Nasce un Millennio analogico ed umano

di Adriano Autino


Il nuovo Millennio inizia, o è iniziato, o inizierà, intorno all'anno 2000. Come qualcuno avrà potuto vedere anche sul forum di TDF, c'è chi colloca l'inizio del nuovo millennio il 1° gennaio del 2000, chi del 2001. Del resto il calendario stesso (o i calendari, visto che nel nostro pianeta non c'è solo il calendario cristiano) è una convenzione. Viviamo un'epoca priva di certezze, e sembra che non riusciamo a metterci d'accordo neppure sull'interpretazione di una convenzione. Non mi interessa qui prendere parte per una delle interpretazioni. Diciamo che il nuovo secolo ed il nuovo millennio iniziano, più o meno, intorno all'anno 2000: all'inizio, alla fine, o (perché no?) ad un certo punto dell'anno. Fino ad un certo punto ci sentiremo ancora nella nostra vecchia patria nel tempo e, da un certo punto in avanti, gli elementi di novità saranno tanti e tali, che cominceremo a sentirci fuori, emigranti, in una nuova patria temporale. La transizione non sarà ovviamente sentita da tutti nello stesso momento: ad un certo punto la maggioranza delle persone si sentiranno nel nuovo millennio, e tutto sembrerà (e sarà) diverso. Tutto ciò è, di per sé, molto umano e… potremmo dire, molto analogico (cioè graduale, e non on-off)! Non vi è dubbio che il nuovo millennio debba essere il millennio dell'umanità. Superata la civiltà industriale, ci stiamo sempre più addentrando nell'era elettronica. Con l'era industriale ci lasceremo alle spalle la grande illusione deterministica che aveva pervaso la nostra cultura sull'onda dello sviluppo della meccanica. Se la civiltà industriale è stata anche chiamata "civiltà della macchina" questo non sarà il nome dell'era elettronica. Il supporto elettronico restituisce alla nostra cultura quel mondo di sfumature ed infiniti toni di passaggio che sembrava perso, con l'avvento della cultura meccanica. Riguadagnando le sfumature perdiamo quelle poche certezze di cui ci eravamo illusi, ma è un prezzo che paghiamo volentieri.

Chi si fosse illuso, ad esempio, di potersi rilassare grazie ad un golem informatico-procedurale capace di pensare a tutto e di proteggerci financo da noi stessi, si tolga ogni illusione. La mano dell'uomo, la mente dell'uomo, la sua direzione talora decisa e talora esitante o meditabonda, la sua capacità di giudizio, di extrapolazione e di interpolazione, sono più che mai necessarie, in tutti i campi, e lo saranno in maniera crescente. Si disilludano quei manager e quegli imprenditori che pensavano di avere accesso ad un paese dei balocchi in cui la manodopera fosse perfettamente intercambiabile, sostituibile, spendibile. Contano invece le capacità e l'esperienza specifiche delle persone, e conteranno sempre di più! Nulla permetterà ai burocrati senza fantasia di rifugiarsi in quella beatitudine dis-analitica cui sembrano tanto aspirare: neppure l'ISO 9000, neppure l'ESA PS05, neppure la macchina pensante, daranno loro quell'agognato status in cui si contano i quattrini che entrano sul conto mentre non si fa nulla e non ci si preoccupa di alcunchè! Si rallegrino invece quegli imprenditori (qualcuno ce ne sarà pure) che da tempo hanno fatto dell'analisi e della valorizzazione delle competenze umane il proprio strumento e la propria bandiera: inizia un secolo che saprà ben premiare la loro (nostra, perché mi ci metto anch'io) preveggenza.

Perché sostengo quanto sopra? Ho iniziato a parlarne, un paio di mesi, fa nel pezzo intitolato "Sonde perse e terremoti". Dopo il Mars Climate Observer, schiantatosi sulla superficie di Marte in seguito ad un banale errore di unità di misura (piedi vs. metri) ci siamo poi persi anche il Mars Polar Lander, ed a tuttoggi neppure sappiamo il perché. Ma se la NASA piange, l'ESA certo non ride: qualche tempo fa era esploso l'Ariane 5, che doveva portare in orbita il satellite Cluster. Cosa accomuna questi insuccessi, oltre al fatto di far parte tutti delle attività spaziali? Potremmo dire: il perdurare di una falsa cultura deterministica dell'era industriale, ancora potraentesi in piena era elettronica. Intendiamoci: quando dico falsa cultura deterministica, non intendo certo dire che sia sbagliato porsi l'obiettivo del determinismo, quando si tratta di sistemi spaziali o comunque ad elevata esigenza affidabilistica. Voglio dire che il mezzo, o meglio la nostra attitudine, è sbagliata, e che dovremmo sbarazzarci al più presto di una pericolosa illusione indotta dalla meccanica: che tutti i meccanismi tendano ad "andare a posto" quasi in modo naturale, come due pezzi meccanici fatti (ma fatti appositamente, dall'uomo!) per combaciare alla perfezione ed incastrarsi in modo perfetto. Non c'è nulla, in natura (e neppure nell'elettronica, che ai processi naturali può assomigliare molto più della meccanica), che tenda automaticamente ad un combinarsi perfetto, ad un clack! appagante e risolutivo.

