Nudi, sotto le stelle

(Il mondo alla vigilia del 49mo Congresso IAF)

di Adriano Autino

 

Ricordate il 48mo Congresso dell'International Academy Federation, tenutosi l'anno scorso a Torino? Quest'anno si tiene la 49ma edizione, a Melbourne, in Australia. Chi volesse fin d'ora saperne di più (dubito che la stampa nostrana dedicherà all'evento la benchè minima attenzione) troverà le informazioni essenziali al sito web dell'IAF. All'evento parteciperà anche il sottoscritto, cercando di contribuire, nel suo piccolo, all'assolvimento dei compiti esposti in questo articolo.

Il Congresso dell'IAF cade quest'anno nel bel mezzo di una congiuntura mondiale molto critica, che dimostra ¾ per chi lo voglia vedere ¾ parecchie intuizioni ed analisi che, seppur disordinatamente ed in modo discontinuo, cerchiamo da qualche tempo di far emergere da queste pagine. Nella sua introduzione al workshop ONU/IAF, l'ONU sostiene che molti decision maker continuano a non essere coscienti dei benefici globali che possono derivare dalla tecnologia spaziale e dalle sue applicazioni. Si tratta di un elemento di analisi che conviene riferire subito alla situazione presente. L'uragano che si è abbattuto sulle Borse di tutto il mondo difficilmente può essere spiegato ed analizzato unicamente alla luce dell'andamento dei parametri economici fondamentali. Siamo invece in presenza di inquietudini e movimenti psicologici collettivi ben più profondi. Il tema dei rapporti umani, cacciato dalla porta ed esiliato due secoli fa nel novero delle curiosità effimere ed inessenziali dall'economicismo di John Stuart Mill e di Pareto, tristemente abusato dalle tradite rivoluzioni socialiste, rispunta clamorosamente dalla finestra in questo scorcio di millennio, con aspetti persino ridicoli, se non fossero causa di sofferenza ed ulteriore miseria per tanta gente. Bistrattato e calpestato, il tema dei rapporti umani riappare e si vendica, mostrandoci l'uomo più potente d'America e del mondo con le mutande abbassate, che piange sul… latte versato; solo, con le proprie debolezze umane ed il proprio apparato riproduttivo esposto, in piedi sulla superficie di questo pianeta, di fronte al gelo dell'infinito spazio interstellare. Finisce con l'essere, questa, un'immagine emblematica che chiude il secolo ed il millennio: un uomo, solo, con la propria capacità procreativa (e di crescita) di fronte all'alternativa di estinguersi divertendosi o continuare a crescere inoltrandosi nel cosmo. Ecco quindi le borse di tutto il mondo, strette tra i banali vizietti presidenziali, la rovina dell'economia post-socialista e la più generale crisi asiatica, ed in barba a tutte le scuole di pensiero economiciste, colare a picco e bruciare milioni di dollari in pochi giorni. Rivincita delle relazioni umane, e della politica, anche. Come non intuire, infatti, il disegno politico di coloro che impugnano il joistick del robot-Monica, guidandola, sin dall'inizio ¾ siamo obbligati a pensare ¾ , a conservare un vestito sporco per ben quattro anni? Per i loro disegni politici certe lobby statunitensi (non sono in grado di dire, né ha in definitiva molta importanza, se di orientamento democratico o repubblicano) stanno bruciando risorse per milioni di dollari. Non vengano più a dirci, questi signori, che non ci sono soldi per i programmi spaziali!

Ma i decision maker di cui parla l'ONU continuano a considerare l'economia come una scienza esatta, e tutto il resto (rapporti umani, politica, ecc…) come disturbo accidentale, dal quale ripararsi alla bell'e meglio, come dalla pioggia. Questo primato dell'economia economicista (se mi perdonate il bisticcio di parole) non è del resto mai stato provato da nessuno, ed è sempre più clamorosamente smentito. Se l'economia dei paesi ex-sovietici va male, è forse perché in quei paesi non esistono ricchezze e potenzialità di lavoro da mettere a frutto? Assolutamente no: è perché si è permesso che i peggiori gangster (perlopiù ex-burocrati, arricchitisi sulla buona fede e sulla rassegnazione del vecchio e credulone popolo sovietico) gettassero le basi di quello che viene ormai chiamato capitalismo criminale. Si è preferito affidarsi ancora una volta ai più prepotenti anziché ai più creativi. In tutte le crisi si pensa infatti che gli uomini "forti", e non i più intelligenti e creativi, siano i condottieri più adatti, poiché hanno i numeri, cioè la forza economica. Risultato: le occasioni di progresso, per la maggior parte della gente (onesta) diminuiscono anziché aumentare, la povertà aumenta, il degrado culturale si fa strada a grandi passi nella società. Gli obiettivi più a lungo termine, per i quali servono dirigenti illuminati, sembrano inesorabilmente allontanarsi, proprio quando ci si avvicina a momenti critici, in cui è vitale prendere le decisioni giuste, pena un salto involutivo forse irreparabile.

