Il cambiamento climatico ed i limiti della scienza

di Vincenzo Zappalà

Una competizione dai tratti più politici che scientifici

La scienza dovrebbe procedere per approssimazioni, non per assunti non dimostrati

La cosiddetta “mazza da hockey”

L'aumento dell'anidride carbonica è un effetto, e non la causa!

Nuovi “peccati originali” e nuove Inquisizioni

Necessaria una nuova rivoluzione Copernicana

Il monitoraggio ambientale, ed una equità sociale molto maggiore, comunque ci competono

Colonizzazione spaziale: l'unica via per l'evoluzione della specie umana?

Una competizione dai tratti più politici che scientifici

Il vero grande problema del riscaldamento globale sembra essere, alla fin fine e molto semplicemente, una lotta all'ultimo sangue tra poteri politici e tra interessi industriali, con tutte le ovvie e ben conosciute interazioni tra questi. Lo scrivente non è un esperto di climatologia, né di fenomeni atmosferici, né di glaciazioni, né tanto meno di finanza. Forse proprio per questo è la persona migliore per commentare e descrivere la situazione attuale. Egli è infatti fuori dalla lotta non certo strettamente scientifica che si sta intrecciando tra varie correnti di pensiero. Tuttavia, come astrofisico e soprattutto come uomo di scienza, conosce molto bene le difficoltà insite nella raccolta dei dati, nella loro interpretazione e infine nello stilare una teoria plausibile che ne descriva la fisica e permetta di azzardare previsioni di carattere generale.

Ebbene, la maggior parte dei risultati presentati dall' IPCC (Intergovernmental Panel of Climate Change), creatura delle Nazioni Unite, e in parte anche quelli esposti dai suoi delatori, peccano fondamentalmente di mancanza di teorie valide, se non addirittura di dati e di corrette interpretazioni. Siamo quindi di fronte ad una situazione difficilmente governabile dal punto di vista puramente scientifico. E' doveroso dire che la maggior parte degli studiosi, che si sono schierati apertamente contro il lavoro svolto dall'IPCC, questo lo sa bene e, il più delle volte, lo fa presente nelle proprie relazioni siano esse professionali o solo divulgatrici. Lo stesso non è invece vero per l'IPCC. Questo organismo arriva solitamente a risultati che dichiara inconfutabili pur sulla base di aleatorie teorie e ancora di più aleatori dati di partenza. Questa è a mio parere la più grande differenza tra i due gruppi di contendenti. Probabilmente nessuno dei due ha la soluzione corretta, ma mentre i primi ammettono le possibili carenze, i secondi cercano di nasconderle. L'IPCC è finanziato dai governi e supportato apertamente e/o occultamente da grossi interessi industriali e finanziari, oltre che dalle ideologie degli ecologisti. Il vero baco sta già nella definizione di base: il Panel DEVE innanzitutto accettare che il riscaldamento globale è opera dell'uomo. Di conseguenza il suo lavoro è quello di stabilire le strategie politiche, economiche e industriali per fronteggiarlo. Purtroppo non gli è richiesto di fare la cosa più sensata, ossia verificare se il fenomeno è innanzitutto REALE e poi, in caso affermativo, se è VERAMENTE opera dell'uomo, se esistono alternative, o se ancora la scienza attuale non è in grado di affrontare un problema così complesso. Anche il più sprovveduto tra gli uomini sa benissimo quanto sia ancora difficile prevedere il tempo che farà tra 3-4 giorni. Come può allora immaginare che si definisca con certezza un andamento che si protende nel futuro per decine di anni. I fenomeni atmosferici fanno parte di un sistema estremamente caotico (se una farfalla batte le ali sull'Himalaia, forse domani pioverà in Italia), affrontabile solo con approssimazioni numeriche, ma senza formule esatte. Le condizioni al contorno sono praticamente infinite: gli oceani, le masse glaciali, l'attività solare, i raggi cosmici, i movimenti a lungo periodo dell'orbita e dell'asse terrestre, e chi più ne ha più ne metta.