Prendiamo faticosamente coscienza del fatto che un sistema è invece tanto migliore quanto più è capace di adattarsi alla, o di descrivere la, realtà mutevole, capricciosa, ricca di infinite sfumature e dettagli dei sistemi naturali o frutto dell'interazione uomo/natura. Niente a che vedere con gli incastri facili e perfetti, dunque. Ed è quindi chiaro altresì che non abbiamo di fronte mestieri ovvi, che chiunque può fare, con poca istruzione ed elevata sostituibilità. Abbiamo invece di fronte moltissimi mestieri ognuno dei quali costa formazione specifica, studio, e persino ricerca applicata. Sì, viene un tempo in cui si richiede ai molti, nell'espletamento delle loro "normali" funzioni di lavoro, di fare poca o tanta ricerca, con spirito scientifico, vale a dire: prova, analisi e correzione degli errori, riprova, sistematizzazione delle esperienze, trasmissione di quanto imparato ad altri. Chissà che delusione per quanti pensavano di riprodurre una manodopera di basso profilo culturale, con lo stampino (come l'era industriale aveva lasciato sperare)! Nella nostra nuova patria nel tempo nulla è scontato, facile, automatico: ogni sistema potrà andare bene solo grazie ad un elevato grado di concentrazione e di applicazione delle competenze adeguate. Le persone in possesso di competenze e capaci di concentrazione in misura sufficiente potranno ben aspettarsi quindi dei complimenti, la dovuta dose di meraviglia, e la dovuta ricompensa in termini monetari, ogni volta che avranno contribuito ad un buon risultato! Invito, qui ed ora, chiunque in casi del genere si senta dire con noncuranza che "ha fatto solo il suo dovere", e che "da un fornitore è logico aspettarsi" tali contributi, a chiamare la stampa ed a scatenare un putiferio! Nulla è dovuto, e nulla è semplice, cari signori! Ogni contributo sistemistico che ha successo è straordinario, l'epoca che si sta aprendo è straordinaria, e nessun burocrate privo di fantasia potrà più disconoscerlo!

Neppure è ammesso rinchiudere la complessità in una procedura, sorta di black-box da riutilizzare senza rifare ogni volta l'analisi, come dimostra il disastro dell'Ariane 5. Dopo lunghe analisi risulta infatti che Ariane 5 è esploso grazie… alla procedura PS05 (lo standard di qualità dell'ESA)! Il PS05 prescrive infatti il riuso del software ogni volta che sia possibile, ma non prescrive evidentemente di rianalizzarne nel dettaglio l'utilizzabilità in ogni caso specifico, né di eseguire tutti i test necessari per assicurarsi che, nel nuovo sistema, non manchi nulla di essenziale. È quindi successo che, a bordo dell'Ariane 5, sia stato utilizzato un sistema di controllo precedentemente usato (e quindi molte volte positivamente collaudato!) per l'Ariane 4. L'Ariane 5 è però una macchina più complessa del suo predecessore, Ariane 4, e quindi dotata di sensoristica più complessa ed avanzata. Al sistema di controllo sono pervenuti dati che non era in grado di interpretare, poiché mancava delle parti software necessarie e, nelle fasi di integrazione, erano mancati anche i test che avrebbero permesso di scoprire tale mancanza. Il sistema ha quindi creduto ad un malfunzionamento, ed ha scatenato l'autodistruzione del vettore, mentre tutto procedeva invece normalmente (durante l'ascesa il sistema di bordo è programmato per autodistruggere il razzo in caso di malfunzionamenti, onde evitare il rischio di ricaduta su zone abitate). Una riprova del discorso che ho iniziato nello scorso editoriale: il riuso di software collaudato può essere utile, a patto che il progettista (cioè l'umano) ne rianalizzi, puntualmente ed in modo dettagliato, l'applicabilità nel nuovo caso, ed identifichi con certezza le parti nuove da aggiungere. Lo stesso vale per la procedura: conservare la procedura di un'esperienza precedente è utile perché ci permette di non dover reinventare tutti i passi di sviluppo e test da eseguire nel nuovo caso, ma dobbiamo comunque rianalizzarla, puntualmente ed in modo dettagliato, per vedere quali passi dobbiamo aggiungere, a causa della complessità specifica del nuovo sistema. Non sarà mai possibile quindi (come sperato da schiere di burocrati avidi e senza fantasia) dare la procedura collaudata in mano ad un novellino (servo della macchina) e lavarsene le mani: serve il contributo insostituibile di un umano esperto, e di umani novellini appositamente formati da umani esperti. La macchina sarà nostra serva fedele ed efficiente, se sapremo considerarla tale, e non attribuirle poteri/saperi che essa non può avere.

