Dale M. Gary (storico delle frontiere) è stato nei giorni scorsi a Washington, dove ha potuto assistere al Simposio Space 2000. Dale ci ha passato il seguente reportage, preparato da Jeff Foust, editore di SpaceViews.

A Washington, un Simposio sul volo spaziale al giro di boa del millennio

di Jeff Foust


E' possibile per una conferenza spaziale coprire un terreno troppo ampio? Questo è il quesito cui hanno provato a rispondere gli organizzatori dello Space 2000 Symposium, che volevano coprire la maggior parte possibile di una lunga lista di argomenti inerenti il futuro dell'umanità nello spazio -- nonché far rientrare tutto ciò in un giorno di 13 ore.

La conferenza si proponeva di trattare un vasto elenco di argomenti, dalla storia del volo spaziale alle prospettive per il futuro, ma il tempo limitato ha impedito ai conferenzieri di affrontare tutti i concetti nei dettagli. Comunque, le centinaia di persone intervenute al meeting, tenutosi nell’arena da basket dell'American University a Washington, DC, il 24 marzo, hanno fornito un'immagine fugace di dove siamo stati durante i voli spaziali e di dove avremmo potuto andare.

Viaggio nel passato

Allo scopo di fornire delle prospettive per piani futuri, la conferenza ha dato un'occhiata al passato. Se non altro, siamo andati sulla luna troppo presto, ha fatto rilevare Andrew Chaikin. "Siamo andati sulla luna appena abbiamo potuto", ha detto, chiarendo che la tecnologia necessaria per una missione lunare non sarebbe potuta esistere prima. "E' stato come prendere un decennio del ventunesimo secolo ed infilarlo negli anni sessanta".

Grazie a questa incredibile realizzazione, abbiamo creato audaci visioni del futuro: Frederick Ordway riferisce che Stanley Kubrik temeva, negli anni 60, che la missione umana su Giove del film 2001 fosse irrealistica, poiché la NASA avrebbe realizzato tale missione ben prima del 2001! Comunque, nota Chaikin, lo schieramento geopolitico che rese possibile la missione Apollo tramontò presto, ed Apollo divenne un "evento singolare", anziché il segnale d'inizio per un'ulteriore esplorazione del sistema solare.

Lo spazio futuribile

Se Apollo aveva dato origine ad aspettative irragionevolmente elevate per i precedenti piani di esplorazione spaziale, che cosa è ragionevole attendersi oggi? L'amministratore della NASA Dan Goldin ha sottolineato la sua visione del prossimo futuro dell'agenzia spaziale in un apposito spazio della conferenza. Chiamando il nostro tempo "un tempo meraviglioso per essere vivi", ha delineato tutte le missioni spaziali scientifiche automatizzate che la NASA ha previsto per il prossimo decennio, da missioni di ritorno su Marte per raccogliere campioni, ad una sonda orbitale per Europa, fino ad un telescopio spaziale finalizzato all ricerca di pianeti di tipo terrestre in altri sistemi solari. Ha perfino parlato di spedire un veicolo spaziale a 500 unità astronomiche (più di 10 volte la distanza di Plutone dal Sole), nel punto focale della lente gravitazionale solare: un telescopio ivi localizzato, sfruttando il Sole come lente, può spingere lo sguardo a distanze tremende, cosa impossibile altrimenti.

Per quanto riguarda il volo spaziale umano, Goldin ha detto che la NASA dovrebbe dismettere le operazioni in orbita bassa intorno al 2013 –- circa 10 anni dopo che la Stazione Spaziale Internazionale sarà terminata – rilasciando quindi tali operazioni ad interessi commerciali. Questo richiederà, secondo Goldin, lo sviluppo di nuovi veicoli di lancio, capaci di ridurre grandemente il costo dell’accesso allo spazio: "Lo shuttle è una macchina meravigliosa," – ha detto – "ma non sarà lei ad aprire la frontiera spaziale".

