La fine dell’Economia

di Adriano Autino


Dopo la guerra nel Kosovo, dopo le elezioni meno politiche della storia d’Europa (seguite a distanza di tre giorni), dopo l’ennesimo scandalo alimentare nel cuore dell’Europa, sembra che questo secolo stia proponendo, a poca distanza dalla propria fine, una veloce rivista del suo campionario peggiore: un piccolo Stalin (c’e’ anche chi ha scomodato il fantasma di Hitler, ma anche in Stalin ritroviamo il razzismo, la pulizia etnica e la folle chiusura nazionalistica); l’esecuzione degli innocenti intorno a lui (sia da parte del dittatore che degli zelanti "liberatori"); il cinismo anti-etico di chi avvelena il cibo di tutti per il proprio profitto; una democrazia di nome ma non di fatto, che registra le piu’ basse percentuali di votanti mai registrate prima; l’assoluta noncuranza e disinteresse di tutte le formazioni (politiche?) per temi di vero sviluppo o, si farebbe meglio a dire, per la stessa continuazione della civiltà umana.

L’umanità appare, in questa fine di millennio, come ripiegata su se stessa, incapace di elevarsi al di sopra delle grandi e piccole disperazioni quotidiane e di formulare un progetto proporzionato ai problemi reali che deve affrontare. Francamente non credo neppure sia difficile spiegare, come sentiamo da tanti giornalisti (schiavi del loro mestiere di politologi), perché l’elettorato si orienti una volta a destra ed una volta a sinistra, come un campo di grano in balìa di venti di bufera. La spiegazione è semplice: tanto le destre che le sinistre sono assolutamente prive di progetti credibili; con la progressiva dissoluzione delle classi sono anche prive di una vera base sociale, e quindi finiscono col puntare esclusivamente sul protagonismo, in una gara alla ricerca di mitici leader dai quali sperano il miracolo: tirarsi dietro le masse in assenza di programmi. Fiumi di parole vengono poi sprecati sul tema del "distacco della gente dalla politica e dalle istituzioni". Come si pretende che la gente segua con passione ed interesse la politica, se questa neppure prova ad analizzare la situazione sociale, ed a dare risposta ai problemi veri? Da anni, qui in Italia, ci vengono proposte alcune panacee, pretese risolutrici di tutti i problemi. Il presidenzialismo ed il bipolarismo, per esempio. Ma come crederci, se nei paesi dove esiste il bipolarismo da piu’ tempo (proposti come modello di democrazia), vota tradizionalmente meno del 50% degli aventi diritto? Ed in queste elezioni nel Regno Unito si è toccato il fondo del 23%!

Non sono contrario al bipolarismo, la storia ha dimostrato che una sana dialettica puo’ funzionare come motore di sviluppo (si veda la corsa allo spazio negli anni 50 e 60). Solo mi si deve dimostrare che i poli devono essere, in eterno, la destra e la sinistra. Cioè che dovremmo riferirci, nei secoli e nei millenni, ad un sistema politico che ha avuto il suo massimo splendore (si fa per dire) durante l’epoca industriale, quando la società era al 90% divisa in classi: da una parte la borghesia proprietaria dei mezzi di produzione, dall’altra il proletariato intruppato nelle fabbriche fordiste. Da una parte i Paesi che incarnavano l’ideale liberal-capitalista, dall’altra l’area ideologica collettivista, ambedue le aree con le proprie aberrazioni e chiusure. Mi sta bene un bipolarismo, purchè aperto ed evoluto, e non più chiuso nella follia nazionalista che ha permeato questo secolo. Per esempio vedrei con favore lo sviluppo di una dialettica tra ecologismo ed umanismo (coniugazione moderna della contraddizione tra regressione e sviluppo). Dichiaro qui e subito, per chi ancora non mi conoscesse, che mi schiero senza riserve dalla parte degli Umani. A ruota potrebbero seguire polarizzazioni e dialettiche ancora piu’ interessanti: tra chi vuole ampliare la presenza umana sulla Frontiera Spaziale e chi vuole dare priorità allo sviluppo dell’ambiente marino. In questo caso la motivazione della scelta meriterebbe qualche parola in più, ma forse a tale bivio si verrebbero a trovare i miei figli, quindi perché preoccuparmene oggi? Tanto oggi siamo ben al di sotto di qualsiasi dialettica politica. Ancora ci viene chiesto di scegliere tra il posto di lavoro dei figli e la pensione dei padri, in una specie di roulette russa, anch’essa figlia tardiva della Rivoluzione Industriale, chiamata Economia (cioè gestione di risorse scarse, ci dice il dizionario, contrapposta allo sperpero ed alla prodigalità).