Il caso delle due sonde marziane della NASA non è, tutto sommato, diverso. Le cause della perdita di MPL possono essere molteplici, imprevedibili in quanto cause specifiche, anche se prevedibili come genere. Intanto osserviamo che la filosofia delle tante missioni piccole (in contrapposizione alle mega-missioni di qualche decennio fa) ha portato ad utilizzare componenti commerciali, di costo molto inferiore rispetto ai componenti rad-hard un tempo impiegati nelle missioni spaziali. E certo tale filosofia (ricordiamolo, dettata da esigenze di risparmio e sostenibilità) non ha promosso la ricerca di un sistema ad intelligenza generica, cioè capace di affrontare i generi di possibili cause di insuccesso (posto che una simile macchina fosse fattibile, e mi permetto di dubitarne fortemente). La componentistica spaziale usata precedentemente aveva determinate caratteristiche: (i) essere di 10 anni indietro rispetto alle performance di mercato (a favore di un maggior collaudo), (ii) essere molto più robusta e meno soggetta a guasti rispetto alla componentistica commerciale. In virtù di tali caratteristiche della componentistica, nella cultura sistemistica spaziale alcune discipline si sono evolute molto meno che in altri campi. La diagnostica, per esempio, non serve granchè, in un contesto in cui i componenti non si guastano ed in cui comunque, anche se il guasto viene diagnosticato, non si può certo andare a sostituire la parte guasta (a meno che si tratti di HUBBLE)! La ridondanza o la fault tolerance, idem: se i componenti non si guastano (ed inoltre devo rispettare criticità di peso e di spazio) non ho alcuna convenienza nel duplicare parti hardware, quale che sia la loro importanza strategica. Armati di questa cultura sistemistica ci si è imbarcati in missioni a minor costo, utilizzando componenti commerciali. I componenti commerciali (a differenza di quelli rad-hard) però si guastano. Se impiegati a terra possono essere sostituiti: nello spazio no! Qualche componente potrebbe quindi non aver resistito alle sollecitazioni di un ambiente per il quale non era stato progettato. Oppure qualche condizione imprevista può aver mandato in confusione il sistema di bordo di MPL. Oppure la procedura di qualità della NASA (equivalente USA del PS05) è stata applicata pedissequamente da progettisti spendibili.

Inoltre abbiamo preteso, in questo caso, di affidare alla macchina il ruolo di esploratrice del cosmo. Un ruolo, quello dell'esploratore, che compete invece squisitamente all'umano, l'unico in grado di analizzare le circostanze impreviste in quanto genere, e di farvi fronte. Ma il discorso si allarga. Una società che tendeva a massificare gli individui ha cercato in ogni modo di cancellare le figure umane di esempio positivo. Per lungo tempo abbiamo cantato che non abbiamo bisogno di eroi. S'intendeva con questo rifiutare sia la retorica dell'eroe del lavoro di staliniana memoria, sia la retorica dell'eroismo militare, storicamente portatrice di lutti più che di gloria. Su questi elementi, anche corretti, di critica sociale, si innestava l'intenzione manipolatoria di quanti non intendono scoraggiare l'uomo comune, con confronti troppo incolmabili, onde non deprimerne la capacità di insaziabile consumatore. Ma temo che, ancora una volta, si sia gettato via il bambino insieme all'acqua sporca. La nostra società ha bisogno o, se volete, ha dinuovo bisogno, di esempi positivi. Intanto l'uomo comune è una specie in via di estinzione. Non ci sono più uomini comuni: ci sono tante, tantissime persone geniali, che sarebbero felici di identificarsi, e nel farlo non si sentirebbero affatto sminuite, in nuove figure umane di esempio positivo.

Per contro registriamo un successo, e questo è certo ben augurante per il nuovo millennio, della terza missione di riparazione del telescopio spaziale HUBBLE: missione umana, a riprova di quanto vado sostenendo. Certo, con il MPL si sono sprecati 300 miliardi di lire, un'inezia, paragonata ai costi di altre missioni, ma credo sia ora di smetterla di spedire in giro giocattoli di latta, destinati a tarsformarsi in spazzatura spaziale, non presidiata e non riutilizzabile.

Il nuovo millennio sia quindi occasione per preparare un piano serio, di esplorazione e colonizzazione umana del Sistema Solare. In questo caso, qualora le Agenzie dimostrassero finalmente intenzioni serie, si dovrà anche considerare (seriamente) se dare immediata priorità all'avventura marziana, oppure dar corso ad un più ragionevole apprendistato lunare, come noi sostenitori dell'Astronautica andiamo da tempo sostenendo. Non vorremmo che, una volta messo piede su Marte, il processo di apertura della frontiera alta si fermasse per altri 30 anni. Il millennio umano, appena nato, non si meriterebbe questo!

 

TDF 1/2000-06

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