le mie domande e rincaro la dose, rispondetemi come preferite, con la ragione o con l`intuizione, sono ambedue sublimi retaggi umani: pensate che nel modello di mondo-chiuso proposto dagli ecologisti vi sia posto per continuare la crescita e lo sviluppo del genere umano? Pensate che vi sia un qualche futuro per un genere umano numericamente in diminuzione? Vi piacerebbe un mondo di natura incontaminata, pieno di animali e di vecchi, senza bambini? Quando parlate di Umanità, vi riferite ai quasi 6 miliardi di persone vive che abitano il pianeta, o ad un concetto astratto ed adimensionale? Pensate che tutti abbiano un diritto al futuro (cioè alla continuazione genetica) ed allo sviluppo, o solo pochi privilegiati? Pensate che pochi privilegiati riescano, oggi, senza l`aiuto corale di tutti (6 miliardi di intelligenze) a continuare un qualsiasi sviluppo culturale (scientifico e/o umanistico)? Proviamo allora a ricollocare l`"anomalia umana" in una storia della vita, come la vedeva Krafft Ehricke, uno dei pionieri del volo spaziale. La vita sulla terra non si è mai arresa alle "condizioni della natura", ma si è "industrializzata" più volte: quando l`acqua le andava stretta è uscita dall`acqua; ha creato organismi capaci di fotosintesi, inquinando così tutto l`ambiente con un gas terribile: l`ossigeno. Ha creato il metabolismo dell`ossigeno, e poi l`intelligenza: per risolvere problemi sempre più complessi non era più sufficiente il metodo della prova ed errore su scala evoluzionistica. Assistiamo all`avvento del metabolismo dell`informazione, in cui circolano tutte le comunicazioni: nuovi rinascimenti, cultura umanistica e cultura scientifica. Ed abbiamo creato tecnologie che ci hanno permesso, 30 anni fa (!), di andare di persona sulla Luna. Sarebbe davvero buffo che la nostra intelligenza dovesse servire ad arrenderci alle condizioni della natura, laddove la vita inconsapevole, prima di noi, non si è mai arresa. Superare le nostre frontiere oggi sarà, tutto sommato, meno difficile che uscire dall`acqua, per i primi anfibi... Pensate: non avevano neppure una pelle capace di difenderli dagli agenti atmosferici, e neppure erano capaci di respirare, fuori dall`acqua. Per noi si tratta innanzitutto di uscire da schemi ristretti, da visioni del mondo superate ed imparare a... respirare il pensiero in un ambiente filosoficamente più grande. Lascierete che io e pochi altri ci andiamo da soli? Begli amici che siete! (Sylvie Coyaud, esci fuori, lo so che sei lì in giro...) Adriano Autino