Ma i processi sono veloci, nell'era della comunicazione globale. Persino in Paesi, come la Russia, che ancora non si avvalgono appieno delle più moderne tecnologie di comunicazione, la politica torna molto presto a contendere il primato all'economia. Con quali risultati non sono in grado di vaticinare, ma mi preme qui soltanto sottolineare il carattere in primo luogo politico della crisi mondiale che si annuncia. L'economia non fa che registrare i mutamenti in atto, mulinando ciecamente la sua scure sulle speranze di riscatto e di sviluppo delle popolazioni più povere. E si tratta di una cirisi dalle motivazioni molto profonde, in cui concorrono istanze di giustizia sociale, di diritto alla continuazione ed allo sviluppo, di preoccupazione per lo stato di salute del pianeta che abitiamo, di previsione di future vacche magre, dovute alla crescita della specie umana in un sistema di risorse alimentari ed ambientali apparentemente chiuso. Per esorcizzare lo spettro di questa crisi non basta più promuovere l'immagine di consunte "locomotive" di sviluppo, basate su fondamenti astorici ed atemporali. Le interpretazioni "quotidianistiche", o mono-disciplinari, della situazione socio-economica mondiale ¾ come se l'umanità non avesse una storia, come se non fossimo partiti dalle caverne (o ancora prima, dal mare) per puntare infine alle stelle ¾ sono ormai completamente ridicole: la gente non ci crede più, ma non le vengono ancora proposte vere alternative. Serve una vera prospettiva di nuovo sviluppo, serve un nuovo orizzonte e nuove frontiere.

Il mondo della Ricerca Scientifica, e la Space Community al suo interno, dal canto loro, si comportano come se dovessero fare i conti solo con l'Economia. Scontiamo ritardi culturali in tutti i comparti della società, compresi quelli che muovono da motivazioni maggiormente etiche, come gli ambienti di ricerca. Storicamente la ricerca ha visto il potere economico come un dio capriccioso, che chiudeva o apriva i rubinetti dei finanziamenti in base all'andamento dell'economia, ed ha esorcizzato il proprio complesso di vedersi un po' come un lusso, quindi sacrificabile, se le cose si mettono davvero male, mantenendo un invidiabile, e signorile, sereno distacco dalle cose del mondo (un po' come certi ordini monastici). Signori, sveglia! C'è grande bisogno di voi! Siete parte della società, avete delle responsabilità (politiche) cui solo voi potrete assolvere, in un futuro così immediato da poterlo chiamare presente! Lo sanno, gli Scienziati ed i Ricercatori, di avere un enorme, e crescente, ruolo politico (e non solo scientifico) nella soluzione dei problemi dell'umanità e della crisi incombente? Secondo me no. Nessuno gliel'ha ancora detto, e non salta fuori automaticamente dal loro lavoro di ricerca. Avverte, la grande opinione pubblica, che c'è un gran bisogno di una forte iniezione di scienza nella politica? Forse non ancora a livello di massa, ma diverse intuizioni si possono già cogliere, qui e là.

