Report sull'Energia

La transizione del petrolio: da risorsa a palla al piede della Civiltà - di Alberto Cavallo

Fusione nucleare, a che punto siamo - di Franco Pallavicini

Altri articoli in tema energetico

 Modello funzionante della macchina di Watt

Apriamo con questa pagina una riflessione sul tema dell'energia, quasi una rubrica fissa che svilupperemo su diversi dei prossimi numeri di TDF. L'intenzione è quella di passare in rassegna le diverse filiere energetiche, analizzandone le potenzialità, l'economicità, l'ingombro ambientale e la funzionalità, in relazione agli irrinununciabili – per noi astro-umanisti –  obiettivi di continuazione dello sviluppo della civiltà. 

In questo numero, TDF 3/2005, presentiamo due articoli monografici. 

Il primo è un'analisi puntuale della filiera petrolifera, a firma Alberto Cavallo. Alberto esamina il problema sia dal punto di vista economico sia da quello politico, non trascurando di valutare attentamente l'aspetto di pesante ingombro ambientale, rappresentato dalla colpevole ostinazione nell'uso reiterato di questa filiera, ancora vista dai decisori planetari come la principale se non l'unica. L'articolo risulta veramente illuminante, per tanti aspetti, da tempo non leggevamo una dissertazione tanto lucida e logica, su quella che, in altri articoli su questa rivista, abbiamo definito "Tirannia del petrolio".

Nelle sue indicazioni conclusive, Alberto tocca tra l'altro il tema del risparmio energetico. E su questo si è oviamente aperta la discussione nella redazione. Il tema del risparmio energetico infatti non può essere approcciato come una strategia per la soluzione a lungo termine del problema energetico, è bene puntualizzarlo, anche se comunque questo non è l'orientamento che emerge dall'articolo di Alberto. Non per noi, che non abbiamo mai nascosto la testa nelle sabbie di questo pianeta, e che vediamo chiaramente come appena fuori fluiscano quantità enormi di terawatt di energia solare, 1400 w/mq continui 24/24 ore, 7/7 giorni, su superfici virtualmente illimitate (contro 700 w/mq scarsi del solare terrestre, nelle zone e nelle ore di maggior insolazione, su superfici limitate). Questo non dobbiamo mai stancarci di scriverlo e di dirlo forte (anche solo come slogan, quando non vi sia spazio per lunghe dissertazioni), ovunque si discuta di energia. Perchè non c'è nessun altro oltre a noi che lo faccia presente. Mentre di risparmio ne parlano in tanti, a proposito ed a sproposito. Inoltre TDF, nel suo dna costitutivo, ripudia qualsiasi argomento che possa suonare "educativo" (leggi = moralisteggiante) nei confronti dei cittadini sovrani, penalizzandoli ed intimidendoli nelle scelte e nei comportamenti, mentre lascia indisturbati i poteri forti, quasi fossero al di sopra di qualsiasi concetto etico (e quanto bisogno c'è, invece, di una decisa evoluzione sul piano dell'etica, nel mercato come nella politica!).  

Il secondo articolo, che si deve allo spirito attento ed indagatore di Franco Pallavicini, fa il punto sulla fusione nucleare. Oltre ad una doverosa e quanto mai necessaria ripuntualizzazione delle differenze tra fissione e fusione, Franco fornisce informazioni utili, in linguaggio comprensibile anche ai non esperti, circa la situazione della ricerca sulla fusione nucleare. Ricerca che sembra essere rilanciata alla grande dal progetto ITER, che prenderà forma in Francia, e da altri progetti minori, come quello della centrale di ricerca IGNITOR, che nel corso del 2005 sembra prender corpo nell'area di Rondissone, alle porte di Torino.

Avendo seguito un po' più da vicino la vicenda di Ignitor (non fosse che per la vicinanza geografica, ed anche perchè alcuni amici ne sono personalmente coinvolti), non posso non rimarcare la profonda scorrettezza e disonestà intellettuale degli ambientalisti locali, che hanno fatto tutto il possibile per disinformare la popolazione, confondendo volutamente fissione e fusione, ed omettendo il piccolo particolare che IGNITOR sarebbe una piccola centrale di ricerca, quindi assolutamente incapace di emettere anche quel poco (del tutto innocuo, addirittura inferiore al livello di radioattività naturale emessa dal sole o dal terreno in certe zone) che emetterebbe una centrale produttiva a fusione. Franco puntualizza l'importanza di impianti di ricerca, per sviluppare la conoscenza che ci metta in grado in un futuro non lontano di utilizzare la fusione come filiera energetica. Ed io aggiungo, dal mio punto di vista di piccolo imprenditore, che progetti di questo genere possono essere fonte di sviluppo economico significativa per una zona, quella del Vercellese, che rappresenta, se possibile, uno dei punti più bassi nel desolante panorama del cosiddetto (e mai abbastanza denunciato, nella sua perniciosità culturale) "soft landing" industriale.  

Adriano Autino

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 [025.AA.TDF.2005 - 10.11.2005]