|
Declino industriale e drammatica insufficienza
delle scienze terrestri
Che il nostro pianeta madre sia diventato molto
piccolo ormai non è più un concetto esclusivamente condiviso da pochi
romantici cresciuti a “latte ed Asimov”. Anzi, a voler essere
sinceri, anche il caro dottor Asimov – che pure vanta una notevole
produzione di testi scientifici e di analisi del futuribile in chiave
storico-sociologica – e con lui tanti pur bravissimi scrittori di
fantascienza del secolo scorso, hanno raramente appena sfiorato tale
concetto. Mentre per le generazioni del nuovo millennio esso sta
lentamente diventando una piena consapevolezza.
Che tale consapevolezza si traduca in iniziative in
una direzione umanamente etica non è, ovviamente, affatto scontato.
Anzi, possiamo affermare senza tema di smentite che, nel secondo
semestre 2006, questo è ancora poco più di un sogno. Infatti la nostra
civiltà, sempre più pressata tra la limitatezza delle risorse
materiali ed energetiche di questo pianeta e le esigenze di sviluppo
industriale dell’intero continente asiatico, sempre più sembra
avviata su strade già percorse in passato, quelle del ricorso alla
violenza, per accaparrarsi le (scarse) risorse esistenti. La concezione
della guerra come risorsa di sviluppo, invece di dissolversi nelle
retrospettive storiche, sta tornando ad informare purtroppo la politica
delle nazioni più potenti del pianeta.
In un clima di totale relativismo etico si
discute, o più spesso nemmeno si discute, di diverse “opzioni”,
come se fossero tutte equivalenti: il declino industriale, altrimenti
detto “soft landing”, visto con grande simpatia da molte correnti
retrograde; lo sviluppo, invocato ed al contempo temuto, per i guasti
ambientali cui sembra indissolubilmente legato; lo sterminio,
legittimato purchè sia un’istituzione statale a deliberarlo, e non un
singolo cecchino che spara da un tetto sui passanti; l’indifferenza,
forse l’opzione maggioritaria, nel cosiddetto occidente avanzato.
Ancora pressochè ai margini della maggior parte delle discussioni,
specie in Europa, si colloca la cosiddetta “opzione spaziale”.
Ma, per chi ha fatto una scelta etica a favore
dell’umanità, e considera prioritari i diritti e gli interessi di
tutti e di ciascuno degli ormai quasi sette miliardi di umani che
popolano il nostro pianeta, l’opzione extraterrestre non può essere
considerata solo un’opzione. È invece l’unica strada che può
garantire alla società terrestre, diventando una società solare,
l’accesso alle incalcolabili risorse energetiche dell’energia solare
raccolta nello spazio ed alle incalcolabili risorse materiali della
Luna, degli asteroidi, di Marte e del nostro Sistema Solare, permettendo
quindi lo sviluppo pieno e libero, senza restrizioni, per centinaia di
miliardi di umani. Un mercato enorme, in continua crescita, per millenni
a venire, vera piattaforma sociale ed economica per uno sviluppo civile
e culturale di cui riesce difficile persino immaginare la portata.
Riesce invece fin troppo facile immaginare il contrario: se la “torta”
dell’economia non cresce – e se il mondo rimane chiuso sicuramente
non crescerà più, se non episodicamente – la civiltà non potrà che
ripiegarsi su se stessa, e scivolare più o meno velocemente nell’involuzione
della barbarie, dell’autoritarismo e della competizione feroce, per l’accaparramento
delle risorse sempre più scarse, in un ambiente sempre più degradato
da tutti i punti di vista.
Lo sviluppo delle scienze terrestri – posto che non
soccombano presto sotto la marea neo-medievalista che avanza impetuosa
– potrebbe certamente risolvere temporaneamente qualche problema,
creando alcune effimere aree di sviluppo, anche in assenza di una decisa
strategia di espansione extraterrestre. Ma sarebbe pur sempre uno
sviluppo coatto, destinato comunque ad arrestarsi dopo qualche decennio,
di fronte a quei “limiti dello sviluppo” che Peccei ed il Club di
Roma avevano già individuato (peraltro senza essere capaci di guardare
oltre!), fin dagli anni 70 del secolo scorso. Quindi anche le scienze
terrestri, se vogliamo che la loro storia continui, dovranno evolvere al
più presto, diventando scienze spaziali.
