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Quali
classi di problemi può affrontare un computer quantistico A
questo punto sorgono quasi spontaneamente due domande:
quali classi
di problemi può affrontare un computer quantistico ? come può
essere fisicamente costruito un computer quantistico?
Si
può intuire che il computer quantistico non è il computer tipico
per navigare in Internet o per inviare la posta elettronica. A cosa può
servire allora? Si è già osservato che, secondo il dogma fondamentale
della computazione, nell'ambito del calcolo non esiste alcuna macchina concettualmente
più potente della macchina di Turing. Dal punto dei vista della computabilità
un algoritmo è caratterizzato anche dal numero di operazioni e dalla quantità
di memoria richieste per un input di dimensioni x. Questa caratterizzazione dell'algoritmo
determina quella che viene definita la complessità dell'algoritmo stesso.
Tra i problemi considerati complessi ci sono certamente quelli che crescono come
la potenza di un numero. La funzione y =x2 cresce molto rapidamente. Per valori di x molto elevati occorre eseguire moltiplicazioni sempre più
laboriose. Se la potenza cresce ulteriormente, per esempio y =x4
o y =x5 la difficoltà aumenta ancora. Simili problemi,
definiti polinomiali, sono oggi alla portata dei computer classici. Ma esistono problemi
che crescono molto più rapidamente di quelli polinomiali. I problemi di
tipo esponenziale aumentano di complessità più rapidamente di quelli
polinomiali: ex cresce molto più rapidamente di x3,
x5, x 7, . . per valori crescenti di x. La distinzione
oggi più utilizzata è quella tra problemi che possono essere risolti
in modo polinomiale (P ), e considerati trattabili, e quelli che invece non possono
essere risolti in modo polinomiale e che vengono generalmente considerati intrattabili
e che possono a loro volta far parte di classi diverse. Tra queste ultime la prima
è la cosiddetta classe NP. Semplificando, i problemi di tipo NP non
possono, in generale, essere risolti da algoritmi deterministici di tipo polinomiale e
sono, quindi, in
linea di principio intrattabili. NP, infatti, sta a significare non-deterministic
polynomial time. Non deterministico significa che a un dato passo dell'algoritmo
non si può stabilire in maniera univoca quale possa essere il passo
successivo. Un pò come nel gioco degli scacchi: data una mossa dell'avversario non c'è
al momento un algoritmo che possa, a priori, determinare deterministicamente, in
tempo ragionevole, quale debba essere la mossa successiva. Esistono ulteriori
problemi, definiti NP-completi, che fanno parte di NP ma sono raggruppabili in gruppi
tali che se si risolve un problema in tempo polinomiale allora tutto il gruppo
è risolubile. Tra questi problemi rientra il celebre problema del commesso
viaggiatore che debba visitare un certo numero di città, ciascuna una volta
sola e senza tornare mai indietro, attraverso un percorso che abbia la lunghezza
minima. Per riassumere quanto detto finora si può dire che gli algoritmi
possono essere classificati come:
P:polinomiali:(per
esempio, la moltiplicazione) NP:polinomiali
non deterministici:(per esempio, la fattorizzazione) NP-completi:sottoclassi
di NP tali che se uno della classe è trattabile lo sono tutti: (per
esempio, il
problema del commesso viaggiatore).
Sebbene le classi di tipo NP non
siano le più complesse esse contengono comunque alcuni tra i problemi, al
momento, di maggior interesse. Tra questi il problema della fattorizzazione di un
numero è intimamente connesso con la possibilità di decrittare un
sistema di crittografia, come per esempio il sistema RSA129 che utilizza chiavi
costituite da 128 cifre. È stato valutato che, se per fattorizzare un numero
di 128 cifre nel 1994 sono stati necessari 5000 MIPS-anni (MIPS: milioni di istruzioni
al secondo), per fattorizzarne uno di 200 cifre occorrerebbero quasi 3 miliardi
di MIPS-anni. Ed è proprio nell'area di simili problemi che entra in
gioco il computer quantistico. Si è recentemente scoperto, per esempio, che proprio la fattorizzazione in fattori primi di numeri molto grandi può
essere affrontata con successo da un ideale computer quantistico, che usi quindi
sovrapposizione ed entanglement, con un metodo, detto algoritmo di Shor, ideato
da Peter Shor nel 1994. L'algoritmo di Shor è matematicamente abbastanza
semplice e richiede un hardware quantistico abbastanza modesto, almeno per piccoli
numeri. CRIPTOGRAFIA
ASSOLUTAMENTE ERMETICA Un altro problema per il quale
l'impiego delle proprietà quantistiche sembra schiudere promettenti orizzonti
è quello relativo alla soluzione del cosiddetto problema del corriere presente
nei sistemi criptografici. Questo problema è relativo al fatto che qualunque
trasmissione criptografica protetta include l'inevitabile impiego di un corriere
per il trasporto della chiave. Il corriere è il punto debole di tutto il
sistema (esso stesso può "tradire ", o, essere sequestrato e
costretto a tradire). Non giova pensare al fatto che le due parti possano incontrarsi
per lo scambio delle chiavi una volta per tutte, preventivamente a qualsiasi
collegamento, perché ovvie ragioni di sicurezza consigliano di cambiare ad ogni collegamento
la chiave. Dunque, alle due parti, se vogliono comunicare standosene nella propria
sede, non resta altro che affidarsi ad un corriere. I sistemi di criptografia
hanno notevoli similitudini con una cassaforte, nella quale si possono distinguere
relativamente alla sicurezza due aspetti:
a.
