Newsletter TDF 1-2006

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Il Turista dell'Infinito

di Adriano Autino

Il 2033 migliore ed il 2033 peggiore

Il governo del terrore

E se non avessimo paura?

TDF per l’industria aerospaziale

La prima convention internazionale di Tecnologie di Frontiera

Carissimi Co-Planetari,

All’inizio del 2003, sulle pagine di TDF, avevamo aperto un questionario di previsione su un orizzonte temporale di 30 anni. Si chiedeva di immaginare il futuro migliore ed il futuro peggiore nel 2033.

Il 2033 migliore ed il 2033 peggiore

Il 2033 che io sogno, e che qualsiasi sincero umanista credo sogni con me, vede la filosofia del mondo aperto in pieno sviluppo, la space economy solidamente avviata su una prospettiva di crescita praticamente illimitata, i conflitti planetari in via di soluzione, ed i problemi ambientali almeno in via di alleggerimento, grazie alla progressiva diminuzione della pressione sull’ecosistema di questo pianeta, poichè avremo iniziato a trasferire il peso della nostra crescita altrove (Un millennio di crescita della civiltà).

Il 2033 peggiore è invece uno scenario apocalittico: il mondo è rimasto chiuso, l’economia non ha spazio nè risorse per espandersi, tutti i conflitti non possono che peggiorare, autoritarismo e barbarie riconquistano progressivamente posizioni, la nostra civiltà è entrata in un vortice involutivo difficilmente reversibile. Avevo anche scritto: in un mondo chiuso, con una popolazione umana intorno agli 8 miliardi, i problemi economici, sociali, di risorse, energetici ed ambientali ci sommergeranno, l’economia andrà a picco, e non avremo più soldi, ma soprattutto non avremo più la fantasia, la freschezza culturale necessaria, per andare nello spazio. La finestra temporale favorevole al primo passo della nostra civiltà verso le stelle, apertasi negli anni ’50 del secolo scorso, si sarebbe chiusa, forse irrimediabilmente. Sarebbe difficile persino immaginare se e quando il processo involutivo potrebbe cambiare di segno (La vittoria del mondo chiuso).

Rileggendo quelle righe oggi, a soli due anni di distanza, mi vengono i brividi.

Il petrolio, tuttora la nostra principale fonte energetica, ha raggiunto quotazioni stratosferiche, ed, al di là di fluttuazioni congiunturali, tutto lascia pensare che continuerà a crescere, sull’onda dell’aumento della domanda dovuto allo sviluppo asiatico (si veda l'articolo di Alberto Cavallo). L’economia globale è stagnante, manca di assi di sviluppo industriale forte, ed è sottoposta alla spada di Damocle della limitatezza delle risorse energetiche e materiali del nostro (per il momento) solo pianeta. I conflitti si moltiplicano e peggiorano, anzichè trovare vie di soluzione, ed i vili attentati di Madrid e Londra (quattro anni dopo l’11 settembre di New York) testimoniano l’impotenza (e l’incredulità) delle società avanzate di fronte allo stragismo delle frange più primitive della nostra specie. I disastri naturali e le minacce globali si susseguono ad un ritmo impressionante. Nel breve volgere di un anno abbiamo avuto: lo tsunami asiatico, che ha causato centinaia di migliaia di vittime e messo in ginocchio l’economia di un’intero subcontinente; il ciclone Katrina, che ha distrutto New Orleans, il terremoto in Pakistan, che ha causato 50.000 vittime, e gli uragani Rita, che ha imperversato sul Texas, Wilma, che ha minacciato (e miracolosamente risparmiato) il golfo del Messico. E, da ultimo, l’influenza aviaria, altra piaga apocalittica, che incombe sul nostro presente, e si trasmette sulle ali degli uccelli selvatici, a dispetto di tutta la nostra tecnologia. Ad essere messo in ginocchio, nel caso degli uragani di questo autunno, non è stato un Paese in via di sviluppo, ma la prima economia del pianeta. Alcuni colleghi, partecipanti al Congresso IAF, tenutosi a Fukuoka in Giappone, dal 17 al 21 ottobre, riportano le dichiarazioni di esponenti della NASA: 200 miliardi di dollari, destinati alla ricostruzione di NewOrleans, sarebbero in alternativa al nuovo programma spaziale statunitense.

