Una piccola storia quasi Zen 

Proposta di riflessione di A. Autino

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Siedi su una roccia, di notte, e guarda il cielo. Se non hai una roccia a disposizione, basta un terrazzo, una finestra, un punto di osservazione che ti consenta di escludere dalla tua visuale qualsiasi cosa che non sia il cielo stellato (pensa, se vuoi, alla siepe dell’Infinito leopardiano, che “da tanta parte de l'ultimo orizzonte il guardo esclude” ).

Alza gli occhi all’infinito, non guardare i monti, le case, non sentire i rumori del traffico. Sei tu, la tua roccia, e l’infinito. Adesso ti senti come un astronauta, seduto su un puntino infinitesimale dell’universo.

Lascia da parte tutto per un momento, anche la tua piccola o grande fede in Dio, se ne hai una. Considera, per quanto grande possa essere la tua Fede, che la’ fuori potrebbe anche non esserci alcun Dio, oppure, per un miliardo di ragioni che non conosci, Lui potrebbe avere da fare per qualche altro millennio in altre galassie (magari Lui pensa che a quest’ora dovremmo essere cresciuti, e per un po’ possiamo cavarcela da soli J). 

Dunque, in questo caso, saresti qui da solo, su questa roccia, nell’infinito. Assapora per qualche secondo il terrore e l’angoscia della solitudine assoluta, come un astronauta alla deriva nella sua tuta, finchè dura l’aria da respirare…

Ma non sei solo: hai 6.5 miliardi di esseri umani, appartenenti alla tua stessa specie, con i quali condividi biologia e linguaggi, e puoi sempre provare a capirti e collaborare. Hanno bambini come i tuoi, sono preoccupati per il futuro, come te, sono pronti a darsi da fare se solo ne avranno l’occasione, e sentiranno di essere apprezzati. Ora tutti quei birbanti non ti sembreranno più nè fastidiosi nè ingombranti, e neppure dei pericolosi concorrenti, pronti a tagliarti la gola per predare i tuoi pochi o tanti averi. Essi sono adesso l’unica tua forza e consolazione. Ed anche, guardando il nostro piccolo pianeta da una prospettiva più grande, che abbraccia almeno il sistema solare, ti rendi conto di come sia fragile, esposto sia a minacce endogene sia cosmiche, di quanto sia fragile e del tutto causale la sopravvivenza della nostra specie. Quando (e non piu’ se) saremo stabiliti su almeno un altro pianeta, saremo molto meno fragili: pensa all’enorme passo avanti filosofico, che ne risulterà per la nostra cultura, e cosa potremo edificare, su questa nuova piattaforma del pensiero.

Adesso forse ti accadrà di pensare al mistero dell’universo, e potrai permetterti una piccola o grande speranza (questo in caso tu sia, come me, un agnostico aperto, ma anche se hai una fede, oppure non ce l’hai): che dietro la perfezione armonica delle leggi che regolano l’universo ci sia effettivamente una Scienza con la S maiuscola, un Progettista che ha dato l’avvio a tutto questo, per un grande scopo che forse un giorno potremo capire. In effetti, l’unica certezza che mi sentirei di condividere – chiamala fede, se vuoi – è questa: che l’Universo è molto misterioso, che noi siamo una specie intelligente, evoluta contro ogni ragionevole probabilità su questo piccolo pianeta sperduto. E la nostra evoluzione è guidata da un impulso (Evolutionary Impulse and the Human Psyche, Steven Wolf), forse codificato nelle nostre cellule, e questo impulso ci porta dritti nello spazio, a popolare il nostro sistema solare, tanto per cominciare. Se vogliamo utilizzare un principio religioso più tradizionale, Dio o chi per Lui ci ha creati per crescere e moltiplicarci, e cerca in tutti i modi di farcelo capire, ma noi non Gli diamo ascolto (così come quando ci comandò, ormai 3000 anni fa, di non uccidere). Ora, l’unica scienza che ci puo’ aiutare concretamente, tutti, credenti e laici, è al momento la nostra piccola, imperfetta scienza – che però ci permette già di volare nello spazio (e questo può fare la differenza tra lo sviluppo ed il declino, sulla soglia dei 7 miliardi di individui su questo pianeta). Ed anche non abbandonare la speranza, e mai smettere di riordinare i pensieri e di continuare a lavorare per il progetto più grande, alla nostra portata: proprio noi, di quest’epoca storica, tra tutte quelle passate e quelle future.

Tutto questo ti ritrovi a pensare, se guardi l’infinito, come faceva Giacomo Leopardi, un secolo e mezzo fa. Tutte le persone viventi sono tue amiche ed alleate, tutte le vite umane ti sono care e sacre, e persino le vite non umane consideri con maggior gentilezza, perchè appartengono anch’esse a questo pianeta, e ci consentono di alimentarci e sopravvivere. Forse comprenderai anche il significato profondo di quell’insegnamento cristiano ancora così disatteso – ama il tuo nemico. Gesù non disse di non battersi contro l’ingiustizia, e di non avere conflitti, ma disse “ama il tuo nemico”, cioè non ucciderlo, sii responsabile per la tua vita ed anche per la sua, e per quella dei tuoi figli e dei suoi. Possiamo evitare di avere contrasti con settori più primitivi della società terrestre, ancora inclini ai comportamenti naturali della violenza e dell’assassinio? Probabilmente no, ma possiamo cambiare il nostro modo di gestire il conflitto: quando abbiamo a che fare con una tigre, che ci vuole uccidere, cerchiamo di impedire che ci uccida senza ucciderla, ed oggi cerchiamo anche di conservare il suo habitat. Perchè dunque dovremmo trattare meglio la tigre che il terrorista? O la gente presso la quale il terrorista si nasconde? Con gli Iracheni (ad esempio) potremmo anche parlare, se solo ci degnassimo di imparare la loro lingua, e di aiutarli (a conservare e migliorare il loro habitat, giacchè sono persone, e quindi possono evolvere) invece di sparar loro addosso prima di capire se sono terroristi o poveri disgraziati che non riescono neppure a provare a spiegarsi. Ok, la mente tende a divagare, quando contempli l’infinito (J).

Se adesso torni a pensare alle tue attività quotidiane, a tutte le cose che hai da fare, vedrai che ti sembrerà tutto più fattibile, la comunicazione con gli altri più facile e familiare, perchè hai guardato questo pianetino dallo spazio, e tutta la gente che ci abita ti sembra più vicina ed amica. Domani o fra un’ora questa sensazione, questa acquisizione filosofica, sarà sommersa dal peso delle tue preoccupazioni. Ma forse, se ripeterai l’esercizio di tanto in tanto, potrai ritrovarla e farla diventare parte della tua vita.

Questo è il regalo filosofico, il primo e grande regalo, che lo spazio fa – moltiplicato per mille – ad ogni astronauta, ai turisti spaziali, ed a chiunque sappia cercare ed accettare una visione del mondo aperto. Quando tornano a terra, gli astronauti sono portatori di un cambiamento di portata molto maggiore, più forte e duraturo. Per questo il turismo spaziale non è uno spreco nè un lusso, e non è solo l’unico asse di sviluppo industriale forte, che può portarci fuori dalla crisi, ma è anche uno scopo nobilissimo e culturalmente molto elevato in sè.

Più persone andranno nello spazio, nei prossimi anni, più gente ci sarà che avrà la giusta visione del mondo, più grande ed aperto, e che si rivolgerà agli altri considerandoli davvero fratelli co-planetari, preziosi ed insostituibili, nell’avventura cosmica della nostra strana specie.

[033.AA.TDF.2005 - 04.11.2005]