Brevi dal 49mo Congresso IAF

di Adriano Autino

Nel corso del 49mo Congresso dell'IAF, a Melbourne, si è tenuta una riunione del Comitato Promotore del World Space Program, l'iniziativa promossa da Perspective 2100, il cui obiettivo è quello di formulare il Programma Spaziale dell'Umanità per il secolo prossimo venturo. Presieduta dal Dr. Karl Doetsch (Presidente uscente dell'IAF), la riunione - cui sono stato invitato dallo stesso Doetsch - ha permesso di fare il punto sullo stato del Programma e di definire gli eventi che dovranno portare alla presentazione del documento, alla Conferenza dell'ONU sull'uso pacifico dello spazio UNISPACE III, nel giugno 1999 a Vienna. Sino ad oggi sono stati presentati 13 documenti, che dovranno essere commentati da una lista di un'ottantina di "experts" (tra i quali Marco C. Bernasconi, Michael Martin-Smith ed il sottoscritto). L'agenda prevede due meeting regionali a febbraio '99 (uno in Europa ed uno negli USA), primi momenti di allargamento del dibattito, cui i commentatori saranno invitati a partecipare. Gli obiettivi dei meeting regionali saranno quelli di mettere insieme i materiali ed i commenti raccolti, identificare le omissioni, classificare gli argomenti a maggior priorità, identificare i maggiori impedimenti alla realizzazione dei punti del Programma e le strategie che la Space Community dovrebbe adottare per sviluppare il Programma stesso. L'editing dei materiali terminerà ad aprile '99, con un meeting finalizzato ad integrare e varare il documento finale. È certamente troppo per presto per pronunciare qualsiasi giudizio sull'operazione WSP. Probabilmente si sarebbe potuto fare di più per coinvolgere, sin dall'inizio, istanze della società diverse ed esterne alla Space Community, ma ci sembra molto importante, comunque, che un programma spaziale dell'intera Umanità, e di ampio respiro, possa vedere la luce. Potrebbe trattarsi, come già scrivemmo su queste pagine circa un anno fa, dell'evento politico più importante di questa fine secolo e fine millennio, un evento epocale, capace di dar vita ad un nuovo motore ideologico. Tutto dipenderà da ciò che si vorrà fare del Programma, una volta composto, in quali luoghi politici ed informativi lo si vorrà o non vorrà portare, e, più di tutto, a chi, e a quanti, si chiederà o non si chiederà aiuto per la sua realizzazione.

Uno dei più interessanti Simposi del Congresso (e non lo dico solo perché ivi è stato presentato, ed ha avuto ottima accoglienza, il mio documento "Concetti per un Programma Spaziale Mondiale basato nella Società", che vedeva Michael Martin-Smith come co-autore!), per la qualità dei paper presentati, tutti caratterizzati da un notevole impegno sociale ed etico. Il Comitato ha purtroppo scontato una certa crisi di direzione, vista l'impossibilità a partecipare del coordinatore Roger Malina. Il sottocomitato "Relevance of the Astronautics for the Future" ha inoltre sofferto della mancata partecipazione sia del chairman Marco C. Bernasconi che del rapporteur Chris J. Elliot. Bob Finney, dell'Università delle Hawaij ed il sottoscritto hanno servito come meglio hanno saputo fare, rispettivamente da chairman e da rapporteur. Il simposio ha comunque visto svilupparsi una buona discussione su quasi tutti i paper presentati. In particolare voglio citare Dale M. Gray ed il suo lavoro dal titolo "L'attuale Sviluppo dello Spazio come Manifestazione di Processi Storici di Frontiera". Gray è uno storico ed antropologo, con cui abbiamo tra l'altro allacciato un rapporto che penso possa dare buoni frutti (come riportato anche da Michael Martin-Smith in un altro articolo). Nella sua esposizione trovo particolarmente interessante l'analisi, ed il modello che ne deriva, delle condizioni necessarie per l'innesco (viene usato il termine "ignition") di nuove frontiere: Tecnologia, Sistema Sociale ed Ideologia. Tale analisi brilla come un faro nella notte, a mio giudizio, e porta il livello dell'analisi sociale del Congresso IAF (che in genere tende a dare priorità solo al primo dei tre elementi) ad una considerevole altezza. L'indicazione metodologica che ne deriva, di sviluppare l'analisi sociale e di dar vita ad un nuovo motore ideologico, non può che trovarmi entusiasticamente, ed attivamente, consenziente.

Per quanto riguarda il sottocomitato "Prospettive Culturali Future dello Spazio", presieduto da Arthur Woods, cui pure ho assistito, vi sono stati presentati paper di ottimo livello, che hanno suscitato vivaci discussioni. Fra tutti mi sento di segnalare la presentazione di Cheryl L. Asmus, della Colorado State University, che propone un'analisi scientifica del gradimento sociale riscosso in America da due diversi paradigmi: "lo Spazio come un Posto da Esplorare" e "l'uso Civile e Commerciale dello Spazio". Il metodo utilizzato per sviluppare l'analisi è molto interessante e merita un approfondimento di studio che non mancheremo, nel nostro piccolo, di portare avanti. Un'altra presentazione che mi ha molto colpito e mi trova molto in sintonia è quella di C.S. Welch e D.I. Wade, della Kingston University (UK), intitolata "Il progetto e la costruzione di giardini extraterrestri". Molto semplicemente, che cosa può rapidamente trasformare un ambiente desolato ed alieno, come quello lunare, in un ambiente accogliente e piacevole (casa) per noi umani? Il giardinaggio, l'arte suprema che l'uomo ha sviluppato, sino dai tempi immemorabili della preistoria, quando tutta la natura doveva apparire, ai nostri antenati, molto più ostile e spaventosa di come ci appare oggi la Luna. Questa risposta, tra altre, ho cercato di indicare anche nel mio documento già citato, e mi sono qualche volta immeritatamente attribuito l'appellativo (più che altro un'aspirazione) di "Space Gardner".

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