L’alternativa si va delineando sempre più
chiaramente. Da una parte, se il mondo resta chiuso, si profila un
olocausto di proporzioni tremende. Contrariamente a quanto sperano
coloro che neppure tanto segretamente supportano questa opzione,
dimezzare il numero degli umani su questo pianeta non risolverà il
problema (ammesso che i superstiti fossero poi in grado di riaversi da
una colpa talmente gigantesca). La catastrofe demografica si porterebbe
dietro la bancarotta di tutti i mercati, la fine dello sviluppo
tecnologico e di quella scienza che siamo erroneamente abituati a
considerare immortale. Ma nulla è immortale, ed il ritorno al medioevo
o all’età della pietra è sempre possibile, se si pensa al periodo
estremamente breve, su scala evolutiva, dell’era moderna. Dall’altra
parte, se si permetterà alla space economy di nascere e di svilupparsi,
l’umanità ha di fronte un orizzonte di sviluppo praticamente
illimitato, la possibilità di eliminare completamente la fame ed il
sottosviluppo, non mediante lo sterminio dei poveri, ma mediante
la crescita sociale ed il benessere per tutti. Nell’espansione
extraterrestre sta quindi l’unica possibilità concreta di realizzare
l’utopia di una società totalmente libera, socialmente giusta e
totalmente inclusiva. Utopia sempre promessa e mai mantenuta sinora, da
tutte le ideologie politiche, sia liberiste, sia collettiviste.
Ovviamente, siccome l’uomo ha dovuto imparare a proprie spese che
nulla gli viene mai dato gratis, anche l’opzione diametralmente
migliore, quella del mondo aperto, ha un costo: dobbiamo essere disposti
a cambiare. Fuori dal pozzo gravitazionale del nostro pianeta cambieremo
molto, sia fisicamente sia culturalmente. Neppure possiamo oggi dire
quanto. Ma è l’unica via che ci consente di conservare il nostro
stato umano, ed anzi di progredire verso una condizione pienamente
umana, lasciandoci finalmente alle spalle i comportamenti feroci dell’assassinio
e dello sfruttamento bestiale, che hanno caratterizzato purtroppo tutta
la nostra storia terrestre.
|
|
[http://www.tdf.it/2005/Pregnearth.htm]
|
L’opzione spaziale per un nuovo sviluppo
della civiltà
Ormai quasi due anni fa abbiamo lanciato nel
web una metafora: “la Terra non è malata, è incinta!”
Era un messaggio di speranza e di sdrammatizzazione, che
preconizza un lieto evento, contro tutte le visioni fosche e
macabre, che identificano l’uomo come parassita o cancro
del pianeta che ha favorito lo sviluppo della vita
intelligente. Ebbene sono stati più di quelli che ci
aspettavamo, i messaggi che abbiamo ricevuto, di condivisione
e di apprezzamento per una visione che rovescia l’angoscia
di cui siamo preda da qualche decennio a questa parte. Un
invito a guardare dinuovo al futuro, ed a considerare che lo
sviluppo della vita intelligente – caso per quanto ne
sappiamo unico nell’universo – deve avere uno scopo ben
più grande e gioioso che non quello di morire soffocata nei
propri rifiuti, oppure ritornare ad uno stato pressochè
animale, riducendosi nel numero e nelle aspirazioni, pur di
rimanere confinata su un unico corpo celeste, nel vano
tentativo di non modificarne l’ambiente naturale.
|
|
Se invece pensiamo alla gravidanza del nostro pianeta
l’umanità assume il ruolo del bimbo nascituro, ed al tempo stesso
dell’ostetrica che deve aiutarlo a nascere. E questo bimbo, figlio
della civiltà terrestre, non può che nascere nello spazio, crescendo
libero e forte come la prima Civiltà Solare.
Non starò qui a ripetere nozioni che dovrebbero
ormai abitare stabilmente anche la testa del più ottuso burocrate
parlamentare (in un recente articolo avevamo anticipato che molti di
costoro si drogano, come recentemente dimostrato dalle
simpaticissime Jene): che l’occidente non reggerà la
concorrenza della Cina e dell’India se non si ri-orienterà
decisamente verso le alte tecnologie. Credo che peraltro anche tale
affermazione sia del tutto illusoria, infatti noi Europei saremo presto
battuti dagli Orientali proprio sul terreno delle alte tecnologie. Alta
tecnologia, in generale, non significa automaticamente astronautica,
invece sono proprio specificamente le tecnologie spaziali per l’astronautica
che farebbero la differenza, qualcosa che purtroppo il burocrate europeo
medio ancora considera assai lontano dall’orizzonte delle proprie
scelte quotidiane.