Winkler, Granetto e Nuovo Umanesimo - Adriano Autino 05/12/97

Non posso che condividere l'intento analitico e progettuale dell'intervento di Claudia Winkler, ma dissento pressochè totalmente dalle valutazioni in esso contenute. Temo che non sia affatto sufficiente, di per sè, per la nostra specie, essersi dotata di potenti mezzi di comunicazione globali, se non si chiarisce anche un progetto di utilizzo prioritario di tali strumenti per un fine di sviluppo, e non di stagnazione "sostenibile" o, peggio, di regressione. Dell'Information Technology, poi, si vedono unicamente le valenze sulla frontiera della comunicazione, e non sulle altre, e ben più prioritarie, frontiere del nostro mondo. Se insistiamo a conservare una visione del mondo ormai vecchia di 500 anni, se ci ostiniamo a tentare di far quadrare il cerchio dei vari disastri ambientali incombenti ed annunciati ancora in un modello di mondo-chiuso, le tecnologie dell'informazione non serviranno assolutamente a nulla, se non ad un intrattenimento ludico, mentre ci avviamo all'eutanasia della nostra specie. Quanto alla pretesa nostra (degli italiani) superiorità culturale in campo umanistico, a cosa potrà servire, a noi come all'umanità intera, se non ci permette neppure di comprendere che, per lavorare sulle vere frontiere del nostro mondo (lo spazio, i deserti, il mare, l'energia) la cultura scientifica non è più (se mai lo è stato) un optional? Se questo può consolarci (noi italiani) questo ritardo non è solo nostro: la scissione tra cultura umanistica e cultura scientifica infesta purtroppo tutte le culture del pianeta. E questo atteggiamento assomiglia purtroppo a quello di un bambino che gioca tranquillo sui binari mentre sta arrivando, a forte velocità, il treno. La mia concezione di cultura è quella di know how per la sopravvivenza e lo sviluppo: parte dalle prime nozioni di coltivazione che i nostri antenati hanno appreso con la rivoluzione neolitica ed include sia la ricerca scientifica che la poesia. Davvero mi interessano poco le "magnifiche sorti e progressive" di una tecnologia della comunicazione fine a se stessa, o dell'autoproclamato "Nuovo Rinascimento". Se sarà stato davvero un nuovo rinascimento oppure una grande ubriacatura di entartainement, personalmente lo lascerei giudicare agli storici futuri, posto che abbiamo un futuro. Molto di più mi interessano gli sforzi di quei pochi che tentano di rifondare la filosofia, per dare vita ad un Nuovo Umanesimo, basato su una concreta visione di un mondo nuovo, una "Greater Earth", avente un raggio di 1.5 milioni di chilometri, corrispondente, grosso modo, all'estensione della magnetosfera terrestre. Territorio, risorse, energia, che ci appartengono, e di cui possiamo servirci per il nostro sviluppo. Chi fosse interessato a dare una mano venga a trovarci al sito di Tecnologie di Frontiera. Ma non si aspetti di trovare chissà che cosa: abbiamo idee, riferimenti culturali di prim ordine, manca tutto il resto. Adriano Autino - TECNOLOGIE DI FRONTIERA http://www.canavese.it/autino/homi_frf.htm


"L'umanesimo" della Rete - Luciano Simonelli 07/12/97

Non credo affatto che la cultura umanistica sia una sorta di handicap che impedisca di partecipare da veri protagonisti a quel nuovo Rinascimento, a quella autentica esplosione di creatività che «l'accoppiata dei tre fattori (microprocessore, software e Internet)», secondo la sintesi di Claudia Winkler, oggi innegabilmente consente. Sono anzi convinto che sia più l'autentico umanista a possedere quello scatto in più, la capacità creativa per sfruttare al meglio le nuove, straordinarie, opportunità tecnologiche. Sono tutte convinzioni che esprimo più diffusamente in - http:/www.simonel.com/let1.html - replicando a un piccolo editore. Il fatto poi se L'Italia, come Paese, sarà o meno periferia dell'Impero mi pare quasi un non problema. Mi pare infatti che sia il mezzo stesso (Internet eccetera) ad andare oltre la faccenda dei nazionalismi. Molti di noi - umanisti che hanno compreso "l'umanesimo" della Rete - sono già abituati a operare da tempo in stretto contatto con colleghi di altri Paesi. E quello che ci unisce sono i progetti, le idee comuni. E la nostra "patria" (che finirà comunque per trarre beneficio per la parte che ci compete se i progetti andranno a buon fine), come quella di ciascun altro del gruppo, è l'ultimo dei problemi. Sì, perché siamo già abituati a pensare globalmente. In quest'ultimo senso, sono d'accordo con il professor Autino (diversamente da quanto è accaduto di recente: http://simonel.com/conversare2.html) quando, nel suo intervento, parla di una Graeter Earth. Luciano Simonelli


Attenti alla Civetta ! - Luigi Granetto 05/12/97

Il Rinascimento, guardando gli antichi, finì con il poter vedere solo attraverso il cannocchiale di Galilei, speriamo che il nuovo Rinascimento, inseguendo i lucignoli della servetta di Minerva, la scienza, sappia rendere più benigna quella tremenda Dea. Per salire fino alla Dea Civetta, bisognerebbe convincersi che non esistono più centro, periferie, stati, leader carismatici, terre di conquista; la, in quelle gelide stanze anche l'uomo tende a sparire. C'è un sostantivo femminile " RAGIONE" sul quale si scarica la responsabilità di pensare, ce n'è uno maschile "UOMO", sul quale non si può far altro che mentire, fra questi due nomi, la Dea ci guarda distante. Cara Winkler per vivere bene il nostro futuro ci rimane un' unica disciplina: la ginnastica. Mi venga a trovare in palestra http://www.bis.it/gnomiz/vox/vox1.htm