Tra carbon-tax e nucleare, continuando ad ignorare le vere alternative

di Adriano Autino


In quest'ultimo scampolo di 1998 assistiamo, in Italia, ad un grande attivismo del Governo di centrosinistra sui temi dell'ambiente e dell'energia. In un solo mese abbiamo avuto una legge (la cosiddetta "carbon tax") ed una Conferenza Nazionale dell'ENEA su Energia e Ambiente. Intorno a questi eventi si sono inanellate poche polemiche, anzi, quella sull'opportunità di un ritorno al nucleare spicca per la sua… unicità. Il contesto generale testimonia infatti una mancanza di polemiche dovuta non ad unanime consenso ed armonia, quanto ad una triste e consueta povertà di idee ed all'assenza di una visione d'insieme dei problemi dello sviluppo e dell'ambiente.

Parlando di nucleare, non ci stupisce la superficialità antiscientifica di chi (e parliamo purtroppo del ministro dell'ambiente in carica, non di qualche eco-mistico delirante) mette in un unico fascio il nucleare a fissione (temibile padre di Chernobyl in Ucraina e di Three Miles Islandnegli USA), con la fusione, la fissione al torio ed il reattore subcritico (ricerca attualmente in corso da parte del team guidato da Carlo Rubbia), sistemi le cui emissioni e produzione di scorie sono giudicate di gran lunga inferiori rispetto al nucleare convenzionale.

In una società che quotidianamente si interroga (spaventata dalle biotecnologie) sulla democraticità e sulla liceità della scienza, o addirittura sull'esistenza di una supposta dittatura della scienza -- invece di discutere, per esempio, in che direzione conviene meglio sviluppare la ricerca scientifica -- hanno purtroppo buon gioco quanti si pronunciano per un pesante ridimensionamento della ricerca, in una gara al risparmio ed al rispetto della natura che apparirebbero ridicole, se non avessero tanta influenza sul destino di tutti noi.

Dovrebbe ormai apparire evidente anche in aree un po' piu' ampie (rispetto alla sparuta pattuglia dei neo-umanisti) da che parte stia il conservatorismo e la vera opposizione alla continuazione dello sviluppo umano. Abbiamo a che fare con un conservatorismo ben mascherato, questa volta, che va piu' che d'accordo con chi si ostina a voler congelare la realtà del modo di produzione fordista, fatto di grandi fabbriche e lavoratori dipendenti, ben regolati e circoscritti nei loro spostamenti, nel loro consumo, e persino nel loro tempo libero. Una società ideologicamente passiva e piu' deterministica, quindi, dove sia chiaro che comanda la grande proprietà privata manifatturiera e dell'informazione, a braccetto con le grandi burocrazie statali e sindacali (sia del lavoro che industriali). E che la marea di lavoratori-consumatori deve solo ubbidire, rinunciando a qualsiasi istanza di emancipazione e di crescita sociale. E le piccole aziende, le micro-aziende, i professionisti, i ceti tecnici emergenti, la mitica Piccola Media Impresa, fiore all'occhiello italiano nel contesto europeo? Sono considerati tutti evasori e precari, una fastidiosa anomalia sociale, uno strato di orientamenti politici troppo incerti, difficile da governare (anche come mercato); inoltre producono troppo, magari materiale intellettuale pericoloso e contaminante (ma quante ore lavorano alla settimana, 60? 70?). Ma la realtà non corrisponde, in modo macroscopico, all'analisi di lorsignori. La maggior parte dei lavoratori non è più nella grande fabbrica, e quello che una volta veniva definito ceto medio, o piccola borghesia (definizioni economico-sociali che certo non rendono giustizia ai diversi ceti sociali in evoluzione che compongono questo insieme) è forse già oggi la componente maggioritaria della società. Ed è proprio, questo magma ribollente, il luogo sociale e politico in cui passa oggi l'emancipazione e la crescita umana, poiché è qui, fra i tecnici che sono diventati piccoli imprenditori, che si trova la maggior parte dei problemi nuovi, e si gioca la conquista di una maggiore libertà, da parte degli esseri umani.

