Una condizione costituzionale minima

By MCB


Il nostro beneamato Direttore [A. Autino, presidente di Tecnologie di Frontiera] sottolinea spesso la mia nazionalità svizzera, specie quando vuole scusare un mio comportamento particolarmente... alieno. Personalmente, non ho nulla in contrario a essere svizzero, nemmeno in questi tempi di "isolamento" dall'"Europa" e da altre associazioni internazionali e di critiche -- soprattutto interne e che spesso sconfinano nell'insulto -- alla "nostra" pretesa alienazione dalle correnti politicamente corrette del momento. O non disse già Seneca che la folla sta a indicare il partito peggiore? Specialmente affezionato sono poi a quelle caratteristiche nostre che sono il federalismo e la "democrazia diretta" - elementi spesso mal conosciuti al di fuori del nostro paese, fatti oggetto di scherno dai potenti, ma in realtà più sovente invidiati da coloro che hanno avuto la sfortuna di poter paragonare il comportamento delle loro autorità centraliste con quello delle nostre istituzioni. Indendiamoci, non che da noi sia il paradiso: i governi son ladri ovunque, senza eccezioni. Soltanto, le nostre forme istituzionali si prestano meglio a limitare i furti -- almeno in teoria, perché, come vedremo dalla teoria alla pratica il cammino è molto lungo.

La Svizzera è una federazione di stati (denominati generalmente cantoni, ma anche repubbliche). La nostra costituzione non è un'opera particolarmente interessante -- come sta a dimostrare il fatto che il nostro governo (il Consiglio Federale appunto) abbia giudicato opportuno organizzare festeggiamenti per il suo centocinquantesimo anniversario (nel 1998). Molti sembrano credere che il sistema politico elvetico sia antico, ma è solo la Confederazione che è plurisecolare: la struttura presente risale invece al 1848 ed è stata ispirata dalla Costituzione degli Stati uniti d'America (più antica di oltre mezzo secolo). Farò dunque riferimento all'originale quando sarà necessario. Ma cosa significa federalismo? Una precisazione è indispensabile, a causa dell'uso che è fatto di questo e termini derivati nel newspeak eurocratico. In effetti, quando incontrate questa parola in un contesto "europeo" dovete sapere che essa viene usata per designare la perdita di autorità della "periferia" (cosiddetta) a favore del potere centrale: in sistemi federali autentici, invece, questi termini sottolineano la limitata autorità del governo centrale grazie ai poteri che sono conservati dagli stati, che li esercitano autonomamente. Ma attenzione: potete usare questo abuso linguistico come test. Se vi sembra che tutto questo sia l'equivalente della bottiglia mezza vuota o mezza piena, avete ragione di essere un pochino allarmati: avete assorbito troppa propaganda statista. Andate a passeggiare nel bosco, meditate una mezza giornata, e cercate di comprendere come ricevere un privilegio sia differente dal conservare un diritto.

Abbiamo parlato di "autorità" di un "governo" senza che nessuno si sia messo a strillare: ma donde deriva questa autorità? Qui siamo al punto focale del discorso politico moderno: un governo essendo un concetto immateriale, senza identità fisica, non possiede alcuna proprietà intrinseca, e quindi nessuna autorità propria, ma soltanto caratteristiche derivate, delegategli da sovrani autentici. (Ché avete già visto un governo bere un bicchiere? Dite di sì? Guardate meglio! Voi avete visto una dozzina di uomini - privi di specialità alcuna - che bevevano! Niente di più.) Con questa parola cara al cronista delle serate dopo le elezioni, ho svelato il segreto: i sovrani (di qualsiasi stato) sono semplicemente gli uomini e le donne che lo abitano. Semplicemente? Be' non proprio, d'accordo: ci sono voluti millenni di lotte e di sperimentazione sul problema del governo per arrivare al lampo liberatorio della Dichiarazione d'Indipendenza, redatta nel 1776 da Thomas Jefferson.

Secondo questo documento, tanto elegante quanto rivoluzionario, tutti gli esseri umani possiedono diritti innati e inalienabili, tali il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. Forse questa frase avete già avuto occasione di sentirla: ma questi "diritti" sono forse concessioni fatte dalla società, dal governo, o dall'ONU? No, Jefferson ci fornisce una triplice garanzia:

  1. essi sono diritti -- non privilegi, garanzie, o concessioni;
  2. essi sono innati ("inerenti a ogni uomo");

e infine, per le teste particolarmente dure:

  1. essi sono tali in quanto donati dal Creatore (un non-credente può comprendere questa espressione settecentesca come "essenziali alla natura umana").