La politica professionale, la cui preoccupazione costante è quella di conservare la propria poltrona, deve dimostrare di sapersi occupare degli affari economici, sia pubblici che privati, quale che sia la stagione e la situazione socio-economica; ha poca o nulla attenzione per gli obiettivi a lungo termine; non crede che rientri nei propri compiti l'occuparsi dei rapporti umani, nè in chiave analitica (analisi sociale ed antropologica), nè etico-evolutiva, nè propulsiva. Come è già successo altre volte nella storia, al verificarsi di momenti-cuspide, in cui gli obiettivi a lungo termine vengono a coincidere con la preoccupazione e gli interessi immediati di grandi popolazioni, i politici professionali in carica si rivelano del tutto inadatti a reggere il timone. Così com'è venuta evolvendosi (e per certi versi involvendosi) la cultura tecnico-scientifica, le conoscenze sono fin troppo frammentate e specialiste. Il politico generalista, in questo contesto, appare come un mostro sopravvissuto, che parla un linguaggio assurdamente pretenzioso, ascientifico e mai suffragato da fatti. I nuovi leader, capaci di comprendere la situazione e di analizzarne i termini generali, di dare il giusto rilievo a, e di riassumere integrandole, diverse analisi specialistiche, dovrebbero candidarsi sin d'ora e prepararsi! Personalmente reputo difficile che, oggi, questo nuovo personale politico possa sorgere come per magia dai ranghi della politica professionale, assolutamente impreparata alla bisogna: più probabile che sia espressa dagli ambienti tecnico-scientifici. La cultura del lasciar fare ad ognuno il suo mestiere ed evitare di esprimere opinioni su ciò che non si conosce bene ha enormemente favorito lo sviluppo tecnologico e scientifico, ma ha anche favorito l'avvento di quel minimalismo, di quel pensiero debole, che considera forse roboanti e comunque fuori portata da una seria discussione scientifica, categorie quali il Destino dell'Umanità o le grandi sfide epocali. È compito della Politica, quella vera, favorire il riavvicinamento di grandi temi di discussione che sembrano troppo distanti, isolati, da qualunque discussione. È compito della Politica, una politica neo-umanista, adatta al nostro tempo, rinnovare il paradigma del "Lasciar fare ad ognuno il proprio mestiere" in quest'altro: "Lasciare che ognuno faccia il proprio mestiere, ma non da solo".

Se è vero che tutte le crisi di portata epocale si concludono con grandi rivoluzioni, l'opportunità del nostro tempo è ormai evidente: la rivoluzione spaziale, e la conseguente nascita di una nuova economia. È questo l'evento socio-economico ¾ la grandezza del cui proposito è riconoscibile da tutti e quindi incruenta ¾ capace di far rinascere le attività e le relazioni umane in una nuova, e più grande, nicchia ecologica, in un sistema aperto, che dia finalmente luogo per la crescita della nostra specie. Tale rivoluzione sarà mondiale (o non sarà), e costituirà un nuovo, potentissimo, motore ideologico, che rilancerà i fondamentali dell'economia come nessun altro evento ha saputo fare in passato. Se questa prospettiva è veritiera, numerosi sono i compiti, tutti difficili, che ne discendono:

  • far comprendere alla Ricerca il suo ruolo politico, e la necessità di portare le proprie motivazioni ed il proprio linguaggio etico-professionale fuori dal proprio specifico, nella società, nelle scuole, a contatto diretto con la gente;
  • far comprendere alla Politica la necessità di un'analisi globale ed integrata, di valorizzare le competenze e di fungere da coordinatrice in un grande progetto di cross-fertilization e, più in generale, di evolvere ad un ruolo moderno di servizio, di analisi e coordinamento, abbandonando le vecchie ed obsolete funzioni di regno, controllo, esazione;
  • far capire all'Economia l'urgenza di includere le relazioni umane e la politica tra le variabili delle proprie equazioni previsionali ed, ancor più, nelle proprie motivazioni etiche;
  • incoraggiare istituzioni della società e persone "normali" a portare le loro motivazioni e le loro esigenze in sedi di discussione scientifica;
  • preparare tutte le realtà contaminande alla salutare e reciproca invasione, esortandole al civismo ed alla tolleranza, a cercare di comprendere linguaggi diversi dal proprio.

Ogni sede di discussione, ancor meglio se mondiale, (Congressi IAF, WSP, UNISPACE), e non solo quelle a tema spaziale, può e deve essere allora utilizzata per promuovere una visione olistica dei problemi dell'Umanità e delle loro soluzioni. I membri della Space Community in primo luogo, compreso il loro ruolo politico, dovrebbero iniziare ad uscire dalle proprie sedi e muoversi verso altre sedi, altri simposii, altri luoghi delle relazioni umane (e della politica) e lì proporre, a ben vedere, nulla di speciale e di diverso da ciò che sono già abituati a discutere: è infatti destino di ogni avanguardia sociale accorgersi ad un certo punto, non senza stupore, che i propri argomenti e strumenti di lavoro, considerati usuali, sono diventati improvvisamente di interesse pubblico. Ogni ricercatore ha già, tutto sommato, uno spirito militante, appartenendo ad una categoria che muove la propria azione da premesse principalmente etiche: dovrebbe ora estendere il proprio concetto di militanza anche al di fuori del proprio specifico. L'Asia, il cui sviluppo è in crisi, pone al Congresso IAF domande fondamentali. Saprà, il Congresso, dare risposte all'altezza delle domande? E vi sarà modo, nel Congresso dell'IAF, di proporre e discutere i temi ed i compiti individuati? Da parte mia farò del mio meglio, per il resto vi saprò dire dopo il Congresso!

Adriano Autino

 

 

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