Alla base dell’opzione spaziale sta – è bene
ribadirlo una volta di più – una scelta etica umanista. Se si è
contro l’umanità, o non si sente alcun dovere verso la propria specie
e verso la civiltà, allora si può scartare tale opzione. Oserei dire
che possono scartare tale opzione anche coloro che non hanno alcun senso
degli affari, e non si curano della più grande opportunità di
arricchimento onesto di tutti i tempi. Ma pregherei comunque coloro che
inclinano verso scelte infaustamente diverse, almeno di non porre
ostacoli, e di lasciare liberi coloro che intendono diventare – all’inizio
almeno idealmente – cittadini del Sistema Solare.
Chiarita sia pure brevemente la piena legittimità e
l’altissima valenza culturale dell’obiettivo, restano da chiarire
alcuni passaggi che, proprio perché nessuna istituzione ha sinora
stimolato la pubblica opinione a rifletterci, sono ancora purtroppo
appannaggio solo di pochi studiosi e ricercatori.
Dunque, affinchè possa aprirsi veramente la
frontiera spaziale, e cominciare la rivoluzione della space economy,
dobbiamo compiere alcuni passi, né facili né scontati. È infatti la
prima volta che la nostra specie prova ad espandersi in una nicchia
ecologica del tutto priva degli elementi di sostegno alla vita cui è
abituata da milioni di anni. Niente da stupirsi se questo passo, questo
“parto” ci appare, dall’interno dell’utero terrestre, niente
affatto “naturale”. Ma del resto, pensiamo, quanto potrebbe apparire
naturale il parto al bimbo che sta per nascere, se potesse ragionarci
sopra? Il solo ambiente che ha conosciuto, per nove mesi, è l’utero
materno, dove era immerso nel liquido amniotico. L’aria sarebbe un
elemento del tutto sconosciuto e, non sapendo di possedere polmoni in
grado di processare ossigeno dall’aria, la sua disperazione,
avvicinandosi alla soglia della vita, sarebbe totale. Così siamo oggi
noi umani di fronte allo spazio extraterrestre, poiché ancora non
abbiamo piena coscienza delle nostre facoltà (culturali e tecnologiche)
che certamente ci aiuteranno a vivere e prosperare una volta “nati”
al di fuori del nostro ambiente natale.
Il primo passo indispensabile è quello di sviluppare
dei sistemi di lancio completamente riutilizzabili
a basso costo.
Questo semplice passo abbaserà drasticamente il costo del trasporto
dalla terra all’orbita di persone e materiali di almeno un ordine di
grandezza, permettendo quindi all’industria privata di entrare
massicciamente nel business del turismo spaziale. Ormai le tecnologie
sono del tutto disponibili ed alla portata, come dimostrato dalla
straordinaria impresa di SpaceShipOne di Scaled Composites nell’autunno
del 2004.
Poiché una qualsiasi nuova industria non si sviluppa
senza un mercato in espansione, che dia buone prospettive di ritorno di
investimento, occorre chiarire (i) quale sarà il mercato dei nuovi
veicoli orbitali low cost (ii) quale potrà essere la probabile
consistenza di tale mercato nei decenni a venire (iii) quali sono i
passi progressivi e significativi, della road-map che porta al pieno
raggiungimento degli obiettivi industriali e commerciali.
Non serve inventare nulla, basta aprire gli occhi.
Anche con l’attuale esorbitante (nel vero senso della parola!) costo
del biglietto – 20 milioni di US$ – abbiamo avuto negli ultimi anni
una media di due turisti spaziali all’anno, e la domanda è
decisamente in crescita. È facile prevedere, e vi sono ormai fior di
studi di mercato a sostegno di tali previsioni, che la curva della
domanda crescerebbe in modo esponenziale proporzionalmente alla
diminuzione del prezzo del biglietto. Il mercato dello space tourism diventerebbe
nel giro di pochi anni l’industria economicamente più redditizia,
battendo Microsoft fin dai primi anni.