La scienza dovrebbe procedere per approssimazioni, non per assunti non dimostrati

Da astrofisico, lo scrivente sa che quando si vuole studiare un fenomeno complesso, come il moto di un pianeta sotto l'effetto perturbatore di altri oggetti oltre al Sole, ci si deve affidare essenzialmente a calcoli numerici ed alla statistica. Ad esempio, per sapere se un asteroide arriverà ad impattare la Terra nel 2036 è necessario avere dati quasi perfetti e simulatori perfetti, ma se il sistema diventa caotico (passaggio ravvicinato ad un pianeta, ingresso in una risonanza) i dati anche perfetti non bastano più (la famosa farfalla himalaiana) e l'unico modo di agire è quello di fare centinaia di simulazioni e vedere qual è il risultato più ricorrente. Si accetterà quello come il più probabile, ma con una probabilità di errore che può essere anche enormemente grande. 

 

Nella dinamica del Sistema Solare le condizioni al contorno sono molto ben conosciute, anche se con certi margini di errore in relazione alla precisione che si vuole ottenere, ed i modelli sono molto ben accurati, come dimostrano i successi delle missioni spaziali. Nel campo delle previsioni meteorologiche e delle variazioni climatiche le problematiche sono immensamente superiori. Non si hanno dati perfetti, non si hanno modelli sicuri e non si hanno nemmeno vaghe idee sulle condizioni al contorno che possano influenzare i vari fenomeni. Una specie di Don Chisciotte in lotta con i mulini a vento … Cosa fare allora? Prima di dare una risposta, chiaramente non ovvia né tanto meno univoca, vale la pena prendere in considerazione i punti più caldi di divergenza tra i risultati dell'IPCC e quelli di innumerevoli altri studiosi, spesso e volentieri più anziani e come tali meno influenzati da stimoli di carriera.

 

La cosiddetta “mazza da hockey”

Il primo punto da affrontare è la cosiddetta “mazza da hockey”, punto di forza di tutta la strategia del Panel. Ossia il grafico che mostra la temperatura negli ultimi secoli e che evidenzia un andamento completamente piatto fino all'inizio dell'era industriale, per poi innalzarsi bruscamente verso l'alto, sì da raffigurare proprio la forma dell'oggetto sportivo.  Ebbene la mazza è oggi stata completamente “rotta”. Si è dimostrato che la parte piatta così non era, quando veramente tutti i dati in nostro possesso venivano giustamente presi in considerazione. Un'onesta revisione della “mazza” faceva vedere che vi era una temperatura molto alta in epoca medioevale (ricordiamo che esistevano i vigneti in Inghilterra), che poi scendeva fino ad un minimo negli anni tra il 1500 e il 1700 (la cosiddetta “piccola era glaciale”, ricordata da tanti dipinti dei pittori fiamminghi e non solo), e poi risaliva lentamente verso i valori attuali, ancora però inferiori a quelli del medioevo. E' fondamentale dire che la costruzione della mazza da hockey è risultata sbagliata non per un banale errore di calcolo o una svista, ma per una volontaria scelta di inserire solo i dati che portassero proprio a quel risultato finale, escludendo quelli, parimenti validi, che ne davano una ben diversa apparenza. In più si trovarono anche dati mistificati.

In conclusione una vera frode, considerata però dallo stesso Panel, dai governi e dai Media come il più fondamentale atto di accusa all'azione dell' uomo sull'attuale situazione climatologica. Ma c'è di più. La parte finale del grafico, quella che ci porterebbe verso un riscaldamento fuori controllo, potrebbe dipendere completamente dall'urbanizzazione dei grandi centri. In altre parole, il rivelamento delle temperature, fatte nei grandi centri urbani, risentirebbe del calore prodotto dall'uomo e, in parte dalla stessa sua presenza.  L'andamento è infatti completamente diverso se si analizzano i dati che provengono da zone extraurbane e soprattutto dai satelliti, e quasi sicuramente anche dagli oceani.

