Newsletter 2007

Colonizzare lo spazio vicino alla Terra

di A. Autino

Cari Co-planetari,

è passato un anno, dall’ultima newsletter, e molti di voi forse pensavano che TDF avesse chiuso, o rinunciato a dire la sua, soverchiata dagli eventi. Sì e no.

 

Sì, siamo soverchiati dagli eventi, sia personali che generali. No, non abbiamo rinunciato a dire la nostra, perché abbiamo l’illusione che possa contribuire, modestamente, a rintracciare il bandolo della matassa. Ne sono successe di cose, in questo 2007, e sempre più in fretta. L’impressione è che non ci sia più tempo per spiegare, argomentare, o “educare”, come suggerisce il gergo istituzionale più gentile, aperto e democratico. Facile essere gentili, democratici e sorridenti, quando si siede su poltrone sostenute da denaro pubblico. Ma no, non volevo cominciare con un attacco così duro ed antiburocratico. Anche i burocrati, dovranno rendersi utili, con i tempi che si avvicinano, e non è tacciandoli continuamente di essere “casta” che riusciremo a farli a ragionare, anche se meritano le accuse loro rivolte. Sì, ho detto ragionare. Oltre il ragionamento c’è solo la violenza, e di quella ne abbiamo già vista troppa. Si è visto mille volte che la violenza non risolve i problemi, anzi ne crea di nuovi e peggiori, appena l’illusione di facili vittorie-lampo si dissolve in lunghe macellerie. Allora diciamo le cose come stanno, in poche righe, perché una newsletter deve essere corta ed essenziale.

Mentre in Italia ci dibattiamo nelle miserie di un medioevo che sembra non finire mai, in ritardo di 500 anni sulla riforma, il mondo, o meglio la civiltà umana, va incontro a problemi di portata enorme. Si sviluppano crociate ideologiche planetarie sul cambiamento climatico, e sulla pretesa responsabilità umana in questo processo. Mettiamo anche che non sia vero nulla, se, come sembra, l’andamento della CO2 segue in realtà l’andamento della temperatura, e non viceversa, e se comunque la CO2, come gas serra, è risibile. Pensiamo di avere per questo davanti secoli di sviluppo illimitato su questo pianeta? Gli illusi si sveglino subito: il loro sonno ideologico mette in serio pericolo la civiltà. C’è infatti da considerare una minaccia incombente e pressochè impossibile da fronteggiare, con strategie tradizionali: la finitezza delle risorse energetiche, delle materie prime, dell’acqua e delle risorse alimentari del nostro pianeta madre. Un fattore di cui nessuno sembra mai tenere conto è quello del nostro numero: quasi sette miliardi, un patrimonio enorme, che dà la misura della criticità di questa epoca. Lo sviluppo di Cina ed India porta alla enorme crescita dei mercati asiatici. Una benedizione, per l’andamento dell’economia mondiale: migliori possibilità per tutti di avere occasioni di lavoro, creare imprese, sviluppare le aziende, il know how, e la ricerca tecnologica. Tuttavia la finitezza delle risorse di questo pianeta porta alla crescita indiscriminata dei prezzi del petrolio, del rame e di altre materie prime metalliche. I processi enormi che si sono messi in moto, sono causa di sconvolgimenti di enorme portata, di cui i media non danno che pochi cenni cifrati, per chi sa andarseli a cercare.

 

La crisi dei mutui sub-prime globalizzati è un chiaro sintomo di una cultura sempre più claustrofobica, che si avvita su illusioni di autosufficienza sovrastrutturale (comunicazioni, entartainment, speculazione fine a se stessa) e non riesce più a valorizzare il pur sempre indispensabile livello industriale, che finisce così per naufragare nell’avidità, nello schiavismo di ritorno, nel nazismo strisciante delle filosofie verdi, e nel riaffiorare allo scoperto della santa inquisizione, quella vera, che non è mai stata sciolta nè ha mai fatto autocritica (ne è prova la recente beatificazione di 498 torturatori spagnoli franchisti). Così le morti degli operai sul lavoro fanno notizia solo quando si sviluppa un incendio come alla Thyssen Krupp di Torino, ma continuano silenziose, in Italia, al ritmo orribile di 4-5 al giorno. Squali, jene, avvoltoi ed altri cultori della guerra come risorsa di sviluppo, si stanno attrezzando per imporre al mondo intero una dottrina molto semplice: i poveri devono rassegnarsi a servire da schiavi oppure ad essere sterminati senza pietà, in nome di una pretesa superiorità morale della civiltà occidentale (ma quale morale, se siamo noi i peggiori assassini e schiavisti??).

