Migrazione e sviluppo nell'eta' dello spazio
(I migliori insegnanti governeranno il Pianeta)
di Adriano Autino
In Italia non passa giorno, da qualche tempo, senza che i media ed i politici commentino i fenomeni dell'immigrazione che, dai Paesi cosiddetti in Via di Sviluppo, si indirizza verso i Paesi ad economia post-industriale. Da parte delle destre ci viene propinata una minestra stantia, di chiusura, razzismo ed egoismo. Da parte delle sinistre viene ancora riproposto un assistenzialismo per lo più fine a se stesso, in nome di una solidarietà non più motivata neppure da idealismo collettivista.
Come non ci stanchiamo da tempo di ripetere, anche questo fenomeno andrebbe osservato con spirito analitico, con l'intento di definire obiettivi ragionevoli ed utili per tutte le parti sociali in gioco.
Diritti umani e giustizia per tutti
Innanzitutto, occorre analizzare in modo spassionato ed oggettivo, anche mettendosi dalla parte degli emigranti (per noi Italiani questo non dovrebbe essere molto difficile) le motivazioni di chi affronta viaggi in condizioni disumane per raggiungere i Paesi Europei. Per il mondo si va con intenti diversi: chi ci va organizzato militarmente, per rubare e colonizzare alla grande, in genere non viene criminalizzato. Chi invece ci va da poveretto suscita disprezzo ed, al piu', compassione. Curdi, Kossovari, Africani, Albanesi raggiungono i nostri Paesi con un'attitudine in cui si mescolano una grande ignoranza (né potrebbe essere diversamente, nella maggior parte dei casi), un'estrema povertà, ed anche un certo orgoglio, che spesso si trova in proporzioni maggiori proprio insieme alla povertà ed all'ignoranza. Si tratta di una miscela esplosiva, che può sfociare facilmente in pretesa che tutto sia loro dovuto, solo perché noi siamo vestiti decentemente e mangiamo (anche troppo) tutti i giorni, mentre loro sono vestiti di stracci, mangiano ognitanto e non hanno neppure dove prendersi cura della propria persona. L'ignoranza può portare a credere che sia sufficiente essere vestiti bene e curati, e mangiare tutti i giorni (gli aspetti esteriori della società del benessere), per essere "sviluppati". La vecchia illusione (in cui peraltro noi "sviluppati" siamo maestri) che l'avere coincida con l'essere, o sia addirittura più importante. E' facile anche che chi non possiede il benessere veda nei possessori del benessere (e non sempre a torto) la causa principale della propria povertà. Possiamo comunque osservare che, nell'atteggiamento di chi lascia la propria terra natale (sottosviluppata) per avventurarsi da poveretto in regioni "sviluppate" vi è, cosciente o no, una richiesta di aiuto. E vi è, cosciente o no, una domanda di crescita culturale, intendendo per cultura, in senso molto ampio, il sapere come sopravvivere nel migliore dei modi possibili. Vi è qualcosa di molto delicato in questo approccio: se la domanda di aiuto non viene riconosciuta (o se non viene fatta riconoscere, da colui che è culturalmente più "sviluppato" a chi lo è meno), non viene accettata, e non viene contraccambiata con proposte ragionevoli e serie, l'orgoglio può facilmente girarsi in arroganza. Da quest'ultimo sentimento a delinquere per perseguire ad ogni costo un sogno di benessere il passo è breve, in un'alternanza di speranze, delusioni e disperazione che non è difficile immaginare. La societa' "culturalmente sviluppata" ha quindi certamente la sua parte di responsabilita' quando l'emarginazione diventa delinquenza, per aver mancato al proprio compito, che sarebbe quello di formulare proposte ed intraprendere per lo sviluppo comune. Ma tutto questo non può certamente costituire un alibi per nessuno. Si possono esaminare e comprendere le cause sociali, ma la scelta di rubare o di ammazzare è sempre individuale, e va punita, quale che sia l'etnia o la nazionalità del delinquente. La giustizia, la liberta' ed i diritti umani devono essere salvaguardati sempre e prima di tutto, tanto quelli degli immigrati, quanto quelli dei residenti da piu' lungo tempo. Occorre quindi che la giustizia lavori molto attentamente, con spirito analitico, per accertare le vere responsabilita', senza piegarsi a scorciatoie socio-politiche. Non si deve mai rischiare di punire il primo immigrato che capita a tiro, o di punire a caso per "educare", o di punire un immigrato colpevole piu' di come si punisce un colpevole residente. E non si deve punire nessuno (immigrato o residente che sia), senza aver provato accuratamente la sua colpevolezza. Neppure si devono praticare sconti ad un immigrato colpevole, come se la sua condizione fosse di per se' una scusante. Troppe volte si e' incorsi in semplificazioni di questo genere, che finiscono per generare scompensi sociali e razzismi di ritorno, anziche' appianare i problemi.
