Recensione libro: Tigri e Teoremi
Scrivere di teatro e di scienza

L. Spairani


-Titolo: Tigri e Teoremi Scrivere di teatro e di scienza
- Autore: Maria Rosa Menzio
-Casa Editrice: Springer
-Anno Pubblicazione: 2007
-Prezzo: 19,95 €
-Pagine: 234

“V: Com’è che lei lavora?  E potrebbe raccontarci qualcosa sul suo modo di lavorare ?
E: Beh, non so. Esco di buon mattino e faccio una passeggiata
V Davvero interessante. E naturalmente lei ha con sé un taccuino. E allorchè lei ha un’idea, la scrive sul suo taccuino.
E: No non faccio questo.
V: Dunque non fa così?
E: Vede un’idea è veramente rara.”


Questo dialogo tra il poeta Valery e il fisico Einstein, forse mai avvenuto, esemplifica  la tesi esposta  nel libro: teatro e scienza sono complementari o, meglio, il teatro può essere considerato strumento emotivamente forte per il rigore della scienza.

Il libro è un utile strumento per gli insegnanti di materie umanistiche e scientifiche di scuole medie superiori che  intendano avvicinare gli studenti alla scienza con un approccio creativo e per coloro che intendano scrivere di teatro. Non è però un libro solo per “addetti ai lavori”. Si è già stimolati alla lettura solamente a scorrere l’indice dei capitoli: un titolo d’esempio per tutti: “Il ciambellano: teatro e scienza  oggi” non è di immediato significato ma stuzzica la curiosità.

I riferimenti  e le sintesi di testi letterari e teatrali completati da un breve inquadramento dell’autore invogliano ad andare a rileggere o ad avvicinarsi a queste opere.

Interessanti e utili gli esempi di teatralizzazione di testi narrativi. Si rimane sorpresi a scoprire l’utilizzo  del metodo scientifico deduttivo in  tante opere teatrali. Ad esempio “Un dramma davvero parigino” di Alphonse Allais, una storia d’amore che si muove verso la costruzione di mondi possibili,  risulta essere una storia molto vicina alla logica matematica e   ci sposta verso la “scienza”.

Oppure ci si accorge che il finale di un testo quale “La visita della vecchia signora” di  Dürrenmatt è costruito come un  teorema ipotetico-deduttivo e che in tanti testi  del Novecento ci sono crediti inesigibili di quanto deve il teatro a Relatività e Quanti. Tempo nel teatro, teatro nel tempo.

Viene evidenziata la bellezza nella scienza: come sia più facile presentarla sul palcoscenico. La verità è più grande della logica. A sostegno di questa tesi  l’autrice porta diverse argomentazioni e si sofferma sulla potenza del pensiero  laterale  rispetto al pensiero verticale. Il pensiero verticale procede per passi consecutivi, quello laterale può saltare muovendosi nella nostra mente con un funzionamento non del tutto razionale, che porta a volte a risultati più rapidi del pensiero verticale ma  i risultati devono poi essere validati con i metodi del pensiero verticale. Analogamente il teatro permette di alzare il velo su alcuni temi scientifici senza  spiegarli tutti rigorosamente.

L’autrice offre delle regole base per la scrittura teatrale, di grande utilità per chiunque si cimenti nella scrittura: ad esempio l’immediatezza nel teatro è fondamentale. Per illustrare il concetto si pensi alla differenza tra  orologi digitali e analogici; quest’ultimi danno un’idea immediata dell’ora, mentre i primi devono essere interpretati ( il cervello ci mette di più a tradurre l’ora espressa in numeri che a comprendere la posizione delle lancette ) così quello che viene detto in teatro deve essere compreso immediatamente, a differenza  della lettura di un saggio che invece dovrebbe indurre alla riflessione. E poi ancora in teatro non bisogna ripetere i concetti, non si tratta di un’attività didattica: anche se lo spettatore può distrarsi, comunque è controproducente ripetere  più volte come invece si fa a scuola.

L’autrice analizza anche la problematica legata alla diversa percezione delle due culture, l’umanistica e quella scientifica, che spesso sono contrapposte. Forse si può considerare che la letteratura cambia più lentamente della scienza, non ha gli stessi correttivi automatici e così i suoi periodi evolutivi sono più lunghi (Gli ingegneri sono venuti prima dei filosofi). Le due culture sono messe a confronto paragonando le parole immortali di Omar al-Khayyam con la dimostrazione di un teorema.

Le spiegazioni scientifiche presenti sono notevoli per la sinteticità e chiarezza sino ad una semplificazione che consente di assimilare alcuni concetti fisici/matematici  in un modo diverso. Un po’ di matematica  scappa fuori ogni tanto. Non sono parti difficili ma richiedono attenzione nella lettura.

Infine la presentazione di corti teatrali sperimentali di studenti della neonata scuola di scrittura teatrale di scienza coordinata dall’autrice.

Notevole anche la grafica del libro estremamente curata e accattivante.




"Che uomini sono mai i poeti, che riescono a parlare di Giove pensandolo simile a un uomo, ma se è un'immensa sfera di metano e ammoniaca ammutoliscono?" Richard P. Feynman.

[017.LS.TDF.2007 - 07.12.2007]