Questi individui dono dunque sovrani, come la Dichiarazione subito specifica: "per rendere sicuri questi diritti, governi vengono istituiti tra gli uomini, derivando i loro giusti poteri dal consenso dei governati". I governi non hanno alcun diritto: unicamente poteri loro delegati dai sovrani che assistono (come detto due paragrafi più sopra). Ma ora tenetevi ben saldi: 222 anni più tardi, questa dichiarazione non ha potere di legge in nessuno stato di mia conoscenza! Nemmeno la Costituzione per gli Stati uniti d'America li incorpora esplicitamente e, contrariamente a quanto si pensa, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani non identifica tanto diritti, quanto piuttosto quali condizioni possono (o non possono) essere imposte a loro esercizio!

Pertanto, se mai avessimo avuto bisogno di una dimostrazione della superiorità morale e intellettuale di Jefferson sui politicanti che ci tiranneggiano oggi, l'avremmo appena ricevuta. Procederemo comunque come se le rivelazioni della Dichiarazione fossero legge internazionale per virtù storica, per esempio implicitamente riaffermate dalle referenze ai "diritti" negli Emendamenti della Costituzione sottoscritta nel 1787 da George Washington:

Nono emendamento: L'enumerazione nella Costituzione di certi diritti non dovrà essere interpretata come negante o disprezzante altri [diritti] conservati dal popolo.

Decimo Emendamento: I poteri non delegati agli Stati Uniti dalla Costituzione, e neppure proibiti da essa agli stati, sono riservati agli stati rispettivamente, o al popolo.

Nel caso generale, dunque, sovranità e poteri sono nelle mani degli individui (spesso troppo brevemente descritti come "il popolo"). Essi si riuniscono in "stati" (molto sarebbe da commentare in merito, ma non è questo né il luogo né l'ora), a ciascuno dei quali vengono delegati determinati ed enumerati poteri. Gli stati si federano, a loro volta delegando all'entità centrale determinati poteri, enumerati nella costituzione federale: questa è la "legge" suprema del paese (sullo stato della quale sarebbe nuovamente necessaria una montagna di commenti). Questa è la teoria legale, ovviamente, mai realizzata nemmeno nelle forme. Ma se vi ritrovate in un regime che ha deviato in misura sostanziale da questa semplice procedura, dovreste avere buone carte per una causa in tribunale o per una rivoluzione. (Notate che niente di tutto ciò sostiene la costruzione della pretesa "Unione Europea". Non soltanto la maggior parte degli "stati" in questione non ha mai consentito ai "cittadini" l'esercizio della loro sovranità, ma il processo di delega da sovrani a "autorità statali" per le procedure di federazione non è mai avvenuto e, nella stragrande maggioranza dei casi, il "popolo" non ha mai potuto decidere nemmeno dell'approvazione di modifiche costituzionali a livello dello "stato" singolo. D'altronde, la necessità stessa di tali modifiche di sostanza al fine di rendere "legali" gli accordi a livello "europeo" (i trattati) è un forte indizio di abuso di potere dei delegati nazionali, che nei negoziati hanno pregiudicato la 'legge suprema del paese' sulla quale per definizione essi non detenevano alcun potere.)

Fin qui, tutto chiaro e semplice: una struttura gerarchica sostenuta da deleghe di autorità che porta alla creazione di uno "stato". Per arrivare alla giurisdizione alla quale è sottomesso un individuo, è ora necessario risalire l'albero alla radice (i sovrani, appunto). La legislazione a livello federale è limitata ai temi dei poteri attribuitile dalla Costituzione: ma, essendo questa la legge suprema, le leggi federali che da essa vengono derivate, hanno priorità su tutte le altre che sono dunque dette 'inferiori'. Ogni Stato ottiene una costituzione propria, il cui campo d'azione è delineato -- come in teoria ben descrive il 10mo Emendamento -- dall'insieme dei poteri che i cittadini hanno scelto di delegargli, diminuito da quei poteri che sono stati ritenuti dal governo centrale e incrementato dai poteri fra questi ultimi che la Costituzione federale non proibisce agli stati. Tutti gli altri diritti e poteri rimangono ai cittadini sovrani. Avete l'impressione che non sia "veramente" così nel vostro paese? Rileggete allora il passaggio su cause e rivoluzioni nel paragrafo precedente!