Le milestone di questo processo sono già
sufficientemente chiare. Nei prossimi cinque anni può svilupparsi il
mercato dei voli suborbitali, suscettibile di sostituire completamente i
voli aerei sulle lunghe distanze, abbattendo drasticamente sia i costi
di produzione sia quelli ambientali, sia il tempo di viaggio. Il volo si
svolge infatti quasi tutto fuori dall’atmosfera, con minimo consumo di
carburante, a parte le fasi di uscita e di rientro. In tale prima fase
saranno quindi pienamente consolidate le tecnologie di propulsione, di
volo e di protezione dei passeggeri civili dalle radiazioni cosmiche
dure. Nel contempo, sulla base di tale esperienza progressiva, si
svilupperà il trasporto passeggeri civili Terra-Orbita Terrestre,
Orbita Terrestre-Luna e verso le altre destinazioni interessanti, nel
sistema geo-lunare, ad esempio i punti di librazione di Lagrange, dove
verosimilmente potrebbero sorgere vere città orbitali sul tipo di
quelle disegnate da Gerard O’Neill ormai più di trenta anni fa.
|
|
|
Pubblico e privato
La discussione, tra gli appassionati e gli studiosi della high frontier, dura da anni. E sono molti coloro che non nutrono alcuna fiducia nella politica delle grandi agenzie spaziali e dei governi. È fin troppo facile, infatti, la critica che si può muovere a tali istituzioni: dallo sbarco dell’uomo sulla Luna, quasi quarant’anni fa, ad oggi, se le agenzie avessero investito anche solo l’1% del loro bilancio miliardario nelle tecnologie per lo space tourism, oggi tale industria sarebbe già avviata e
fiorentissima (Patrick
Collins). Come sperare quindi che di punto in bianco le burocrazie si ravvedano, e comincino ad operare nel vero interesse dei contribuenti? Francamente non so se si possa sperarlo o meno, però devo dire che non ho posizioni preconcette. La politica è molto mutevole: può nascere ovunque un orientamento etico, o anche solo di maggior intelligenza politica, rispetto al piatto grigiume cui siamo purtroppo abituati.
|
[http://www.esa.int/images/aurora_L.jpg]
|
|
Anche il Sig. Bush, pur avendo ormai chiarito aldilà di ogni ragionevole dubbio la sua inclinazione all’uso della guerra come pretesa risorsa di sviluppo, è stato tuttavia capace di formulare il nuovo piano spaziale statunitense, dal titolo “Moon, Mars and beyond”. Perché dunque porsi delle pregiudiziali ideologiche di qualsiasi tipo? Il mio approccio è pragmatico, e non sprecherò neppure un minuto per discutere se il carattere dell’impresa spaziale debba essere pubblico o privato.
Deve certamente essere privato, e non devono esserci impedimenti burocratici, ma non vedo ragioni per scartare a priori qualsiasi ipotesi di aiuto pubblico. Anzi, sono dell’idea che non dobbiamo mai smettere di sollecitare l’organizzazione del sostegno all’impresa spaziale da parte di coloro che eleggiamo ed ai quali paghiamo lo stipendio (e che stipendio!).
Inoltre almeno in un campo, quello dell’energia,
gli investimenti necessari per la costruzione di infrastrutture adeguate
ai bisogni di una civiltà che viaggia verso i sette miliardi di
individui sono talmente elevati che il settore energetico rimane in
molti casi appannaggio delle istituzioni governative, anche in presenza
di seri sforzi di privatizzazione. Magari si scoprirà più avanti che
tentare la privatizzazione dell’intero settore energetico è
stato un errore, compiuto sull’onda del “furore liberista
integralista”. Una politica molto più saggia e matura potrebbe
mantenere l’impegno pubblico per la gestione di grandi infrastrutture
energetiche, permettendo nel contempo ad aziende private di immettere
energia nel circuito, ed anche ai singoli di produrre energia per il
proprio fabbisogno (ad esempio per mezzo di pannelli solari montati sui
tetti delle case).
Anche se Scaled Composites è riuscita a vincere l’X-Prize
spendendo meno di 30 milioni di US$ (una cifra irrisoria rispetto ai
budget NASA), quando si parla di passare dai prototipi ad una produzione
industriale, sia pur limitata, l’ordine di grandezza degli
investimenti tende inevitabilmente a lievitare.
Per un imprenditore che oggi avesse accumulato un
piccolo o grande profitto, e stesse meditando cosa farne, potrebbe
essere forte la tentazione, di fronte alla concorrenza asiatica, di
ritirarsi in buon ordine, e vivere agiatamente con gli interessi di
quanto accumulato. Scelta molto miope: quanto ci metterà la nostra
economia “soft landing” a collassare rapidamente su se stessa quando
grosse quote di capitali fossero stornate da investimenti produttivi,
per entrare nel giro effimero delle speculazioni fini a se stesse? Il
dovere di un governo – non importa se liberista o solidarista – che
intenda impicciarsi dell’economia quel tanto che basta per favorire lo
sviluppo ed impedire tracolli stile Argentina, è quello di: (i)
chiarire come le scelte di ripiegamento siano sempre miopi e deleterie
(ii) aiutare chi si orienta nelle direzioni di sviluppo maggiormente
etiche e maggiormente suscettibili di migliorare le prospettive di
sopravvivenza dell’economia e della civiltà stessa.