Il 2033 peggiore è dunque già qui? Siamo già al punto di dover scegliere tra l’espansione nello spazio (posto che questa opzione fosse veramente proposta come tema strategico, e purtroppo non lo è) ed una serie continua di emergenze?

Sarebbe più che lecito scoraggiarsi: i nostri leader politici già da prima non erano capaci di vedere lo spazio se non come uno dei facili espedienti per spillare quattrini ai contribuenti, pronti ad intonare altre canzoni, “responsabili, ragionevoli e sostenibili”, pur di seguire le mode e l’emotività popolare. Non sono necessari politologi di professione per profetizzare che lo spazio passarebbe velocemente in coda alla lista delle priorità, molto prima che le emergenze imponessero davvero delle scelte drastiche. La gravidanza della Madre Terra, incinta di una Baby Civiltà Solare, giunta verosimilmente alla conclusione, a giudicare dalla frequenza delle contrazioni, si concluderebbe molto probabilmente – come molti parti di una volta (e anche di oggi, nelle aree meno fortunate del pianeta) – con una tragedia per la mamma, o per il bambino, o per tutti e due.

Mi viene alla mente uno slogan di Green Peace, che si è visto sui media, in queste settimane: “Decidi. O il pianeta lo difendi tu, o si difende da solo.” Una ferma condanna del tono, quasi apologetico nei confronti dei disastri naturali, e piuttosto truce nei confronti delle vittime, è ovviamente d’obbligo, per noi umanisti. A tale slogan, tristo e lugubre, ne vorrei contrapporre un altro, molto più fattivo e che, soprattutto, non inneggia alla morte ed alla distruzione, bensì alla vita ed alla solidarietà umana:

“O la tua specie la difendi tu, o non la difende nessuno.”

Il governo del terrore

La situazione in Italia non induce certo all’ottimismo. In questo Paese vanno in scena, generalmente in ritardo, solo le caricature delle grandi rivoluzioni che si sono viste in altri Paesi. Qui abbiamo il movimento ambientalista più retrogrado del pianeta, che si oppone ostinatamente sia a nuove strade sia a nuove ferrovie, equidistante nel rifiuto sia delle discariche sia dei termovalorizzatori, negazionista delle sostanziali differenze tra nucleare a fissione e fusione nucleare, e contrario perfino all’eolico (deturperebbe il paesaggio!). Qui abbiamo avuto per cinque anni un governo cui molti avevano dato fiducia credendo alla promesse di modernizzazione ed alleggerimento della burocrazia, e di liberazione dell’economia e del mercato dalle tante barriere imposte dai potentati economici e politici. Una sorta di cura tatcheriana, che però non si è vista: altri cinque anni persi, una rivoluzione mancata, il cui bilancio ormai è improcrastinabile (si veda una breve riflessione in proposito, di prossima pubblicazione).

In Italia come nel resto del mondo la terrocrazia sembra farla da padrona. Come abbiamo visto vi sono, nella nostra realtà sociale, diverse ragioni, vere e/o presunte, per mantenere uno stato di terrore, che induce la gente a continuare a sostenere governi sempre più incompatibili con strategie di vero sviluppo. Prima della caduta del muro di Berlino la funzione terrorizzante era svolta dal nemico ideologico, che allignava al di là del muro, e dalla minaccia di olocausto nucleare. Dopo un breve periodo di disorientamento, il vuoto è stato riempito dalle diverse minacce ambientali, dal terrorismo qaedista, dall’immigrazione e dal cosiddetto confronto di civiltà. Minacce tutt’altro che scientificamente provate (quelle ambientali), e sicuramente non risolvibili con la logica dell’occhio_per_occhio e dente_per_dente (quelle terroriste). E che dire dell’influenza aviaria che, secondo gli esperti governativi, doveva sterminare 16 milioni di persone solo in Italia, nello scorso autunno? Ovviamente non intendo minimizzare il pericolo, può darsi che il peggio debba ancora venire, quindi le ragionevoli precauzioni sono sensate. Non si può tuttavia non osservare che sinora non abbiamo avuto un solo caso in Europa: o siamo diventati di colpo bravissimi nella prevenzione (cosa improbabile), oppure qualcuno ha esagerato.