Benchè nel suo discorso Goldin abbia pasticciato un po’ con alcuni dettagli tecnici (ha confuso alcune lune del sistema solare più esterno ed alcuni tipi di razzi russi), egli ha intrecciato un’avvincente visione del nostro futuro prossimo nello spazio. "È giusto sognare di nuovo in America," ha detto. "I sogni sono meravigliosi e non dovremmo mai darli per scontati."

Visioni a lungo termine: perché e come

Mentre Goldin ha discusso la visione della NASA del futuro prossimo, altri hanno scelto orizzonti più lontani, ed a volte più filosofici. Ted Koppel, presiedendo l’assemblea finale della sera, ha messo in tavola un quesito interessante: l’umanità sarebbe maggiormente interessata all’esplorazione spaziale se confrontata con la minaccia di estinzione?

La ricercatrice di SETI Jill Tarter ha notato che la Terra incorre in una collisione catastrofica circa ogni 100 milioni di anni. Se l’umanità avesse casa su più di un pianeta, ha detto, tali catastrofi non cancellerebbero la nostra specie dalla faccia dell’universo. L’autore Timothy Ferris si è detto d’accordo, dicendo che "acquistando una polizza di assicurazione per i nostri discendenti" con la creazione di una casa su un altro mondo, noi daremo una motivazione al volo spaziale umano, altrimenti "in pericolo di stallo".

Una simile catastrofe non necessita per forza di venire dall’impatto di una cometa o di un asteroide, ha notato Homer Hickam, autore di "Rocket Boys". "Siamo perfettamente capaci di causare autonomamente grandi calamità," ha detto. La civiltà sta beneficiando di una "bolla di energia a basso costo", grazie ai combustibili fossili, che pero’ basteranno solo per altri 60-100 anni. Noi abbiamo quindi oggi la possibilità di uscire e sviluppare altre fonti di energia nello spazio, ha detto, ma potremmo non avere più tale possibilità quando l’energia a buon prezzo fosse agli sgoccioli.

Hickam ha inoltre toccato il tema di come si dovrebbe accedere allo spazio nel futuro, esprimendo una certa disapprovazione per i razzi convenzionali, ed auspicando ricerche finalizzate a sistemi di propulsione più avanzati. Tali propulsori, da 100 a 1000 volte più potenti dei motori attuali, potrebbero vedere la luce entro 15 anni, se si desse inizio ad uno sforzo concertato per produrli. Con tali motori, ha detto, "il sistema solare diventerebbe i nostri dintorni." In effetti, uno di questi motori, il VASIMR, concepito dall’astronauta Franklin Chang-Diaz, è stato presentato al simposio durante la giornata.

Altri hanno cercato di mettere l’esplorazione spaziale in una prospettiva differente. Parlando alla prima sessione della giornata, Kim Stanley Robinson, autore della trilogia "Red Mars/Green Mars/Blue Mars", ha detto che andare nello spazio non sarebbe la prima priorità del genere umano. Piuttosto, ha detto, il prossimo secolo ed i problemi che ne verranno sono la nostra priorità più alta, e lo spazio può essere d’aiuto. Ha suggerito un programma spaziale "verde", visto come un braccio del movimento ambientalista: altrimenti, ha detto, gli sforzi spaziali non avrebbero "una base naturale".

"Andiamo"

In una conferenza come questa, che ha anche sviluppato una sessione dull’educazione scientifica ed un tributo allo scomparso Carl Sagan, è anche difficile trovare un singolo messaggio o tema che riassuma e simboleggi il simposio. Forse qualcosa del genere è stato espresso dal direttore della JPL Ed Stone, che ha intervistato il pubblico, trovandolo in gran parte interessato al viaggio spaziale. "È fattibile, affidabile ed accessibile, la gente vuole andare," ha detto Stone. "Non c’è motivo di dubitare che la specie umana sarà ovunque."

"Io dico che possiamo farlo," ha detto Hickam. "Quindi andiamo."

-- Jeff Foust, editore di SpaceViews.

[traduzione a cura di Massimiliano Autino]

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