Che sia stata voluta o no, questa possibile “dimenticanza” poco importa. Resta il fatto che il punto fondamentale della questione, ossia il riscaldamento globale, potrebbe non sussistere affatto. Parlando di dati relativamente recenti e sicuri, questo è il maggiore risultato contrario non solo all'IPCC, ma a tutta la politica ambientalista odierna ed agli scenari terroristici del futuro. Cadrebbe tutto il castello, come un gioco di carte e non avrebbe più ragione di esistere il Panel di controllo e pianificazione, come oggi è inteso.

Non possiamo però dimenticare, per onestà intellettuale, che anche certi dati relativi alla visione meno catastrofica, sono in parte collegati a finanziamenti industriali, petroliferi in particolare. Ancora una volta il “bubbone” dell'interesse personale infetta la visione della Natura.

L'aumento dell'anidride carbonica è un effetto, e non la causa!

Un altro punto fondamentale è trovare la causa del riscaldamento globale. Anche qui il colpevole sembra essere perfettamente individuato dall'IPCC: l'anidride carbonica. 

Pur ammettendo per un istante che l'anidride carbonica aumenti in modo significativo per effetto dell'uomo (vedremo che anche questo è però dubbio) e che aumenti quasi parallelamente alla temperatura globale, è la temperatura che segue l'anidride carbonica o è viceversa ? Studi molto seri, effettuati su “carote” estratte dai ghiacci antartici, sembrano dimostrare su tempi di milioni di anni, che è la CO2 che segue l'innalzamento della temperatura di circa 800 anni e non viceversa.

Questo deriverebbe dal fatto che gli oceani la libererebbero maggiormente a seguito di fasi più calde. Di nuovo, uno dei punti cardine della visione oggi ampiamente pubblicizzata dai Media e imposta come atto di fede, sembrerebbe vacillare e non poco.

Un problema analogo è quello relativo allo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e in altre zone del globo, uno dei punti di forza del documentario di Al Gore. Ebbene sembra che anche qui lo scioglimento in realtà non sia del tutto vero ed inoltre, anche se lo fosse, dovrebbe risentire in modo più complesso degli andamenti climatologici di molto tempo addietro. Ciò sarebbe insito nella fenomenologia della formazione del ghiaccio profondo. Però, come si diceva prima, anche lo scioglimento sembra non essere così drammatico e generale. Si nota nell'artico, ma assolutamente non nell'antartico (che rappresenta la maggiore concentrazione di ghiaccio del pianeta). Per quest'ultimo, a parte la penisola di Ross (che guarda caso è l'unica a essere citata dai Media), si è stabilito inconfutabilmente un aumento dello spessore e della quantità di ghiaccio.

Nuovi “peccati originali” e nuove Inquisizioni

Ma poi l’anidride carbonica è veramente aumentata? O, meglio ancora, quale è stato il suo andamento durante le varie fasi di evoluzione del nostro pianeta? E poi, la CO2 è realmente così pericolosa? Innanzitutto va tenuto ben presente (e questo i Media e l’IPCC non lo fanno quasi mai) che l’anidride carbonica NON è il principale gas serra. Il maggiore è nettamente il vapor d’acqua, su cui l’uomo può relativamente ben poco e su cui invece può molto la Natura. L’anidride carbonica rappresenta lo 0,03 % dell’atmosfera e sembrerebbe davvero molto strano che anche un aumento eccezionale, ad esempio il doppio, possa veramente innescare catastrofi globali. Sembra proprio, a modesto parere dello scrivente, che la CO2 sia considerata una specie di capro espiatorio di tutte le malefatte umane. Una specie di opera demoniaca, se non lo stesso demonio. O se volete il nuovo peccato originale che l’uomo deve estirpare attraverso opere di misericordia ambientale. Un vero atto di fede: se non credi sei un peccatore e la punizione di Dio (o dei governi, degli ambientalisti, dei Media e speriamo non degli eco-terroristi) cadrà su di te. Ma vogliamo solo un attimo ricordare che la CO2 è anche la base della vita, come illustrato dalla formula seguente:

Essa rappresenta il motore della vita : la “fotosintesi”. Senza di essa gli esseri viventi scomparirebbero, con conseguenze ben più catastrofiche, almeno per noi. Attenzione quindi di non rischiare un nuovo periodo di Inquisizione, con una caccia spietata ai produttori di CO2, le nuove streghe del secondo millennio.