Da sempre i diversi conservatorismi, nella storia, hanno fatto proprio questo: negare l'avanguardia sociale (un'avanguardia non lo è quasi mai per scelta politica cosciente, ma si ritrova ad esserlo, grazie ai guai che deve affrontare), mantenere e conservare lo status quo o, più spesso, ripristinare lo status quo, quando la realtà si trovava già molto più avanti, rispetto alle esigenze dei potenti. Non è diverso cio' che oggi tentano di fare, ognuno per i propri obiettivi, diversi conservatorismi convergenti:

Una coalizione davvero potente, come si può vedere, costantemente impegnata in un teatrino televisivo, per darci ad intendere che sono contrapposti. Decidere di collocarsi all'opposizione, rispetto a questo potere, appare un compito molto arduo, ma inevitabile, per chi abbia a cuore il futuro della specie umana. Personalmente non mi reputo un sostenitore del libero mercato, come strumento ideologico capace, di per sé, di promuovere l'evoluzione umana. Però, insieme ad Amartya Sen ed a Muhammad Yunus, constato che tutte le scorciatoie tendenti ad abolire il mercato hanno miseramente fallito, e non sono state d'aiuto per la povera gente, né per l'emancipazione degli esseri umani, quindi vale la pena di tentare di dare una possibilità, alla povera gente, di entrare nel mercato. Per quanto questo possa apparire, superficialmente, un compito facile e persino scontato, e molti sostenitori del pensiero liberale cerchino di farci lezione, vantando la pretesa democraticità intrinseca del libero mercato, noi siamo fermamente convinti, che questo obiettivo non è conquistabile senza la politica, e che né il mercato né l'economia, da soli, sono strumenti capaci di garantire un futuro all'umanità. La nostra linea di demarcazione, aggiornata alla situazione attuale del mondo, e conseguente alle molte lezioni di questo secolo, è abbastanza semplice:

Fatte queste premesse, riesaminiamo le questioni che intendevamo esaminare.

La carbon tax, innanzitutto, mi sembra molto esemplificativa del discorso di cui sopra. Sul prezzo della benzina più caro dell'Europa e forse del mondo, su cui pesa già come un macigno la parte fiscale, si intende applicare una nuova tassa, in nome dell'ambiente. Come dire che i consumatori devono pagare le mancanze della ricerca tecnologica o, per essere più precisi, pagare al posto di chi ha fermato la ricerca tecnologica, per alcune decine di anni, per salvaguardare il proprio profitto, questa volta con la benedizione della Dea Natura e dei suoi adepti. Devono essere chiare, se mai qualcuno avesse dei dubbi, alcune considerazioni fondamentali.

Quale che sia il prezzo della benzina, come dimostra l'esperienza passata, la gente non smetterà di andare in giro e di trasportare merci: è l'economia che si modella intorno al prezzo della benzina, piuttosto che il contrario. Il nuovo balzello servirà invece ad aumentare ancora su tutti noi il peso fiscale, già a livelli assurdi; motivazioni "nuove", ma metodologia vecchia, poiché ancora il gettito fiscale va tutto in un calderone per niente trasparente, senza un vero bilancio pubblico, e senza che la gente possa davvero controllare in quali imprese viene o no investito il denaro pubblico.

Vengono ancora una volta nascoste le responsabilità di chi ha sinora impedito che si sviluppassero motori più evoluti e meno inquinanti, ad esempio il motore ad idrogeno, che già qualche decina di anni fa veniva indicato come una valida alternativa al motore a benzina. Ancora oggi, per negare questa possibilità, si prendono a pretesto difficoltà che, se si fosse dato il giusto impulso alla ricerca, sarebbero probabilmente superate da tempo (*1). Proviamo ad immaginare come sarebbe stato lo sviluppo economico mondiale con un motore capace di portarci da Torino a Roma con una spesa di 50 lire (sia pure 50 lire di 30 anni fa), e con emissioni inquinanti zero. Avremmo lo stesso buco nell'ozono? Avremmo la stessa percentuale di sottosviluppo, sul pianeta? La frontiera spaziale, fra Low Earth Orbit e Geostationary Earth Orbit, e la stessa Luna, non sarebbero già abitate ed in pieno sviluppo?

La carbon tax stende un velo di ignoranza e compiacente benevolenza su tutto ciò, e permette che chi si è ingrassato mettendo a repentaglio la stessa sopravvivenza della nostra specie continui a prosperare nel suo egoismo, spietato, genocida e suicida. Possiamo almeno augurarci che, in un sussulto di illuminazione, i nostri ministri decidano di destinare i proventi della carbon tax a finanziare la ricerca sul motore ad idrogeno e su vere alternative energetiche?