In generale viviamo una situazione in cui le parole profetiche di Papa Woytila, che negli ultimi anni del suo pontificato aveva ripetuto e scritto spesso “non abbiate paura”, suonano pericolosamente sovversive! Ci ha già pensato il suo successore, papa Ratzinger, in piena sintonia con il cardinale Ruini ed il clero cattolico più conservatore, a correggere il tiro. Dal balcone domenicale di Piazza San Pietro non sentiamo più condanne della guerra, ma concetti cari a Mr. Bush, ai neo-con (o terro-con, o come si chiamano), ed a tutti i terrocrati del pianeta: che la pace si difende mandando soldati in tutto il mondo. Non una parola sulle uccisioni e sulla ordinaria barbarie perpetrata dalle truppe alleate oggi in Irak, come ieri in Kossovo: quando si ha paura, ci si chiude a riccio e si spara, senza neppure tentare di capire. È quello che viene insegnato ai nostri ragazzi di vent’anni, che mandiamo in giro nel mondo, armati fino ai denti: ad avere paura ed ispirare paura, alimentando così (e non contrastando) il generale stato del terrore.

Sempre più evidenti risaltano alcune separazioni ideologiche nette, sempre più trasversali rispetto alle vecchie contrapposizioni dell’era industriale. Da una parte i reduci delle ideologie autoritarie dei secoli scorsi – fascismo, stalinismo, integralismo religioso – che affrontano i conflitti sociali ed etnici con la violenza, seminando odio e generando nuove faide sociali: a Parigi, Bologna, Bagdad, Palestina, New Orleans, solo per citare alcuni esempi recenti. Dall’altra coloro (purtroppo pochissimi) che provano ad usare la ragione e la gentilezza, in situazioni sociali – come quella romana – comunque rese molto difficili dal pastone di affarismo senza progettualità, mafia e burocratismo di questi ultimi anni, trovando soluzioni senza che nessuno si faccia male. Ma se i cronisti fossero più attenti, ed imparassero a fare notizia anche con le storie positive, forse si troverebbero molte ragioni per avere un po’ di speranza (se non fiducia) nel futuro.

E se non avessimo paura?

E se dessimo retta al vecchio Papa, e smettessimo di avere paura, cosa potremmo fare? Una buona domanda, per l’inizio di un anno cruciale come il 2006. Pensiamo inoltre che, anche nei casi in cui la paura fosse giustificata, conviene, se si vuole aumentare le probabilità di salvarsi la vita, agire come se non si avesse paura (forse la miglior definizione di coraggio J).

Un turista, a spasso nell’infinito, può farsi paralizzare dal terrore, se si focalizza troppo a lungo sulla propria solitudine e piccolezza, oppure godere le meraviglie che va scoprendo… oppure governare in modo maturo le proprie sensazioni ed emozioni, tenersi la capacità di spaventarsi in background (un sistema di sicurezza, che ci avverte quando siamo veramente minacciati), e godersi le meraviglie, le novità, le scoperte, gli orizzonti evolutivi che si dischiudono.

Scienza e tecnologia perdono immediatamente corna, coda e zoccoli da diavolo, se non si ha paura, se si torna ad avere fiducia nelle nostre capacità di sperimentare, di governare i rischi, in una parola di espandere la civiltà umana.

L'Infinito

di Giacomo Leopardi

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
De l'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminato
Spazio di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e 'l suon di lei. Così tra questa
Infinità s'annega il pensier mio:
E 'l naufragar m'è dolce in questo mare.

Persino l’asteroide Apophis che sembra possa colpire il nostro pianeta tra una trentina d’anni (si vedano in proposito anche le profetiche parole di Stephen Ashworth: A 10-km asteroid) può essere visto come un’opportunità, se non abbiamo paura. È una sfida, certo, ma trent’anni sono un periodo sufficiente per affrontarla: ricordiamoci sempre che siamo andati sulla Luna in meno di dieci anni, 40 anni fa! Per deviare il sasso che ci sta arrivando addosso, e magari utilizzarne le materie prime per costruire parte dell’infrastruttura geo-lunare, dobbiamo accelerare enormemente lo sviluppo dell’astronautica. Le tecnologie ci sono, il know how e le motivazioni anche. Basta trovare il modo di incanalare capitali sufficienti: un problema di ingegneria finanziaria, una mera banalità, se avessimo un management socio-politico capace di pensare allo sviluppo, anzichè a terrorizzare la gente per tenersi la sedia sotto il sedere.