Ovviamente vi sono diverse classi di attività e livelli di
iniziativa possibile. Vi sono iniziative che per loro natura possono
essere intraprese esclusivamente dal governo, e vi sono altri livelli,
dove un governo, pur non azionando direttamente leve economiche o
politiche, potrebbe comunque suggerire, incoraggiare e stimolare la
creazione di ambiti di discussione e collaborazione tra aziende ed altre
organizzazioni sociali.
|
|
[http://www.SpaceFuture.com/]
|
Cosa può fare un governo intelligente
Fondi di investimento Space Tourism
L’ignizione della space economy – di per sé la
più grande rivoluzione industriale e culturale di tutti i tempi – si
deve caratterizzare per un’apertura senza precedenti, che non abbia
timore di contemplare soluzioni inedite. Ad esempio una concezione
innovativa dell’uso del denaro pubblico in funzione di investimento,
creando un sistema che possa rendere ai cittadini – tax payers
– dei benefici solidi ed economici, a fronte dei contributi versati.
In questa direzione potrebbe andare la creazione di fondi pubblici di
investimento, sui quali i cittadini possano destinare parte del loro
contributo fiscale, oppure detrarre dal proprio imponibile fiscale
quanto versato su tali fondi.
Tali fondi, meglio ancora se estesi a livello dell’Unione
Europea, costituirebbero una base economica formidabile per finanziare
lo sviluppo delle tecnologie orientate all’astronautica mercantile ed
allo space tourism, e per una politica di gare a premio,
prendendo ad esempio l’X-Prize, l’evento senza dubbio più
importante di questo inizio di millennio.
|
|
Una politica verso le aziende del settore e non del settore
Il governo potrebbe stanziare aiuti e sgravi fiscali
alle aziende che operano nel mercato aerospaziale, con particolare
attenzione a quelle mission aziendali che includano l’astronautica e
piani industriali rivolti al di fuori del nostro pianeta. Il governo
potrebbe inoltre svolgere funzioni di coordinamento, di analisi delle
funzioni e delle eccellenze, non tanto per farsi garante delle
professionalità e della serietà degli offerenti, quanto per farne
conoscere l’esistenza e favorire la nascita di rapporti di
collaborazione, partnership e subfornitura.
L’assegnazione di premi e condizioni privilegiate
di credito alle piccole e medie aziende che assumono laureati in
discipline aerospaziali ed astronautiche, sarebbe l’indispensabile
corollario di una tale politica.
L’apertura dello spazio ad un vero sviluppo
industriale significa anche che nei prossimi decenni una quantità
crescente di attività che oggi consideriamo assolutamente normali e
terrestri si espanderanno nelle strutture orbitali e sulla Luna.
Il turismo spaziale implica già una serie di
professionalità e mestieri che vanno ben oltre i ruoli che siamo
abituati a pensare nello spazio. La politica dei premi e delle
condizioni di credito privilegiate dovrà quindi estendersi a tutte
quelle aziende e singoli professionisti e lavoratori che comincino
concretamente a guardare in alto!
Gare a premio e pay for thinking
Il governo, o sue agenzie, potrebbero svolgere un’attività
continua, finalizzata a due obiettivi coerenti:
da un lato raccogliere fondi da destinare a gare a
premio, e contemporaneamente raccogliere, organizzare e pubblicare
problemi di soluzione difficile e complessa;
dall’altro organizzare i concorsi, istituendo i
comitati scientifici per la valutazione dei concorrenti, delle
soluzioni e dei prototipi da questi elaborati.
Le gare, le scadenze ed i relativi premi, possono
essere di molti tipi diversi: dal premio al primo che raggiunge un
determinato obiettivo (come l’X-Prize, che aveva messo in palio nel
1996 10 milioni di $ USA, da pagarsi alla prima azienda privata che
raggiungesse i 100 km di quota con 3 civili a bordo, o il peso
equivalente, due volte nell’arco di quindici giorni), al premio per la
miglior soluzione di un problema scientifico, tecnologico, logistico,
organizzativo, o altro. Ovviamente alle gare che non comportano la
costruzione di prototipi molto costosi possono partecipare anche piccoli
gruppi o singoli ricercatori o studenti. Il sistema potrebbe estendersi,
verso i giovani, fino alle tesi di laurea o addirittura agli studenti
liceali.
