La Grande Obiezione e la sua confutazione

di A. Cavallo

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Risolvere prima i problemi sulla Terra?

La necessità della crescita
La gestione di risorse limitate è possibile solo per regimi dispotici
L'unica strada percorribile è l'industrializzazione dello spazio

Risolvere prima i problemi sulla Terra?

Ogni volta che si parla di presenza umana nello spazio in un contesto non specialistico, e spesso anche tra specialisti, si è costretti a sentire la Grande Obiezione:"Prima di andare nello spazio dobbiamo risolvere i problemi che abbiamo qui sulla Terra".

Appena ci si ragiona un po' si capisce che l'Obiezione in realtà è uno schema generale dialettico, che consiste nel cambiare argomento pretendendo che l'alternativa sia più importante ed urgente ed evitando così di rispondere a quanto ha detto l'interlocutore. Insomma, è una forma di benaltrismo: "il problema è ben altro, il motivo è ben altro...".

Ma l'Obiezione è Grande, perché troppi la usano e la prendono per buona, quindi dobbiamo affrontarla subito e far capire che è vero esattamente il contrario: se non andiamo nello spazio e non lo facciamo in fretta, siamo destinati ad un brutto futuro qui sulla Terra. Il motivo è che la Terra ha una dimensione finita, per stare bene tutti occorre la crescita economica e già ora le sue risorse non bastano, dunque bisogna cercare risorse altrove - cioè nell'immenso universo che sta lì fuori!

Ora, ci sono alcuni punti fondamentali da comprendere a proposito dei "problemi del mondo". Il primo è che la staticità non esiste, è un'illusione: le cose cambiano sempre, nulla resta immutato, a partire da noi stessi che singolarmente prima cresciamo e ci sviluppiamo poi però, ahimè, invecchiamo. Quindi o si cresce o si decresce, o si va verso il meglio o si va verso il peggio - e naturalmente queste condizioni si alternano con periodi di sviluppo e periodi di recessione.

La necessità della crescita

In economia, il benessere è sempre associato alla crescita. La stagnazione non esiste se non come transizione tra fasi di crescita e fasi di decrescita, ma è già sufficiente a causare miseria. Questo l'ha spiegato Adam Smith nella "Ricchezza delle Nazioni" (1776) e nessuno è mai riuscito a dimostrare il contrario - anche Karl Marx condivideva il concetto. E' semplice: se non si ha crescita economica la maggior parte della popolazione non ha nessuna possibilità di migliorare la propria condizione, e quindi rimane intrappolata nella povertà - la situazione tipica dell'Alto Medioevo.

D'altra parte l'attuale crisi finanziaria ha riportato all'attenzione di tutti la fallacia dell'idea che l'economia non sia basata sul lavoro e sulla produzione fisica. Tutte le attività che non si basano sul lavoro vero sono soggette all'evaporazione istantanea al momento in cui si devono tirare i conti o semplicemente qualcuno comincia a non crederci più - che in fondo è la stessa cosa. Se la borsa diventa un gioco d'azzardo, prima o poi qualcuno vorrà vedere le carte. L'unica vera fonte di ricchezza è il lavoro umano, e l'unica fonte di benessere esteso a tutti e non limitato ad una minoranza è la crescita economica.

Ma la crescita economica vera, basata sul lavoro, non può avvenire indefinitamente in un mondo chiuso in cui per di più la popolazione cresce. Siamo chiari: "risolvere i problemi del mondo" vuol dire dare un livello di vita confortevole a TUTTI gli esseri umani, oggi avviati ad essere 7 miliardi e più. Non è vero che ridistribuendo la ricchezza attuale (o quel che ne resta dopo la crisi finanziaria) tra tutti senza farla crescere si starebbe tutti bene, al contrario si starebbe tutti molto male. D'altra parte non possiamo andare a dire ad un miliardo di indiani e uno e mezzo di cinesi che non hanno il diritto di vivere comodamente perché le risorse della Terra non basterebbero e quindi soltanto europei, americani e giapponesi possono vivere da ricchi per diritto di priorità. Anche senza crescita della popolazione, lo "sviluppo sostenibile" non esiste, perché già ora non bastano le risorse per "risolvere i problemi del mondo".