La politica dovrebbe aiutare i giovani a diventare persone consapevoli e mature, e gli adulti a maturare sempre maggiori gradi di libertà, sovranità, promozione sociale. Ma fa in genere il contrario. Per fortuna la politica non è la sola risorsa della civiltà, anche se è arduo per le altre risorse riuscire a lavorare e dare un contributo, in presenza di una politica che agisce e pensa come un pallone frenante, anzichè come un booster.

Vi rimando qui ad un breve articolo, su un argomento, in apparenza frivolo, emerso dalle cupe cronache di fine 2005. È come se i media volessero a volte farci presente ciò che succede, e lasciare poi a noi – o alla nostra coscienza etica – la scelta se preoccuparci o meno. Alludo, nel caso specifico, alla quantità di notizie riguardanti vip drogati, e/o sorpresi in mutande in situazioni vergognose. Ognuno di noi reagisce a tali notizie con indignazione o rassegnazione, ma forse non riflettiamo abbastanza sul fatto che chi si droga, ed esercita funzioni di governo, o di produzione culturale, inquina ed avvelena la cultura della nostra società. Blade Runner ci propone una interessante riflessione in proposito (La cultura drogata).

Sempre in altra parte, per non appesantire la newsletter, propongo un piccolo esercizio di meditazione che qualche redattore ha definito (ironicamente) una Favola Zen. Non è Zen, ma solo un modesto invito alla riflessione su quanto potrebbe cambiare la nostra cultura ed il nostro modo di pensare, una volta che molti di noi umani fossero stabilmente insediati fuori dal pozzo gravitazionale di questo pianeta.

TDF per l’industria aerospaziale

Tecnologie di Frontiera crede molto nella prospettiva dell’Astronautica, e nell’urgenza assoluta di dare l’avvio alla Space Economy, ed intende lavorare senza tregua per la sua realizzazione.

L’estate scorsa abbiamo registrato la testata in tribunale, TDF si presenta ora rinnovata, e cambierà ancora, nei prossimi mesi, per perseguire una maggior utilizzabilità, da parte di tutti coloro che condividono il nostro spirito ed i nostri obiettivi. Tra le altre cose abbiamo varato una strategia rivolta alle imprese del settore aerospaziale, ed a qualsiasi impresa o soggetto commerciale si interessi allo spazio ed all’astronautica. 

Sì, avete capito bene: non chiediamo il pedigree, nè lauree specialistiche, a nessuno! Ci interessa il rapporto con chiunque, aziende, piccole imprese o singoli, di ricerca oppure no, che vedano il loro futuro, in tutto o in parte, in relazione allo Spazio ed all’Astronautica. Offriamo spazio sulla nostra rivista, per i loro articoli, di descrizione dei loro progetti, o anche delle loro sensazioni ed opinioni sulla prospettiva dell’industrializzazione dello spazio geo-lunare, e su qualsiasi tematica connessa a space tourism, di carattere scientifico, tecnologico o commerciale. Offriamo di mettere il loro logo aziendale in home page di TDF (visitata da 150-300 visitatori al giorno, per la maggior parte appartenenti alla space community internazionale), con link al loro sito. Offriamo anche di condurre iniziative in comune, forum specialistici, ricerca di collaboratori ed offerta di collaborazione, nel settore aerospaziale.

La prima Convention Internazionale di Tecnologie di Frontiera

Da oggi al primo aprile 2006, riceverete questa newsletter con una frequenza maggiore, rispetto a quella cui ci siamo abituati in questi anni. Il 1mo aprile 2006 è infatti la data della prima convention internazionale di Tecnologie di Frontiera, che si terrà nel Castello Medievale di Moncrivello.

Si tratta di una convention… non convenzionale. L’abbiamo infatti impostata come fusione tra visione, scienza ed arte. Dalle 9.30 del mattino fino alle 22:00, si susseguiranno interventi a tema filosofico, economico, tecnologico, interventi di tipo artistico (arti visive), ed interventi musicali, in cui musicisti (jazz e classici) presenteranno i loro progetti in tema spaziale ed astronautico, concepiti appositamente per la nostra convention.

Iscrivetevi per tempo: il castello non è molto grande, ed i posti sono limitati!

L’iscrizione è possibile sul sito web della convention.

Per il sommario di questo numero vi rimando all’editoriale di Jacopo Cordero, nostro direttore responsabile di testata.

[029.AA.TDF.2005 - 28.12.2005]