Ma, attenzione: le risorse non sono affatto scarse. Amici, ci stiamo facendo menare per il naso da quattro millantatori che si sono dati alla politica perché hanno creduto che fosse un mestiere conveniente! Mentre ancora questi signori sudano (si fa per dire) a cercare di comprendere la società che si era formata dalla Rivoluzione Industriale, il mondo ha vissuto la Rivoluzione Elettronica. La Società Terrestre è cambiata radicalmente: la Rivoluzione Elettronica, dando vita all’Automazione, ha -- è vero -- cacciato i lavoratori dalle fabbriche. Ma ha anche decretato la fine del modo di produzione fordista ripetitivo ed alienante (e voglio proprio vedere chi spende una lacrima per il lavoro a catena!), e dato a milioni di persone i mezzi per mettersi in proprio, in un gigantesco fenomeno di emancipazione sociale! Mentre sindacalisti e politici si strappano i capelli per il cosiddetto "degrado" e la "frammentazione sociale", e si producono nelle ben note litanie invocando mitici "posti di lavoro", vi sono milioni di persone che sono diventati micro-aziende, ed avrebbero un gran beneficio se ricevessero, poniamo, un’informazione di mercato analitica, una promozione sistematica delle proprie competenze, un coordinamento ed una strumentazione del mercato. In un ambiente di mercato finalmente libero dalle barriere e dalle tante mafie, burocrazie e protettorati tuttora imperanti, dai padroni del libero mercato, attivi più che mai, nostante Mani Pulite, e nonostante l’antagonista storico (lo spauracchio della Rivoluzione Socialista, la paura dell’esproprio) sia venuto meno. Mentre ancora viene nascosta ai più una semplice verità: che la differenza tra un disoccupato ed un piccolo imprenditore non è più strutturale, economica, ma è solo una differenza culturale. Ed ancora si tarda a comprendere che, più che la libertà di licenziare (riproposta dalla Bonino come se fosse la scoperta del secolo), serve una vera libertà di intraprendere, oggi esistente solo in teoria, per persone molto coraggiose (e comunque non sono poche) o costrette dalle ristrutturazioni. Occorre una definizione moderna del concetto stesso di Libertà. Libertà, nell’Era dell’Elettronica, non può essere lasciare che ognuno faccia ciò che gli pare disinteressandosi di regole, etica e libertà altrui (come proposto dagli estremisti della deregulation). Le libertà che auspichiamo possono essere acquisite solo grazie al massimo dell’approccio analitico e dell’applicazione tecnologica, finalizzando i mezzi di comunicazione ed elaborazione dell’informazione ad un nuovo concetto di democrazia. Quando il fuori diventerà un luogo molto più sicuro ed accogliente, rispetto al dentro (delle grandi aziende, e di tutti gli obsoleti modelli di Mondo Chiuso) anche la disoccupazione cesserà del tutto di essere un problema, grazie alla cessazione del concetto stesso di posto di lavoro. Si sarà quindi realizzato quel miracolo che sembra impossibile ai conservatori a tutti i costi dell’ancien regime:

L’unico problema, per le aziende, sarà allora quello di tenersi i collaboratori, probabilmente non più in forma di dipendenti, ma di partner di competenze, in un rapporto di lavoro molto più maturo e paritario. Si creeranno così i presupposti per una forma di Mercato infinitamente superiore, rispetto al mercato delle merci: il mercato delle idee, della conoscenza, delle virtù, delle capacità e delle competenze. Tale mercato terrà nel giusto conto l'altissimo valore della formazione (a tutti i livelli); su tale mercato potranno finalmente competere le migliori opzioni umaniste, e sopravviveranno solamente le aziende di cui sia dimostrata l'effettiva utilità ed eccellenza, per le Persone, per l'Oikos, per la Polis o per il Genere Umano. E, su tali crinali, si eleveranno nuove vette.

Noi Terrestri abbiamo oggi mezzi tecnologici impensabili fino a qualche decennio fa, ed un potenziale di lavoro che tutta la galassia ci invidierebbe, se i nostri telegiornali arrivassero alle orecchie di qualche ET! La galassia vi sembra troppo? OK, prendiamo solo il Sistema Solare, o anche meno. Come primo passo, prendiamo la sfera di spazio geo-lunare. Vi fluisce energia solare, in quantità incalcolabili, basta andarla a prendere. La Luna è ricca di materie prime e di acqua. Dove c’è l’acqua possono vivere i Terrestri. Questo è il primo passo, il più difficile: vincere il pozzo gravitazionale terrestre, dopodichè la strada è tutta in discesa, e porta con sicurezza alla fine dell’Economia, intesa come gestione di risorse scarse. L’Umanità avrebbe accesso, finalmente, ad un sistema di risorse infinite. Questo semplice fatto renderebbe finalmente e palesemente obsoleti tutti i paradgmi politici e filosofici fin qui vigenti.

