Il Simposio di Brema sul Turismo Spaziale

di Adriano Autino


Dal 21 al 23 aprile si è tenuto a Brema, sponsorizzato dalla DASA, ed eccellentemente organizzato da Hartmut Mueller, il secondo Simposio Internazionale sul Turismo Spaziale. La manifestazione, seppur modesta sul piano numerico, ha registrato un notevole interesse da parte dei media tedeschi, ed ha visto numerosi e qualificati interventi. Pur con accentuazioni diverse, molti hanno coraggiosamente coniugato economia e volo spaziale, indicando nello sviluppo di servizi di trasporto passeggeri e dell'astronautica mercantile il vero motore di sviluppo economico del nuovo millennio. Si può ben affermare che il discreto livello di chiarezza raggiunto su tale analisi è il risultato eccellente di questo simposio.

La discussione più accesa si è incentrata sul tema complesso e controverso dell'accesso umano all'ambiente extraplanetario. Sarà il mercato ad aprire la frontiera spaziale? Se si risponde di sì - ed in ogni caso non sarebbe possibile prescindere dal contesto di mercato, essendo ormai finiti i tempi delle vacche grasse dei finanziamenti governativi - occorre aspettarsi o sviluppare una domanda di servizi orbitali tale da giustificare i massicci investimenti privati necessari. Molti degli intervenuti identificano proprio nel Turismo Spaziale il mezzo, l'elemento ignitore della nuova frontiera.

Estremamente complessa appare tuttavia la transizione dalla situazione attuale dell'Astronautica, dai costi elevatissimi e proibitivi per i privati, ad una situazione di sviluppo fiorente di un'industria spaziale. Lo spazio, astronauticamente parlando, è per ora completo appannaggio delle Agenzie Spaziali governative. I livelli di investimento necessari per la produzione della International Space Station e delle costosissime missioni dello Space Shuttle sono decisamente fuori portata per qualunque investitore, per non parlare di aspirazioni turistiche. Paradossalmente, assistiamo invece ad una crescente commercializzazione dello spazio, inteso come satelliti per telecomunicazioni. Con la modica spesa di qualche decina di miliardi di Lire chiunque puo' mettere in orbita un proprio satellite, ed è ormai inoltrato lo sviluppo della comunicazione multimediale via satellite, che vedrà l'installazione di enormi centrali di commutazione in orbita geostazionaria. Tale processo di commercializzazione, che mette in moto enormi investimenti a livello planetario, non necessita pero' di presenza umana nello spazio, quindi non farà che incrementare (fino ad un certo punto) l'industria dei razzi spendibili, senza dare alcuna spinta allo sviluppo di lanciatori riutilizzabili a basso costo, la cui tecnologia peraltro sarebbe ormai disponibile. Tale processo, ove non intervengano fattori di correzione, contribuisce quindi a chiudere, anziché ad aprire, la frontiera spaziale per l'umanità, come alcuni interventi, fra i quali il mio, non hanno mancato di sottolineare.

Nella seconda metà di questo secolo i contribuenti nel mondo hanno speso quasi un trilione (un miliardo di miliardi) di US$ per attività civili nello spazio -- è stato osservato -- di cui metà per attività umane. Se lo stesso investimento fosse stato fatto su base commerciale avrebbe generato fatturato per svariati miliardi di dollari l'anno, impiegando più di 10 milioni di persone su una base permanente e procurando profitti per decine di miliardi di dollari l'anno. L'industria dei satelliti per telecomunicazioni e trasmissione genera ormai un giro d'affari di 20 miliardi di dollari l'anno, mentre il fatturato annuo delle attività umane nello spazio non ammonta che a qualche decina di milioni di dollari.

È stato anche evidenziato come l'Astronautica sarebbe l'unico motore in grado di favorire il superamento dell'attuale congettura deflattiva (strutturale e di lunga durata) dovuta all'eccesso produttivo di industrie decotte. Se si pensa, infatti, alla stessa etimologia della parola economia, che significa gestione di risorse scarse, si può ben affermare che la fioritura di una vera industria spaziale segnerebbe addirittura la fine dell'economia fin qui conosciuta: al concetto di risorse scarse si sostituirebbe, infatti, quello di risorse infinite. Una visione, questa, che non ha contro soltanto enormi difficoltà oggettive, ma anche molti e potenti nemici, e non potrà quindi realizzarsi senza l'aiuto della politica, e senza strumenti finanziari e creditizi ad hoc, che permettano, per esempio, la gestione di investimenti a lungo termine (almeno dieci o quindici anni). E, forse, l'istituzione di un Fondo, o Banca Terrestre dello Spazio. Obiettivi, questi, da me presentati, fra gli altri, al simposio di Brema, nel mio paper "Un piano per l'Astronautica Mercantile".

Alcuni interventi:
  • Sul turismo spaziale: Patrick Collins, Rikko Wakamatsu, Hartmut Mueller, Fabian Eilingsfield
  • Sulle tecnologie dei lanciatori e delle infrastrutture orbitali: David Ashford, Uwe Appel, Marco Bernasconi
  • Sulle condizioni sociali, politiche ed economiche: Patrick Collins, Adriano Autino, Toshiki Hasegawa
  • Sulla legislazione della nuova frontiera: Michael Wollersheim, Yoshiyuki Funatsu, Hermann Ersfeld.
  • Sull'etica: Roger Lo, Marco Bernasconi

Torna alla Home Page