Quello della sicurezza fisica, rappresentato dalla robustezza del sistema di fronte a effrazioni operate
con mezzi fisici (strumenti da scasso di vario genere, lancia termica ecc. ). La
sicurezza fisica di una cassaforte corrisponde al problema del corriere in un
sistema di trasmissione criptografico. b.
Quello della sicurezza logica, rappresentato
dalla complessità e non falsificabilità della chiave di apertura. La sicurezza logica di una cassaforte corrisponde al problema di costruire algoritmi
matematici sufficientemente complessi tali da non poter essere facilmente violati
da chi illegittimamente tenti di infrangere il sistema.
È possibile
dimostrare teoricamente che si possono ottenere messaggi criptografati a ermeticità
assoluta ove, a ogni sessione, si ricorra a chiavi realizzate con sequenze casuali
di dati, in modo da non fornire al criptoanalista della parte avversa "dati
storici "su cui poter lavorare. La tecnica di criptazione, con un procedimento
quantistico per realizzare scambio di chiavi produce assoluta ermeticità.
Problemi di fisica realizzabilità
La realizzabilità fisica
di dispositivi per QC è fortemente condizionata da un fenomeno noto come
"decoerenza quantistica ", ossia l'inevitabile effetto dell'interscambio
fra un sistema quantistico e l'ambiente in cui esso è immerso. Lo stupefacente
effetto della sovrapposizione degli stati con la conseguente possibilità
di ciò che è stato chiamato parallelismo quantistico, viene messo
in seria discussione dal fenomeno della decoerenza. Comunque, molti progressi
in questa direzione sono stati effettuati ed è da ritenere che in prospettiva
il fenomeno delle decoerenza possa essere in qualche modo superato.
Il limite
di scaling, ossia di capacità di crescita dimensionale, sembra in questo
momento intorno ai 50 qubit. E soprattutto non si sa se un programma quantistico
possa essere eseguito per il tempo necessario senza incorrere nel fenomeno della
decoerenza. Uno dei problemi più complessi da risolvere è quello
di impedire che l'interferenza dei vari calcoli si rifletta sul mondo
macroscopico. Infatti, se un gruppo di atomi o di molecole è sottoposto a un fenomeno
di interferenza e interagisce al tempo stesso con l'ambiente macroscopico non
è più possibile rilevare l'interferenza con misure che riguardano
solo gli atomi del gruppo originario che così cessa di effettuare un'attività
di calcolo quantistico utile.
QUALI PROSPETTIVE E SCENARI FUTURI
Non
è possibile al momento attuale formulare previsioni sull'effettiva capacità
tecnica di costruire un computer quantistico in grado, per esempio, di scomporre
in fattori primi un numero di almeno 10 cifre. Ci sono almeno tre tipi di problemi
che occorre risolvere.
Innanzitutto, il mantenimento dello stato di sovrapposizione
quantistica dei vari elementi, e quindi un effettivo isolamento dei circuiti quantistici
dal mondo macroscopico che li circonda.
In secondo luogo, la gestione degli
errori che comunque si manifestano in un complesso circuitale così
delicato. Infine,
la sapienza costruttiva necessaria per realizzare le funzioni di calcolo che attraverso
sovrapposizione, entanglement e interferenza consentono di creare risposte dalle
domande e di correlare le prime alle seconde.
Il computer quantistico permetterebbe, infine, di capire meglio non solo la realtà del mondo subatomico ma anche
il significato più profondo di ciò che è realmente la computazione
e il suo ruolo nel mondo
L'avvento di computer quantistici "tascabili
"non sembra imminente e forse nemmeno interessante. La QC non si pone come
tecnologia concorrenziale alle attuali moderne macchine di calcolo in termini
di realizzazione (maggiore economia, più ridotte dimensioni ecc. ), ma piuttosto
in termini di permettere la soluzione di problemi con la tecnica attuale dichiarati
non solubili.