Prenderebbe così forma anche un nuovo paradigma
sociale, orientato ad un utilizzo molto più diffuso dell’intelligenza,
che potremmo chiamare pay for thinking, cioè essere pagati per
pensare, dopo che nell’era industriale si era soprattutto pagati
per fare, perlopiù azioni ripetitive.
Energia solare raccolta nello spazio
Continuare a focalizzarsi sui servizi, sulle
telecomunicazioni e sull’entertainment, è un po’ come darsi da fare
per ridisegnare gli interni del Titanic a poche ore dal suo meeting con
il famoso iceberg! Se non si sviluppa una nuova filiera energetica
pulita ed inesauribile la nostra economia, e con essa la civiltà, hanno
i giorni contati. L’idrogeno non è una sorgente energetica, tutt’al
più un efficace mezzo di immagazzinamento e di distribuzione dell’energia.
L’energia solare raccolta nello spazio e spedita a
terra mediante fasci di microonde è l’unica vera alternativa. L’efficienza
del solare spaziale (SPS) è incomparabilmente superiore al fotovoltaico
terrestre: 1400 w/mq costanti, 24 ore su 24, 365 giorni/anno, contro 700
w/mq massimi a terra, in condizioni di massima insolazione, per un
numero molto più limitato di ore al giorno, ed in determinate stagioni
dell’anno, quando il tempo è buono. Dal punto di vista ambientale, il
solare spaziale è l’unica filiera che sposta l’ingombro termico di
produzione energetica fuori dal pianeta, quindi diminuisce l’effetto
serra. Altre filiere cosiddette alternative non vanno tuttavia
trascurate, in quanto possono fungere da filiere tampone, per
supportarci durante lo sviluppo del solare spaziale: sistemi di
produzione e coproduzione energetica, termovalorizzatori, impianti di
riciclaggio rifiuti, e lo stesso fotovoltaico terrestre basato su
tecnologie a basso costo, ad esempio le celle spalmate su supporto
plastico sottile.
Quanto sopra è indispensabile per cestinare il
soft-landing, e rilanciare uno sviluppo forte e duraturo. Qualsiasi
governo che non lo assuma come priorità assoluta è da considerare non
all’altezza del compito per cui è stato eletto.
Istruzione, formazione, ricerca scientifica, comunicazione e piena
valorizzazione del patrimonio umano
È assolutamente urgente fondare in tutti i Paesi
Europei una grande scuola di astronautica, una Università dello Spazio,
magari collegata alla International Space University di Strasburgo.
Sul piano della cultura generale occorre inserire nei
programmi di tutte le scuole almeno le seguenti materie: Astronautica,
Astronomia, Storia della Scienza, Filosofia della Scienza, Rapporto tra
Scienza ed Umanesimo, Astrobiologia. Questo soprattutto per comunicare
ai giovani, fin dalla prima età scolare, il mistero ed il fascino della
ricerca scientifica, e portare loro ad esempio la vita dei grandi
ricercatori del passato e del presente, per ridare fiducia e speranza
nell’intelligenza umana, oggi attaccata da una diffusa metafisica
oscurantista ed antiumana. Perché nei licei e nelle facoltà
scientifiche non si invitano regolarmente scienziati di fama mondiale,
nelle scuole artistiche degli artisti, a tenere lezioni e conferenze?
I filoni di ricerca che occorre favorire e spingere
maggiormente sono quelli dei sistemi di supporto e trasporto della vita
umana ad elevata qualità, sicurezza ed affidabilità, per applicazioni
spaziali e terrestri; la ricerca biologica e botanica, in ambienti
artificiali chiusi, per colonie extraterrestri, per la bonifica e l’utilizzo
dei deserti e delle zone impervie del pianeta Terra; gravità
artificiale, prevenzione del deterioramento osseo e muscolare da
microgravità; protezione dalle radiazioni cosmiche; produzione di
acqua ed ossigeno in ambienti artificiali, copiando ed accelerando i
processi naturali; ecosistemi artificiali in ambienti chiusi,
usando inizialmente la Stazione Spaziale Internazionale come laboratorio
di ricerca. Quanto sopra riflette una particolare attenzione per
gli esseri umani, che potrebbe ben caratterizzare un approccio
europeo all’astronautica.