Necessaria una nuova rivoluzione Copernicana

Bene, l'anidride carbonica ha da sempre avuto oscillazioni significative sul nostro pianeta, spesso e volentieri collegata a periodi di intensa attività vulcanica (una sola grande eruzione può cambiare drasticamente la percentuale di CO2 dell'intero globo). Poi, come abbiamo già visto, sembra seguire e non precedere l'aumento della temperatura per effetto del suo rilascio attraverso gli oceani. Ma allora cosa causerebbe l'aumento della temperatura, nel caso che questa cambiasse veramente? Studi di specialisti della nostra stella, il Sole, indicano una netta corrispondenza tra attività solare e temperatura della Terra. Cosa riscontrabile d'altra parte anche sugli altri pianeti. Il Sole ha periodi ben definiti di attività a breve e lungo periodo e sempre si è riscontrato un conseguente riscaldamento globale. D'altra parte la Terra trae tutta la sua energia dal Sole e sarebbe ben difficile pensare che esso non abbia influenza sul clima.

Le grandi incertezze, ammesse dagli stessi studiosi, stanno nella quantificazione degli effetti e non certo nella causa. Lo scrivente non vuole dilungarsi su questioni troppo tecniche e scientifiche (è fuori dallo scopo dell'articolo), ma in parole povere il meccanismo potrebbe essere questo: una maggiore o minore attività solare influirebbe sensibilmente sulla quantità dei raggi cosmici in grado di raggiungere la nostra superficie. Parimenti è dimostrato che un maggior o minore flusso di raggi cosmici influenzerebbe sicuramente la formazione delle nuvole e quindi la copertura del cielo, e quindi anche la temperatura al suolo. Il gioco è fatto, tenendo anche presente che l'aumento di nuvole può favorire un aumento di vapor d'acqua e quindi di gas serra, e quindi, nuovamente, anche di temperatura. Concetti sicuramente validi, che lo scrivente approva in pieno per l'esperienza che ha.

Il punto chiave, e ci riporta nuovamente all'inizio dell'articolo, è: quale può essere il contributo di tutto ciò? Come possiamo quantificarlo? Oggi siamo troppo ignoranti in materia e non abbiamo modelli abbastanza validi per poter immaginare le complesse e ancora misteriose catene che legano fenomeni astronomici e atmosferici alla risposta sul clima. Di nuovo lo scrivente ricorda: vi fidate delle previsioni a 5-7 giorni? Lo scrivente sicuramente no. E nemmeno chi le fa seriamente.

Arriviamo alle semplici conclusioni. Il vero problema è l'incapacità attuale dell'uomo a produrre modelli fisici adeguati alla fenomenologia atmosferica e climatica. E' un problema di difficoltà comparabile a quello dell'origine della vita: tante ipotesi, molti dati spesso aleatori e a volte contraddittori, ma poche sicurezze e tanto meno capacità di riprodurre i fenomeni fondamentali o anche solo di prevederli.

I veri scienziati devono ammettere questa situazione, così come la scarsa attendibilità dei dati in possesso. Pensate che pur avendo una stella così vicina a noi, studiata continuamente con metodi di estrema precisione, scopriamo continuamente stelle che si comportano in modo anomalo. E' il bello della Scienza e del Sapere. Forse la sola ragione di vita dell'uomo al di là della procreazione e della sopravvivenza.