Forte della sua propria costituzione, uno stato può dunque legiferare -- nell'ambito delle sue competenze enumerate e in modo da restare conforme con la Costituzione e le leggi federali. A meno che lo stato non sia a sua volta il prodotto di un procedimento di federazione, esso può delegare parte della sua autorità verso il basso, e cioè a unità amministrative (tali i distretti o le contee). All'ultimo livello, i comuni hanno autorità di ordinanza, cioè di stabilire regole e procedure che controllano l'esecuzione di leggi statali e federali a livello locale. Questa dunque è una breve presentazione di quella che dovrebbe essere la struttura di un moderno stato di diritto, cioè di uno stato che vuole tendere a realizzare i diritti umani fondamentali. Non vi ci siete ritrovati ancora? Considerate allora che neppure questa forma minima è mai stata tradotta in un documento costituzionale: ancor meno è mai stata approssimata in un sistema statale.

Per questa ragione, i cosiddetti "storici" contemporanei giudicano di poter parlare di "miti" -- ma coloro che credono nella dignità delle persone umane pensano che la realizzazione mancata nel passato dovrebbe essere sprone per un migliore sforzo a venire, non giustificazione per accettare la sconfitta.

L'importanza, in questo contesto, del ruolo dello Stato come mediatore e filtro tra i sovrani e il governo centrale dovrebbe apparire chiaramente. Può sì essere un fatto che gli Stati siano sempre più esautorati a vantaggio del potere centrale, ma ciò non significa che questo avvenga nel corso del diritto -- così come l'asservimento degli individui avviene attraverso l'uso di frode, coercizione e violenza, e non certo de jure. I fatti non possiedono forza normativa, semmai potenza bruta! (Secondo l'eufemismo: "Il diritto della forza".) Dovrebbe essere quindi altrettanto chiaro che i privilegi degli Stati nei confronti del potere centrale debbono essere difesi.

Altrettanto importante è che, all'interno di una comunità federale, nessun potere e nessuna parte ottengano una importanza predominante. A questo dovrebbe servire la separazione dei poteri e la struttura bicamerale del parlamento. Ma vi possono essere ulteriori misure. Per esempio, i sette membri del Consiglio Federale svizzero vengono eletti ogni anno dall'Assemblea Federale, cioè dall'unione delle due camere del Parlamento; la Costituzione stabilisce che un cantone non può avere più di un consigliere eletto. Qualche anno fa, il partito socialista decise che il suo nuovo rappresentante doveva essere una donna e propose al parlamento una sindacalista dalla personalità stridente -- che prontamente non venne eletta. Per evitare l'elezione di un uomo (cosa che de facto era già accaduta e che era stata nullificata de jure solo dal rifiuto di questo di accedere alla carica), venne avanzata un'altra candidata, copia conforme della prima, ma un po' meno appariscente. Questa signora, però, era residente nel Canton Berna e quindi ineleggibile, un bernese essendo già presente nel Consiglio Federale. Così, nel giro di ventiquattr'ore, Ruth Dreyfuss "traslocò" da Berna a Ginevra, presentandosi quindi al parlamento con documenti nuovissimi e "in regola". E l'Assemblea... la elesse, dimostrando se ce ne fosse bisogno l'alto riguardo in cui sono tenute le leggi e i diritti da legislatori e avvocati e quanto rispetto abbiano per i loro sovrani le istituzioni che sono supposte rappresentarli. Pertanto, quest'anno la "piccola e retrograda" Svizzera ha un Presidente donna, che fù però eletta... in barba alla Costituzione. Come ovviare a simili problemi in futuro? Per gli statisti, la soluzione è ovvia: cambiando la Costituzione! E il caso ha voluto che proprio quest'anno, il 7 febbraio, gli Svizzeri dovessero decidere se accettare l'abolizione delle "clausola cantonale" giudicata dai "benpensanti" solo una complicazione antiquata nell'elezione del Consiglio Federale. Compiangete i politici: han già tanto da fare a complicare la vostra vita, che ben meritano una piccola agevolazione!

Certo una cosa è sicura: le barzellette politiche sono altamente educative, ma non fanno ridere! Perché il confronto tra la descrizione della condizione fondamentale sopra descritta e le varie forme statiste che ci tiranneggiano invita, piuttosto, a piangere!

(Notate che in tutta questa nota, non si è mai parlato di "democrazia" -- curioso, no? Ma questo è un altro tema per un'altra discussione futura.)

Marco C. Bernasconi

Note

Nel testo sono forniti i link per le informazioni biografiche su Thomas Jefferson e Lysander Spooner. Un lettore europeo ha sofferto di tanta abbandante esposizione al condizionamento statista che gli sarà difficile ben comprendere l'importanza dei nostri principi minimi: gli articoletti seguenti possono aiutarlo a riflettere sulle trappole del centralismo statista:

Torna alla Home Page