Se restiamo nei limiti di un mondo chiuso, l'unico modo per sopravvivere è bloccare lo sviluppo, e quindi invertirlo perché la staticità non esiste: calo demografico, decrescita economica. La conseguenza è che la maggior parte dell'umanità starà sempre peggio. La decrescita può essere felice soltanto per una minoranza privilegiata in grado di imporla a tutti gli altri conservando per sé quel benessere che non potrà essere consentito a tutti. Diciamo di più: la decrescita si può ottenere soltanto imponendola con la forza, perché la maggioranza delle persone desidera il benessere e non la povertà per sé e per i propri figli. 

Gestire risorse limitate senza speranza di crescita vuol dire dunque generalizzare la povertà attraverso la violenza.

La gestione di risorse limitate è possibile solo per regimi dispotici

La gestione di risorse limitate tramite la generalizzazione della povertà si ottiene tramite due tipi di regimi politici:
1. il capitalismo monopolistico 
2. il totalitarismo 

I beni scarsi possono essere mantenuti nelle mani di oligarchi sotto forma di proprietà privata - pensate alla privatizzazione di una risorsa vitale come l'acqua che la società transnazionali stanno conducendo in tutto il mondo, oppure alle società petrolifere private ed in generale allo sfruttamento neocolonialistico che il mondo sviluppato esercita su tante nazioni povere.

In alternativa si può avere il controllo statale che necessariamente deve essere esercitato in modo autoritario, imponendo limitazioni e regolamentazioni a tutti e quindi sopprimendo la libertà - soluzione favorita dai movimenti ambientalisti che affondano le loro radici ideologiche nel totalitarismo comunista.

La scarsità di risorse e la sua gestione sono motivo e strumento di soppressione della libertà e di oppressione fisica.

L'unica via d'uscita è rimuovere la scarsità. Ma non possiamo risolvere indefinitamente il problema trovando nuove risorse sulla Terra e sfruttando meglio quelle che conosciamo, perché semplicemente esistono limiti ad entrambe le possibiltà. Il fatto che la Terra ha una dimensione finita e che le leggi della fisica non consentono efficienza assoluta (secondo principio della termodinamica) ci impedisce di sfuggire alla catastrofe della limitazione delle risorse senza cercarle altrove.

L'unica strada percorribile è l'industrializzazione dello spazio

Cercare risorse fuori dalla Terra richiede l'industrializzazione dello spazio. Se non lo facciamo non risolveremo i problemi della Terra. Se aspettiamo di aver risolto i problemi della Terra per andare nello spazio, ci priviamo dell'unico modo per risolverli e andiamo incontro al collasso del mondo chiuso! Aprendo il mondo possiamo avere nuova crescita vera e salvare la Terra. Energia e materie prime sono disponibili in quantità enormi appena lì fuori, se soltanto ci decidiamo ad organizzarci per andarle a prendere - e usarle direttamente nello spazio, senza caricare ulteriormente la Terra con gli effetti indesiderabili dell'attività industriale. Inizialmente si avrà un nuovo sviluppo economico e tecnico che ci consentirà di migliorare la vita sulla Terra mentre alcuni vivranno nello spazio per far funzionare le cose, poi si parlerà anche di popolare massicciamente lo spazio - accadrà spontaneamente con lo sviluppo. 

Ma ci vuole tempo, le risorse stanno già calando e quindi occorre cominciare subito. Con una piccola frazione dell'enorme ricchezza che gli Stati stanno riversando per colmare la voragine della crisi del sistema bancario mondiale, oppure degli immensi bilanci militari delle grandi potenze, si può attivare lo sviluppo dello spazio. Se ad esempio gli USA dedicassero il 15% del bilancio della difesa ad attività pacifiche nello spazio finanzierebbero ogni anno l'equivalente dell'intero programma lunare Apollo! Anche con un investimento minore otterrebbero in pochi anni molta più sicurezza - assicurandosi fonti energetiche e materie prime - che mantenendo portaerei e truppe totalmente inutili, come tutti abbiamo potuto verificare, contro il terrorismo ma necessarie per controllare militarmente i luoghi di estrazione di petrolio e gas - in vista della gestione violenta della scarsità che ci attende.

Non smetterò mai di sottolineare che lo sviluppo dello spazio è più economico e più efficace della forza militare nel creare sicurezza in un mondo su cui incombe una crisi delle risorse. Ed una è la via verso la libertà ed il benessere per tutti, l'altra quella verso la povertà e l'oppressione.

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 [010.AC.TDF.2008 - 22.12.2008]