Sul ruolo futuro dell'Accademia Internazionale di Astronautica

– Un’opinione personale –

di Marco C. Bernasconi, Membro nella Sezione 4 dell'IAA

Direttore Scientifico di Tecnologie di Frontiera


Il 30 settembre 1999 ho mandato la nota che segue al Segretario Generale dell’Accademia, il Dr Jean-Michel Contant, in vista del Giorno Accademico, previsto per il 3 Ottobre ad Amsterdam. In occasione di quella riunione, ho avuto l'opportunita' di presentare le mie riflessioni all'assemblea degli Accademici. Per motivi di tempo, nel discorso ho limato alcuni passaggi, che sono inclusi tra parentesi quadrate nel testo qui sotto (la versione originale e' in lingua inglese).

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La scelta della miglior rotta futura per la nostra comunita' e' sempre difficile, per la semplice ragione che una tale scelta assume obbligatoriamente una dimensione politica che spesso sembra incompatibile con la condizione di una organizzazione a carattere scientifico. Fortunatamente, la nostra [beneamata] Accademia è dedicata all’"Astronautica", e l' ampiezza e il significato di tale aspirazione dovrebbero da soli facilitare il processo, almeno in parte. "L' Astronautica" puo' forse essere definita come l'insieme delle scienze, delle arti e delle azioni per accedere allo spazio extraterrestre, viaggiarvi e operarvi. Le parole di questa definizione potranno rassomigliare a quelle usate per descrivere altre attivita' socio-tecnologiche, a cominciare dall'esempio abusato dell'aeronautica; lo scopo sotteso alla sfida astronautica è però assolutamente nuovo. Favorire la comprensione generale di tale fatto, potra' rimanenere una delle attività chiave dell’Accademia.

È stato spesso osservato [(in discussioni filosofiche di grande respiro, così come in molte discussioni di profilo minore)] che l’Astronautica pone l’umanità ad una cuspide del suo sviluppo, [a una singolarità storica,] rendendo possibile un futuro qualitativamente differente. Per quanto mi riguarda, ho definito questo fatto come il significato [e l'importanza] etico dell’Astronautica. È per questa ragione che tali concetti "non-scientifici" debbono fluire nella discussione strategica all'interno di un'entità veramente astronautica: perché l’Astronautica rende possibile (ma non lo garantisce affatto!) un futuro civilizzato, che realizzi le aspirazioni umane per un rispetto mutuo, per la tolleranza, la rinuncia alla violenza e alla coercizione, per una crescita personale e materiale.

Quindi noi abbiamo argomentato in favore dello sviluppo dello spazio in termini [di obiettivi intangibili,] di benefici economici a medio termine e, in rari casi, di un imperativo etico. Però abbiamo fatto questo generalmente da posizioni piuttosto difensive: "Andare nello spazio è opportuno/ necessario poiché… Invero non è poi così costoso... [Potremmo avere grandi benefici se ritornassimo sulla Luna/ se andassimo su Marte/ …]" Il risultato è stato più che modesto: dopo cinquant’anni con oggetti reali in volo oltre l’atmosfera terrestre, l' aspirazione profonda dell’umanità per il volo nello spazio, i sogni dei fondatori dell' Astronautica rimangono solo aspirazioni e sogni [che continuano ad allontanarsi nel futuro]. Allora dobbiamo cambiare passo, di nuovo: la ricerca sull’imperativo etico è stata utile, ma non spingerà la società sul via verso i pianeti.

Siamo forse stati troppo sulla difensiva, discutendo il futuro dell’Astronautica? Ci siamo limitati a [criticare, condannare, e] lamentarci per la mancata comprensione dei nostri piani da parte della società? Dopo tutto, e' facile cadere in questa trappola. [La soluzione è semplice:] Propongo di smettere di difendere lo sviluppo spaziale… e di iniziare a sostenere l’Astronautica. [Qual è la differenza?]

Difendere lo sviluppo spaziale significa reagire alle proposte [, o ai programmi,] lanciate da altri. [Difendere lo sviluppo spaziale] significa limitarsi a contrastare le idee ecoziste, e lasciare che siano altri ad impostare l’agenda. Io suggerisco che la smettiamo di pensare, ed agire, come difensori. E [suggerisco] che cominciamo a pensare e ad agire come Veri Astronauti.

[Prendiamo invece l’iniziativa: determiniamo e definiamo attivamente le faccende. Forniamo e promuoviamo contributi astronautici per risolvere problemi sociali ed economici. Passiamo all'azione: definendo il problema, ma anche creando e mettendo in campo le soluzioni. Soluzioni astronautiche. Mettiamoci a sostenere, a proporre, a promuovere, e perfino ad iniziare.]

