Tecnologie di Frontiera - Newsletter 2/99

 

Cari Co-Planetari,

Questo numero di Tecnologie di Frontiera vi raggiunge mentre e’ in corso un’altra guerra. Non abbiamo fatto in tempo ad analizzare e commentare la vicenda irachena, che gia’ le nostre coscienze vengono messe a dura prova, da un conflitto nel cuore dell’Europa.

E’ come se la realta’ volesse riportarci indietro, ad una discussione molto piu’ arretrata di quella che riteniamo necessaria ed urgente. Alcuni esempi.

  1. Noi, di Tecnologie di Frontiera e della Greater Earth, ci preoccupiamo di garantire un futuro dignitoso a tutta l’umanita’ vivente, ci sembra che questo diritto umano elementare sia ormai tanto evidente e largamente condiviso e che rimanga soltanto da discutere circa i mezzi migliori e piu’ adatti per perseguirlo. Ci viene subito ricordato, a suon di progrom, deportazioni e bombe che le direzioni politiche di questo pianeta sono ben lungi dal ragionare globalmente, nell’interesse dell’umanita’, ma agiscono ancora, ed esclusivamente, per interessi di parte. Inoltre dimostrano un’estrema noncuranza per la vita e per la dignita’ di milioni di persone.
  2. Abbiamo iniziato un lavoro di ricerca, per elaborare un programma politico ed economico capace di aprire veramente la frontiera spaziale, per assicurare un nuovo asse di sviluppo economico forte, per tutti i Terrestri. Ad ogni passo ci viene ripetuta, e ci ripetiamo, la domanda: chi paga? Come concentrare i fondi necessari? Mentre stiamo ponderando attentamente come raccogliere investimenti privati, per sviluppare le tecnologie che possono abbassare drasticamente i costi dell’accesso allo spazio, miliardi di dollari vengono bruciati in un parossismo di distruzione.

Ritengo indispensabile, in questo lungo inverno di guerra, che si levi alta la voce di tanti Terrestri liberi, non asserviti al Clinton-pensiero ne’ tantomeno ai residui dello stalinismo. Considerate quanto segue un primo contributo alla riflessione. Cercheremo, nelle prossime settimane, di preparare un editoriale il piu’ possibile analitico anche con i vostri commenti ed il vostro giudizio.

I costi di questa guerra sono tanti, e ne avremo evidenza solo quando si faranno i conti. Parliamo per ora dei costi bellici vivi, che tutti pagheremo. Ma non e’ solo di un problema di cassa, che dobbiamo preoccuparci, quanto di un ben piu’ grave ed enorme spreco di risorse. Che paladino di tale spreco sia proprio uno, il Sig. Clinton, che 30 anni fa occupava i campus universitari contro la guerra del Vietnam e’ un’estrema ironia, se volete. Uno che oggi serve con zelo degno di miglior causa la logica di quelle stesse lobby di potere.

Si calcola che la guerra bruci dai 20 ai 120 milioni di US$ al giorno. In un mese dai 2 ai 3 miliardi, senza contare quanto distrutto in Serbia ed in Kosovo, una cifra certamente superiore, per diversi ordini di grandezza.

Pensate questo: se 3 miliardi di US$ fossero stati destinati ad un programma di stimolazione della crescita economica nei Paesi dei Balcani, aprendo banche (ben protette, certo), sviluppando sistemi di Microcredito (stile Grameen Bank di Muhammad Yunus) ed iniziative di Venture Capital, dando vita ad un vasto programma di istruzione, costruendo Universita’ ed ospedali, non credete che il truce Milosevic ed il suo scagnozzo Arkan avrebbero presto fatto la figura dei neanderthaliani in confronto all’homo (finalmente) sapiens? La loro dottrina nazionalista e liberticida sarebbe presto naufragata in un mare di ridicolo. Allora si’ che saremmo stati orgogliosi di seguire la leadership degli Stati Uniti, eredi di Jefferson ed alfieri dei diritti umani. Allora si’ che un capitalismo aperto, e non basato sul terrore, sarebbe apparso al mondo la dottrina piu’ progressista ed attenta ai diritti umani fondamentali. Think about it, American People.

Invece no, si e’ preferito bruciare ancora enormi risorse per perpetuare uno stile di governo terrestre del terrore che solo i mafiosi (come ha ben stigmatizzato Noam Chomsky), possono apprezzare, poiche’ lo riconoscono simile a se stessi.

Mi permetto anche di manifestare un piccolo apprezzamento per la direzione politica di quei Paesi che, pur senza il coraggio di dire NO al prepotente sceriffo d’oltre Atlantico, manifestano concreatamente l’intenzione di cambiare indirizzo. Parlo dell’Italia, che da anni accoglie profughi dei balcani ed oggi, nonostante la sua traballante economia, si impegna, pressoche’ da sola, in un vasto piano di aiuto umanitario in zona. E parlo della Germania, che si e’ pronunciata per un piano di sviluppo dell’economia nei Balcani. Think about it, European People.

 

Il numero 2/99 di Tecnologie di Frontiera, che abbiamo messo online, contiene parecchio materiale:

Vi attendo numerosi, Terrestri liberi, Co-Planetari. Fateci sentire la vostra voce e la vostra amicizia, su http://www.tdf.it

Tecnologie di Frontiera apre oggi anche il suo Forum di discussione, dove spero di leggere presto i vostri contributi e le vostre idee per una vera alternativa di sviluppo.

Adriano Autino

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