Il Minimalismo Cosmico di Piero Angela

di Adriano Autino


Un inizio d’anno veramente alla grande, quello di RAI 1, grazie soprattutto alla trasmissione di Piero Angela, che da qualche venerdi’ tiene incollati al teleschermo gli appassionati del volo spaziale e dello sviluppo umano nello spazio (forse tre persone, oltre al sottoscritto, in Italia?). Oltre alle splendide immagini sintetiche, che testimoniano di quanto lontano si sia spinta, non solo nei laboratori di Steven Spielberg, la tecnologia della simulazione computerizzata, occorre spendere parole di lode anche per la scelta dei temi, frutto della consulenza di Piero Bianucci. Un tranquillo giornalista scientifico che, senza schiamazzi e senza spargere la propria presenza come il prezzemolo nei vari talk-show-minestrone, riesce a piazzare alcuni temi di riflessione importanti in prima serata. Un modello di serieta’ e rigore per quanti, il piu’ delle volte volontari senza mezzi ne’ sponsor, cercano di approfondire temi filosofici e scientifici e proporli alla riflessione ed al dibattito.

Sia pure accennati, in modo soft, “Viaggio nel cosmo” ha toccato tutti i temi che sono oggi al centro della discussione, se non dei progetti, delle agenzie spaziali: dall’esplorazione del sistema solare e potenziale sfruttamento delle immani risorse in esso contenute, alle citta’ orbitali (ispirate a “Colonie Umane nello Spazio”, un libro scritto, nel 1976, da Gerard O’Neill), alle centrali orbitali ad energia solare, alla costruzione di una colonia lunare, alla sperimentazione di ecosistemi artificiali di Biosfera 2. Non era possibile aspettarsi che una trasmissione di carattere divulgativo, pur di grande valore, come questa, entrasse nel vivo della problematica politica, sociale e filosofica che il tema sottende e di cui qualche avvisaglia si e’ avuta nelle, educatissime, domande degli studenti di Firenze.

Cio’ che invece sorprende e’ come Angela abbia voluto tenere un profilo molto basso (o troppo elevato, se si vuole) sui temi filosofici generali dello sviluppo. Cosi’ viene sprecato il generoso sorrisaccio toscano di Margherita Hack -- una signora che ha il pregio di saper comunicare i piu’ affascinanti concetti scientifici come se indicasse alle massaie la frutta migliore sui banchi del mercato -- per rispondere che “la ricerca pura va dove le pare, e prima o poi se ne vedranno le ricadute anche nella vita quotidiana”. Questa risposta e’ stata data alla classica e scontata domanda (avrei trovato strano se non fosse stata posta): “Invece di spendere soldi per andare nello spazio, non potremmo cercare di migliorare la vita qui sulla terra?”. Devo dire che la risposta mi trova peraltro d’accordo: non si difendera’ mai abbastanza la ricerca scientifica pura, da quanti la vorrebbero vedere confrontarsi sul mercato. Un bel soggetto per un’altra trasmissione sarebbe quello di passare in rassegna la storia di alcune “ricadute”, che l’Umanita’ non avrebbe mai avuto se un bel numero di pazzi non avessero “gettato i loro quattrini” nella ricerca pura. Avrei dato anch’io quella risposta, ma non per prima, e certamente non senza altre risposte. Come non accennare, almeno di passata, alla necessita’ di nuovi paradigmi di sviluppo, visto che il vecchio paradigma dello sviluppo illimitato in un sistema di mondo chiuso ha finalmente mostrato la sua inconsistenza, su tutti i piani (economico, ecologico, sociale e politico)? Come lasciar intendere che la conoscenza dell’Universo sia tutto sommato uno sfizio, non indispensabile alla nostra vita quotidiana? Era forse secondario che Galileo stabilisse che e’ la nostra Terra a girare intorno al Sole e non viceversa? Fra l’altro, se tanti miopi oggi portano gli occhiali sul naso, lo devono ad una ricaduta del genio visionario -- e per i suoi tempi delirante -- di Galileo. Ed oggi, come si puo’ pensare che non sia di vitale importanza conoscere che il nostro Sole non e’ il centro dell’Universo, e conoscere qual’e’, anche approssimativamente, la nostra posizione in un contesto piu’ grande? E, soprattutto, conoscere qual’e’ la nostra possibilita’, tecnologica e culturale, di fare un passo alla nostra portata, accedendo ad un “cortile di casa” un po’ piu’ grande?

Invece abbiamo assistito ad un timido schermirsi di Angela e della sua corte. La Hack si agitava sulla sedia e sembrava Pierino quando vorrebbe dire la sua battuta sconveniente, ma non puo’ perche’ la maestra lo guarda con cipiglio severo. Alcuni esponenti dell’ASI stavano li’ a far la figura di quelli che chiedono soldi ai contribuenti, ma non si sa mica bene perche’. Infatti Angela stava dicendo, piu’ o meno: “Da sempre l’Umanita’ fa delle cose senza sapere il perche’, pero’ e’ sempre stato cosi’, e quindi andremo anche nello spazio...”. No, questa caduta di stile non me l’aspettavo proprio. Soprattutto perche’ le ragioni (o razionali, come si usa dire nel gergo delle agenzie) per andare nello spazio si discutono da tempo, nei circoli ristretti della cosiddetta “Space Community”, e’ vero. Sono grandi temi e grandi scelte, possono anche spaventare, e certo suonano un bel po’ dirompenti ed in controtendenza rispetto alle atmosfere soft della new-age, percorse solamente da pensierini deboli deboli, tesi ad una rappresentazione olistica, contemplativa della realta’, e che si guardano bene dal suggerire concetti e prese di posizione. E’ mia convinzione che invece, questa volta, l’Umanita’ possa salvarsi e continuare il proprio sviluppo solo se sa molto bene cio’ che fa e perche’. Lo sviluppo umano nello spazio non avverra’ “da se’”, come una pianta che cresce spontaneamente, ma solo in seguito a scelte forti, discusse, condivise da grandi maggioranze. Non c’e’ nemmeno molto tempo. Un giornalismo moderno, e non minimalista, dovrebbe saper portare finalmente questo dibattito nella societa’, visto che ci riguarda tutti.


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