I primi passi secondo questa modalità di implementazione saranno,
pertanto, sicuramente compiuti nella direzione di macchine specializzate
nella soluzione di problemi particolarmente ardui, con importanti ricadute sul
piano teorico-pratico, non solubili o difficilmente solubili con le tecniche classiche
tradizionali. D'altra
parte il fondatore della Digital (mitica azienda di computer) gli anni cinquanta
prevedeva un mercato di centinaia di computer al massimo in tutto il mondo,
perciò
predire il futuro tecnologico è un'impresa disperata. La strada da percorrere
è enormemente complessa e non è nemmeno certo che sia realmente
percorribile. Ma anche se alla fine il computer quantistico si rivelasse grande
come un edificio e richiedesse centinaia di specialisti per essere programmato
e gestito, e costasse centinaia di milioni di euro, o ancor più, esso potrebbe
rivelarsi un formidabile strumento di calcolo. Dal punto di vista strategico
o economico potrebbe consentire di decifrare qualunque chiave crittografica o
di investigare in tempi brevissimi qualunque archivio. | Si
è lungamente riflettuto sul significato di una simile concettualizzazione:
che cosa significa affermare che lo stato di una particella è un insieme
di possibili stati? Il fotone che incide sul vetro passa o non passa? Un elettrone
è qui o là? Nel mondo quantistico l'elettrone è sia qui
sia là, ma con diverse probabilità di essere qui e là. Soltanto
dopo una misura si può dire se sia qui. Tuttavia se si cerca di misurare
una quantità di un sistema si fa collassare la funzione d'onda del sistema
e si ottiene un valore preciso per una quantità che prima era semplicemente
una delle tante possibilità. È proprio l'osservazione che provoca
la "scelta " di quel particolare valore fra tutti quelli possibili. Cosa causa il collasso di una funzione d'onda?La risposta a questa domanda è
molto complessa ma i si può limitare, in maniera molto approssimativa, a
rispondere che è l'interferenza tra il mondo quantistico e il mondo
macroscopico. Le
ragioni di stupore prodotte dalle scoperte della fisica quantistica sono tantissime
al punto di portare Heisenberg a osservare che per capire la fisica quantistica
bisogna sapersi liberare del pregiudizio classico, di cui ogni essere umano è
inevitabilmente prigioniero, in quanto la fisica classica non è altro che
la precisazione in termini matematici e rigorosi dell'esperienza quotidiana del
mondo fisico, necessariamente basata su oggetti macroscopici. IL
PARADOSSO EPR (EINSTEIN-PODOLSKY-ROSEN) (entanglement) Partendo dalla considerazione
che lo spin (grandezza quantistica che non ha equivalente nella fisica classica)
è una grandezza conservativa, si consideri un sistema quantistico costituito
da due protoni, fra loro localmente molto vicini e con spin totale nullo. Questa
situazione corrisponde ad avere gli spin dei due protoni, misurati lungo una direzione
assegnata, orientati in sensi opposti, ovvero, se un protone ha spin +1/2 lungo
una direzione, l'altro avrà necessariamente spin -1/2 lungo la stessa
direzione. Se
adesso si immagina che i due protoni si allontanino indefinitamente l'uno dall'altro
fino a raggiungere enormi distanze reciproche (anche moltissimi anni luce, se è
il caso!) si deve ammettere, per la menzionata conservazione, che la relazione
di antiparallelismo degli spin resta conservata. Pertanto, ove si effettui la
misura di una componente di spin di una delle due particelle lungo una direzione
assegnata, forzandolo in uno stato determinato, necessariamente anche la particella
lontana verrà forzata immediatamente in uno stato determinato del suo momento
angolare in modo da conservare, lungo la stessa direzione, la relazione di antiparallelismo
di partenza. Per indicare questa stretta interdipendenza fra particelle nel mondo
anglosassone viene usata l'espressione entanglement. Questa azione istantanea
a distanza è stata per lungo tempo considerata paradossale, finché
J. Bell dimostrò che lo strano effetto, anche se apparentemente
paradossale, è effettivamente verificato in natura. Si osservi che il paradosso in
esame era per mettere in difficoltà le conclusioni della fisica teorica:
di fatto, così veniva argomentato, la possibilità di avere un effetto
a distanza in un tempo nullo si configura come una violazione del cosiddetto principio
di località. In realtà, il paradosso citato non viola il principio
di località, in quanto, essendo il risultato della prima misura (quella
