La società elettronica in cerca di nuovi referenti politici

di Adriano Autino


Si è sentito spesso dire, prima della recente tornata elettorale, che Berlusconi e D'Alema hanno trasformato le elezioni regionali in uno scontro politico nazionale. Non sono d'accordo. I due politici menzionati sono certo responsabili di molte nefandezze, non sono invece da considerare colpevoli dell'assassinio dei temi politici regionali. La "responsabilità" è invece da ricercare negli elettori, e negli strati più inquieti della società. Sto parlando di coloro, e sono tanti, che vivono in piena era elettronica, e che non vedono neppure lontanamente difesi i loro interessi dalle forze politiche vetero-industrialiste. Tale soggetto sociale, ormai molto diffuso, cerca da anni di trovare sbocchi politici, e spinge furiosamente un ceto politico stolido e del tutto riottoso ad aggiornare la propria analisi sociale. Nel corso di tale vana ricerca, questa parte dell'elettorato concentra di volta in volta le proprie speranze in cio' che appare vagamente innovativo: Forza Italia nel '94, l'Ulivo nel '96, la Bonino nel '99. Salvo restare puntualmente deluso, dopo gli incauti entusiasmi, quando tutte le "novità" finiscono con l'adeguarsi agli schemi decotti della destra e della sinistra. Poichè la domanda di nuova ideologia cresce esponenzialmente, via via che la società industriale viene consegnata alla storia e ci addentriamo nell'era elettronica, è pressochè inevitabile sia la politicizzazione radicalizzante di ogni scadenza elettorale, sia la ricorrente delusione, almeno fintanto che non si presenti il nucleo di una nuova ideologia, in grado di recepire ed esprimere le aspirazioni delle classi emergenti. Il campo dell'alternativa attesa ed incombente è talmente vasto, per chi lo vuole vedere, che appare stupefacente come la politica continui ad essere cieca e sorda, inguaribilmente condizionata dai propri schemi.

Non si può più negare che il modello della grande fabbrica industriale sia ormai morto e sepolto, e che il mondo del lavoro sia costituito in maggioranza da medie, piccole e micro imprese. Eppure i due cosiddetti "poli" -- che nel tardivamente raggiunto modello bipolare pretendono di rappresentare tutta la società -- continuano ad agire politicamente in nome di due blocchi sociali degni del museo delle cere, come se la società fosse ancora divisa in due classi dai contorni netti, come nell'era industriale. Nel frattempo milioni di micro-imprese nascono e muoiono, falciate da un sistema fiscale fatto a misura di grandi imprese e lavoratori dipendenti, che non da' tregua a chi non fattura almeno 500 milioni l'anno. Alle grandi imprese sgravi fiscali e ponti d'oro, in nome dell'"occupazione", altra conveniente allucinazione ereditata dall'era industriale. Alle micro-imprese ogni genere di soprusi: gli studi di settore, ad esempio, sono un sistema fatto apposta per premiare gli evasori (secondo la vecchia scuola dei condoni) e punire gli onesti. Poiché lo stato non è capace di mettere in galera i delinquenti e di tenerceli è costretto a premiare i pentiti. Allo stesso modo lo stato, che non è in grado di far pagare le tasse agli evasori, viene a patti e li tassa in base al reddito presunto. L'evasore è ben contento di patteggiare in base al reddito presunto, avendo già intascato ben altro. Supponiamo invece che voi abbiate pagato quanto dovevate, e che un anno gli affari non siano andati proprio bene: in base agli studi di settore dovrete pagare la differenza rispetto al reddito che avreste avuto se vi fosse andata bene! Oltre al danno, la beffa, ed altro danno ancora! L'evasore è premiato, e l'onesto punito, come dovevasi dimostrare. Ebbene, vi hanno forse proposto soluzioni di questo problema, nell'ultima campagna elettorale? Eppure non sarebbe difficile pensare delle alternative: basterebbe riuscire a vedere l’ampiezza della popolazione dei beffati e derisi, e magari non essere legati a doppio filo agli interessi della grande proprietà e delle burocrazie. Perché non invertire il paradigma, ad esempio accordando sgravi fiscali a chi paga regolarmente da tanti anni? Rendere non più conveniente l'evasione, sarebbe la vera mossa vincente.

Ma del sistema fiscale generico ed opaco non se ne può più. Gettiamo soldi a fondo perduto in un calderone, senza che neanche ci sia spiegato in modo semplice e chiaro quanto viene speso, a chi vanno gli appalti, chi usa bene il denaro pubblico e chi lo spreca. Ebbene, qualcuno ha forse parlato di come rendere il bilancio statale trasparente e controllabile dai cittadini? Vi hanno forse detto a quanto ammonta la spesa pubblica in totale, e quanto pesano le voci principali? Vi aspettate davvero che il neo-presidente della regione Lombardia, ad esempio (sospetto di collusione con gli assassini della camera iperbarica bruciata due anni fa a Milano), ci spieghi i bilanci e ci illumini sui veri criteri di spesa, come toccherebbe ad un presidente veramente responsabile e che si sentisse al servizio dei cittadini sovrani? Da anni ci viene data, con il contagocce, un'informazione parziale, a proposito delle variazioni in più ed in meno di alcune voci, dell'anno corrente rispetto all'anno prima. Ma nessuno ha provato ad enunciare, almeno come obiettivo, un sistema fiscale in cui i contribuenti possano dirigere il flusso del proprio contributo su obiettivi noti, il cui raggiungimento sia pubblicamente monitorato. Si preferisce la comoda allucinazione del federalismo geografico, che aggiungerà l'appetito delle burocrazie locali a quello delle burocrazie romana ed europea. Nessun cenno alla possibilità di diminuire complessivamente il peso della burocrazia, in direzione di un maggior autogoverno, per cui la gente e le tecnologie sono più che maturi. Favorire lo sviluppo dell'autogoverno sarebbe solo questione di informazione, informazione vera, e non il fumo negli occhi, la pappa per bambini scemi, che ci viene quotidianamente elargito da chi ci considera dipendenti, in eterno. Dipendenti, cioè coloro che dipendono sempre da qualcun altro, per tutta la loro vita: dagli insegnanti, per ricevere l'istruzione, dai datori di lavoro, per ricevere il lavoro, dai media, per ricevere l'informazione, dagli entertainer, per ricevere lo svago, in attesa dell'estinzione.