Suggerisco di non attendere piu' che la folla che vuole fare affari tradizionalmente saturi il mercato con le proprie soluzioni ed iniziative, per degnarsi poi di gettare una parte del superfluo all'esplorazione spaziale. Prendiamo invece l’iniziativa e impostiamo noi l’agenda: creiamo un’alternativa astronautica, basata sullo spazio, conquistando nuova leadership sul mercato delle idee. Sullo sfondo dei problemi attuali, offriamo soluzioni astronautiche, mostriamo i benefici che tali soluzioni produrranno, chiedendo ad altri di aiutarci a far divenire le nostre proposte positive ancora migliori.

Smettiamo di difendere l’Astronautica… per cominciare a proporre – ed anche a praticare attivamente– l’Astronautica.

Tanto tempo fa, i Laboratori Internazionali Orbitali e Lunari dell’ Accademia erano un appello per una struttura multinazionale che andasse al di la' dello stato dell’ arte – e delle divisioni politiche di allora. Oggi, questi oggetti sono abbondantemente fattibili con le tecnologie attuali. Sono, allora, i Laboratori Orbitali e Lunari, soltanto vittime dei cicli di finanziamento, relegati nella non-esistenza dalla volubilità dei poteri politici?

Forse l’ Accademia celebrerà il suo 50mo anniversario nei suoi propri Laboratori Lunari -- e forse no. Ma se dobbiamo scegliere la strategia migliore per l’azione futura di questa nostra impresa, allora io ritengo che il migliore contributo che possiamo dare – in aggiunta alle attività tradizionali di una societa' scientifica, che dobbiamo continuare – è quello di sviluppare progetti sempre più concreti, destinati a divenire realta' concrete nello spazio oltre la Terra.

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POST SCRIPTUM.

La ragione del mio appello è data dalla mia convinzione che organizzazioni astronautiche come l’Accademia – "un piccolo gruppo di individui altamente qualificati", per citare il suo stesso Presidente, Dr Michael Yarymovych – possano oggi aspirare a molto di più che al solo ruolo di consiglieri del potere politico esistente.

Benchè la visione del Dr Yarymovych's e la mia abbiano numerosi punti di contatto, il mio messaggio sembra giunga troppo presto per poter essere adeguatamente percepito. Forze potenti, all’interno dell’IAA, intendono renderla una ancora migliore organizzazione scientifica, benchè da piu' parti ormai vengano chiari avvertimenti che la comunità si stia condannando all’irrilevanza, rifiutando di considerare un ruolo di più ampio respiro.

Il sistema si è ristretto in un circolo vizioso. Cerca di ottenere sia significanza che riconoscimento: ispirandosi alla tradizione delle accademie scientifiche, abbassa i propri obiettivi materiali e migliora la propria qualità come corpo scientifico. Al tempo stesso, esso si offre come consulente ai "governi", alle organizzazioni sopranazionali, alle "Nazioni Unite". Ovviamente, questo lo rende totalmente dipendente e servo dei terrocrati, significanza e riconoscimento restando a completa discrezione e capriccio di costoro.

Solamente stando fuori dal circolo ci si può render conto della sua futile fatalità. Altrimenti, delle descrizioni continueranno ad essere spacciate come analisi della situazione. Ad esempio, dopo il commento di un industriale a sulla "competizione sempre più dura", ho osservato che un progetto che ricerchi la ragione per cui la competizione diviene sempre piu' difficile potrebbe essere alquanto interessante. Un collega mi ha risposto con un’eccellente discussione sulla realtà esemplare del mercato della telefonia mobile, ma non ha realmente spiegato le ragioni di questa realta'. Restiamo dunque in cerca di una risposta.

Chi determina i requisiti che forzano la competizione? Il mercato? Gli utenti? I clienti? Ma, vedete, il mercato è solo un’allucinazione collettivista, ed ai veri utenti (gli esseri umani individuali) non importa davvero granchè se un dato servizio è fornito da un sistema completo, da un’infrastruttura ancora in evoluzione, o persino da un simulatore che apre la strada a sistemi futuri – purchè essi ottengano ciò di cui hanno bisogno ad un buon prezzo. Ma, nella maggior parte dei casi, i "fornitori di servizi" non si interfacciano neppure con i veri utenti: i loro "clienti" sono ulteriori creature artificiali, senza volontà né intento. Chi manovra la macchina, allora? I banchieri, con il loro denaro inesistente ed il loro potere di distruggere semplicemente rifiutandosi di crearne di più?

La stessa domanda si applica al mancato sviluppo spaziale: sappiamo che ne' la mancanza di denaro, né di tecnologia, e neppure il rischio umano, sono ragioni valide a impedire l’Astronautica. Che cosa, allora? Cercare questa risposta sarebbe davvero un progetto molto interessante!

Marco C. Bernasconi

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