Sul piano filosofico, occorre procedere allo
svecchiamento ed alla rivilitalizzazione della filosofia come strumento
indispensabile di indagine sul reale e sulla condizione umana e di
progettazione di strategie a lungo respiro. Esiste oggi una grande
domanda diffusa, di filosofia pratica, poiché la gente avverte
largamente l’insufficienza ed il superamento delle filosofie che hanno
prosperato nel millennio passato. La filosofia non è soltanto lo studio
dei grandi filosofi del passato, ma anche l’analisi del presente e la
previsione per quanto possibile del futuro. È quindi un movimento in
divenire, tuttaltro che fossilizzata come vorrebbero tanti filosofologi
mestieranti, accademici e non, e tutta la loro corte di lacchè,
ossequiosi ed ignoranti. La filosofia deve essere nelle mani dei
cittadini sovrani, che possano discuterla ed utilizzarla per il proprio
vivere quotidiano. Occorre stimolare la nascita di nuove organizzazioni,
la cui missione sia la ricerca filosofica, legata all’economia
moderna, per lo sviluppo della filosofia dell’era spaziale e della
space economy (intesa finalmente come gestione di risorse abbondanti,
e non più scarse, che potremmo quindi chiamare forse space ecotrophy),
una visione nuova del mondo aperto, i cui confini siano allargati almeno
al Sistema Solare. Studi futurologici, sociali e di mercato,
utilizzando tutta la potenza di calcolo della moderna computer science
per realizzare simulazioni, finalizzate a prevedere i benefici e le
criticità dello sviluppo dell’economia spaziale.
Sul piano della comunicazione, dovrebbero essere
stimolate ricerche a vasto raggio sui benefici e sulle tante (e per
nulla scontate) convenienze della gravità zero e dell’ambiente
extraterrestre in generale, ovvero della vita e delle attività fuori
dal pozzo gravitazionale. Ricerche per la terraformazione di corpi
celesti del sistema solare. Imprese multiculturali, per favorire la
contaminazione fra discipline diverse.
In questo capitolo va compresa anche la revisione
delle metodologie standard di qualità, al fine di semplificarle,
ricavarne l’essenziale ed eliminare i doppioni, sbarazzandoci così
delle pastoie burocratiche che contribuiscono a tenerci inchiodati a
terra.
Quasi sette miliardi di intelligenze sono la piu'
grande ricchezza che l'umanita' abbia mai avuto, purche' si sappia
valorizzarla. È solo grazie a questo grande numero, una potenzialità
di lavoro enorme e senza precedenti, che la nostra specie potrà (forse)
espandersi nel sistema solare. I governi europei potrebbero
caratterizzarsi come il miglior esportatore di istruzione ed
informazione (molto più utili degli aiuti economici che finiscono quasi
sempre nelle tasche dei signorotti feudali locali) verso le aree
preindustriali del pianeta, per creare nuovi mercati e per stimolare la
crescita di idee e contributi culturali, che sono preziosi per vincere
la sfida della continuazione della nostra civiltà.
Sburocratizzare l’economia, il mercato e l’industria
I Paesi che intendono puntare a posizioni di
leadership nella nascente space economy, devono predisporre un deciso
svecchiamento delle strutture e delle infrastrutture industriali e
burocratiche.
Occorre una gestione snella, veloce ed efficiente
della Proprietà Intellettuale, gestita da un’authority online a basso
costo, dove fa fede la semplice data di registrazione di un’idea, o di
un qualsiasi testo, disegno, o contenuto multimediale.
Si deve poter creare, registrare o modificare una
società velocemente ed a basso costo (es. UK).
Occorrono veri servizi di marketing delle funzioni e
delle eccellenze, basati su grandi database internazionali, capaci di
analisi funzionale in dettaglio, e di incrociare periodicamente offerte
ed esigenze.
Servono agenzie di supporto alla presentazione di
progetti di ricerca, ed agenzie di ricerca partner e soci, che accettino
di essere pagate solo a buon fine. Unità di servizio delle Camere di
Commercio, specificamente orientati alle piccole imprese.
Si deve introdurre e sviluppare la pratica virtuosa
del Venture Capitalism ovunque, in modo da bilanciare almeno in
parte lo smisurato strapotere delle banche. Finanziamenti per Progetti,
e non solo per acquisto di beni strutturali ed innovazione tecnologica.
Selezionare un pool di banche, seriamente intenzionate a lavorare nel
nuovo contesto della space economy, che accettino di praticare alle
piccole e medie imprese tassi di interesse almeno non superiori a quelli
praticati ai grossi clienti.
