E quindi uscirono a riveder le stelle...

un racconto breve di Vincenzo Zappalà

Mutazione

Il brillante giovane ricercatore che stava diventando uno dei punti di forza della Facoltà di Geologia comparata, invidiato da molti Istituti Internazionali, cominciò a dar fuori di testa … In un momento di grande confusione per il nostro pianeta, martoriato dal riscaldamento globale che cresceva ormai in modo incontrollato, da uragani, tornado, da terremoti violentissimi e vulcani che si ridestavano dopo secoli di inattività, la lucidità di giovani veramente preparati e capaci di passare da una disciplina ad un’altra, era una risorsa che la Terra non poteva perdere. Tuttavia il nostro giovane genio, dopo un periodo un po’ introverso e strano per il suo carattere sempre aperto e allegro, cominciò a farneticare, ed il Preside della Facoltà fu costretto a farlo ricoverare, in grande segretezza, in un centro psichiatrico. Se questo fatto fosse stato reso di opinione pubblica, ci sarebbe certo stato un assalto dei Mass Media, dato che il nostro ricercatore era diventato in breve uno dei frequentatori più assidui di tavole rotonde e di dibattiti legati al cambiamento del clima, e quindi uomo ben conosciuto e apprezzato da tutti. 

Malgrado le sue idee sulle origini del riscaldamento globale e sui fenomeni estremi a cui era soggetta la Terra andassero un po’ controcorrente, la sua calma espositiva e la sua profonda conoscenza della fisica, riuscivano ad incantare un po’ tutti, dai professoroni più famosi alla moltitudine dei non addetti ai lavori. Non per niente ricopriva un posto di rilievo, malgrado l’età, presso l’Intergovernmental Panel of Climate Change (IPCC), organo di studio delle Nazioni Unite. Le frasi sussurrate dal nostro ricercatore al gruppo di psichiatri che lo interrogarono durante la sua degenza furono quindi uno shock del tutto inaspettato. Si parlò di esaurimento nervoso, di troppo lavoro, di stress da televisione, e così via. Ma i nuovi argomenti sollevati dal giovane non cambiarono di una virgola durante la pur lunga degenza in ospedale e la medicina ufficiale dovette alla fine convenire che qualche “rotella” era andata fuori posto al nuovo “genio”. Le allucinazioni e le farneticazioni che sembravano non lasciarlo più sono facilmente sintetizzabili. Con apparente lucidità egli asseriva che tutti i pianeti terrestri erano in preda ad un riscaldamento anomalo, che stava portando ad un’attività vulcanica parossistica ed incontrollabile. La ragione di tutto questo, secondo i suoi studi, era di origine “biologica” ! Il suo modello descriveva i pianeti terrestri (da Mercurio a Marte) come “uova cosmiche” lasciate nel nostro Sistema Solare miliardi di anni fa da un’animale straordinario, da lui chiamato il “Dragone Spaziale”. 

Esso era dotato di capacità eccezionali per viaggiare tra le stelle e le galassie, con la facilità con cui la nostra povera civiltà usava i treni e gli aerei. Superato il primo momento di sgomento, gli psichiatri cercarono di estrarre da lui, con estrema calma e circospezione, quel poco di logica e intuito che erano state una volta le sue doti più apprezzate e che speravano fossero solo sopite sotto questo velo di follia. Gli fu allora fatto presente, con le più dovute cautele, che non vi era nessun motivo perché questo eccezionale dragone cosmico venisse a deporre le sue “uova” proprio da noi e non nei vuoti infiniti extragalattici. 

La risposta fu immediata e , in realtà abbastanza logica data l’assurdità totale della situazione: la stella Sole era un’ottima, costante e molto duratura incubatrice cosmica ! Avrebbe dato il giusto calore alle uova per tutto il tempo necessario alla loro schiusa. Questi tempi erano molto lunghi e diversificati. Infatti, il primo uovo si era già schiuso molto tempo addietro, in modo prematuro. I suoi resti erano ben visibili nella zona degli asteroidi. I “pezzi” del guscio erano ancora visibili a miliardi nella zona tra Marte e Giove. Il relativo “pulcino-dragone” avrebbe già raggiunto la “mamma” miliardi di anni fa e insieme a lei sarebbe in attesa, in qualche lontana galassia o buco nero, dei suoi fratelli e sorelle: per loro il tempo non era un problema e nemmeno lo spazio. 

Dopo queste argomentazioni, l’equipe psichiatrica perse molta della sua fiducia iniziale e prescrisse una cura estremamente complessa di psico-farmaci, sulla cui validità essi stessi erano più che dubbiosi. Passarono i mesi e poi gli anni. A poco a poco, nessuno si ricordò più del brillantissimo ricercatore impazzito improvvisamente. Nemmeno presero in considerazioni le sue ultime parole dette in stato di estrema eccitazione ed angoscia: dobbiamo lasciare la Terra ed il Sistema Solare. Dobbiamo raggiungere le stelle e colonizzare lo Spazio. Il tempo è limitato, ma possiamo ancora farcela. Anzi divenne quasi lo zimbello dell’Istituto di riabilitazione psichica in cui era stato internato: pazzo tra i pazzi e per di più sempre così serio e ripetitivo !! Passarono 40 anni, ed il nostro mancato genio era ormai un uomo maturo, solo e triste, pur se la sua follia non modificava mai gli argomenti di tanti anni addietro. L’umanità aveva altro a cui pensare. La Terra era diventata caldissima, il ghiaccio completamente sciolto, inondazioni e terremoti catastrofici erano all’ordine del giorno, e nuovi vulcani nascevano dal nulla anche nelle zone abitate. La situazione era diventata ormai insostenibile il giorno in cui i pochi astronomi ancora in attività riportarono una stranissima e violentissima attività su Marte. Alle 22:30 del 16 maggio 2036, Marte si “aprì” letteralmente ed un bellissimo dragone alato, con le piume dorate, si librò nello Spazio ed in pochi istanti raggiunse e superò l’orbita di Plutone. 

Lo spunto del racconto è stato liberamente tratto dalla novella “Revelation” di Albert E. Cowdrey

 [009.VZ.TDF.2007 - 04.12.2007]