Qualcuno ha forse dimostrato un minimo di interesse reale per i milioni di micro-imprese che popolano la società elettronica? Molti concetti andrebbero ripensati, a partire da quello di azienda. L'azienda non è più quella industriale, con i suoi deliri di onnipotenza, onniscienza ed universalità. Le aziende dell'era elettronica valgono per le persone che le compongono e, quando mancano delle competenze che hanno millantato, fanno dei tonfi paurosi. Ma non vediamo alcuna attenzione per le persone, da parte della politica, neppure da parte della Bonino, che con i suoi referendum non fa che agevolare la grande industria sopravvissuta -- caparbiamente attaccata alle leve del comando economico -- a scapito dei piccoli: i dipendenti, che saranno licenziati e gettati sul mercato senza un minimo d'informazione sui loro diritti e su che cosa li aspetta; i micro-imprenditori, che per i referendum possono continuare ad essere carne da cannone, senza alcun allentamento del giogo fiscale. Qualcuno ha forse proposto un'analisi dei rapporti cliente-fornitore in generale, per aiutare realmente la piccola impresa tecnologica ad avere mercato, ed a farsi le proprie ragioni nei confronti dei clienti, spesso cento e mille volte più grandi? Qualcuno ha provato ad analizzare la vera natura di tanta burocrazia parassitaria che infesta la grande impresa sopravvissuta, tanto nel pubblico come nel privato? Qualcuno ha sentito anche solo l'esigenza di accendere uno spot sul rapporto di lavoro a commessa, ormai la norma, nella società elettronica, e sui piccoli fornitori che rischiano il fallimento per una commessa in perdita, e tentano nonostante tutto di lavorare con professionalità e responsabilità? Si è forse parlato di nuovi concetti di credito, che permettano a chi non ha nulla di iniziare attività in proprio ed entrare nel mercato? Eppure la teoria (ed anche la pratica) non mancano, ormai: si veda l’esperienza della Grameen Bank e del micro-credito. Qualcuno ha forse sentito la necessità di sfiorare i grandi temi della continuazione dello sviluppo umano, oltre le barriere del mondo chiuso e dell'ubriacatura della new economy?

No: dalla politica delle variazioni si è passati alla politica degli insulti, e l'attenzione per i problemi veri della società e della gente non è mai stata così bassa. Mi sembra abbastanza scontato che anche l'ultimo tentativo, che ha rimesso in sella il Cavaliere ed i suoi serventi, è destinato alla delusione. Nonostante questo, sono dell'idea che abbia ragione Berlusconi: elezioni subito, e che chi è maggioranza nel Paese governi al più presto!

È chiaro, comunque, che lorsignori sono anche ansiosi di mettere le mani sul malloppo dell'economia in crescita e delle finanze pubbliche in via di risanamento. Pur privi d'idee, ed ancorati ad ideologie industrialiste di tipo collettivista, i loro predecessori del centrosinistra avevano se non altro dimostrato un certo rigore nella politica di risanamento. Non ci è dato sapere se i bocchettoni che hanno alimentato per anni le mafie e le clientele di tutte le risme siano oggi chiusi o se ne sia solo stata ridotta la portata: in mancanza di bilanci trasparenti e chiari non lo sapremo mai, come possiamo solo intuire l'entità di quanto veramente rubato da democristiani e socialisti in 40 anni di potere (due milioni di miliardi?). Tuttavia sembrava che la tendenza fosse stata invertita, segno che Prodi prima, D'Alema e soci poi, hanno saputo almeno contenere la loro voracità. Non so se i signori del centrodestra saranno altrettanto parchi, o se riaffonderanno semplicemente le mani nella torta, secondo la consuetudine dei loro genitori politici, DC, PSI e satelliti vari. Nonostante questo, nessuno può, in un parossismo di paternalismo, continuare a proteggere gli italiani da se stessi. I votanti sono adulti ed autosufficienti: se hanno creduto che questa destra sia cresciuta in responsabilità e senso del dovere, e se s'illudono che possa fungere da incubatore o anche solo da spinta dialettica di una nuova ideologia, hanno tutto il diritto di sperimentare la loro scelta.

Si facciano quindi da parte, i residuati industrialisti di centrosinistra, e non cerchino più di mettere pezze al degrado della politica. Se si deve sperimentare quest'altra falsa soluzione, millantata dai residuati industrialisti di centrodestra meglio farlo in fretta: la società elettronica ha necessità urgenti, ed urgente bisogno di nuovi referenti politici. Sono certo che questi ultimi non tarderanno più molto, a manifestarsi. Anche i tormentoni sulla governabilità, in presenza di idee veramente forti, e risolutive dei problemi veri, si riveleranno allora per quello che sono: pietosi piagnistei di politici senza politica e di ideologi senza ideologia, che insistono ad attrarre l'attenzione su problemi di metodo, per evitare il giudizio sulla propria assoluta insipienza.

AA - TDF 2/2000 - 30/04/2000

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