Le tecnologie per lo space tourism e l’astronautica mercantile
Il primo obiettivo, assolutamente alla portata sia
tecnologica sia economica, è la realizzazione e l’omologazione di
aerei suborbitali, che possano viaggiare intorno ai 100 chilometri di
quota, trasportando passeggeri civili. Le tecnologie ormai esistono e
sono state validate: motori a razzo di nuova concezione, propellenti
più efficienti, veicoli interamente riutilizzabili, esistono ormai allo
stato prototipale, sono già stati testati in volo. È sufficiente
iniziare la produzione industriale e la commercializzazione dei voli.
Alcune aziende commerciali, come la Virgin Galactic, stanno già
lavorando, esattamente per questi obiettivi.
Nel frattempo, basandosi anche sull’esperienza dei
veicoli suborbitali, si può lavorare alla realizzazione di veicoli
terra-orbita, single stage to orbit, per il trasporto di
passeggeri civili e di merci, hotel e strutture abitative orbitali e
lunari.
Lo smaltimento ed il parziale riuso dei rifiuti
spaziali, per la costruzione delle infrastrutture orbitali e lunari, è
un altro obiettivo pienamente alla portata tecnologica, ancorchè di
grande utilità civile.
Di grande rilievo economico anche attività quali la
produzione industriale di prodotti da micro-gravità, la costruzione di
ospedali a gravità zero, lo stoccaggio orbitale e lo smaltimento
di rifiuti pericolosi. In prospettiva, lo spostamento di produzioni
industriali pericolose dalla Terra all’orbita. Sul piano
scientifico, la realizzazione di osservatori astronomici e laboratori di
ricerca sulla Luna e nei punti di Lagrange.
Insieme all’energia solare raccolta nello spazio,
per clienti sia terrestri sia spaziali, quanto sopra abbozzato
rappresenterebbe i primi passi concreti di industrializzazione dello
spazio geo-lunare. E quindi di un uso dello spazio non più soltanto per
l’esplorazione e la ricerca, ma decisamente per lo sviluppo economico.
Su un orizzonte temporale un po’ più lontano, ma
neanche tanto, il pieno sfruttamento delle materie prime lunari e degli
asteroidi, costituirà la base per l’autosostentamento degli
insediamenti umani nel Sistema Solare interno.
|
|
|
Un diritto costituzionale
Il giro di boa del millennio è caratterizzato
da un grande rimescolamento delle aggregazioni nazionali,
praticamente in tutti i continenti.
L’Unione Europea, per
quanto abbia recentemente subito una significativa battuta d’arresto
con la clamorosa bocciatura della bozza di costituzione da
parte di alcuni referendum nazionali, si compone ormai di 25
Paesi. L’area dell’ex-Unione Sovietica, e quella dei
Paesi Balcanici, appaiono altrettanto in movimento.
Quanto
agli Stati Uniti, la discussione intorno alla costituzione è
sempre stata molto viva e presente nella popolazione, forse
più che in qualsiasi altro paese, essendo quella americana
la carta costituzionale più avanzata del mondo.
|

http://www.tdf.it/constitution/sr-clause.htm
|
|
E la recente
messa in discussione di molti diritti costituzionali da parte
dell’amministrazione Bush in nome della lotta al
terrorismo, fa sì che anche a quelle latitudini la materia
costituzionale sia più che mai di grande attualità.
E forse non sarebbe neppure azzardato, in un
pianeta sempre più globalizzato, parlare di una carta
costituzionale dei cittadini terrestri del 21mo secolo, che
inglobasse la carta dei diritti dell’uomo ed i diritti
universalmente riconosciuti della persona e dell’individuo.
Una carta costituzionale che stabilisca il valore universale
della cittadinanza terrestre, della sovranità del cittadino
e delle libertà fondamentali.
In tale ipotetica carta costituzionale, ma anche nella
futura costituzione europea ed in altre che possano essere
adottate in altri Paesi del mondo, dovrebbe certamente essere
inserito un paragrafo che sancisca il diritto inalienabile,
per ogni cittadino, al viaggio spaziale. Una prima bozza
(ovviamente più che perfettibile), preaparata dal
sottoscritto su sollecitazione di Patrick Collins, è
visibile qui: “Diritto allo spazio – una bozza di articolo costituzionale”.
Se condividete la proposta, siete invitati a sottoscriverla,
mediante l’apposita form. FIRMA
PER IL DIRITTO ALLO SPAZIO!
|
|
|
|
[016.AA.TDF.2006 - 30.10.2006]
|
|