sul protone vicino)casuale come lo è quello della seconda misura (quella
sul protone lontano), non è possibile con l'esperienza descritta, trasmettere
informazione fra i due estremi e, quindi, produrre significativi effetti a
distanza. IL
PRINCIPIO DI SOVRAPPOSIZIONE E IL PARALLELISMO QUANTISTICO Un sistema quantistico
evolve secondo un'equazione scoperta dal fisico Schrödinger, fino alla effettuazione
di una misura, all'atto della quale il sistema collassa in uno dei suoi stati
possibili. L'equazione in questione ha la proprietà che la combinazione
lineare delle sue soluzioni è ancora una sua soluzione, per cui se il sistema
parte da una sovrapposizione di stati farà evolvere nel suo processo di
evoluzione tutta la sovrapposizione di stati in blocco. Si consideri l'omologo
del bit classico, il qubit, ossia l'informazione contenuta in un sistema quantistico
a due stati, come lo spin di un elettrone. Dove l'elettrone non sia in uno stato
definito, ma in sovrapposizione di stati 0(Spin "su ")e 1(Spin "giù
"), qualora si assegni allo stato 0(Spin "su ")il valore binario
"0" e allo stato 1 (Spin "giù ")il valore binario "1",
si dovrà concludere che il sistema elettrone si trova in uno stato che
rappresenta la sovrapposizione di "0" e "1"-uno stato classicamente
inimmaginabile! La
sovrapposizione, entanglement e interferenza sono i tre pilastri alla base del
funzionamento del computer quantistico. Secondo
la meccanica quantistica lo spin può essere in uno stato di
sovrapposizione, ossia
in una qualsivoglia combinazione delle due direzioni, per esempio il 30% orario
e il 70% antiorario. L'intero sistema è, quindi, un aggregato incredibilmente
complesso di sovrapposizioni di tutte le possibili combinazioni di spin di ciascuna
particella. L'evoluzione di un simile
sistema, descritta da una complessa funzione
d'onda probabilistica, è un problema non trattabile neppure oggi da qualsivoglia
supercomputer. Si
immagini di avere un atomo che abbia un solo elettrone nell'ultima orbita
occupata. Questo
elettrone può essere spostato, ossia "eccitato", in un'orbita
più esterna illuminandolo con una luce di una determinata frequenza e
durata. L'elettrone fa così un salto quantico in uno stato di energia più
elevata. Se tale stato è sufficientemente stabile lo si potrà
utilizzare, insieme allo stato di energia più basso, per rappresentare rispettivamente
i numeri 0 e 1. Se un atomo "eccitato" viene colpito da un ulteriore
impulso di luce, simile al precedente, l'elettrone ritorna nello stato di energia
più bassa rilasciando un fotone. Ma cosa accade se la durata del primo
impulso di luce dura la metà del tempo necessario per commutare lo stato
dell'elettrone?La risposta è sorprendente per la logica cui si è
abituati: l'elettrone si troverà simultaneamente in entrambe le orbite. L'elettrone sarà allora in una "sovrapposizione" dei due
stati, fondamentale ed eccitato. Un
qubit è una "sovrapposizione" di 0 e 1 e può essere definito
dalla notazione matematica a |0>+b |1>, intendendo con ciò che se
misurato esso potrà valere 0 con probabilità a e 1 con probabilità
b, essendo a e b numeri complessi.
Non
si vuole, per semplicità, approfondire la natura matematica degli stati rappresentati
dal simbolo |>, ma è bene comunque ricordare che tale simbolo sta a rappresentare
un vettore, per sua natura orientato. Lo stato |1 >+|0> è diverso
dallo stato |0 >+|1> Ma come si possono modificare i valori memorizzati
in un qubit? In altri termini che tipo di operatori si possono utilizzare per
modificare il contenuto di uno o più qubit? La domanda è, in realtà,
ancora
più generale. In ambiente quantistico si è visto come sia possibile
invertire il contenuto di un qubit. L'impulso di luce di durata opportuna equivale
a tutti gli effetti a un operatore NOT. Ma si è anche visto che illuminando
l'atomo per metà tempo (rispetto a quello necessario per commutare lo stato
dell'elettrone) si ottiene una sovrapposizione di stati. Un impulso completo
equivale, quindi, all'operatore NOT. Ma uno di durata metà a cosa equivale? All'operatore
radice quadrata di NOT. Oltre all'operatore NOT esistono in meccanica quantistica
altri tipi di operatori, che possono essere applicati. Ecco che finalmente entra
in gioco il principio dell'entanglement. Se due qubit sono entrambi nella sovrapposizione
di 0 e 1 vengono definiti entangled se il risultato della misurazione di uno di
essi è sempre correlato al risultato della misura dell'altro qubit.