Parlando di vere alternative, in tema di energia, dai resoconti dei quotidiani non risulta che la Conferenza Nazionale Energia e Ambiente, svoltasi a Roma dal 25 al 28 novembre, abbia preso in considerazione la tecnologia che potrebbe imprimere una svolta storica al problema: l'energia solare raccolta nello spazio, ed inviata a terra per mezzo di fasci di microonde. Anche senza fare il calcolo preciso, si può immaginare la quantità enorme di energia solare (molto, ma molto più grande di quella che bagna il nostro pianeta) costante, mai oscurata e facile da raccogliere, che transita nella sfera di influenza gravitazionale terrestre, dove è possibile posizionare impianti di produzione dell'energia solare. Questa è tutta ricchezza che fluisce nello spazio da miliardi di anni, e fluirà per altri miliardi di anni. Oggi questa ricchezza si trova alla portata della nostra tecnologia, e può fare la differenza tra un'umanità misera ed in declino, ristretta su un piccolo pianeta le cui risorse hanno fatto il possibile per portare questo soggetto alle soglie dell'autosufficienza, ed un'umanità adulta, capace di trovare le risorse per il proprio sviluppo anche al di fuori di questo piccolo pianeta, che è stato la sua culla.

Prendiamo a prestito dalla fantascienza uno scenario tutt'altro che improbabile: l'estinzione dell'umanità. Immaginiamo una spedizione archeologica da un altro mondo e da un'altra civiltà, diciamo tra un migliaio d'anni. Gli ET archeologi trovano, ben sepolte sotto una natura vittoriosa e non più contaminata, le vestigia della passata civiltà umana. Il capo della spedizione chiede ai suoi esperti di individuare le cause dell'estinzione, e pone una serie di domande:

-- Vi era scarsità di materie prime o di energia?

-- Assolutamente no -- Risponde l'esperto in minerologia -- Il pianeta è straordinariamente ricco di materie prime, inoltre -- con una certa bramosia -- il Sistema Solare è ricchissimo di materiale asteroideo del tutto intonso, per non parlare dell'energia irradiata dal Sole stesso ed, evidentemente, mai utilizzata.

-- Allora gli umani erano troppo pochi? Mancavano forse di braccia ed intelligenza per superare i limiti del loro mondo natale? -- Chiede ancora l'anziano capo spedizione.

-- Ma no. -- Risponde lo xenologo -- superavano i 6 miliardi!

-- Allora, probabilmente, la loro tecnologia era ancora troppo arretrata quando i nodi energetici ed ambientali sono venuti al pettine -- propone il capo spedizione.

-- No, no! -- Esclama l'ingegnere -- Erano stati sulla Luna parecchi decenni prima, e l'astronautica era ben conosciuta a questa civiltà.

-- Del resto -- Puntualizza lo xenologo -- Senza tecnologia non sarebbero arrivati a superare il miliardo.

-- Ma allora perché finire così miseramente?

Nessuno risponde, finchè l'economista non si fa avanti con i suoi appunti: -- Per taccagneria -- dice, quasi vergognandosi lui, al posto degli umani scomparsi -- erano convinti di non avere abbastanza SOLDI per colonizzare lo spazio.

-- Oh bella -- Sorride allora il capo -- E di che si tratta?

-- Di uno strumento culturale, un mezzo contabile, che gli umani usavano da millenni per scambiare merci contro ore di lavoro -- Rispondono lo xenologo e l'economista, quasi all'unisono.

-- Ah -- Dice allora il vecchio, che ha finalmente capito, con un velo di tristezza -- Allora hanno fallito perché non hanno saputo inventare strumenti culturali adatti ad amministrare le loro possibilità e gestire a lungo termine l'investimento delle loro ricchezze.

Il capo spedizione, che evidentemente rispetta anche le specie intelligenti più imbecilli, non va oltre. Noi non abbiamo questa delicatezza: se, come specie, non riusciremo ad andare oltre i limiti del nostro mondo per taccagneria, grettezza, egoismo e ristrettezza mentale, tutto sommato ci meritiamo la fine che Madre Natura, imparzialmente, ci riserva.

Però il pensiero neo-umanista, o astronautico-umanista, ha finalmente fatto la sua comparsa, e sta tentando di organizzarsi politicamente: vogliamo dargli qualche possibilità?

 


NOTE:

(*1) Fra i tanti siti che si occupano del Motore ad Idrogeno si veda The American Hydrogen Association.

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