Vita nell’Universo

di Michael Martin-Smith


Gli uomini hanno speculato sull’esistenza di vita altrove nell’Universo sin dall'inizio del pensiero cosciente e dalle prime attivita’ sociali. Di pari passo con l’interesse per un Universo in senso piu’ ampio, si e’ sviluppata una tendenza costante a utilizzare le risorse a nostro vantaggio; prima ancora di scrivere su fogli di carta, si disegnavano le fasi lunari su ciotoli, segnando i cicli dell’ellisse e il ciclo salico delle orbite lunari su grandi monoliti. La scoperta che dai Cieli provengono metalli pregiati non disponibili sulla terra (Eta' pre-ferro, ferro meteoritico) porto’ alle concezioni Egizie del periodo Pre-Dinastia sulle divinita’ la cui natura sarebbe costituita di componenti provenienti dal cielo. La banale somiglianza della costellazione di Orione (Sahu) ad una figura Regale porto’ naturalmente alla concezione del dio-Re Osiride, il cui interesse per gli uomini si manifestava nella persona del Faraone. La presenza della via Lattea come un surrogato del fiume Nilo si aggiunge al quadro d’insieme. Ma questo non era tutto feticismo, o pensiero poetico come si potrebbe pensare. La necessita’ di seguire il flusso delle inondazioni del Nilo e misurare i tempi per la semina e la mietitura fece si’ che un calendario cosmico fosse una risorsa vitale per la civilta’ emergente. Attraverso i millenni le civilta’ umane hanno perfezionato due idee religiose principali che condensano molti dei nostri diversi credi. In primis l’Uomo non e’ completo cosi’ com’e’ ed, in secondo luogo, l’Uomo puo’ essere perfetto solo nei Cieli, dal momento che li’ ha proiettato la maggior parte delle sue divinita’. L’epica di Gilgamesh ed il mito di Annedoti, portatori del torchio celeste nell’evoluta arte degli antichi Sumeri e Babilonesi, ne sono buoni esempi. Dall’invenzione del telescopio e del metodo scientifico, e’ diventato perfino naturale per la gente considerare la possibilita’ che i cieli possano contenere altre forme di vita e razza: dopo tutto non potrebbero le montagne e i "mari" individuati sulla Luna e le tracce colorate di Marte essere segni che parlano di cambiamenti di ere, proprio come qui? Tuttavia le ultime scoperte inerenti il vuoto dello spazio e le reali temperature e condizioni ambientali dei pianeti, rendono la tesi della Vita meno probabile. Ma nella cultura popolare e nella fiction di fantasia, il vizio di collocare la Vita dappertutto nell’Universo e’ irresistibile e l’interesse non cessa mai. Negli ultimi 40 anni – l’era spaziale – l’intera questione della Vita altrove e’ stata affrontata in modo molto piu’ sistematico, da quando abbiamo aumentato la nostra conoscenza sui requisiti base per la vita, sulla possibile genesi e sugli ambienti extraterrestri. Definire che cos’e’ la Vita non e’ facile, ma una definizione utilitaristica puo’ essere cosi’ formulata: Vita e’ un sistema organizzato di reazioni chimiche che sfrutta l’energia dall’ambiente, alla base di semplici reazioni chimiche, per mantenere una struttura complessa e replica la propria specie in modo tale che possa essere in grado di migliorare per mezzo di mutazioni e selezione naturale. Il nostro interesse sta in queste due domande: la Vita e’ diffusa nell’Universo? Ed e’ intelligente, autoconsapevole ? Queste sono questioni del tutto distinte!

Per una forma di vita semplice, serve una stella stabile, con un sistema planetario, in cui uno dei pianeti occupi una zona di abitabilita’ attorno alla stella, dove le temperature vadano da 0 a 100 C. L’acqua e’ il solvente piu’ probabile in quanto e’ il piu’ robusto e anche il piu’ comune, e le comete e la maggior parte dei satelliti esterni del sistema solare contengono acqua/ghiaccio. Una costruzione complessa si realizza meglio, a partire da un punto semplice, se si usa la chimica unica del carbonio: di nuovo uno degli elementi piu’ comuni dell’Universo. Studi sul Silicio – un elemento spesso scelto in scritti speculativi [circa possibili alternative alla vita basata sul carbonio, ndr] – mostrano che la complessita’ richiesta e le velocita’ di reazione sono semplicemente impossibili! La Vita comincio’ sulla Terra non appena questa si fu raffreddata abbastanza, 3,870 milioni d’anni fa, mentre l’ultimo bombardamento dei pianetini che hanno partecipato alla formazione della terra fini’ 3.9 milioni di anni fa. Sono in molti ora a pensare che gli Oceani e le prime forme di proto-vita siano state introdotte dalle comete e dalla polvere cosmica. Ora e’ noto che la materia organica e’ presente in molte comete ed e’ stata rilevata nella polvere interstellare e nelle meteoriti. Saremmo di fronte a qualcosa di simile a semi di vita che si sono diffusi e, data una superficie planetaria adatta, avrebbero germinato la Vita. Marte, studiato ora dal Mars Orbital Surveyvor, e’ un evidente candidato per l’evoluzione della vita, in quanto acqua nello stato liquido in vaste quantita’ era presente sulla sua superficie in condizioni chiaramente favorevoli. La questione se le meteoriti di Marte ritrovate in Antartide contengano veramente prove di una vita passata o no e’ un argomento caldo e probabilmente richiedera’ altre missioni con altri campioni per trovare una risposta. La crescente consapevolezza che la luna di Giove, Europa, ha un oceano di ghiaccio, mosso da maree, che puo’ essere riscaldato fino ad un punto di fusione, e l’altrettanto recente evidenza di depositi di sale al limite dei crepacci, rende il caso della vita intrigante, specialmente ora che conosciamo le aperture di sfogo vulcaniche del mid Atlantic Ridge come rifugi di un ecosistema che e’ refrattario all’energia solare e vive di solfuro in getti di vapore supercaldo: proprio quello che ci si potrebbe aspettare cha sia presente su Europa. La scoperta, negli ultimi due anni, di sistemi palnetari extrasolari, accresce la probabilita’ di Vita altrove, sebbene, al momento, i pianeti individuati non siano molto promettenti. Perlomeno, l’idea che i sistemi solari siano un’occorrenza comune e’ ora accertata: un fatto su cui si facevano solo mere speculazioni fino a 35 anni fa.