L'entanglement, insieme alla sovrapposizione, è la chiave di volta dell'intero funzionamento
del computer quantistico. Senza l'entanglement, infatti, come si potrebbero correlare
i risultati ottenuti con i valori in ingresso? Per comprendere più facilmente
questo fondamentale concetto si può ricorrere a una semplice metafora. Si immagini di avere un insieme di
domande, quali per esempio la moltiplicazione
di diverse coppie di numeri molto grandi, e di distribuire tali moltiplicazioni
tra più persone. Ciascuna di queste trascriverà il proprio risultato
su di un foglietto che porrà in una scatola. La scatola in questo esempio
rappresenta il registro di qubit in uscita. Estrarre di volta in volta dalla scatola
un risultato equivale a far "collassare" il registro dei qubit a un
valore preciso dopo una misura. Ma il risultato ottenuto a quale domanda, ossia
a quale moltiplicazione, corrisponde se sul foglietto è scritto solo il
risultato? Nel computer quantistico è proprio il meccanismo dell'entanglement
che consente di associare i singoli risultati alle rispettive domande. Allo stesso
tempo il principio dell'interferenza fa in modo che se viene estratto un foglietto
con un risultato vengono contemporaneamente distrutti tutti gli altri. Con
i tre fondamentali meccanismi della sovrapposizione, dell'entanglement e dell'interferenza
è possibile costruire un'intera logica circuitale quantistica, almeno a
livello concettuale, con la quale si può mettere in luce la straordinaria
capacità di calcolo di un computer quantistico. Se
adesso si procede a costruire un registro costituito da due elettroni, i cui stati
stabili di spin saranno quattro, corrispondenti ai quattro stati binari (00, 01,
10, 11), ove
lo stato del registro non si trovi in uno stato definito, ma in sovrapposizione
di stati, si dovrà concludere che il sistema "coppia di elettroni "(=il
registro a due elettroni) si troverà in uno stato che rappresenta la sovrapposizione
delle coppie di stati 00, 01, 10, 11. E dunque, in un registro a due celle,
possono
convivere in stato di sovrapposizione tutti e quattro gli stati indicati. Nel
registro sono sovrapposti e simultaneamente scritti i simboli 00, 01, 10, 11,
estraibili
con un'opportuna misura. Segue
una prima importante conclusione:mentre per registrare i quattro valori indicati
in forma classica occorrerebbero quattro registri a due celle, in forma quantistica
i quattro valori indicati sono contenibili in un solo registro a due celle! E
procedendo nella costruzione, un registro a 1 cella può contenere 2 1
valori, un
registro a 2 celle può contenere 2 2 valori, un registro a 3
celle può contenere 2 3 valori
un registro a n celle potrà
contenere 2 n valori. La seconda conclusione è la seguente:
se il sistema quantistico "registro " viene lasciato evolvere, esso
farà evolvere simultaneamente tutti gli stati in sovrapposizione, realizzando
una sorta di funzionamento in parallelo per il quale si usa l'espressione parallelismo
quantistico. Se l'equazione di evoluzione verrà scelta in modo tale da
portare alla soluzione di un determinato problematutto ciò che occorrerà
fare sarà lasciar evolvere il sistema verso la soluzione desiderata, alla
quale esso si porterà, valutando simultaneamente tutti i dati in sovrapposizione
fornitigli. Questa tecnica può risultare enormemente vantaggiosa qualora
si debba utilizzare il computer per valutare una serie di dati numerosissima. Tuttavia,
la
probabilità di trovare il numero corretto sarà in realtà
molto esiguain quanto nel registro le non-soluzioni saranno in stato di sovrapposizione
con la soluzione rendendo assai ardua l'operazione immaginata. Per
risolvere il problemaoccorrerà trovare il modo di far interferire le non-soluzioni
in modo da cancellarle. Naturalmenteoccorre poter disporre di registri quantistici
di appropriate dimensioniciò che costituisce un problema tecnologico ancora
irrisolto e di non facile soluzione. Tuttavia la procedura è stata verificata
per la scomposizione di un numero molto piccolo (15 =5 x 3), dimostrando che l'operazione è
possibile. L'enorme vantaggio della procedura proposta sta
nel parallelismo quantistico che permette di effettuare, per così dir, in
un "colpo solo " l'enorme numero di prodotti richiesti per ottenere
la fattorizzazione desiderata. |