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Le
ragioni della politica e quelle dell'etica devono essere distanti?
Scendendo nel mondo alquanto antipatico della politica,
credo necessario parlare dell'altro motivo dell'importanza di questa
visita, i rapporti con la Cina, che occupa il Tibet da più di mezzo
secolo.
Non ho udito una sola parola negativa sulla Cina da parte
del Dalai Lama. Il suo scopo è ottenere l'autonomia democratica del
Tibet all'interno della Cina stessa. Ha anche esposto una visione più
grande per la pace nel mondo, in cui dovrebbero nascere unioni
sovrannazionali regionali, col preciso scopo di sedare i conflitti fino
a renderli impossibili. Sua Santità ha fatto l'esempio dell'Unione
Europea: essa è nata avendo tra gli scopi primari quello di rendere
impossibili i conflitti tra Francia e Germania. La sua idea è che si
dovrebbe progressivamente arrivare al disarmo universale, ma per
ottenere questo si deve passare attraverso molte tappe intermedie. Una
di queste è la creazione di alleanze regionali con tanto di forze
militari integrate, che attraverso l'unione delle forze armate di vari
paesi rendano sostanzialmente impensabile un conflitto regionale. Per
l'Asia, secondo il Dalai Lama si dovrebbe sviluppare una forma di
unione tra India e Cina. Per quanto oggi sembri una cosa irrealistica,
dice Sua Santità che questa è una delle cose irrealistiche a cui gli
piace pensare.
Che cosa dobbiamo pensare invece noi delle nostre
autorità che non vogliono incontrare il Dalai Lama per timore dei
cinesi?
Prima di tutto voglio esprimere il mio plauso ad alcuni
personaggi: il cancelliere della Germania Angela Merkel, che ha
ricevuto Sua Santità pagando un prezzo per ciò che riguarda i rapporti
con Pechino; Il Consiglio Regionale del Piemonte, a cominciare dal
presidente Gariglio e dai consiglieri Spinosa e Leo, che col supporto
dell'intera assemblea senza alcuna divisione partitica hanno ricevuto
il Dalai Lama con tutti gli onori; il Sindaco di Torino Chiamparino che
gli ha conferito la cittadinanza onoraria.
Nella conferenza pubblica di Torino del 16 dicembre è
stata significativa la celebrazione interreligiosa a cui hanno
partecipato con rappresentanze significative delle comunità religiose
torinesi (Chiesa Valdese e Comunità Ebraica al massimo livello), con la
nota stonata della Chiesa Cattolica rappresentata da un personaggio di
secondo piano - le comunità islamiche dal canto loro non hanno una
struttura unitaria ma erano comunque rappresentate. In Lombardia il
Dalai Lama ha avuto meno onori (a parte lo scambio di doni e
complimenti con un imam mussulmano) ma è stato ricevuto in modo formale
dal Presidente della Regione Formigoni, ed alla fine c'è stata la
partecipazione a sorpresa del sindaco Moratti alla conferenza pubblica,
con un discorso nel quale il Sindaco ha dichiarato che si devono
difendere i principi anche pagandone il prezzo.
Pesa il fatto che il Presidente del Consiglio Prodi ed il
Papa non abbiano accettato di vedere il Dalai Lama neppure in privato.
Il parallelo tra due personalità così diverse non è casuale, perché si
è trattato in entrambi i casi di un atteggiamento politico. Il Vaticano
sta cercando un'intesa stabile col governo cinese, mentre il governo
italiano pensa a vantaggi economici. Entrambi accettano i diktat di
Pechino senza fiatare.
Se si può capire (senza approvare) che
un'autorità politica pratichi la realpolitik, che cosa dobbiamo
pensare di una "autorità
spirituale" che si comporta allo stesso modo?
Se tutti i governi occidentali si fossero
comportati come quelli di
Stati Uniti e Germania (anche il presidente Bush, di cui chi scrive ha
scarsissima stima, ha ricevuto Sua Santità e merita la citazione),
toccherebbe alla Cina trovarsi in difficoltà, non viceversa. Quali
vantaggi economici pensino di ottenere Prodi e il neopresidente
francese Sarkozy non è chiaro, dato che la Cina continua a prendere
senza restituire. Non mi dilungo qui su temi come la convertibilità e
la corretta quotazione della valuta cinese, tanto per cominciare...
Certo la credibilità dell'Occidente su
temi come la pace e la
fratellanza è molto scarsa, a causa della politica di potenza
perseguita senza scrupoli verso chi è debole. Ma la stessa opinione
pubblica che si è mobilitata contro le avventure militari dovrebbe
essere pronta a farlo a favore della democrazia in Cina ed in Tibet. A
questo proposito, dove sono le forze della sinistra? La denominazione
ufficiale del Partito Comunista Cinese ha ancora un peso nel frenarle?
Comunque la presenza di circa 10.000 persone
alla conferenza pubblica
del Dalai Lama a Milano è un segno positivo. E' ora di scuotersi di
dosso ideologie fossili da un lato e grettezze economiciste dall'altro,
e ricominciare dai principi basilari della convivenza umana. Abbiamo il
potere per stare tutti meglio o autodistruggerci, sta a noi decidere
quali maestri seguire.
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