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Come background alla
proposta di una clausola costituzionale che
garantisca il diritto ai viaggi spaziali sono utili le due seguenti
dichiarazioni di funzionari del governo federale statunitense.
In un articolo dedicato ad una conferenza internazionale sul futuro
delle relazioni transatlantiche militari nel settore spaziale (“The
Future of Transatlantic Military Space Relations”), svoltasi l’11 ottobre 2004
presso il Royal United Services Institute for Defence and Security
Studies (RUSI), [“Trans-Atlantic Military Space Cooperation Faces
Hurdles”, Space News, Vol 15, No 41, p. 18], Peter deSelding
ha citato varie dichiarazioni del generale Michael A. Hamel, all’epoca
comandante della 14th Air Force, U.S. Air Force Space Command.
Nel suo discorso il generale Hamel aveva tra l’altro dichiarato:
“Consideriamo lo spazio un bene comune dell’umanità. Gli oggetti
spaziali sono considerati sovrani. Rispettiamo il principio della
non-interferenza, ossia che non vi siano rivendicazioni sui corpi
celesti e che non siano utilizzate nello spazio armi di distruzione di
massa. Rispettiamo altresì il diritto di autodifesa.
Gli Stati Uniti rispetteranno gli accordi internazionali sullo
sfruttamento dello spazio.”
In un articolo più recente, “Non un bang, ma un pigolio” [“Not
With a Bang, But a Whimper”, Space News, October 16, 2006,
Vol 17, No 40, pp. 19-20], Theresa Hitchens –
direttrice del Center for Defense Information presso il World Security
Institute e autrice del testo “Future Security in Space: Charting a
Cooperative Course” – esamina la nuova politica spaziale
degli USA.
Hitchens sottolinea in particolare la maggiore enfasi conferita agli
usi militari dello spazio rispetto alla precedente politica statunitense
pubblicata nel 1996, ma cita anche la seguente frase della nuova
politica: “Gli Stati Uniti considerano che i sistemi spaziali abbiano
diritti di passaggio e di operazioni nello spazio senza interferenze”
ed evidenzia che ciò rimane coerente con “... il diritto di passaggio
nello spazio, la cui libertà è un caposaldo del Trattato sullo spazio
del 1967 sottoscritto dagli Stati Uniti”.
È quindi chiaro che l’inserimento ufficiale del diritto umano dei
singoli a viaggiare e spostarsi nello spazio nelle costituzioni scritte
da noi proposte non è una violazione di diritti esistenti bensì un
ripristino dello status quo da un punto di vista individuale. La nuova
clausola non dovrebbe suscitare opposizioni, neanche tra i fautori del
militarismo e dovrebbe essere accolta favorevolmente da tutti coloro che
sono interessati a realizzare la massima libertà economica e sociale
nell’ambito di un quadro giuridico equo.
Hitchens specifica anche che la politica del 1996 asseriva: “Gli
Stati Uniti considerano i sistemi spaziali di ogni nazione come
proprietà nazionale insieme al diritto di passaggio e di operazioni
nello spazio senza interferenze.”
Il corpus giuridico nel settore spaziale elaborato durante la guerra
fredda parte dal presupposto che tutte le attività spaziali siano di
responsabilità del governo dello “stato che effettua il lancio”
(una frase il cui significato permane tuttora controverso). A titolo di
esempio, deSelding riferiva anche che ufficiali della U.S. Air Force
alla conferenza del 2004 “... avevano ribadito il loro impegno a
rispettare il diritto di tutte le nazioni ad avere libero accesso allo
spazio.”
Per giungere ad una situazione dove i viaggi spaziali siano
liberamente disponibili come quelli aerei, sembra auspicabile limitare
opportunamente questa responsabilità del governo per tutti i voli
spaziali. La soppressione del riferimento alla “proprietà nazionale”
si configura quindi come un passo positivo, per lo meno in linea di
massima.
Vorrei infine aggiungere che, come Europeo,
spero che l’UE sia la prima organizzazione ad includere i termini
proposti nella sua Costituzione (nell’ipotesi che sia elaborato e
approvato un progetto soddisfacente). Ciò stabilirebbe un precedente
altamente auspicabile e visibile nel settore dello sviluppo spaziale che
è essenziale per conseguire e mantenere un futuro pacifico per la razza
umana. Il passo seguente sarebbe l’inclusione di un emendamento nella
Dichiarazione universale dei diritti umani!
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