La questione sulla presenza di VITA intelligente e civilizzata e’ molto piu’ controversa. Ad un livello basilare, dal solo esempio che conosciamo bene, risulta che 3.4/5 miliardi d’anni sono necessari per evolvere da microbi a uomini. Sulla Terra ci sono stati tre tentativi di produrre intelligenza: il Raptor (una forma evoluta di Dinosauro), i Cetacei e gli Uomini, tutto negli ultimi 100 milioni d’anni piu’ o meno. L’Universo, sembra, e’ come un embrione e sta passando attraverso diversi stadi di sviluppo: energia non organizzata, strutture atomiche, chimica, biochimica, forma di vita semplice, vita multicellulare, vita cosciente e civilta’ viaggianti nello spazio, sono tutti gradini su una scala verso una complessita’ crescente. Puo’ essere che quest’ultima fase si svolga ora, e che i viaggiatori spaziali siano sul punto di apparire improvvisamentere in profusione, ma dobbiamo considerare l'annosa questione della longevita’ di una civilta’ tecnologica. Perfino nel giro di poche brevi generazioni, rischiamo di confrontarci con l’annichilimento nucleare, le carestia, le epidemie, il riscaldamento globale, la sovrappopolazione e l'inquinamento, ed ognuno di questi fattori potrebbe drasticamanete ridurre la durata della nostra esistenza civile (lo scenario dell’Isola di Pasqua). Altre razze, che devono evolvere verso l’Intelligenza per selezione naturale in base a velocita’, sensi affinati, rapacita’ e abilita’ a cooperare hanno probabilita’ di incontrare analoghi punti di biforcazione sulla via del loro sviluppo. La minaccia, recentemente percepita, di estinzioni di massa dovute ad asteroidi e comete mostra che ogni civilta’ vive in un’ecologia cosmica e che anche in mezzo a tutta una serie di difficolta’ locali, la civilta’ deve attraversare il ponte verso lo spazio o affrontare l’estinzione. La ricerca di ET potrebbe percio’ portare a una nuova visione in base all’evidenza di sistemi stellari in cui la colonizzazione spaziale abbia messo radici. Cosi' come si puo' diagnosticare la vita su un pianeta, se vi si nota una presenza instabile di ossigeno e di gas riducenti che coesistono in un’atmosfera (Terra), possiamo ipotizzare la presenza di una cintura di colonie spaziali quando vi sia una presenza anormale di radiazione agli infrarossi o simili, ad una determinata distanza dalla stella madre.

La radicale lezione dell’Era dello Spazio per il nuovo Millennio e’ che l’umanita’ deve unire le proprie forze e costruire una civilta’ Extraterrestre: il vero significato dell’Uomo nell’Universo e’ proprio la realizzazione di tale concetto (l'uomo nell'Universo) in alternativa all’estinzione: se fossimo veramenti soli, e’ semplicemente inaccettabile la conclusione di 15 miliardi di evoluzione di un cosmo cosciente, se invece non fossimo soli, il fallimento dell’ammissione al club galattico delle razze intelligenti sarebbe un segno irreversibile sulla strada dell’oblio! Per l’uomo, come per altre civililta’ avanzate, il futuro e’ "Tutto l’Universo o niente". Il tempo ci dira’ se affronteremo questa scelta da soli o no - e dubito che dovremo aspettare ancora a lungo!

Dr.Michael Martin-Smith, B.Sc.,M.R.C.G.P.,F.B.I.S.

Autore, di "Man Medicine and Space", di prossima pubblicazione in Italia

[Traduzione a cura di L. Spairani]


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