L'istruzione, chiave di volta per trasformare la solidarieta' in investimento
Ma ho detto "proposte", ed aggiungo "istruzione", perche' ritengo che queste siano le chiavi per la soluzione del problema a lungo termine, non solo per limitare i danni, ma anche per trare profitto da quella che tutti vedono come una sciagura. Ho gia' detto che la destra mantiene un atteggiamento di chiusura e rifiuto, del tutto incapace di vedere le opportunita', e non capisco come quei signori abbiano potuto, per tanto tempo, autoproclamarsi leader dei ceti imprenditoriali: forse dei ceti imprenditoriali di una volta, elitari ed autoritari, che governavano con il terrore e la repressione. La destra sembra geneticamente incapace di coniugare il liberalismo (di cui si riempie molto la bocca negli ultimi tempi) con l'apertura e la cooperazione. Dico anche che la sinistra si e' dimostrata sinora del tutto incapace di sfruttare la piu' grande occasione della storia. Pur avendo nei suoi geni l'emancipazione e la valorizzazione delle risorse umane, la sinistra e' stata sinora incapace (per colpa della sua immarcescibile vocazione centralista e burocratica) di apprezzare l'enorme patrimonio costituito da 6 miliardi di intelligenze; indulge quindi in politiche assistenziali e di misera conservazione dell'esistente. Siccome in quest'ultima specialita' la Chiesa e' storicamente molto piu' brava ed esperta, non c'e' da stupirsi se vari movimenti religiosi o laici prendono la leadership anche nel settore della solidarieta'. Vi e', negli atteggiamenti sia della destra che della sinistra, una identita' pragmatica degna di miglior causa: la destra tende geneticamente a proteggere gli interessi dei potenti, quindi a difendere le barriere, di qualsiasi tipo (barriere di mercato, frontiere nazionali, barriere culturali e sociali). La sinistra tende, per vocazione burocratica, a difendere, pur con mezzi diversi, gli stessi steccati. Ambedue hanno il terrore del nuovo, perche' comunque ragionano sempre in termini di risorse esistenti da spartire, piuttosto che di nuove risorse da sviluppare. Come aspettarsi che, sul problema dell'immigrazione, possano ragionare diversamente? Si vedono in ogni caso -- chiudendo irati la porta o aprendola con cristiana rassegnazione -- gli immigrati e tutte le popolazioni del Terzo Mondo come "bocche da sfamare", come se fossero animali incapaci di intendere, ragionare ed agire. E questo, ritengo, sia il vero razzismo: negare, di fatto lo status di esseri umani agli abitanti del Terzo Mondo.
Qual'e' quella cosa che manca, ad una persona dotata di cervello, immaginazione e mani con pollice opponibile, per essere a tutti gli effetti, una risorsa? L'istruzione.
Allora proviamo a vedere la questione dell'immigrazione in termini di investimento e ritorno di investimento, cosa che nessuno ci ha sinora proposto di fare. E paragoniamo le diverse spese che dovremmo, comunque, affrontare. Vedremo cosi' che la scelta possibile e' in realta' una sola. Vediamo i termini economico-sociali essenziali:
Ci conviene, allora, chiudere la porta in faccia agli immigrati e disinteressarci dei Paesi del Terzo Mondo? Assolutamente no. Ci conviene "subire" l'immigrazione con misure meramente assistenziali? Assolutamente no.
I migliori insegnanti guideranno il Pianeta
Ci conviene riflettere molto attentamente, e progettare la risposta che l'Occidente deve dare ai flussi migratori ed al Terzo Mondo. Proviamo a pensare che coloro che ci raggiungono qui sono, probabilmente, le persone maggiormente dotate di inziativa e di coraggio, tra i piu' intelligenti della loro compagine sociale. Generosi, anche: gente disposta a rischiare pur di far stare meglio i propri cari. Gente cosi' merita se non altro di essere presa in considerazione, ed una proposta seria.
Inoltre vengono qui a loro spese. Da un certo punto di vista ci evitano costosi e rischiosi viaggi nei loro Paesi (una volta che abbiamo accettato che ci conviene occuparci di quelle realta'). Infine offrono la loro forza lavoro a basso costo. Questo non vuol essere un invito allo sfruttamento ne' ad accettare la concorrenza sleale, ma ricordiamoci che, rispetto alle capanne di fango, un regime industriale di relativo sfruttamento rappresenta pur sempre un progresso; E poi un po' tutti siamo cresciuti anche attraverso le lotte sindacali, nulla di male se anche loro faranno un po' di gavetta, speriamo senza ripetere per intero tutti i nostri errori e le nostre ingenuita'. Sarebbero comunque certamente disposti ad accettare qualsiasi proposta di lavoro, quindi figuriamoci una proposta seria e ben congegnata.