Ancora una volta, se l’astronautica ha una possibilità, sembra unicamente nelle mani dei militari: il Pentagono sta riesumando il progetto del solare spaziale, ed i piani di esplorazione lunare si devono unicamente al timore che i competitor cinesi, e forse anche i rinati russi, possano arrivare per primi, a piantare la loro bandierina sul nostro pallido satellite naturale. Solo qualche mese fa mi ero posto una domanda: l’occidente ce la farà a comprendere ed a decidere la priorità della space option? Oggi questa domanda è già obsoleta. C’era una possibilità di fare un passo evolutivo in nome di principi umani ed umanistici, comprendendo l’urgenza di realizzare la space option. Ma questa opzione l’abbiamo già mancata. Nel mondo si sente un nuovo arrotare di spade, e presto questo rumore si propagherà nel vicino spazio extraterrestre. Tuttavia, se in questo modo retrò andremo nello spazio, sarà sempre meglio che se non ci andassimo per niente. Può anche darsi che, una volta aperta la frontiera, quale che sia la molla che ne ha provocato l’apertura, lo scontro possa essere evitato… Sapete: il marito esasperato esce di casa, prende la macchina e va a farsi un giro al mare. Così facendo si dimentica di infierire sulla moglie… una notizia di cronaca nera in meno. Di questo abbiamo bisogno: aprire le porte, prendere il largo, far diminuire le notizie di cronaca nera, magari ci ritornerà anche il sorriso, e non saremo più depressi ed in declino. Se restassimo solo qui, chiusi sulla Terra, non ho nessun dubbio che arriveremmo presto alle mani.

La strada è semplice e quasi obbligata: colonizzare la Luna, iniziare a sfruttarne le risorse, inziare ad utilizzare gli asteroidi vicini come fonte di materie prime, per costruire l’infrastruttura spaziale. Solo questo può rilanciare davvero lo sviluppo economico, tornare a far crescere la torta e quindi far quietare il tintinnar di spade. Presidiare lo spazio vicino alla Terra è anche l’unico modo di difenderci da possibili asteroidi o comete che potrebbero colpire il nostro pianeta. Prendere possesso dello spazio vicino alla Terra è indispensabile, oggi, non fra un secolo. Più aumenterà il nostro numero senza aver aperto il sistema più diminuiranno le nostre possibilità di insediarci fuori dal nostro pianeta. Probabilmente si avvicina un punto critico, un break-event, superato il quale la situazione della nostra civiltà sarà talmente difficile, conflittuale e disperata che non ce la faremo più ad espanderci nello spazio. Forse molte più persone, oggi, avvertono l’incombenza di questo break-event, molte di più rispetto anche solo ad un anno fa: questo maggior numero di persone sveglie ed attente è la nostra sola speranza. La moratoria sulla pena di morte, adottata dall’ONU, è un’altra piccola fiammella di speranza, nella giusta direzione.

Il 7 giugno 2008 TDF terrà la sua seconda convention internazionale, dal titolo:

“Un nuovo Rinascimento: colonizzare la Luna e gli Asteroidi vicini alla Terra”

a Belgirate, sul lago Maggiore, per chi è sveglio ed attento, e vuole tirarsi su le maniche e lavorare per questo obiettivo concreto e semplice, per rimettere al centro la priorità assoluta dello sviluppo e della crescita. Le iscrizioni sono già aperte, a sottoscrizione libera, i buoni pasto potranno essere acquistati in loco. Sul sito della convention – in corso di allestimento – presto le altre informazioni.

In questo numero di TDF:

[008.AA.TDF.2007 - 23.12.2007]