Se le risorse sono infinite la concorrenza non deve più far paura neppure ai più inguaribili egoisti, quindi non vi sarebbe più alcuna necessità di sterminare i concorrenti sul nascere, prima che crescano e siano in grado di pretendere una fetta della stessa torta. La torta sarebbe in costante crescita. Non essendo più costretti all’economia, tutti i Terrestri potrebbero approfittare enormemente della nascita di sempre nuovi mercati, e l’emancipazione dei Fuorimercato, il loro ingresso nel mercato (tanto nei paesi post-industriali che in quelli pre-industriali) costituirebbe un ulteriore fattore di sviluppo per tutti. Tale sviluppo, inoltre, non peserà più sulle spalle del nostro pianeta madre. L’Umanità vedrebbe, in qualche generazione, sparire le classi proletarie e sottoproletarie, e fiorire una borghesia di massa, libera e libertaria, illuminata, benestante, progressista, bendisposta e magnanima verso tutti. Lo so che questo sembra una bestemmia ai tardi catto-comunisti, per i quali si deve premiare in eterno la sofferenza. E suona certamente eretico anche ai cultori del privilegio a tutti i costi, quella nuova casta multinazionale quasi-nobiliare autoriproducentesi per "diritto" ereditario, che si sente sminuita se altri smettono di morire di fame, e che rende nuovamente attuale, dopo duecento anni, la rivendicazione dei diritti umani elementari di uguaglianza delle persone. Non parliamo poi di come appare tale sviluppo ai fanatici pecceiani del cupio dissolvi ecologista, per i quali l’Umanità dovrebbe auto-ridursi, rinunciare al proprio sviluppo e possibilmente estinguersi, per lasciare che la Natura torni incontaminata.

Se appena si comincia ad intravedere anche solo uno spiraglio di questa visione, della fine dell’economia, si capisce subito come l’Umanità abbia bisogno, più di ogni altra cosa, di un piano, di un grande progetto, per accedere a questa possibilità. Le cose non marciano verso questo risultato, oggi. Le elezioni europee testimoniano la distanza delle nostre leadership politiche da questa alta concezione culturale, etica e filosofica, e da qualsiasi intento programmatico. Le campagne sono confinate in spot pubblicitari, come se gli elettori non fossero in grado se non di assorbire poche frasi spezzate. Così come le persone sono giudicate incapaci di intraprendere e di volere, e si continua a pensare che debbano eternamente ricevere il lavoro dai Padroni del Mercato, così sono giudicate incapaci di proprio pensiero e di attenzione politica, persino di seguire quelle che, una volta, erano le trasmissioni di Tribuna Politica, nelle ore di maggior ascolto. Siamo anche giudicati incapaci di leggere e di capire un programma elettorale, infatti riceviamo biglietti da visita dei candidati e persino il loro curriculum, ma non uno straccio di programma. Invece è proprio di un programma, politico, che abbiamo bisogno.

Per esempio un Lanciatore Riutilizzabile, capace di trasportare passeggeri dalla Terra in Orbita e viceversa, non puo’ nascere senza una forte volontà politica, senza un programma politico-finanziario di grande respiro, che consenta l’ingresso di molti investitori privati nell’impresa, e che assicuri loro un ritorno, anche se in tempi più lunghi di quelli ritenuti buoni per i normali investimenti. Anche una prima utenza è stata ormai individuata: il Turismo Spaziale. Ma tale utenza non può nascere prima che nasca un mezzo di trasporto, sicuro ed a buon mercato. La tecnologia per una moderna Astronautica Mercantile è disponibile, il mercato non ancora, eppure l’urgenza dovrebbe essere evidente. Allora si tratta di mettere in moto la fantasia, e sviluppare nuovi flussi monetari, stornando per esempio parte del prezzo di prodotti di largo consumo, un grande progetto di Sponsorizzazione Etica, per creare i fondi necessari al finanziamento dell’impresa, o ampliando l’istituto dell’8x1000, in modo da lasciare ai cittadini la scelta di finanziare diverse Imprese Etiche, finalizzate alla produzione di beni urgenti che non hanno ancora mercato, o per loro natura non commerciabili. Si pensi, per esempio, al risanamento idrogeologico del territorio, alla lotta contro il deserto, ed altre attività, direi, molto più che socialmente utili.

Noi di Tecnologie di Frontiera intendiamo costruire e far vivere tale programma, sia proponendone presto gli elementi base come seminari e corsi di formazione, sia prendendo inziative finalizzate a portarne gli obiettivi nella discussione politica nazionale ed internazionale. Invitiamo tutti quanti ci seguono, e pensano di avere una propria parte di elaborazione originale, a dare il loro contributo, sia all’elaborazione del programma che alla sua esportazione in forma seminariale, diventando docenti e/o agenti commerciali di Tecnologie di Frontiera!

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