Si dice oggi di cambiare radicalmente l'IPCC, di farne un organismo che studi veramente i vari processi fisici, ammettendo le incertezze ed evidenziandole chiaramente, senza nascondere polvere sotto il letto. 

In poche parole: senza alcun ATTO DI FEDE INIZIALE. Un organismo che finalmente abbia il coraggio di studiare gli effetti in rapporto all'essere umano, senza portarsi regolarmente al centro dell'Universo. Il nostro operato, buono o cattivo che sia, può influenzare noi e SOLO noi, non certo il pianeta, abituato da miliardi di anni a ben altre battaglie. Noi non uccidiamo un pianeta, né esso è malato a causa nostra. Forse, al limite, possiamo abbreviare la nostra esistenza, che magari è già segnata dallo scorrere degli eventi naturali. L'uomo stesso, appena sceso dagli alberi, potrebbe benissimo essere uno dei tanti “rami secchi”, destinati a scomparire per far posto a nuove creature più perfezionate.

Il monitoraggio ambientale, ed una equità sociale molto maggiore, comunque ci competono

Sicuramente però chiunque abbia ragione, e lo scrivente come si è gia capito propende per gli scettici o, quanto meno, per una visione meno catastrofica ed apocalittica, ha il dovere di monitorare la situazione ambientale in cui è costretto a vivere l'uomo. Il che vuol dire accettare le proprie limitatezze scientifiche e cercare di migliorarle, da un lato, ma, dall'altro, stimolare sempre di più le ricerche “pure” verso soluzioni energetiche più affrontabili e meno costose che permettano all'essere vivente di non subire continui ricatti da parte di minoranze più “fortunate”. Ma questa ricerca non dovrebbe solo pensare a migliorare l'esistenza di chi già sta bene, bensì dovrebbe soprattutto cercare di sanare il tragico divario esistente tra le popolazioni dei vari continenti. Non si può propagandare solo le ricerche che in qualche modo i paesi evoluti potrebbero permettersi, ma agire principalmente e primariamente per pareggiare le condizioni di sopravvivenza in tutte le parti del globo abitato. A quel punto una campagna globale diventerebbe sicuramente più etica e produttiva.

Colonizzazione spaziale: l'unica via per l'evoluzione della specie umana?

Siamo ancora in grado di agire? O è troppo tardi ? La risposta non è semplice. In molte parti del mondo vi è una terribile esplosione demografica e in pochi decenni potremmo raggiungere un numero di abitanti troppo grande per sperare in una condizione di vita accettabile. Il Sistema formato dalle creature viventi è un sistema chiuso e può facilmente collassare come già capitato molto spesso nella storia della Terra. Se questo non è un problema per il pianeta, lo è certamente per noi se vogliamo sopravvivere ed espanderci. Forse l'unica soluzione è lo Spazio.

L'uomo dovrebbe cambiare il suo modo di pensare troppo “provinciale” e pensare al Sistema Solare come alla sua nuova casa. Questa non è fantascienza, ma i nuovi orizzonti della civiltà umana. La Luna, gli asteroidi e Marte sono il primo passo ed il miglior banco di prova per capire il nostro futuro. Essi sono ricchi di risorse minerarie che possono essere recuperate con tecnologie non troppo più progredite di quelle esistenti. La colonizzazione del Sistema Solare, e della Galassia in un futuro più lontano, sono probabilmente l'unica possibilità per la razza umana di evolversi sia fisicamente che eticamente. Se i dinosauri, dopo 180 milioni di anni di evoluzione, non furono capaci a salvarsi dall'impatto di un asteroide 65 milioni di anni fa, l'umanità potrebbe superare indenne le future catastrofi ambientali attraverso la colonizzazione dello Spazio.

Collegamenti

Riscaldamento globale o istupidimento globale? - A. Autino

Altri commenti ed interventi sui cambiamenti climatici - M. Martin-Smith, D. Christlein, L. Spairani 

Scheda dei riferimenti
Home page del servizio sui cambiamenti climatici

 [002.VZ.TDF.2007 - 02.12.2007]