L'Australia ha gentilmente ospitato il 49mo Congresso IAF

di Adriano Autino


Si Ŕ tenuto a Melbourne, dal 28 settembre al 2 di ottobre, il 49mo Congresso dell'International Astronautical Federation. Ho avuto l'onore di partecipare al Congresso, ed ivi presentare il mio documento "Concetti per un Programma Spaziale basato nella SocietÓ". Una volta a Melbourne, la prima doccia fredda (letteralmente!) l'ho avuta quando, in albergo, mi sono accorto che mancava l'acqua calda. Tutto lo stato di Victoria, infatti, Ŕ stato senza gas per una settimana, per una violenta esplosione che ha fatto saltare una conduttura: una catastrofe nazionale, con perdite per 100 milioni di dollari al giorno. La seconda doccia fredda, questa volta metaforica, Ŕ arrivata quando, fiducioso, ho chiesto ad un tassista di portarmi al Congresso di Astronautica. "Che congresso?", mi fa lui, per tutta risposta. Ora, se non sono informati i tassisti, che sulle manifestazioni internazionali lavorano, si puo' ben immaginare quanto ne fosse informata la cittadinanza. L'anno scorso scrivemmo che i nostri media avevano ignorato il congresso IAF di Torino; ebbene, al confronto con l'informazione australiana, i nostri media appaiono oggi decisamente scientisti ed entusiasti dello spazio. Torino, quantomeno, non poteva ignorare il congresso, essendo discretamente invasa di manifesti. Melbourne, invece, non poteva fare a meno di ignorarlo: non si Ŕ visto infatti un manifesto, neppure nelle vicinanze del Convention Center, peraltro perfettamente attrezzato ed altamente professionale quanto a sale e salette fornite per i diversi eventi plenari ed i simposi (non altrettanto si e' potuto sempre dire del Lingotto). L'impressione era esattamente questa: la Space Community e' stata gentilmente ospitata a Melbourne. Se la Federazione e l'Accademia avessero deciso di tenere il Congresso, per esempio, alle Hawaii, avremmo almeno potuto fare qualche bagno in mare, ed i Paesi del Pacific Rim sarebbero stati, probabilmente, ugualmente rappresentati. Per completezza, nell'elenco delle negativita' non possiamo non nominare l'Exhibition Center. Snobbata sia dalla NASA che dall'ESA, ristretta in un salone di dimensioni medio-piccole, il giro completo dell'esposizione non prendeva piu' di cinque minuti, e poteva sempre essere utilizzata per dare appuntamento agli amici, data l'affluenza di visitatori non certo oceanica. Anche qui non posso fare a meno di ricordare le migliaia di visitatori, di studenti, di persone interessate e curiose che ogni giorno hanno affollato l'hanno scorso la ben piu' ricca esibizione al Lingotto, ed i dibattiti che vi furono tenuti, con ottima affluenza di pubblico. Paese tuttora caratterizzato da cultura pionieristica - con un'estensione territoriale paragonabile a quella degli Stati Uniti, ed una popolazione di 13 milioni scarsi di abitanti - l'Australia e' forse poco interessata all'esplorazione dello spazio ed allo sfruttamento delle sue risorse.

Ben diverso l'atteggiamento del Giappone e della NASDA (l'Agenzia Spaziale Giapponese), che hanno marcato un'ottima presenza in tutta la manifestazione, con interventi molto qualificati ed attentamente seguiti in tutti gli eventi plenari ed in molti simposi. Il Paese del Sol Levante si qualifica quindi, sia per impegno scientifico che economico (il Giappone spende, da solo, per lo spazio, un terzo della spesa europea), come il vero leader spaziale nell'area dei Paesi asiatici e del Pacifico, che guardano allo spazio come ad un'occasione di sviluppo. La qualita' dell'impegno e dell'interesse giapponese per l'Astronautica (e non solo per lo spazio commerciale delle telecomunicazioni) si puo' valutare anche dalla tipologia dei progetti sponsorizzati: l'Energia Solare da Satellite, per esempio (si veda anche la nostra intervista con Patrick Collins, direttore di SPS 2000). E' questo uno dei temi emersi dal Congresso per concretezza e fattibilita' attuale, insieme al tema dei Lanciatori Riutilizzabili, e per il carattere transitorio; capace cioe' di favorire un passo avanti, tecnologico ed economico, dell'uomo nello Spazio e nell'Astronautica.

Pressoche' in tutti i simposi e le assemblee e' risuonato un ritornello orizzontale: quello della necessita' di coinvolgere investitori privati nell'impresa spaziale o, se preferite, di privatizzare lo spazio. Mentre l'anno scorso questo stesso ritornello era cantato su arie tutto sommato allegre e speranzose, l'esecuzione australiana suonava quest'anno parecchio piu' dubbiosa e problematica, anche per i venti di recessione mondiale che spirano sempre piu' impetuosi. Su tutti, ha campeggiato la lucidita' scevra di pietismi di un oratore giapponese, che ha detto: "I privati non investono i loro soldi nello spazio, perche' non vedono il ritorno dell'investimento". Una presa d'atto realistica, da cui partire per elaborare nuove soluzioni: un approccio non economicista al problema, pi¨ spazio alla poltica e, soprattutto, aprire davvero la discussione alla societÓ civile. Siamo sicuri che, se porteremo la discussione fuori dal mondo relativamente chiuso degli scienziati e dei burocrati (pur con tutto il rispetto per chi fa onestamente e con impegno ambedue i mestieri) le soluzioni fluiranno copiose come acqua fresca: per aprire il nostro mondo allo spazio la Space Community deve prima di tutto aprire se stessa alla SocietÓ Civile! Dal canto nostro, abbiamo qualche proposta che, accennata in alcune sessioni del congresso, ha riscontrato parecchio interesse, e faremo del nostro meglio: durante il 1998, abbiamo discusso e finalizzato il Manifesto della Greater Earth, che oggi rappresenta un patrimonio filosofico su cui basare elaborazioni pi¨ politiche. Quest'anno intendiamo avviare l'elaborazione di una bozza di programma politico, insieme ai nostri amici e partner, ed a tutti i nuovi amici interessati ad aprire l'Avventura Spaziale alla SocietÓ!

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