Quanto ci costerebbe (anche in termini di nostro arretramento culturale) potenziare le strutture di difesa delle coste, costruire dei lager, militarizzare il paese?
Anche qui, come nel caso dell'impresa spaziale (cui si dovra' per forza di cose connettere qualsiasi progetto di sviluppo nei prossimi 30 - 50 anni), servono strumenti per gestire investimenti a lungo termine. Quanti anni ci vogliono per creare una prima generazione di diplomati e laureati? 10, 15 anni? Bene, creiamo, anche con il contributo dello stato, dei fondi di investimento destinati alla creazione di Universita' del Mediterraneo e del Terzo Mondo o, piu' semplicemente, Universita' del Mondo Aperto o della Grande Terra. Tali Universita' saranno specializzate in discipline funzionali allo sviluppo di aree depresse, fuori dal mondo attualmente abitato (aree desertiche, aree fredde, zone impervie, la Luna, le future piattaforme orbitali): agricoltura di frontiera, geologia e governo del territorio, terraformazione, fisica, astronomia ed astronautica, architettura di frontiera, per fare solo qualche esempio.
Offriamo una borsa di studio a tutti gli immigrati che vorranno aderire ad un piano di formazione. Potremmo anche scoprire che molti di loro, accolti in un contesto culturalmente elevato, ci sorprenderanno con intuizioni ed idee geniali. Ovviamente in cambio dell'istruzione che ricevono, i nostri studenti-immigrati (ma nulla vieta che le scuole siano aperte anche a residenti) potrebbero iniziare con lo svolgere lavori part-time, sia all'interno dei college, sia di pubblica utilita', in cooperative o aziende intelligentemente costituite da imprenditori capaci di vedere, per intanto, questo tipo di opportunita'.
Soltanto con un progetto del genere, con una solida struttura di formazione, con degli obiettivi strategici ben chiari, sara' possibile reggere l'ondata migratoria e, dopo un paio di generazioni, iniziare ad invertire il processo, nonche' di "mietere", per cosi' dire, il ritorno di investimento.
Costituendo societa' e joint venture con gli immigrati laureati e diplomati, imprenditori nostrani con la vista un po' piu' lunga del loro naso potranno andare nei paesi di origine, e cola' mettere in opera aziende ed industrie, capaci di cambiare la realta' di quei paesi, iniziarne finalmente lo sviluppo, e creare nuovi mercati, occasioni di lavoro ed ulteriore sviluppo per tutti!
Quale sara' la grande forza di questi laureati e diplomati? Quella di parlare due linguaggi, di aver imparato a scambiare fiducia e condividere obiettivi sia nel mondo post-industriale che in quello pre-industriale. Spesso gli imprenditori, andando da soli nel terzo mondo, riescono soltanto a rapinare pagando tangenti alle mafie locali oppure a passare sulla testa della gente con progetti incomprensibili ed impossibili da proseguire in loco: in ambedue i casi non modificano le condizioni sociali locali, non creano nuova economia e nuovo mercato, ne' contribuiscono ad aprire il mercato a coloro che ne erano esclusi. Le nuove leve formate su tecnologie di frontiera sarebbero invece capaci di operare questo miracolo, perche' saprebbero capire e farsi capire dai loro connazionali.
Come si vede, analizzando un minimo il problema, il flusso migratorio in ingresso, se preso e gestito per tempo nel modo opportuno, e' ancora il male minore, anzi puo' trasformarsi in grande opportunita' e ritorni di investimento, ad almeno quattro livelli: (i) minori conflitti e problemi sociali, (ii) possibilita' di creare imprese qui da noi, utilizzando forza lavoro a costi (almeno iniziali) un po' piu' bassi (iii) possibilita' di sviluppare importanti ricerche, e di essere i primi e piu' avanzati nelle discipline di sviluppo sulle frontiere del nostro mondo (iv) possibilita' di creare imprese che avranno una posizione primaria su nuovi mercati emergenti.
Per sviluppare questo progetto, come per permettere l'ingresso di investitori privati nell'impresa spaziale, occorre creare degli strumenti di credito per gestire investimenti a lungo termine, dei BOT internazionali a 10-20 anni, almeno, commerciabili e capaci di creare una nuova economia. Ma su questo torneremo in articoli a venire.